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16-12-2003

 

La felicità

 

Deve provare a costruire non una conferenza ma la sua struttura. Intanto, per fare una cosa del genere, le serve una captatio benevolentiæ iniziale? Prendiamo una parte della divisione classica, se occorre una captatio benevolentiæ, poi una argumentatio, le argomentazioni che vuole svolgere, confirmatio,la conferma di ciò che ha detto e la ripetizione se occorre, dopo di che la conclusione.

Intervento: la ricerca della felicità si risolve nell’obiettivo

Non sempre, non necessariamente…

Intervento: il discorso occidentale deve mantenere la possibilità dell’obiettivo

Sì, torniamo alla struttura della conferenza, ritiene che sia opportuna la captatio benevolentiæ, ingraziarsi l’uditorio oppure salterebbe questo passaggio in questa conferenza? Se deve ingraziarsi l’uditorio attraverso quali parole?

Intervento: …sarebbe già necessaria per partire per risolvere delle complicazioni

Non necessariamente potrebbe in questo caso la captatio vertere su questo, e cioè l’annunciare che ciò che si dirà andrà contro ciò che comunemente si pensa, questo potrà sicuramente sorprendere molti, ma le argomentazioni che seguiranno scioglieranno tutte le perplessità, per esempio, la captatio benevolentiæ serve a preparare l’uditorio ad ascoltare qualcosa che non è preparato ad ascoltare, e siccome ciò che diremo andrà contro ai luoghi comuni ecco che allora li si avverte: “guardate che…” questo è un modo, l’altro è quello di colpirli, chiaramente poi questo bisogna saperlo gestire perché non produca un rifiuto. La captatio benevolentiæ quindi in questo caso serve a preparare il pubblico dicendogli che ascolterà cose alle quali non è abituato, cose che non ha mai sentite, però queste cose che andremo a dire sono sostenute da forti argomentazioni e che quindi non deve spaventarsi più di tanto. Detto questo con quali argomenti sosterebbe, Sandro, la sua tesi?

Intervento: occorre utilizzare la tecnica del rovesciamento

Quale luogo comune intenderebbe rovesciare? Bisogna tenere conto che il rovesciamento deve essere una cosa ad effetto, se no non funziona, deve produrre uno sconcerto nell’uditorio, uno sconcerto misurato, calcolato e previsto, ad esempio potrebbe configurarsi in questo modo: “ciascuno di voi immagina che ciascuno cerchi la felicità, e che si amareggi quando non la trova, adesso vi dimostrerò che è esattamente il contrario, ché la persona si amareggia quando incontra la felicità, mentre gioisce quando non la trova, e adesso vi dirò perché. Di lì parte l’argumentatio, a lei Sandro la mossa…

Intervento: la felicità porta la noia

Sì però detta così…

Intervento:…

Ecco però dovrebbe fornire un’ossatura, un’intelaiatura dell’argomentazione, può, per esempio, imporre una definizione: “la felicità è questo” chiaramente, retoricamente questa definizione che dà, occorre sia costruita in modo tale da suscitare nessuna obiezione…

Intervento: la felicità sarebbe riuscire ad ottenere ciò che per la persona costituisce l’obiettivo, raggiunto questo obiettivo la persona si dichiara felice

Sì, lei darebbe questa definizione?

Intervento: sì…

Però devo continuamente riportarla sulla retta via, è partito con questa premessa, ha fornito una definizione di felicità “il raggiungimento di un obiettivo fortemente desiderato”, va bene, è una definizione che chiunque accoglierebbe, data questa definizione qual è il passo successivo? Come utilizzerà questa definizione nella sua argomentazione?

Intervento: a porsi una domanda che cosa accade al momento in cui questo obiettivo viene raggiunto… un primo momento di euforia per il raggiungimento dell’obiettivo

Forse, non è neanche sicuro, ma che succede quando la felicità è raggiunta? Tenete sempre conto del vostro obiettivo, perché lei vuole giungere a dire che in effetti la felicità non è ciò che gli umani cercano, dicono di cercarla ma quando la raggiungono fuggono, è questo che lei vuole dimostrare…

Intervento: come proseguire per la persona

Sì, però ha posto una questione che invece le dà un’occasione per inserire tantissime cose, dice a questo punto, come proseguire? La questione è che a quel punto, raggiunta la felicità, si è perso tutto un percorso che si è messo in atto per raggiungerla, percorso lungo il quale sono state fatte, dette una quantità enorme di cose, si sono prodotte tantissime emozioni e allora raggiunta questa felicità il problema è che ci si è abituati, adesso usiamo questi termini, ci si è abituati ad un certo lavoro per raggiungerla, questo lavoro ha dato l’occasione per un lavoro intellettuale notevolissimo e adesso tutto questo lavoro non c’è più, bisogna trovarne un altro, trovare un altro lavoro significa porsi un altro obiettivo…

Intervento: porre ciò che cercano gli umani, porlo proprio nei termini come facciamo noi

Sì certo, sarà indispensabile per lei se vorrà giungere alla sua conclusione…

Intervento: il lavoro degli umani è lavorare per poterla raggiungere

Sì però occorrono dei passaggi…

Intervento: sì, costruire giochi

A questo punto lungo la sua argomentazione potrebbero essere utili degli esempi, quali esempi? Esempi tratti dal lavoro, dalle relazioni amorose, uno che raggiunge un certo obiettivo sul lavoro ecco che a quel punto immediatamente è proiettato verso altro, cioè non è pago di ciò che ha raggiunto, deve fare subito qualche altra cosa che rilanci il gioco, ché se non fosse rilanciato il gioco, si spegnerebbe tutto quanto, esattamente come le relazioni amorose…

Intervento: questo gioco della felicità non è mai stato archiviato è sempre attuale anche se si gioca da tre mila anni…

Sì certo…

Intervento: come il gioco della verità

Intervento: utilizzare il termine felicità come lo usa Austin

Questo potrebbe essere una sorta di collegamento tra un discorso sul luogo comune e la struttura del linguaggio, poi altro esempio da utilizzare: “perché la felicità dura un attimo e la sofferenza va avanti all’infinito?” perché la felicità è una conclusione, chiude qualcosa, quindi per definizione è terminata, al momento in cui si dà è terminata, invece con la sofferenza può andare avanti tutta la vita senza problemi…

Intervento: anche se alla base della sofferenza c’è una conclusione?

È diversa la situazione, se soffro allora dovrò fare in modo di eliminare la sofferenza, è questo il lavoro che si innesca al momento in cui c’è la sofferenza, mentre se c’è la felicità uno non dice “adesso devo fare in modo di eliminare la felicità” anche se è quello che fa in realtà, però non se lo dice…

Intervento: cerca una felicità maggiore

Alza la posta in gioco, come in tutti i giochi, sì Sandro diceva?

Intervento:…

Quindi siamo all’argumentatio, c’è qualche altra argomentazione che vuole addurre a proprio vantaggio?

Intervento: come uscire da questo circolo vizioso?

Intervento: il rilancio del gioco, la felicità di Austin implica giocare all’infinito, di rilanciare continuamente il gioco, immaginare la felicità assoluta come quella che chiude il gioco, come la verità

La felicità assoluta è quella di cui parla Dante, arriva in paradiso, c’è dio, sta lì e guarda…

Intervento:…

Questo si può utilizzare in una conferenza, la felicità assoluta non è altro che la contemplazione della verità, certo sì, a questo punto abbiamo già degli argomenti intorno alla felicità, perché gli umani la cercano e perché quando la trovano la fuggono. Ora la parte successiva è la confirmatio, cioè confermare che quando raggiungono la felicità non la vogliono e ciò che vogliono non è la felicità, cioè quello che immaginano essere la felicità cioè il raggiungimento, la contemplazione di qualcosa, non è questo che vogliono, ma vogliono che sia rimessa in gioco, ci sia un rilancio cioè che qualcosa li costringa a continuare a dire, a fare, a pensare…

Intervento: perché invece la felicità viene cercata? La verità assoluta è vero che la rifiutano ma deve sempre rimanere questa felicità di pensarla perlomeno

Ecco, da dove viene questa idea così bislacca secondo lei? Eppure ha la risposta sotto il naso Sandro, come diceva lei giustamente prima, sono cose che abbiamo dette un miliardo di volte ma che nessuno ricorda mai, allora cosa? Beatrice risponda lei…

Intervento: dalle proposizioni vere che la persona costruisce e che cercano una conclusione

Sì, cose a fianco, a margine…

Intervento: che diano una direzione vera

Intervento: è la questione religiosa

E quindi si suppone che la felicità corrisponda al raggiungimento di un qualche cosa che è fuori dal linguaggio, certo, però se non lo dico io non c’è nessuno che lo dice. Questo è l’inganno che può agganciare alla nobile menzogna di Platone, l’idea che la felicità corrisponda a qualche cosa, un quid che è immaginato fuori dal linguaggio, se la si cerca lì non la si troverà mai…

Intervento: fin ora non si è mai posta la questione del linguaggio, il che come risposta del luogo comune non può

Certo che no…

Intervento: una risposta anche non in termini linguistici nel senso che la felicità assoluta quando è immaginata rappresentabile in un quid, poi si può anche non dire…

Un momento, non è che dobbiamo essere così timorosi nell’affrontare la questione del linguaggio, adesso la affrontiamo, è tempo di affrontarla. Teniamo sempre conto dell’obiettivo, il nostro obiettivo è quello che le persone comincino a essere interessate al discorso e che intendano che sta avvenendo qualcosa di importante, ma questo qualcosa di importante occorre che avvenga. E la cosa importante che deve avvenire è l’introduzione del discorso che stiamo facendo e quindi della priorità del linguaggio su qualunque cosa, e qui mostrare che se la felicità viene cercata lì dove non si troverà mai, tutta questa ricerca non ha nessun interesse, ma se si pone la felicità nel modo in cui non può non porsi, ecco che allora la si raggiunge, la si raggiunge ma questo raggiungimento non è più né deludente né è la fine di niente anzi, è un rilancio, è un rinvio, è l’occasione per fare ancora, per parlare ancora, per pensare ancora, e qui chiaramente interviene la confirmatio, cioè ha inserito un elemento, poi aldilà del fatto che lei abbia fatto una captatio benevolentiæ per iniziare oppure no, inserisce un elemento che rompe un po’ l’andamento generale della sua argomentazione e quindi merita una confirmatio, delle prove al fatto che sia così. Abbiamo introdotto questo elemento che è fondamentale: se si cerca qualche cosa che dia la felicità fuori dal discorso che faccio, fuori da me, dai miei pensieri, dal linguaggio in cui mi trovo non la troverò mai, ciò che troverò sarà sempre comunque deludente e non mi soddisferà mai e quindi a questo punto abbiamo introdotto la questione del linguaggio, la questione centrale che merita un’argomentazione a se stante, quanto meno per fare intendere alle persone ciò di cui stiamo parlando, riprendendo tutto ciò che abbiamo detto in precedenza “spiegandolo” tra virgolette attraverso la struttura del linguaggio…

Intervento: quindi ciascuno è in grado di raggiungere questa felicità laddove l’obiettivo è costruito dai suoi pensieri e a questo punto è assolutamente consapevole di ciò che per lui è la felicità, e di ciò che per lui è la condizione per poter giocare, è dai suoi pensieri che lui può trarre le condizioni della felicità

Qui può inserire altri elementi, per esempio un’apostrofe ai presenti, dicendo: “voi immaginate che qualunque sia l’obiettivo che vi siete prefissati, raggiungendo questo obiettivo sarete felici, no, ciò che troverete sarà la depressione, è matematico, come faccio a saperlo? Lo so perché ogni volta che avrete raggiunto, così come vi sarà capitato miliardi di volte di verificare, ogni volta che l’obiettivo è raggiunto non avrete più niente da fare, da pensare, da immaginare, se non trovate immediatamente qualche cosa che vi sposti da lì, cioè dalla vostra felicità, è la fine, è la morte. Una volta che immaginate di essere felici, ché avrete raggiunto l’obiettivo, se non trovate immediatamente qualche altra cosa nel giro di dieci minuti siete finiti”…

Intervento: ecco allora il discorso della parola…

Esattamente, esempi che si inseriscono all’interno della confirmatio di Sandro…

Intervento: la parola non termina, c’è sempre un rilancio, accogliere ciò che si presenta nel proprio discorso

E smetterla di rincorrere cose che non lo renderanno felice mai, glielo hanno fatto credere, perché tutto il sistema del discorso occidentale funziona così, con l’inganno, da Platone in poi, forse anche prima. La questione dell’inganno rispetto alla felicità può essere ben giocata: i paradisi artificiali, naturali…

Intervento: esempio della negatività “una bambina che non ha paura di niente

Occorre sempre pensare come utilizzare qualunque cosa per le vostre argomentazioni, come utilizzerebbe questo rispetto argomentazione della felicità?

Intervento: la paura è di perdere la promessa della felicità, la paura nella parte finale della conferenza

La conclusione deve dare speranza, io la lascerei come penultima, cioè la certezza che ciascuno può essere felice quando e come vuole. Ciascuno ha diritto ad essere felice, soddisfatto nel fare ciò che gli piace… sì grosso modo la struttura della conferenza, la traccia, poi l’ordito. Ci vediamo martedì, per martedì ciascuno pensi ad un titolo e faccia un lavoro schematico, la trama di una conferenza che intende fare. Dia un titolo e costruisca una trama, costruisca i passi tendendo conto dell’obiettivo che vuole raggiungere che è fondamentale e imprescindibile, ciò che si vuole dire alla fine.