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28-9-2011

 

Intervento: dicevi alla conferenza di ieri sera la questione che non occorre interrogare le cose che si dicono …

Quella proposizione all’interno di un discorso, l’unico modo per pensare di sapere quello che sto dicendo è non interrogare quello che sto dicendo …

Intervento: altrimenti ci sarebbero dei problemi …

Dici che avrei dovuto articolare meglio? È possibile, in effetti la questione è complessa, dal momento in cui qualcosa si è istituito, è stato fermato, da quel momento non è stato possibile in nessun modo garantirlo, verificarlo, è una questione complessa perché quando si parla, si afferma qualcosa nel senso che si ferma letteralmente. Per potere dire qualcosa ciascuno di questi elementi che intervengono all’interno di una proposizione deve essere fermato in un certo senso, se io per esempio formulassi questa frase “Eleonora deve preparare bene l’esame di logica”, perché questa frase sia componibile occorre che ciascuno di questi elementi mano a mano che si dice costituisca un punto fermo, sul quale si può aggiungere il successivo, infatti dico “Eleonora deve…” se Eleonora non fosse quello che è, questo “deve” che segue non si capisce a chi si riferisce; “preparare”, preparare che cosa? Ci sono degli elementi che hanno preceduto quelli che seguono e che è necessario che siano quelli che sono per potere procedere lungo la produzione della frase, quindi è come se ciascun elemento dicendosi si fermasse, cioè dovesse essere quello che è per potere proseguire, se non altro e questo è ciò che ha molto probabilmente dato l’avvio a quella idea che le cose debbano essere quelle che sono, e cioè che l’ente sia quello che è e quindi ci sia l’Essere che è stabile, che è fermo, che è immobile e imperituro, che è eterno, insomma che sia assolutamente quello che è. Se sto parlando, se dico qualcosa, se l’affermo è quella, quindi quella cosa siccome l’ho detta ed è quella deve essere quello che è, per cui deve avere un qualche cosa che la rende quello che è, e da qui è sorta la metafisica. Qualcosa dicendosi fornisce come una certezza che siccome si è detto allora è quello, è un detto, quindi è quello, e allora debba essere quello che è e lo è in un certo senso, ma per altri motivi, che ovviamente sono sfuggiti a Parmenide, forse non aveva neanche gli strumenti per porre una cosa del genere. Siamo giunti a queste considerazioni anche muovendo da informazioni e considerando il funzionamento o meglio il pensiero che ha pensato il funzionamento delle macchine, dei computer, cosa che Parmenide ovviamente non poteva fare perché non era esperto di informatica per cui l’intoppo dal quale ha preso avvio la metafisica, e in questo Heidegger non ha tutti i torti, la filosofia svanirà nella tecnica.

Ieri sera dicevo che quando si incomincia a considerare un’asserzione ci si rende conto che non è sostenibile, questa asserzione è come un fiocco di neve che non si posa da nessuna parte. Il problema è sorto proprio per questo, per la struttura stessa del linguaggio che per potere procedere deve stabilire mano a mano ciascun, elemento e quello deve essere quello che è, ovviamente non è quello che è così come è stato pensato da Parmenide per una sua personale caratteristica, è quello che è in base a un programma e quindi non può rispondere di sé, però la svista, diciamola così, di Parmenide, poi proseguita per tutta la metafisica, è stata il considerare che per parlare le cose devono essere quelle che sono e quindi dobbiamo trovare che cosa sono veramente, una volta che ho pensato che devono essere quelle che sono ci sarà un Essere che le garantisce, che le fa essere quelle che sono, un Grund, un fondamento. Questa empasse è sorta nel pensiero occidentale dall’inizio, dal momento stesso in cui si è posto, questa empasse è dovuta al fatto di avere immaginato che siccome per parlare ciascun elemento deve essere quello che è allora “è” quello che è, ma le cose non stanno così ovviamente perché da quella via non se ne viene fuori in nessun modo, e quindi farò questo: mostrerò che la cosa riguarda proprio il punto di partenza, cioè le cose non sono, non sono di per sé, c’è qualche cosa che le produce, qualche cosa che le costruisce (cosa che è sfuggita a Parmenide e a tutto il pensiero) e che sono delle istruzioni, e che la parola non è nient’altro che l’esecuzione di istruzioni, la parola esegue e queste istruzioni, sono come degli algoritmi in un certo senso, sono di fatto quelle cose che la logica ha rilevato come delle invarianti cioè i vari connettivi logici per esempio, e mostrerò molto rapidamente come si è passati dal momento in cui si è incominciato a pensare, al funzionamento di una macchina pensante, quali sono stati i passaggi che hanno prodotto questo, e poi una volta prodotta la macchina, la riflessione a questo punto è che è possibile che qualcosa incominci a pensare se e soltanto se ha un sistema operativo, cioè c’è il linguaggio, se no non succede niente. È importante sottolineare questo momento, questo punto in cui dalla considerazione che parlando le cose si fermano, cioè sono ferme perché da quella parola possa passare alla successiva, che questo non comporta che le cose debbano essere quello che sono ontologicamente. Nella frase che ho costruita prima: “Eleonora deve preparare bene l’esame di logica” come dicevamo a ciascuna parola ne segue un’altra ma quest’altra segue se la parola precedente è quello che è, solo a questo punto la parola successiva può fare il passo ulteriore per dire l’altra parola, è come se funzionasse un sorta di sistema ricorsivo anche se non appare ovviamente, però dicendo che “deve” questo “deve” si riferisce a Eleonora “deve preparare” questo preparare si riferisce al fatto che lo deve fare e il soggetto è Eleonora …

Intervento: insieme al motivo c’è una verifica, cioè ricorsivo in quel senso?

Sì, torna indietro, è come se fosse ciò che garantisce la correttezza di ciò che sto dicendo perché se Eleonora non è Eleonora ma un’altra cosa: un pianoforte, una macchina da scrivere, un carburatore, allora tutto quanto diventa un problema, si sganghera tutta la frase, non ha più nessun senso e quindi deve essere quello che è, questo elemento, questo significante deve essere quello che è …

Intervento: tutto questo come può incuriosire il pubblico? Come questa cosa possa funzionare a far sì che una persona possa incuriosirsi …

È per questo che ho articolato il mio intervento in tre momenti, nel primo ho mostrato che qualunque asserto non può essere fondato in nessun modo, quindi la ricerca della fondatezza e di conseguenza la possibilità di essere sicuri di ciò che si sta affermando non può darsi in nessun modo, ho anche calcato la mano su questo mostrando l’abisso inverosimile in cui ci si affaccia se si incomincia a riflettere su quello che si dice, e questo serviva per passare al secondo momento, e cioè mostrare che da quella strada non si arriva da nessuna parte, è barrata, è chiusa, e che quindi la questione va affrontata in un altro modo. Questo altro modo è appunto quello che stavo incominciando ad affrontare adesso, ma ne abbiamo già parlato, e cioè porre la questione muovendo dal linguaggio, dal suo funzionamento, quindi non più dal domandare alle cose stesse di rispondere ma intendere attraverso il funzionamento del linguaggio che si tratta di costruzioni che sono possibili perché esistono delle istruzioni che costruiscono delle proposizioni che si connettono fra loro, esattamente così come si combinano i circuiti logici, alla stessa maniera, dopodiché, fatta questa operazione, l’ultimo incontro è quello che rifonda in un certo senso la psicanalisi: pur mantenendo moltissime cose che ha detto Freud rispetto alla clinica che comunque sono di qualche interesse, il punto di partenza cioè i concetti principali della sua teoria non sono assolutamente sostenibili e quindi vanno sostituiti con qualche cosa di molto più potente e più solido che consenta alla persona di sapere sempre ed esattamente ciò che sta accadendo nei suoi pensieri, avere cioè una sorta di controllo, non dico totale, però un controllo su quello che sta dicendo, che sta pensando, perché lo sta costruendo e offrire la possibilità di “problematizzare” una questione, cioè di renderla un problema che quindi viene articolato attraverso una teorizzazione, di conseguenza perde il carattere di drammaticità ma diventa un problema logico. È un po’ quello che ho ripetuto varie volte, quello che dice Wittgenstein: “non esistono problemi filosofici ma esistono problemi logici” cosa che si può ampliare anche ad altro: non esistono problemi, “non esistono problemi sentimentali o problemi esistenziali, esistono problemi logici” …

Intervento: è più piacevole consideralo sentimentale c’è la sofferenza, si può soffrire meglio …

Per un teorema logico è difficile soffrire …

Intervento: devi darti da fare per risolverlo …

Sì, mette in moto l’intelligenza, quindi la cosa si articola, incomincia a mostrare di cosa è fatta, mostra tutti i vari aspetti che la compongono, esattamente come un problema logico, di cosa è fatto, quali sono le premesse, quali passaggi, perché si è giunti a quel teorema, che conclude per esempio: “e quindi non mi ama più” …

Intervento: occorre si ribadisca il concetto che la scienza della parola è il fondamento che ha spinto la ricerca …

Esatto, come se la psicanalisi avesse compiuto il suo percorso e a questo punto sia di fatto “scienza della parola” perché è di questo che si è occupata da sempre, noi abbiamo portato le cose alle estreme conseguenze, prima ho fatto l’esempio di Heidegger sulla tecnica, l’idea che la metafisica, questa ricerca di comprensione e manipolazione ed elaborazione dell’ente sia a un certo punto terminata, la metafisica si è consegnata alla tecnica, è il suo naturale compimento, diciamola così, in quanto è la tecnica che effettivamente conosce, manipola, elabora l’ente …

Intervento:  …

Per potere fare tutte queste cose la scienza stessa è come se dovesse bypassare il fatto che tutto ciò di cui sta parlando in realtà non sa niente, è questa la condizione per potere procedere come accennavamo l’altra sera, la condizione per potere procedere è di non interrogare quello che sto dicendo, perché se lo interrogano cadono immediatamente nel gioco della metafisica, cioè di chiedere alle cose di dire cosa sono e si rimane all’interno della metafisica, nonostante siano cose notevoli quelle che la scienza, la tecnica stanno facendo …

Intervento: il lavoro di Turing, giocare sul controllo volta per volta di un elemento in una certa posizione, in un certo contesto, in un certo tempo perché se no il sistema non potrebbe funzionare e ciascuna volta gli elementi devono essere quelli che sono …

Nel processore c’è una parte dedicata proprio a questo al controllo, vale a dire fare in modo che tutti gli elementi entrino in una certa relazione fra loro e si chiama CMOS, acronimo di “complementary metal-oxide semiconductor”, ed è una parte del processore che ha la funzione di mettere in relazione i vari messaggi che arrivano, dove devono andare eccetera …

Intervento: e quindi che il linguaggio sia ciascuna volta istruzione per altre istruzioni, informazioni che vengono immesse ma che sono comandi, istruzioni e ciascuna volta devono essere quelle sono e sono decisioni che prende il programmatore per far funzionare il sistema, così come quando Turing parla del come rendere pensante la macchina capace di auto programmarsi inserendo l’iniziativa … mi veniva in mente la curiosità intellettuale che manca proprio per il modo in cui gli umani funzionano per cui metafisicamente sono stati formati alla ricerca della verità ma non è una ricerca fine a se stessa la ricerca della verità è per esercitarla, per mostrarla, per il potere che da la verità, per il controllo …

Questo lo dicevamo tempo fa, cioè il linguaggio per funzionare non ha bisogno di riflettere su se stesso, va avanti benissimo da solo, continua a costruire proposizioni e l’unico obiettivo della persona è dire la sua verità …

Intervento: (inserire all’interno del sistema occidentale la curiosità su come funziona il mio pensiero direi che è un po’ l’iniziativa di cui parlava Turing …

Intervento: questa macchina che è il discorso occidentale, impone che non si interroghi …

Se si interroga, si blocca tutto.