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25 Aprile 2007

 

Avete qualche questione, considerazione, riflessione…

Intervento: Pensavo ancora piuttosto vagamente all’argomento della conferenza.su alcune cose cioè il filo comune che devono avere più o meno i prossimi incontri e pensavo di parlare di alcuni effetti che ho incontrato nel mio percorso analitico e pensavo per esempio alla paura o meglio all’angoscia che sembrano quasi dissolversi, nel senso che assumendo la responsabilità di ciò che si va dicendo l’angoscia scompare, collegata al senso di impotenza rispetto a certi pensieri quando poi in realtà questa impotenza diventa una possibilità di fare qualcosa e decidere consapevolmente di continuare questo tipo di pensieri in ogni caso c’è l’assunzione della responsabilità di quello che si sta pensando e cessare di credere in cose varie…

Già, tutte queste conferenze in fondo svolgeranno la questione analitica, potremmo dire che la conferenza centrale, quella più importante sarà quella che riguarda l’esperienza psicanalitica, cioè la conferenza di Eleonora. L’esperienza psicanalitica è qualcosa che coinvolge e si svolge in due momenti che sono l’analisi personale e i corsi che facciamo qui. Sono due aspetti in effetti della stessa questione, come due facce, nell’una si considera una storia, come e perché si è creata una certa storia, che funzione ha a che scopo si è creata, nella seconda si intende in modo più preciso la sua struttura il suo funzionamento, come necessariamente funziona una qualunque storia; da quando esiste una critica intorno alla fiaba, da Propp fino a Greimas, Benveniste, Bremond si è considerato che in realtà una storia ha un modello che è sempre lo stesso, qualunque storia funziona così: c’è qualcuno che deve raggiungere un certo obbiettivo e per raggiungere questo obbiettivo deve risolvere dei problemi, qualunque sia la storia se pensate bene funziona così e non è casuale perché questo è esattamente il funzionamento del linguaggio e cioè da un elemento che chiamiamo premessa attraverso dei passaggi si giunge a una conclusione, ma per giungere a questa conclusione occorrono dei passaggi e quindi verificare di volta in volta che questi passaggi siano coerenti cioè non contraddicano le premesse. Questo è il modello, in fondo il problema perché è da risolvere? Perché è qualcosa che contraddice qualche altra cosa e quindi deve essere ricondotto a qualcosa di coerente. Una storia, l’esperienza psicanalitica percorre questo cammino e cioè percorre il cammino che fa il linguaggio, ciascuna volta in cui costruisce una proposizione percorre e lo ripercorre ma c’è l’eventualità che l’obbiettivo di un percorso analitico consista proprio in questo, nel fare in modo che la persona si accorga che qualunque storia stia raccontando, di qualunque tipo di nessuna importanza di fatto ha questo schema, non è altro che un atto linguistico, più o meno elaborato però è la struttura dell’atto linguistico, cioè muove da un elemento che chiamiamo premessa e attraverso dei passaggi che deve verificare essere coerenti di volta in volta giunge a una conclusione.

Quale potrebbe essere l’impatto di una cosa del genere su una qualunque persona che consideri la sua storia in questo senso in questo modo e cioè giungere a questa estrema semplificazione in definitiva potrebbe essere un impatto interessante, qualunque storia è riconducibile ad un atto linguistico, e l’atto linguistico, come dicevo prima più o meno elaborato però lo schema, il modello è questo, qualunque storia una persona racconti ha questa struttura, questo modello, questo schema necessariamente, necessariamente perché è lo schema del funzionamento del linguaggio, il linguaggio funziona così in qualunque cosa il linguaggio attui funzionerà così naturalmente…

Intervento: Il sistema inferenziale deve verificare di volta in volta ma non si costruisce la questione... la premessa

Si certo non può qualunque passaggio intermedio contraddire la premessa da cui è partito, se lo fa deve essere abbandonato e cercare un’altra direzione perché il linguaggio non può proseguire.

Dunque l’esperienza psicanalitica è l’esperienza di questo atto linguistico inteso per quello che è in sé e per sé. Il suo funzionamento è nella sua struttura e soprattutto nella consapevolezza ineluttabile e irreversibile che qualunque storia e qualunque cosa si possa pensare o non pensare ha in ogni caso questa struttura, il cui unico obiettivo è quello di giungere alla conclusione per potere costruire altre sequenze, altre storie; perché è importante l’esperienza psicanalitica? Perché attualmente è l’unica via che consenta agli umani di accorgersi di cosa sono fatti perché si muovono in un certo modo e perché non possono muoversi in altri modi. Valutare la propria storia cioè quella che comunemente si chiama l’esperienza personale, la storia propria di ciascuno non è altro che considerare in un modo distaccato ma badate bene distaccato in una certa accezione cioè nello stesso modo in cui Freud ascoltava i suoi analizzanti, distaccato o per meglio dire lucido la propria storia come se fosse una teoria, allo stesso modo, e quindi verificare se tale teoria è coerente oppure no, se non è coerente ecco che si trova il motivo per cui sono sorte tutta una serie di complicazioni, di problemi di affanni e magagne di ogni sorta e renderla coerente, cosa vuole dire renderla coerente? Accorgersi che i conflitti tra i vari giochi presenti all’interno di una storia tali per cui per esempio una certa sequenza rimane sospesa perché afferma qualche cosa che va contro un altro gioco, contro la verità di un altro gioco ma entrambi questi giochi sono, a causa di un terzo gioco, sono irrinunciabili. Questa sorta di conflitto che poi è il conflitto più frequente muove dal fatto che esiste come dicevo prima un terzo gioco che li rende impossibili o, come dicevano una volta i linguisti, incompossibili, cioè non possono stare insieme questo perché il terzo gioco che li rende incompossibili è considerato assolutamente vero e non arbitrario, se potesse essere considerato arbitrario allora non avrebbe più la forza costrittiva che ha e questo è un passo importante…

Intervento: Potremmo considerarlo una sorta di ideale dell’io…freudianamente… come tutte le forze che cooperano anche il superio a formare questa cosa alla quale ci si attiene per… ciò che bene e ciò che è male perché nonostante tutto… un giudizio…

Questo terzo gioco valuta gli altri due e decide della verità degli altri due, per cui è solo in base a questo terzo elemento che vengono considerati, però se questo terzo gioco, quello che deve valutare i primi due è possibile considerarlo come arbitrario e quindi non necessario ecco che allora immediatamente io mi trovo a dovere accogliere inesorabilmente la responsabilità della decisione dei primi due, è inevitabile perché non c’è più un terzo che decide come indipendentemente da me, come dire che le cose stanno così quindi non posso fare niente, per fare l’esempio solito banalissimo: voglio bene alla mamma perché tutti i bimbi devono volere bene alla mamma però la mamma mi impedisce di mangiare la marmellata e se mi impedisce di mangiare la marmellata allora è cattiva però la mamma è anche buona perché mi vuole bene, ma è anche cattiva.

Ora qui c’è un terzo elemento che ovviamente dà senso ai primi due e cioè il fatto che come se fosse una legge generale per esempio i figli devono amare i genitori, se devono amare i genitori allora può dire soltanto che la mamma è buona e non che è cattiva perché se dice che è cattiva vuole dire che non l’ama e quindi in base a questo terzo criterio universale si crea un conflitto, ma se il fatto di dovere amare i genitori fosse considerato un criterio assolutamente arbitrario, posso amarli oppure no, allora posso accogliere entrambe le cose comincio a distinguere e cioè a tipizzare direbbe Bertrand Russel: c’è un gioco in cui amo la mamma perché si deve fare così, ma è cattiva perché non mi dà la marmellata. Se posso distinguere questi due giochi posso anche distinguere che in un certo caso la amo e nell’altro no e posso accogliere quest’altro in cui non l’amo, ma a questo punto se non c’è più un criterio generale che dice che tutti i bambini devono amare la mamma necessariamente, allora se io dico che non l’amo non contraddico più nulla, nessun criterio universale, e se non lo faccio allora sono responsabile di questo, potrei esserlo anche nel caso in cui ci sia un obbligo universale però in questo caso è leggermente diverso perché diventa una trasgressione e nella trasgressione ci si ritiene comunque non responsabili: non sono io che voglio andare contro ma è lui che mi costringe. Ho fatto un esempio banale ma tecnicamente potrebbe essere qualunque cosa e in ogni caso qualcosa che fa da riferimento e che dà il valore di verità ad altri giochi in seguito a questo i due giochi o più giochi diventano conflittuali tra loro: occorre un criterio universale perché ci sia un conflitto così come in logica occorre che ci sia un criterio di verità generale per potere valutare se due affermazioni sono contraddittorie se sono arbitrarie non c’è nessuna contraddizione, se due cose sono possibili…

Intervento: come fa il bambino ad avere già un criterio…

Volere bene alla mamma? “Non fare così se no la mamma che ti vuole tanto bene si ammala a muore”, è una cosa che s’impara da subito perché è lo strumento più forte per farsi obbedire, il ricatto morale, il senso di colpa diceva Freud: senza senso di colpa non si governa il mondo quindi il senso di colpa è la prima cosa che viene ad installarsi…

Intervento: Questo terzo gioco, io parlavo dell’ideale dell’io, è qualcosa che la persona ha costruito quindi è funzionale alle premesse che reggono il suo discorso, con il quale è fatto il suo discorso…quindi se è funzionale diventa universale proprio perché è funzionale per tutte le x funziona così…

Ma funzionale, sì con queste funzioni è fuori dubbio però è una di quelle verità che vengono acquisite quando si acquisisce il linguaggio o poco dopo… verità assolute…

Intervento: Quello che voglio dire…è il fatto che pare irrinunciabile… non attenersi a questo criterio tutto sommato…

Certo perché è considerato assolutamente vero, quindi non può non farlo…

Intervento: Se fosse già assolutamente vero e quindi non ci fosse…per cui io faccio i conti.. potrei considerare se è vero o falso però non arrivo a considerare se è vero o se è falso perché è funzionale alle premesse cioè fa comodo al mio discorso

Si lo ristretto al linguaggio in questo caso reale quindi esistente, è ovvio che il bimbetto non ha a sua disposizione un criterio vero-funzionale così sofisticato...

Intervento: Io non parlavo più del bimbetto parlavo della persona in analisi…

Allo stesso modo la persona in analisi considera una cosa reale o assolutamente indiscutibile il fatto che i figli debbano amare i genitori, è una di queste due cose indiscutibili o che una madre ami la figlia è indiscutibile, non deve essere provato, avviene così da sempre “è nella natura delle cose” e con questo si chiude la questione…

La questione di dio ha una certa aurea invece la questione degli affetti è una questione con la quale fare i conti continuamente è ovvio che quello che crede in dio e giustifica tutto con quello e è perennemente…

Questi giochi dunque che avvengono lungo il darsi del discorso vengono disposti durante l’analisi come storia personale e s’incontrano invece come teorie contraddittorie oppure infondabili, una storia che la persona costruisce di fatto è infondabile non ha un fondamento, è arbitraria, ma per la persona può apparire assolutamente necessaria ma di fatto è assolutamente arbitraria, così come la stessa teoria di Freud per esempio a Freud appariva assolutamente necessaria, ma considerato l’aspetto prettamente logico cioè interrogata sui propri fondamenti mostra di sé di essere totalmente arbitraria perché le premesse da cui muove non sono provabili e pertanto è arbitraria. Cosa è accaduto a noi quando abbiamo considerato che le teorie che si stavano considerando o compulsando erano arbitrarie? Ci siamo rivolti verso qualche cosa che si sperava di trovare quindi non arbitrario, tant’è che l’abbiamo trovato e la stessa cosa è possibile offrirla a una persona che è in analisi, la sua storia non è fondabile, cerca qualcosa di fondato, tant’è che si illude e immagina e spera che la sua storia sia fondata ma non lo è, e buona parte dei suoi problemi vengono proprio da questo; ciò che invece è possibile offrirgli è un’altra storia, un’altra storia assolutamente fondata, certa e sicura. L’esperienza psicanalitica è un esperire mano a mano proprio questo, quanto la propria storia sia assolutamente infondata e come tutti i problemi che la persona incontra di vario genere e di vario tipo muovano dal fatto che è qualcosa di totalmente arbitrario e considerato invece necessario, e quindi potere distinguere fra ciò che arbitrio e ciò che è necessario mentre prima questo non poteva farlo, l’esperienza analitica esperisce questo e giunge a distinguere con assoluta certezza ciò che arbitrario da ciò che è necessario e quindi di ciò che è arbitrario “impara” ad assumersi la responsabilità. Quindi l’esperienza psicanalitica cosa fa? Potere distinguere con facilità ciò che è arbitrario e ciò che è necessario quindi da ciò che non necessita del mio consenso da ciò invece di cui sono fatto necessariamente e questo è fondamentale come obiettivo perché se è arbitraria una certa cosa allora sono io che sono responsabile, ma necessario è soltanto ciò che mi consente di pensare e di esistere…

Intervento:…

È una conseguenza diretta di una necessità del linguaggio di procedere…

Intervento:intendo dire che tutta la storia che si racconta può essere intesa come una sorta di necessità…

Come dicevo è una conseguenza diretta del fatto che il linguaggio necessariamente costruisce le storie. Come ho detto all’inizio ogni storia non è altro che un atto linguistico più o meno articolato più o meno elaborato, ma di fatto è un elemento che giunge ad un altro attraverso una serie di passaggi, qualunque storia è fatta così, qualunque teoria dalla storiella che si racconta la dodicenne innamorata alla teoria dei quanti di Planck che è più complessa e meno emozionante di sicuro…

Intervento: In un’analisi per molto tempo si va cercando di raccontarla una storia quella storia non sempre è …

Questo è il secondo passo perché il primo passo della persona che inizia la propria analisi non è raccontare la propria storia perché lui non sa che è una storia pensa che sia la realtà delle cose e quindi occorre giungere alla storia dopodiché è la struttura di tutte le storie cioè nient’altro di ciò che lui stesso è fatto ma inizialmente descrive il mondo così com’è cioè come gli appare, solo che lo descrive come secondo lui dovrebbe essere in alcuni casi lo immagina come una maledizione che gli capita tra capo e collo ma in realtà si è costruito un mondo così come debba essere come vuole che sia. Cosa dice Eleonora, cosa possiamo aggiungere. Io ti ho data una traccia su cos’è l’esperienza psicanalitica da dove parte, in fondo parte sempre da lì da un atto linguistico da qualcosa che si dice, un atto linguistico che procede trova dei problemi e non trova la conclusione perché se trova la conclusione cioè si illude di averla trovata difficilmente la metterà in gioco decide di affrontare la questione quando la conclusione manca e il fatto che la conclusione manchi crea un problema così forte da costringere una persona a interrogarsi e interrogare la questione perché non trova la conclusione, perché questo atto linguistico non si compie, non giunge ad essere quello che deve essere…

Intervento: Lunedì si parlava con Nadia e con Cesare e mi veniva in mente quello che diceva Nadia questa storia, si parlava dei ricordi queste cose e Nadia ad un certo momento ha detto ricostruire questa storia antica come ricostruire questa storia antica no che sembra appartenere no non ci sono tutti gli elementi per in molti casi per concludere una storia ma l’irrinunciabile è di trovare quello vero che dia la soluzione della storia antica per cui io non …

Cioè il senso…

Intervento: Perlomeno io l’ho intesa in questo modo…

Intervento: Io ho detto questo? Probabilmente in altri termini più semplici…

Intervento: Quando parlavamo dei ricordi no che tu hai detto che era irrinunciabile…

Intervento: parlavamo dei ricordi di copertura?

Intervento: ma a me quello che è piaciuto è questa irrinunciabilità di questa cosa antica vuol dire che questo conferma la realtà quindi il senso di tutto quindi tutta una questione…

Intervento: irrinunciabilità?

Che è esattamente quello che cerca di fare qualunque teoria scientifica, individuare quali sono le cause prima, perché avviene questo? E quando l’ha trovato è soddisfatto cioè l’atto linguistico è compiuto nella sua interezza, indipendentemente dal fatto che la causa che ha trovato sia necessaria o assolutamente arbitraria, però se viene posta come la causa l’atto è compiuto…

Intervento: come la domanda..

Esatto, l’atto è compiuto, ha una premessa ha le conclusioni i passaggi coerenti e arriva alla conclusione anche se è falso, però se è creduto vero…

Intervento: la cosa lontana, il ricordo perché è il reperimento di una realtà? Non potrebbe essere…

Intervento: Se lo chiamo ricordo sicuramente… serve a dare un’idea di realtà se no la chiamo fantasia qualcosa che sta intervenendo in questo momento è una fantasia…

Intervento: era la questione del vedersi nel sogno?

Intervento. abbiamo detto tante di quelle cose che adesso…

Sentiamo Nadia visto che è l’autrice…

Intervento: Mi riferivo ai ricordi di copertura di Freud rispetto al vedersi avevo pensato che effettivamente quando ci si ricorda e ci si vede in qualche modo in questa immagine è particolare perché come ci si fa a vedere?

Che problema c’è

Intervento: Freud diceva che quando si ha questo ricordo in realtà quella è una rielaborazione avvenuta successivamente alla scena che ricordavi… per quello ci si vede…

Intervento: È di questo che stavamo parlando…

È un po’ più complessa la questione, Freud dice così, lei è d’accordo, concorda con lui?

Funziona così perché ci aveva pensato anche lei poi se lo dice Freud è chiusa la questione…

Intervento: non ho detto che è così però è una spiegazione…

Sì certo è fuori di dubbio. Qualcun altro vuole aggiungere qualcosa?

Intervento: Mi viene in mente cosa succede in un percorso psicanalitico che è successo anche a me, ripensando all’inizio        quando il discorso è tutto pieno di questo senso delle cose che la persona ha vissuto dopo di che è come se si alleggerisse perché non c’è più la necessità di credere nelle cose in cui si credeva prima..man mano si abbandonano perché si scopre che non erano fondate e come se tutto il discorso si alleggerisce…ritornando alla struttura del linguaggio…

Sì, la sensazione di leggerezza, non essere più costretti a dare un senso unico, non si è programmati fin quando…

Intervento: C’è una sorta di allontanamento da quelle cose che prima si descrivevano come fatte così dopo di che…

Si ascoltano anziché dare un senso, si consente a queste cose di produrre altri sensi diversi da quello precedente, e soprattutto si cerca di intendere perché si produce un certo senso cosa interviene? Cosa lo sostiene? A cosa si aggancia?

Intervento: Mi è venuta in mente l’immagine di un quadro quando si è molto vicini ad un quadro le varie figure sono sfumate mentre se ci si allontana il quadro si vede meglio…

Fino ad un certo punto, dopo…

Intervento: Staccandosi troppo dalla propria storia uno si astrae

Brava, è proprio così che occorre che succede, sfuma, scompare del tutto.

Altre questioni intorno all’esperienza psicanalitica così diamo una mano ad Eleonora che si sta preparando. Un’esperienza sicuramente insolita quella della psicanalisi, non ci sono altri modi per raggiungere tale simile consapevolezza, non c’è più nessuna altra strada e porta appunto a considerare, ad ascoltare la propria storia esattamente così come si considera una teoria oppure si ascolta un discorso altrui, in modo lontano, lontanissimo…

Cosa vuol dire lontano?

Così lontano che in nessun modo può coinvolgere, che è impossibile che coinvolga ma questo proprio rispetto alla propria storia, soprattutto la propria storia non coinvolge più, non coinvolgendo non costringe a muoversi di conseguenza, non costringe a credere, non costringe a fare alcuna cosa. Da questo momento, dal momento in cui ci si assume la responsabilità inizia l’analisi, prima è soltanto un porre le condizioni perché questo possa darsi…

Intervento: Riuscire ad essere responsabili di quello che si dice…dovere stare male se gli altri non sono d’accordo…immaginare come si vive…

Vuole sapere come si vive? Benissimo.

Intervento:Interrogarsi sul perché si pensa ciò che si pensa significa come dire vivere continuamente in quel momento lì come nuovo qualsiasi cosa senza nessun bagaglio…

D’altra parte è ciò che fa il linguaggio: costruisce continuamente nuove sequenze e costruisce anche la prova per dimostrare che queste sequenze sono le stesse o per dimostrare che sono altre da sé, sì perché è sempre lui che ci consente di compiere questa operazione, per questo si giunge ad essere sofisti, sofisti in modo molto più radicale di quanto lo fossero i nostri predecessori di 1500 anni fa, colui che pratica l’eristica soprattutto, cioè l’arte di provare vero o falso qualunque cosa indifferentemente, quando la si pratica incessantemente e non può non praticarsi c’è una sorta di automatismo, ecco che allora viene non solo certo la responsabilità, questo è il passo assolutamente fondamentale, ma non c’è più assolutamente nulla che possa accampare all’interno del proprio discorso un qualunque diritto salvo l’esistenza stessa del linguaggio che consente…

Intervento: Tornando alla questione del terzo gioco a titolo esemplificativo può essere considerato…visto… è un gioco il criterio di verità però tutto sommato la propria storia è decisa man mano di seguito a continue decisioni a continue scelte che si fanno in funzione di questo criterio di verità… è quello che stabilisce ad un certo punto sceglie…

Può essere il criterio fondamentale che dire pilota la propria esistenza oppure un criterio rispetto ad un gioco particolare. Bene, questa stasera abbiamo tracciato l’intervento di Eleonora, abbiamo fornito qualche elemento su cui costruire la sua conferenza che torno a ripetere sarà quella centrale, la più importante di tutti gli interventi…

Intervento: Il lavoro del linguaggio..

Sì, l’esperienza psicanalitica non è altro che l’esperire il linguaggio nel suo agire, nel suo farsi e nel suo esistere, anzi questo lo possiamo mettere come esergo. Proseguiremo mercoledì prossimo.