INDIETRO

 

 

30 luglio 2025

 

Agostino d’Ippona De Trinitate

 

Tante volte ci siamo chiesti come è stato possibile che il cristianesimo, quindi il neoplatonismo, dopo personaggi come Parmenide, Eraclito, Zenone, Anassimandro, Gorgia, Protagora, Ippia, Trasimaco, Eutidemo, lo stesso Aristotele, come è stato possibile ridurre il pensiero a una banalità, a una sciocchezza di tali proporzioni? Ma se fosse il contrario, vale a dire, come è stato possibile che siano esistite queste persone? Come è accaduto? È come se il linguaggio in qualche modo, per un qualche modo che ancora non è chiaro, avesse una sorta di immunità nei confronti del pensiero teoretico. Mi è tornato alla mente Teilhard de Chardin, un teologo francese degli inizi del ‘900, il quale descriveva la vita sul pianeta come un fenomeno di mancata antisepsi dell’universo. L’universo generalmente si sterilizza, elimina ogni forma di vita, ma in questo caso no, non lo ha fatto, e siamo arrivati noi come una specie di fungo, di infezione, che in genere l’universo impedisce attraverso le radiazioni, il calore, ecc. Questo per dire che è come se il linguaggio, la sua struttura, il modo in cui si pone, impedisse il sorgere del pensiero teoretico, vale a dire, è come se questi personaggi, che ho elencato prima, fossero stati una sorta di anomalia rispetto al sistema. E così allo stesso modo potremmo dire che noi stessi oggi qui siamo una anomalia rispetto al sistema. Cos’è che rende il linguaggio così immune? La volontà di potenza, naturalmente. Questo, peraltro, come corollario ha un altro aspetto, e cioè il motivo per cui da tremila anni a questa parte non è cambiato nulla nel modo di pensare. Certo, ci sono un po’ di aggeggi in più, ma il modo in cui le persone pensano non è cambiato, è esattamente lo stesso: necessità di apparire, di sottomettere l’altro, di vincere un agone dialettico, di apparire il migliore, non avere rivali, essere i più grandi ed essere riconosciuti come i migliori. Ora, questo è sempre esistito da quando c’è traccia degli umani. E, allora, che ne è stato del pensiero di quelle persone che prima elencavo? È come se il sistema immunitario le avesse eliminate, così come elimina un raffreddore, un’influenza. Naturalmente, una questione del genere ha dei risvolti inimmaginabili ed è anche di una portata inimmaginabile perché, forse, è la questione centrale che potrebbe, dovrebbe rispondere alla domanda: perché non è mai cambiato nulla nel pensiero dell’umani da tremila anni a questa parte? Naturalmente, anche prima, ma non abbiamo testimonianze. Perché non è mai cambiato? Perché non è mai stato possibile rinunciare all’apparire, all’essere più importante, all’avere ragione, al sentirsi i migliori, ecc.? Perché non è mai stato possibile rinunciare a questo? Eppure, questi personaggi che citavo prima in qualche modo hanno aperto una via, uno spiraglio, che invece è stato subito chiuso. Come dice Dante: infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso, per cui il mare ha richiuso tutto ed è tornato il sereno, la calma piatta, non c’è stata più traccia di niente. Certo, ogni tanto c’è stato qualcuno, come Hegel o come lo stesso Heidegger, ma cosa hanno lasciato in effetti nel pensare comune? Hegel è stato letto praticamente da Kojève, Heidegger era nazista, quindi… Ma la domanda è: perché non si è mai potuto rinunciare alla volontà di potenza? Perché la volontà di potenza è il linguaggio? Sì, certo, ma un linguaggio che è impedito di pensare se stesso, è impedito da un sistema, da lui stesso, in fondo. Per questo motivo non è mai accaduto mai nella storia dell’uomo che non sia tanto necessario sentirsi importanti, primi, ecc. Per questo dicevo che come noi, tutto sommato, anche i presocratici, i sofisti, sono stati un’anomalia del sistema, anomalia subito eliminata, ma un’anomalia che non sarebbe dovuta esistere.

Intervento: Non si dà una speranza, per esempio.

No, la speranza è una cosa di cui si occupa la religione, noi non ce ne occupiamo. Pensate a tutti quelli che promettono qualcosa: come diventare felici in cinque minuti, come diventare ricchi in quindici minuti, ecc. Perché continuano a cercare queste cose, dopo i pensatori di polso che ci sono stati? Perché non hanno lasciato nessuna traccia, se non poche righe nei manuali di storia della filosofia? Tutto ciò che minaccia di essere un’anomalia del sistema deve essere eliminato. C’è qualche cosa nel linguaggio, come se il linguaggio - adesso la dico così in modo forse un po’ animistico - non volesse in nessun modo queste anomalie, perché minacciano la volontà di potenza, cioè il linguaggio stesso; il linguaggio è minacciato dal pensiero teoretico e, allora, ecco che si blinda.

Intervento: È funzionale alla volontà di potenza, quindi, non sono degli utilizzabili.

Sì, partendo dal presupposto che l’utilizzabile sia tale solo per la volontà di potenza. Potrebbe essere utilizzabile per altro, per esempio come facciamo noi, per interrogare la volontà di potenza, chiederle di che cosa è fatta e obbligarla a rispondere. Questo è ciò che fa il pensiero teoretico, ma questo il linguaggio non lo tollera, deve immediatamente correre ai ripari. Come? Non è che debba fare molto, tutti gli enti da cui ciascuno è circondato sono più che sufficienti a distrarre continuamente. In pratica non deve fare nient’altro che mostrare ciò che crea continuamente, cioè enti, perché gli enti sono una creazione del linguaggio, non esistono in natura.

Intervento: Se uno parla della volontà di potenza, la prima risposta è che l’essere umano è fatto così, come se si trattasse di una legge naturale.

Sì, ciascuno sa che vuole apparire, certo. Se non si arriva alla questione del linguaggio è impossibile accedere a una cosa del genere. È ancora tutto da pensare, è proprio appena abbozzato, però appare una questione enorme. Perché gli umani non sono mai cambiati? Il loro modo di pensare non è mai mutato. Ciò che pensavano tremila anni fa continuano a pensarlo, con altri aggeggi, certo, ma pensano esattamente la stessa cosa: volere avere potere sull’altro, gestire le cose, essere i padroni, essere importanti, essere tutte queste cose. Ci penseremo nei prossimi mesi. In fondo, anche il cristianesimo, il neoplatonismo, non fanno che riflettere sempre la stessa cosa: c’è un Dio e tu puoi, per i neoplatonici, avvicinarti a lui e godere della sua vicinanza, così come anche nel cristianesimo dopo la morte, oppure gli gnostici, per i quali tu devi essere Dio. Cambia praticamente niente. Tornando ad Agostino, ciò che ci interessa è la struttura del discorso di Agostino, in un certo senso l’architettura, come costruisce il discorso. Lo costruisce così. Libro primo, 6.12. Così, quando il medesimo Apostolo (Paolo) dice: Per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale provengono tutte le cose e noi siamo in lui, e un solo Signore Gesù Cristo per mezzo del quale tutte le cose sono state create, e noi siamo per mezzo di lui, chi potrebbe dubitare che si riferisce a tutte le cose create nello stesso senso in cui Giovanni dice: Tutte le cose per mezzo di lui sono state fatte? Chi potrebbe dubitare? Lui pone un’affermazione, dopodiché la ipostatizza dicendo che non è dubitabile. L’apostolo dice così, questa è l’interpretazione che io fornisco, e quindi è così: è questa la sua argomentazione. E quanti imperscrutabili i suoi giudizi e impenetrabili le sue vie. Parla di Dio, naturalmente. Chi conobbe il pensiero del Signore? E chi è stato il suo consigliere? O chi gli ha dato per primo per avere diritto ad essere retribuito? Poiché da lui e per mezzo di lui e in lui sono tutte le cose: a lui la gloria nei secoli di secoli. Se (gli eretici) pretendono di intendere questo testo come se parlasse unicamente del Padre, come mai allora secondo queste parole le cose sono state create dal Padre, mentre secondo l’Epistola ai Corinti furono create dal Figlio... La risposta per Agostino è semplice. …un solo Signore Gesù Cristo, per mezzo del quale tutte le cose sono. Perché il Padre e il Figlio sono la stessa cosa, sono la stessa sostanza, sono Uno, sono la Trinità: questo è l’argomento di Agostino. Ma se tutte sono state fatte per mezzo del Padre e tutte per mezzo del Figlio, le stesse cose sono state fatte per mezzo del Padre e per mezzo del Figlio, il Figlio è dunque uguale al Padre e l’operare del Padre è inseparabile da quello del Figlio. 6.13. Anche per quanto riguarda lo Spirito Santo si raccolsero testimonianze - e quelli che ci precedettero nella trattazione di questi argomenti se ne sono largamente serviti - secondo quali lo Spirito Santo è Dio, non una creatura. E se non è una creatura, non soltanto è Dio ma anche vero Dio. Pertanto, perfettamente uguale al Padre e al Figlio e consustanziale e eterno ad essi nell’unità della Trinità. L’ha già detto milioni di volte, ma continua a ripeterlo, come se avesse il timore che qualcuno possa metterlo in dubbio. Poco dopo ci ricorda: Adorerai il Signore Dio tuo e lui solo servirai. Perché sennò Dio se ne ha a male, è geloso - lo dice la Bibbia che è geloso -, non vuole che si adorino anche dèi al di fuori di lui. 8.17. Mi riempirai di gioia con la tua presenza. Dopo questa gioia non si cercherà più nulla, perché non vi fa altro da cercare; il Padre si mostrerà a noi e questo ci basterà. Come dire che una volta che siete arrivati all’Uno non c’è più altro da fare, siete arrivati a fine corsa, oltre non si va; cioè, come dicevamo la volta scorsa, è la quiete, perché l’Uno è ciò che acquieta, ciò che rende immobile, è l’assoluto, è cioè quella situazione dove il movimento è definitivamente gestito. 8.18. Da questa unità non può essere separato lo Spirito di ambedue, cioè lo Spirito del Padre e del Figlio. È questo lo Spirito Santo, che la Scrittura propriamente chiama: Spirito di verità che il mondo non può ricevere. Ora la nostra gioia perfetta della quale nulla c’è di più alto, è godere di Dio Trinità che ci ha fatti a sua immagine. Godere delle Trinità significa godere dell’Uno, cioè, della quiete, dell’assoluto. Come dire che il godimento sta nell’assoluto o, come direbbe la volontà di potenza, nella verità assoluta, nella verità epistemica, lì sta il godimento tutto, lì sta la vera contemplazione, l’estasi mistica di chiunque quando pensa di parlare a nome della verità. 10.21. Sono uscito dal Padre per venire in questo mondo; ora lascio il mondo e ritorno al Padre. Che significa: sono uscito del Padre se non questo: sono apparso inferiore a lui non nella natura per la quale sono uguale al Padre, ma in un’altra maniera, cioè nella creatura assunta. Questa è la sua soluzione: il Figlio è inferiore al Padre ma in quanto fattosi uomo, solo in questo senso, ma nell’altro senso non è affatto inferiore. E, allora, si chiede, rispetto a questo enunciato “sono uscito dal Padre…”, cosa significa se non questo, e dà la sua interpretazione. Come dire che non può significare che questo, quello che voglio io. E che vuol dire con le parole: ora lascio il mondo se non: tolgo agli sguardi di chi ama il mondo ciò che essi hanno visto? E le parole: ritorno al Padre significano: insegno ai miei fedeli a considerarmi, come lo sono in realtà, uguale al Padre. Questa modalità ricorre ininterrottamente in Agostino, cioè, cita qualche cosa e poi dice: che cosa vuole dire se non questo? Cioè, la corretta interpretazione è questa. Insomma, il significato deve essere univoco. 11. 22. Perciò una volta trovata la regola per interpretare le Scritture... Ha trovata la regola, se l’è inventata e va avanti così. Chi glielo ha detto che questa è la regola? Avrebbe risposto subito che gliel’ha data Dio. …quando ci parlano del Figlio di Dio, cioè tenere sempre distinto ciò che in esse è detto di lui in riferimento alla natura di Dio nella quale egli è, ed è uguale al Padre, da ciò che è detto in riferimento alla natura di servo e per la quale è inferiore al Padre… Questa è la soluzione di Agostino al problema che gli eretici andavano dicendo; perché, se lui dice che è inferiore al padre, allora vuole dire che non sono la stessa sostanza, e se non sono la stessa sostanza sono due sostanze diverse, sono due dèi diversi. Infatti, il Figlio secondo la natura divina è, come lo Spirito Santo, uguale al Padre, poiché nessuno dei due è creatura, come abbiamo già mostrato, ma secondo la natura di servo è inferiore al Padre, come egli stesso ha detto: il Padre è più grande di me. Ma sempre in quella accezione, in modo da evitare che qualcuno possa pensare che siano due sostanze diverse, cioè, due persone totalmente differenti, cioè, due dèi. È inferiore anche a se stesso. poiché di lui è detto: Esinami se stesso… Esinami è un verbo che in italiano non si usa, mentre si usava in latino. Ex nihilo: ridurre a nulla, nullificarsi, umiliarsi. …è inferiore allo Spirito Santo, perché egli stesso dice: Chiunque parlerà contro il Figlio sarà perdonato, ma non sarà perdonato chi avrà parlato contro lo Spirito Santo. /…/ L’anima mia è triste fino alla morte e implora: Padre, se è possibile, si allontani da me questo calice. Come Dio egli è vero Dio e la vita eterna, come servo divenne obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Cosa ha insegnato Gesù? Ha insegnato l’obbedienza assoluta. Obbedienza pronta, cieca e assoluta: questo è ciò che vuole. Ha insegnato a obbedire: lui per obbedire al Padre, che poi sono lo stesso, si incarna e si fa crocifiggere, lo fa per dimostrare agli umani che si deve obbedire. È questo il significato della sua morte: si deve obbedire a Dio, sempre. 12.26. …Parola del Padre è lo stesso Figlio. Il comando del Padre, infatti, non è altro che la Parola del Padre, perché il Signore lo ha chiamato indifferentemente parola e comando. Io non ho parlato da me stesso. Vediamo se dicendo tale espressione il Signore non abbia voluto che noi si intenda: Non sono nato da me. Infatti, se il Signore annuncia la parola del Padre, poiché egli è la Parola del Padre, egli annuncia se stesso. Spesso, infatti, dice: Il Padre mi ha dato. Intende che il Padre lo ha generato, non che esistesse già e il Padre gli abbia dato qualcosa che non aveva, gli ha dato di avere, in quanto lo ha generato l’esistenza; infatti non avviene anche nel Figlio di Dio ciò che avviene nelle creature: prima dell’incarnazione nell’Unigenito, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose, l’essere l’avere non si distinguono; egli è al contrario quello che è ciò che ha. Questo è detto più chiaramente, se si è in grado di capirlo bene, nel testo seguente: Come il Padre ha la vita in se stesso, così dette al Figlio di aver la vita in se stesso. È chiaro che molto spesso si arrampica sui vetri per cercare di giustificare cose che in realtà, è il caso di dirlo, non esistono né in cielo né in terra. Però, noi ci inanimiamo, ci abbassiamo e consideriamo queste cose che lui sta dicendo. Siamo al Libro secondo, 5.8. Parla della Madonna. Si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo. 5.9. Se continueremo la nostra indagine per questa via forse vedremo più chiaramente nella questione: come mandò Dio il Figlio suo? Gli comandò di venire ed egli venne obbedendo a lui che comandava... Ora, c’è un problema che vi pongo e che dovete risolvere immediatamente: se Dio comanda il Figlio, ma il Figlio non comanda il Padre, allora c’è una gerarchia. Pertanto, sono due dèi diversi, uno è davvero più importante dell’altro.

Intervento: Agostino distingue le due figure del Figlio.

Siete promossi teologi. Certo, è, come dicevo prima, lo stesso modo avviato da Porfirio, per il quale la sostanza è duplice: c’è la sostanza di cui parla Aristotele e quella che sta lassù, che non si tocca. 10.17. Incominciamo con il colloquio, raccontato nel Genesi, tra Dio e l’uomo, che Dio petto aveva formato dal fango. Se lasciamo da parte il senso figurato… Qui c’è il problema se Dio sia visibile oppure no. Se i nostri antenati Giacobbe e Mosè sembra che l’abbiano visto, allora Dio si è mostrato, non il Figlio ma Dio stesso. Ma allora la domanda è: è visibile o invisibile? Certo, erano questi i problemi di allora, problemi seri, che dovrebbero essere sempre all’ordine del giorno in tutti i dibattiti. …sembra che Dio abbia parlato sotto forma umana con l’uomo. Questo certamente non è detto in maniera espressa nel testo ma il contesto della narrazione lo lascia intendere soprattutto per questo particolare del racconto: Adamo udì la voce di Dio che passeggiava di sera in Paradiso e si nascose in mezzo al giardino che era nel Paradiso e a Dio che gli chiedeva: Adamo, dove sei? Rispose: Ho udito la tua voce e mi sono nascosto da te perché sono nudo. Anche qui, ma se lo ha fatto lui! Non vedo come si possa intendere alla lettera tale passeggiata di Dio e questa conversazione, se Dio non apparve in forma umana. Infatti, non si può dire che si tratti soltanto di un fenomeno uditivo prodotto da Dio perché si afferma che Dio ha passeggiato, né si può asserire che colui che camminava in quel luogo non fosse visibile, dato che Adamo stesso dice di essersi nascosto nello sguardo di Dio. Dove sei? Giocano a rimpiattino. Questa è la Bibbia. Chi era dunque colui che passeggiava: era il Padre o il Figlio o lo Spirito Santo? Altro bel problema. Ovvero, era semplicemente il Dio Trinità senza distinzione di Persone che parlava all’uomo sotto forma umana? In verità la sintassi del racconto biblico non sembra mai passare da un soggetto a un altro e sembra che a rivolgersi al primo uomo sia proprio Colui che diceva: Sia la luce e: Ci sia il firmamento, e le altre espressioni durante i giorni della creazione. Ora si è solito ammettere che fu Dio Padre che comandò che esistesse tutto ciò che volle fare. Infatti, egli fece tutte le cose per mezzo del suo Verbo, quel Verbo che noi riconosciamo come unico suo Figlio, secondo la norma ortodossa della fede.

Intervento: Pensavo a cosa accade nel momento in cui si viene folgorati dalla fede - Agostino a Milano ascoltando Sant’Ambrogio, Paolo sulla via di Damasco – a cosa accade in relazione alla volontà di potenza.

È come quando qualcuno si accorge che quello che ha pensato è proprio vero, che per qualche motivo è proprio vero, è così. Ha generalmente un moto giubilatorio, è contento, le cose sono così come le ha pensate lui. Ha la conferma e da quel momento non la molla più questa idea, l’ha fatta sua perché gli ha fornito un godimento notevole e da quel momento lui diventa questa idea. È il motivo per cui molti si sono convertiti e ancora si convertono; cioè, trovano quella cosa che risponde a una loro domanda importante, trovano in qualche modo la verità. Certo, è una verità assolutamente ridicola, risibile, però, ha funzionato. È come quando uno scienziato trova una formula nuova o un modello che funziona o che pare funzioni: è felice, finalmente ha trovata quella cosa; poi, è difficile che la abbandoni. Quando si ha un’intuizione, come è noto da sempre, poi questa intuizione, una volta che è accolta, è difficile abbandonarla, perché dà un senso di onnipotenza: io so come stanno le cose. 15.25. Parliamo ora delle nubi, delle voci, delle folgori, della tromba, del fumo del monte Sinai. Il Monte Sinai fumava tutto perché il Signore vi era disceso in mezzo al fuoco; e il fumo saliva come fumo di fornace. Tutto il popolo era tremendamente spaventato. Il suono della tromba si fece sempre più forte. Mosè parlava e Dio gli rispondeva con un tuono. Qui, sempre per cercare di capire come è possibile che Dio si sia manifestato agli uomini e agli antichi oppure no, oppure soltanto il Figlio incarnandosi perché, se si è visualizzato anche il Dio, vuol dire che Dio è visibile, per cui non è più invisibile, non è più l’Uno, come voleva Plotino. Tenete sempre conto che Agostino si è formato con il neoplatonismo. Il popolo se ne stette in distanza, mentre Mosè si accostò alla caligine dove era Dio e il Signore disse a Mosè. Che dire qui, se non che non c’è alcuno così sciocco da credere che il fumo, il fuoco, le nubi, la caligine e le altre cose simili sono la sostanza del Verbo e della Sapienza di Dio, che è il Cristo, oppure la sostanza dello Spirito Santo? Nemmeno gli Ariani sono mai giunti a tal punto da affermare questo di Dio Padre. Perciò quei prodigi sono stati compiuti per mezzo della creatura che è docile al Creatore, e furono presentati ai sensi degli uomini in maniera ad essi conveniente; altrimenti badandosi sull’affermazione: Mosè entrò nella caligine dove era Dio, secondo un modo di pensare grossolano, qualcuno crederà che il popolo abbia visto la caligine ma Mosè dentro la caligine abbia visto con gli occhi corporei il Figlio di Dio che i folli eretici vogliono sia apparso nel suo stesso essere. Folli eretici: Dio non può apparire, perché propriamente, seguendo la teologia negativa, non è e, quindi, non può essere stato che il Figlio. Ma tutto questo dove dovrebbe dimostrare che Dio non si è reso visibile, perché non può farlo, lui non è visibile. Libro terzo, 1.1. Coloro che lo vogliono mi credano: preferisco occuparmi a leggere che a scrivere libri. Quelli che non credono ciò ma possono e vogliono sperimentarlo, mi diano da leggere dei libri con cui si risponde alle mie ricerche e alle domande degli altri, domande che io debbo subire per l’incarico che svolgo al servizio di Cristo... Non è per farsi bello davanti alla gente, ma perché è un dettato di Cristo. Non lo faccio per me ma perché devo farlo. È esattamente la stessa cosa che accade quando qualcuno è assolutamente convinto di conoscere la verità: deve dirla agli altri non tanto per sentirsi più furbo, più intelligente, ma perché è la verità che lo esige, è la verità stessa che lo costringe, non lui ma la verità, cioè, Dio. …e perché mi brucia l’ardente desiderio di difendere la nostra fede contro gli errori di umani carnali e grossolani. Deve difendere la verità. E qui è effettivamente così, è questo che gli brucia, il fatto che ci sia qualcuno che non gli dia ragione. Vedranno allora con quale facilità mi asterrò da questa fatica e con quanta gioia io lascerò in ozio la mia penna. Ma se delle opere che dobbiamo leggere su questi argomenti non esistono sufficienti edizioni in lingua latina, o non se ne trovano affatto, o in ogni caso possiamo trovarne difficilmente; se d’altra parte non abbiamo tanta pratica della lingua greca da essere capaci… Ecco che allora si sente costretto a fare questa cosa qua. Il perché lo ha detto, gli è scappato ma l’ha detto: gli brucia il fatto che non gli diano ragione. 4.9. Ma come i corpi più pesanti e più deboli sono governati secondo un ordine determinato da corpi più sottili e più potenti, così tutti i corpi sono governati da un essere vivente ed il vivente privo di ragione da un vivente ragionevole, il vivente ragionevole che si è fatto disertore e peccatore da un vivente ragionevole, pio e giusto, e questo da Dio stesso; così tutta la creazione è governata dal suo Creatore, dal quale, per mezzo del quale e nel quale è stata anche creata e ordinata. È un altro modo per ricondurre i molti, i cattivi, all’Uno, cioè, al bene. Platone è sempre presente, naturalmente. Di conseguenza, la volontà di Dio è la causa prima e suprema di tutte le forme e i movimenti sensibili. E così abbiamo sistemato anche i movimenti. Niente, infatti, di visibile e sensibile accade senza che dal profondo del suo palazzo invisibile ed intelligibile il supremo Sovrano l’abbia comandato o l’abbia permesso, in conformità alla ineffabile ripartizione dei premi e delle pene, delle grazie e delle ricompense in questo vastissimo e immenso Stato, che è l’intera creazione. Che, quindi, viene naturalmente ordinata, ma è ordinata perché c’è un Dio, a cui tutto è riconducibile. È la questione Trinitaria, in fondo: i tre elementi devono essere sempre ricondotti all’Uno. Quindi ciascuno dei tre deve essere sì distinto, certo, ma determinato. Non come volere Eraclito, ἒν πάντα εἰναι, l’uno è tutte le cose, per cui ciascuno di questi elementi è tutti gli altri insieme. Qui siamo nell’eresia totale: il Padre sarebbe il Figlio, il Figlio sarebbe lo Spirito Santo, non ci sarebbe più nessuna processione, e soprattutto non ci sarebbe più un Padre da cui tutto procede e che garantisce la verità.