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21-5-2003

 

Ultimamente ci siamo posti delle domande intorno a ciò che accade quando si avvia il linguaggio, cercando una sorta di scena originaria… ma è mai esistita una scena originaria? È una questione. Talvolta appare come l’idea, quando si riflette intorno alla scena originaria, di trovare l’inizio delle cose, da dove vengono le cose, non so se è mai esistita una scena originaria, come parlare dell’avvio del linguaggio, ha un senso? Il linguaggio si avvia? O è già da sempre avviato? L’altra volta dicevamo questa metafora del bambino che incomincia a parlare? No, non incomincia a parlare, parla; voglio dire questo, che il linguaggio è già lì da sempre, il bambino come qualunque cosa è già, proprio perché bambino è inserito nel linguaggio, si tratta di intendere qui linguaggio non come qualcosa che qualcuno parla ma come una struttura, come andiamo dicendo da tempo, una struttura che rende possibile qualunque cosa. Ciò su cui mi stavo interrogando in definitiva è se abbia qualche senso interrogarsi su cosa avviene quando il linguaggio si avvia, ché c’è l’eventualità che non si avvii, nel senso che è già avviato, è già avviato per definizione, necessariamente, qualcuno potrebbe dire: ma il bambino ad un certo punto impara a parlare, è possibile, però questo lo sto dicendo io. Non c’è il linguaggio per qualcuno, c’è il linguaggio, sì è una falsa questione e questo renderebbe conto del fatto che non c’è nessuna scena originaria. Il linguaggio continua, prosegue, costruisce, non può fare nient’altro che questo: costruire proposizioni. Abbiamo individuate le condizioni attraverso le quali fa queste cose, costruisce proposizioni, e una volta che le ha costruite ha la possibilità di verificare che non siano contraddittorie con quelle precedenti e sappiamo anche da dove viene questa possibilità, l’abbiamo individuata un paio di volte fa, adesso Beatrice non si ricorda più… Quando un elemento è dato il linguaggio non può negarlo, ché negherebbe se stesso e questo non lo può fare. Dunque costruisce proposizioni dove verifica che non contraddicano quelle precedenti, che non contraddicano le cose che sa, che ha acquisite e cioè le proposizioni precedenti, le conclusioni precedenti: se non contraddicono quelle precedenti allora sono vere, tutto qui, non c’è nient’altro. Certo, poi ci sono fra mezzo una serie di elementi, può per esempio non accorgersi della contraddizione, com’è che non si accorge di una contraddizione? Come fa un discorso a non accorgersi delle cose che contraddice? In che modo il linguaggio si accorge di qualche cosa? Lo richiama ovviamente, da una sorta di “database”, il fatto che non lo richiami può essere, generalmente sempre per un motivo, richiamare un elemento e quindi reperire quella contraddizione che rischia di condurlo di fronte a un paradosso, o a qualcosa che non sa risolvere quindi viene eliminato. Viene eliminato cioè come problema non solubile che non lo interessa, perché se non c’è la soluzione, cioè se non c’è la possibilità di risolvere il problema cioè di costruire altre proposizioni, allora il linguaggio non è interessato a proseguire, che è quello che accade quando le persone ascoltano noi talvolta, il discorso non è interessato a proseguire perché non sa come costruire proposizioni in quella direzione, quindi molla tutto e va da un’altra parte, molto semplicemente. Ma la cosa più importante di tutto ciò è intendere questo: come il linguaggio prosegue, costruisce proposizioni, e che queste proposizioni costruite non contraddicano le proposizioni affermate in precedenza…

Intervento: allora se ne accorge della contraddizione

Sì, certamente, le informazioni che raccoglie vengono mantenute. Molti si sono domandati come avviene che il cervello al pari di qualunque altra macchina non conservi tutte le informazioni come un qualunque computer per cui qualunque informazione è reperibile immediatamente, per gli umani no, c’è l’eventualità che tecnicamente sarebbe anche possibile, perché no? La capacità di pensiero di un uomo, almeno per il momento, è superiore a quella di un computer, perché non lo può fare? Perché il linguaggio segue una via preferenziale che è quella che gli consente di costruire proposizioni, tutto ciò che lo pone di fronte all’eventualità di non sapere come fare a costruirle viene eliminato immediatamente, da qui ovviamente l’eliminazione di una quantità enorme di informazioni che non riesce a gestire, di cui non sa cosa farsene, cioè non servono per proseguire, e pertanto vengono eliminate. La dimenticanza, c’è qualche motivo per cui si dimentica qualcosa? Perché crea un problema? Perché una volta che qualcuno per esempio non ricorda non gli crea assolutamente nessun problema (…) non credo sia questo il problema, la tecnica, tecnicamente gli umani possono immagazzinare una quantità sterminata di informazioni molte di più quanto avviene, ma avviene che ogni tanto qualcosa si dimentica, perché? Come dicevo il fatto che costituisca un problema come molti hanno sostenuto, rende conto del fatto che poi quando qualcuno poi me lo ricorda non mi crea affatto un problema, proseguo tranquillamente, una censura? Fa davvero così paura? perché non mi terrorizzo quando me lo dicono per esempio, no? Non fuggo urlando e non succede assolutamente niente? (anzi fa anche piacere) talvolta, già, quindi è forse altrove che dobbiamo cercare, nel funzionamento del linguaggio. Sì, viene eliminato ciò che non è utilizzabile per costruire proposizioni. Allora perché cerco qualcosa che mi sono dimenticato? (…) sì e se dimentica dove ha messo le chiavi? Non le è mai capitato? (…) il linguaggio funziona in modo molto semplice deve solo costruire proposizioni coerenti con le precedenti, tutto qui, dimentico le chiavi, non le trovo, perché non so dove le ho messe? Potrei saperlo benissimo è un’informazione accessibilissima tant’è che il più delle volte so benissimo dove sono (…) deve essere qualcosa di molto semplice, quando ha accesso all’informazione se trova quelle chiavi, che succede? (può proseguire il discorso) come avviene per lo più, perché in quell’occasione invece? No c’è qualcosa che interviene che necessariamente è connesso con il reperimento delle chiavi però, però se ci atteniamo a ciò che abbiamo detto e cioè che il linguaggio elimina tutto ciò che non gli serve per proseguire allora dobbiamo dire che in quel momento reperire le chiavi non serve a proseguire e quindi viene eliminato, in che modo qualcosa può non essere utile a proseguire il linguaggio? addirittura a impedirlo? Perché dunque in che modo una cosa del genere può costituire un impedimento a proseguire? Direi che è in quella direzione che dobbiamo cercare, questione sicuramente molto più semplice di quanto è stata fatta negli ultimi cent’anni. Perché ci interessa sapere una cosa del genere? In effetti è uno degli aspetti del funzionamento del linguaggio, visto che può fare una cosa del genere. Qualcuno ha qualche idea? Perché si dimentica qualcosa? Perché i dati in certe condizioni sembrano non essere accessibili? Provvisoriamente poi vedremo, qualche volta, altre volte non lo diventano più, non sono mai accessibili, che cos’ha quell’elemento? Impedisce come? (…) no, no stiamo cercando di intendere qual è il funzionamento in questo caso, noi sappiamo che il linguaggio deve continuamente proseguire costruendo proposizioni e allora ci chiedevamo come mai alcuni elementi del linguaggio ad un certo punto è come se fossero inaccessibili io so di sapere di avere le chiavi e di averle messe da qualche parte, ma non mi ricordo dove, può essere interessante rispondere a una cosa del genere, è chiaro che il linguaggio il linguaggio può fare una cosa del genere e le fa continuamente…

Intervento:…

Proseguire, andare in quella direzione badi bene, non così in generale…

Intervento: il dimenticare un particolare gioco linguistico che consente in qualche modo di proseguire in una certa direzione laddove il ricordare in questo caso implicherebbe un’altra direzione, come dire che data questa informazione io proseguo in questo modo senza questa informazione sono costretto a proseguire in un’altra…

Si, sta dicendo che come quando si sta male per qualche motivo…

Intervento: mi viene in mente che si perdono le cose per avere un pretesto per arrabbiarsi appartiene a un determinato gioco, come dire che c’è modo di pensare al lapsus, all’atto mancato in un altro modo che il linguaggio può aver scelto.

Intervento: spiegare il motivo sarebbe già immaginare che esiste qualcosa fuori in questo caso

Non necessariamente…

Intervento: se non mi accorgo di questo allora cerco il motivo per cui perdo le chiavi, fuori dal linguaggio, come se l’aver perso le chiavi fosse fuori da questo gioco, in questo senso, quando trovo una direzione, quando mi accorgo del gioco che sto facendo

Intervento: ma quando mi accorgo che qualcosa è nel gioco che sto facendo? Quando inferisco cioè quando arrivo a una conclusione a quel punto in qualche modo il discorso cambia direzione… le associazioni Freud considerava il linguaggio un mezzo per esprimere delle cose, la questione è che lui considerava il linguaggio viaggiante per rumori simili, un modo meccanico per procedere in cui c’è la volontà certamente al volontà di dimenticare quella certa cosa perché spiacevole e quindi ci si tiene lontano da tutta una serie di questioni o di suoni, però se lui avesse potuto considerare il linguaggio un sistema inferenziale allora ci si accorge della conclusione e non della meccanicità cioè la non responsabilità in questo caso di ciò che accade… se no possiamo dirne tante di cose per esempio che stavo dicendo una cosa che andava interrotta

È una possibilità, la dimenticanza sì, questo apre a un’altra questione che forse è decisiva, sì dimentica qualcosa per potere dire, per potere fare, esattamente così come si sta male per potere dire fare e darsi da fare, questa è la questione, esattamente la stessa cosa, la stessa funzione e questo sposta l’interrogazione, interrogazione alla quale in parte abbiamo risposto, che gli umani si lamentano continuamente ma che anche questa è una falsa questione in definitiva, è totalmente indifferente che soffrano etc. sono proposizioni, sappiamo perfettamente che il non saperne, nel caso della sofferenza, della dimenticanza, è la condizione per potere fare tutte queste operazioni, già vi rendete conto che è tutto straordinariamente semplice: tutto ciò che si costruisce, si pensa, non è altro che il funzionamento del linguaggio, in alcuni casi, alcuni giochi la dimenticanza o il disagio hanno come regola fondamentale l’affermare di non volerli ché se potesse farlo allora non potrei usufruirne allo stesso modo cioè non potrei scatenare tutta questa serie di proposizioni. Mi pare che non ci sia nient’altro che questo, e non c’è nessuna scena originaria perché non c’è nessun avvio del linguaggio, il linguaggio è lì da sempre e quindi?

Intervento: la scena originaria era per dire come avviene che una persona è attratta in una certa direzione invece che altre

È continuamente attratta, è ciò che le consente di costruire proposizioni, qui rimane una questione perché il linguaggio in un discorso qualunque va cercarsi cose che costruiscano un sacco di proposizioni anziché accontentarsi di poche, ad esempio, però anche qui abbiamo in parte risposto, costruisce problemi, il problema è l’allora b abbiamo detto, quindi si trova di fronte a problemi da risolvere, la soluzione di questo problema può essere semplice e non è detto che un problema che abbia la soluzione più difficile sia meglio di uno che ne abbia una semplice, incontra continuamente delle apodosi da sistemare e quindi è il sistema, i modi che ha a disposizione. Perché il sistema inferenziale ha anche questa particolarità, è la condizione per pensare qualunque cosa e anche la condizione per costruire qualunque cosa ed è il cosiddetto problema se A allora B, può essere un problema lo stabilire la A iniziale, può essere un problema, stabilita la A iniziale, trovare la B, però in effetti c’è solo questo che funziona. Da ciò che abbiamo detto appare che non ci sia nessuna rimozione, e neanche la resistenza nei termini in cui la pone la psicanalisi di Freud, rimane il problema dato l’antecedente trovare il conseguente, l’apodosi di una protasi.

Intervento: Lacan diceva non si dice tutto…

Questa è una fesseria, come lo so che non sto dicendo tutto? È perché so che cos’è il tutto? Ma se lo so allora c’è già. Cosa non ha accesso, e perché si pone come problema? Come dicevamo prima, lo stare male, soffrire è esattamente la stessa cosa, nessuna differenza. Sì è ancora così un po’ vago però in effetti non c’è altra via, è l’unica praticabile cioè questa struttura semplicissima se A allora B, il linguaggio funziona a questa maniera e la B ogni volta deve essere coerente con la A cioè con le proposizioni che ha già affermate, non serve nient’altro, proposizioni che ha già affermato e che a loro volta sono risultate coerenti con le precedenti è ciò che comunemente si chiama il vero o la realtà, così funziona…

Intervento: avevamo detto che in questo caso non c’era la verifica di autocontraddittorietà

Avevo già spiegato prima, la verifica, cioè il linguaggio funziona anche perché una volta che un elemento è affermato è un elemento linguistico, e il linguaggio non può negarlo perché da quel momento esiste, questa è la verifica che fa, una volta che ha affermato una proposizione non può negarla, un elemento qualunque non può negarlo salvo rilevare che è contraddittorio allora in questo caso viene eliminato, se no, no, contraddice le premesse, perché allora è come dire questa cosa esiste ma non esiste e questo non lo può fare…

Intervento: uno dice “ieri non sono andato a Milano” poi va avanti il discorso e si trova ad affermare “ a Milano c’erano…

Sì, a questo punto il linguaggio lo costringe a scegliere una delle due o sei andato oppure non sei andato, non può affermare una cosa e il suo contrario, solo una delle due è vera…

Intervento: il discorso può andare avanti solo in una direzione se si ricorda di aver detto che non era andato a Milano, se non si ricorda

Rientriamo nel discorso di prima sì questo è un altro elemento importante, una volta che la proposizione è detta esiste da quel momento ed è vera, a meno che il discorso rilevi una contraddizione, la contraddittorietà con l’elemento precedente, e allora delle due una sola è vera, non può porle entrambe, non può affermare che una cosa esiste e non esiste simultaneamente, se potesse affermarlo allora cesserebbe di funzionare: tutto sarebbe vero e falso simultaneamente e non avrebbe nessuna direzione, si arresterebbe e questo non avviene…

Intervento: è facile rilevare la contraddizione in certi casi

Un momento, questa è una questione importante, contraddizione c’è ma rispetto a che cosa? Perché se le altre cose che so, anche le più sgangherate, non contraddicono ciò che sto affermando non c’è nessuna contraddizione, è chiaro che la contraddizione può sempre essere rilevata se e soltanto se si va a cercare il fondamento di ciò che io so e allora sì, ma il discorso comune non lo fa, non gliene importa assolutamente niente di compiere questa operazione, semplicemente “io so queste cose, questa cosa che ho acquisita contraddice le cose che so? No. Allora è vera”. Ameno che si faccia il lavoro che abbiamo fatto noi, cioè cercare il fondamento cioè la verità assoluta per così dire che non dipenda dalle mie opinioni precedenti, e allora è un altro discorso certo. Al discorso comune non gliene importa assolutamente niente, crede alcune cose e se questa nuova cosa che viene a sapere non contraddice le sue supposizioni, le sue credenze, allora è vera, occorre che non sia contraddittoria non con tutte le cose che so ma con quelle che sono a mia disposizione in questo momento…

Intervento: se indago sulla verità che si è posta questo passaggio non è autocontraddittorio?

No, non necessariamente, il problema se lo sono posti anche i teologi “io so che dio esiste perché ci credo per tanti motivi, però in più posso anche rifletterci e chiedermi se esiste veramente per trovare dei buoni motivi” non necessariamente è contraddittorio, può diventarlo. So che queste cose possono apparire dispersive e squinternate però lungo la nostra ricerca accade anche questo a volte, e poi come è sempre accaduto hanno trovato una precisazione…

Intervento: ci si chiede come una persona impara a parlare e non ci si chiede come impara a giocare a scacchi

Istruzioni che il linguaggio fornisce continuamente, è la stessa cosa, esattamente la stessa cosa, sì certo, mostra delle mosse consentite e altre vietate, sono istruzioni, input. Costruire una psicanalisi, allora sappiamo a questo punto che della rimozione non possiamo farcene niente e niente della scena originaria…

Intervento: la scena originaria non viene dall’idea che le cose a un certo punto debbano cominciare?

Esatto, è questa la fantasia, ma è il linguaggio che costringe a pensare così perché se c’è un B allora c’è una A da cui procede…

Intervento: qualunque punto di partenza è già l’apodosi…è la conclusione di un’altra inferenza e quindi sta a me decidere che quello è il punto di partenza, e deve tener conto che quello è qualcosa che è inferito… noi diciamo, per esempio rispetto alla fondatezza, noi diciamo che la cosa si risolve per via di una questione estetica… la domanda che mi sono posto è perché non accogliere questa idea di piacere… se è la “realtà” che deve decidere ciò che ad un certo punto deve essere per quale motivo devo negare questo?

È la questione della responsabilità…

Intervento: però si torna nell’altra questione ché la responsabilità comporta una sorta di solitudine perché mi trovo da solo con quello che sto dicendo… perché il piacere non è accolto? Devo giustificare il piacere e quindi eliminarlo.

Questa è una bella questione…

Intervento: il fatto che sia un piacere è qualche cosa che io devo negare

Ci rifletta bene, Sandro in modo da darci la risposta mercoledì prossimo. Va bene, ci vediamo domani.