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15-9-2001

 

Direi che quanto è accaduto in questi ultimi giorni sia emblematico (le stragi ad opera di terroristi negli Stati uniti) rispetto a ciò che abbiamo detto negli ultimi incontri, e cioè la necessità di credere. Da anni ci si chiedeva se questa necessità di credere in qualcosa fosse strutturale al linguaggio oppure no e giovedì scorso abbiamo risposto a questa domanda. Direi che ciò che si va configurando sul pianeta impone una ulteriore riflessione intorno alla struttura del discorso religioso, alla verità, in effetti il discorso religioso non è altro che quello che suppone di detenere una verità e questa verità sia fuori dal linguaggio. È chiaro che se uno ha una verità tutte le altre sono false e quindi, ecco, combattere per difenderla, così come si sta facendo. Pare che gli americani stiano preparando una grossa offensiva nei confronti del Medioriente e sarà una guerra di religione come annunciato, gli arabi chiamano satana gli americani e gli americani hanno detto che gli arabi sono il diavolo, meglio di così, quali migliori condizioni per una guerra santa? Ora però a noi interessa l’aspetto retorico in questo caso e cioè intendere retoricamente tutto ciò che abbiamo individuato la volta scorsa in termini logici, abbiamo detto che il linguaggio occorre che funzioni in un sistema inferenziale perché il tutto possa girare, il sistema inferenziale non è altro che se c’è un elemento allora questo è un elemento linguistico e se è un elemento linguistico allora ce n’è un altro, molto semplicemente. Retoricamente che cosa dire di tutto ciò? Perché ciò che abbiamo detto giovedì rende conto del perché per gli umani è così importante concludere qualche cosa, ora ci interessa intendere perché retoricamente sia fondamentale questo e cioè concludere quindi raggiungere la verità, cioè la ragione come preferite. La questione della verità è sempre in atto, non è una questione filosofica o linguistica o che altro è una questione pratica, di ogni giorno, di ogni momento, la questione della verità, chi ha ragione? Chi ha torto? La questione d ella verità retoricamente si costruisce in questo: se io ho la verità e Cesare sostiene un’altra cosa allora Cesare ha torto, e avete anche la misura di quanto sia potente una cosa del genere al punto di indurre qualcuno a sacrificare la propria vita che è generalmente considerato il bene supremo degli umani. Tre cose sono considerati beni importanti nella progressione: la vita, la libertà, il denaro; e in effetti sono le punizioni che vengono date a chi trasgredisce, la pena pecuniaria, il carcere, la morte. Ecco dunque questione molto potente l’avere ragione oppure torto, ma anche nelle conversazioni più banali, più stupide… se una persona sostiene una certa cosa e quell’altro dice che ha torto e in qualche modo sostiene la sua tesi, quello che viene confutato sta malissimo, è molto seccato da questa cosa, al punto in cui siamo, dobbiamo sapere perché esattamente chi viene confutato si secca da morire. E al contrario chi suppone di avere la verità si sente forte, si sente sicuro, dal momento che la questione sembra essere sempre questa, sempre la stessa, che si tratti di relazioni politiche, economiche, sentimentali e spicce, la questione è sempre questa, comunque, la questione della verità, dalla supposizione che il mio dio sia migliore del tuo dio o dalla domanda”è vero che mi ama oppure no” oppure “devo fare questa operazione per guadagnare oppure no” è vero o è falso? la questione è comunque sempre la stessa la questione della verità, ed è sorprendente che al fondo ci sia sempre questo la verità: ho ragione o torto? Faccio bene o faccio male? Pare che gli umani non abbiano altre questioni almeno di qualche rilievo, per esempio, nell’educare i figli: faccio bene a fare così o faccio male? Come dire è vero che così è bene o è vero che così è male? L’avere ragione dunque, avere ragione su qualcosa o avere ragione dell’altro, anche nel luogo comune si usa dire: ha avuto ragione di questo, o di qualcuno o di qualcosa, avere ragione è dire la verità o comunque muoversi in modo adeguato a questa, noi dobbiamo sapere perché è così importante, ce lo siamo chiesti molte volte ma a questo punto diventa imprescindibile rispondere in modo adeguato, soddisfacente, a una domanda del genere, Cesare perché ci tiene ad avere ragione del prossimo, che gliene cale? Che succede se ha torto? (ha torto se non ha concluso cioè se non ha trovato una argomentazione valida, teoricamente non si conclude) quindi sposta la questione su questo e cioè sul disagio che comporta una questione, una argomentazione, un qualunque accidente che non è concluso, non ha trovato una conclusione soddisfacente, sì. Sì questo è vero, in effetti un problema importante e irrisolto costituisce una sorta di disagio, mette in disagio al punto che qualunque altra cosa passa in secondo piano, finché questa (può risolversi soltanto con una vincita) perché dunque una questione sospesa, in sospeso se “ho torto” la questione rimane in sospeso perché ancora non ha trovato la verità, perché crea tanto disagio? Al punto che alcuni pur di evitare una questione del genere preferiscono morire, qualcuno ha qualche idea a questo riguardo? Non è una questione semplice ma è molto importante, una persona che si rivolge a voi, che fa una domanda di analisi che cosa chiede? Che qualcuno gli indichi la via con l’idea piuttosto diffusa che se ho la verità allora guarisco, la verità ha sempre un forte valore terapeutico (l’essere confutati comporta un grande disagio che non permette di fare altri giochi, c’è il blocco) sì una confutazione arresta il gioco, lo arresta in quanto la direzione che avevo preso non è più percorribile e quindi devo trovarne un’altra e quindi il gioco che facevo prima non può proseguire in quella direzione e quindi non posso più giocare in quel modo, non mi è più concesso e in effetti ciò che ci eravamo prefissati già qualche anno fa, costruire proposizioni tali da modificare il sistema operativo, per così dire, funzionavano in questo modo, esattamente in questo modo cioè impedire che possa continuare a giocarsi il gioco, per esempio del discorso religioso, a questo punto occorre virare da un’altra parte, cioè impedire confutando un certo discorso, impedire che questo possa continuare a farsi, quindi una confutazione impedisce di continuare a giocare quel gioco, quel gioco non è più praticabile…quindi si impedisce il gioco, sappiamo già ché l’abbiamo stabilito con assoluta certezza che gli umani non possono non giocare e quindi si impedisce qualcosa che comunque devono fare, non possono non farlo, e forse questo rende conto del fastidio immenso che prova una persona che viene confutata perché non può non giocare e allo stesso tempo è come se non potesse neanche giocare, da qui il panico in alcuni casi. Prendete il fondamentalista islamico e provate a confutare l’esistenza di Allah ora qual è l’effetto oltre che il trovarvi con la gola tagliata? Perché non è facile persuaderlo che Allah è una stupidaggine? perché questo gli dà la garanzia come per qualunque religioso che da quella via potrà sempre giocare, il gioco non si fermerà, non si fermerà anche dopo quello che è considerato generalmente come l’arresto di ogni gioco cioè la morte, e questa verrà generata da qualunque religione cioè inventare la vita dopo la morte, il colpo di genio ché in effetti chiunque è indotto a sperare una cosa del genere per potere continuare a giocare e quindi direi che occorrerebbe muoversi in questa direzione e cioè la confutazione del trovarsi di fronte a una argomentazione che rende falso il proprio discorso quindi ciò che io credo è avvertito come qualcosa che impedisce di continuare a giocare ma al tempo stesso l’umano non può cessare di farlo, non può cessare di giocare da qui il marasma. Quindi due cose ci importano in questo momento o comunque sono direttrici di ricerca: la verità come ciò che è a fondamento di qualunque cosa nel pensiero degli umani, come dicevo prima in qualunque circostanza lo sfondo è questo, la ricerca della verità e quindi nulla a che fare con le questioni filosofiche antiche, sì certo…è una questione che incontrate nel quotidiano in qualunque circostanza e in qualunque luogo e di qualunque cosa parliate e poi quest’altra del gioco. Come si connettono queste due cose? La più parte l’abbiamo detto se ho la verità so in quale direzione devo giocare, quindi so che potrò continuare a giocare, se perdo la verità non so più in quale direzione devo andare e quindi non so più qual è la direzione per continuare a giocare e al tempo stesso però non posso non farlo, ci sarà molto da lavorare intorno a questo ma qui c’è qualche cosa di fondamentale in tutta l’esistenza degli umani. Che cosa state pensando così a caldo? (…) sì la confutazione impedisce di proseguire in quella direzione, e mettiamo che se io conosco solo quella è un problema, come se Corso Francia fosse l’unico accesso per venire qui… se bloccano Corso Francia è un disastro… (…) (pensavo a quello che è accaduto è come se fossero state modificate le regole di un gioco) sì anche se questo era noto anche la guerra così come era fatta l’ultima la seconda guerra mondiale (…) su scala planetaria sì, su scala regionale no, per esempio pensi in Irlanda o nei Paesi Baschi lì vivono nel terrorismo da secoli e queste cose sono all’ordine del giorno (…) sì la struttura è quella che vi ho descritto un sacco di volte, il terrorismo è basato su questo colpire le persone inermi, se qualcuno andasse in giro oggi a sparare ai passanti, immediatamente dopo ci sarebbe una specie di clima militare, per forza una situazione del genere autorizza qualunque tipo di repressione (…) i terroristi certo non sono l’esercito, non possono combattere contro l’esercito (…) la guerra santa a colpire il demonio certo a colpirlo in ciò che ha di più caro, i bambini per esempio, per questo motivo gli irlandesi hanno fatto saltare per aria una scuola… chiaramente i terroristi non possono colpire una organizzazione militare, così come gli arabi non potevano gettare un aereo sopra una portaerei, non ci sarebbe mai arrivato, mentre sui grattacieli sì, (…) no bisogna colpire i civili, i bambini soprattutto… (…) sì, la verità è una questione pratica e invece si immagina che la questione della verità sia una cosa per filosofi vecchi (parlando di guerra di religione si immagina o meglio si punta il dito contro un’altra religione, però non si sottolinea mai ciò che sta funzionando, ciò che sta funzionando rispetto al proprio discorso) e in effetti in questi giorni andavo con il pensiero a quel testo molto interessante di Weber “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” lì Weber è molto chiaro, molto lineare come in effetti la religione protestante implichi il capitalismo, l’imperialismo il cosiddetto imperialismo americano non è altro che la loro forma di religione, né più né meno e questo Weber l’aveva inteso perfettamente, quindi è di fatto una religione contro un’altra, non sono interessi economici, anche certamente, però gli interessi economici seguono al fatto che nel protestantesimo chi più fa denaro più è potente e più è caro a dio, questa è la questione detta in termini molto spicci e quindi è di fatto una questione religiosa, l’imperialismo è una religione, né più né meno così come il comunismo… (se io ritengo che il capitalismo è il sistema di vita migliore al mondo allora a questo punto non è più una religione… mentre invece nell’altra religione c’è un tratto ideale, cioè ciò che crede, che si distanzia da ciò che invece il capitalismo rappresenta, non è intesa come guerra di religione ma una guerra contro una religione, perché l’occidente non ritiene di essere una religione) sì leggetelo questo saggio di Max Weber (…) e in effetti è inevitabile perché se la ragione è quella vera rappresenta la realtà evidentemente, perché la realtà è la verità delle cose, questo nel luogo comune si è sempre pensato così, una cosa vera è reale (…) (io non credo che gli Stati Uniti siano un paese cattolico) no protestante, è molto diverso, infatti il capitalismo, l’imperialismo è un prodotto del protestantesimo e non del cattolicesimo, sono concezione diverse (…) poi è chiaro che differenti religioni producono effetti diversi, per esempio (il cattolicesimo ha prodotto la retorica del perdono…) il povero diseredato per il protestantesimo è un maledetto da dio (…) (eravamo partiti dalla stizza nei confronti di chi ha ragione… di sicuro il protestante si stizza) sì anche i cattolici se si mettono in gioco dei valori cristiani, fa male… in effetti questa è una questione che si tratta di valutare se è sempre così, se è necessariamente è così, cioè se dove c’è una credenza, qualunque essa sia cioè c’è un’idea di verità se questa viene messa in discussione, si crea un disorientamento in quanto la verità costituisce un orientamento, molto preciso, tolta la verità c’è il disorientamento manca il riferimento. Sì (…) sì, sì le ipotesi che si possono fare sono un certo numero però rimane comunque il discorso che stiamo facendo e cioè che a fondamento di tutto ciò in ogni caso rimane la questione della verità, comunque sia perciò un modo di pensare che va difeso perché come diceva giustamente Sandro se la mia religione è quella vera rappresenta la realtà delle cose, c’è poco da fare, anche per il cristiano se Beatrice è figlia di dio è la realtà delle cose non è una religione è la realtà… c’è da sempre questa sovrapposizione tra la verità e la realtà, non possono essere scollate, sono la stessa cosa. Lavorare su questo la questione della verità e il gioco, che sono poi due facce della stessa questione, come mettendo in discussione o immaginando che possa essere messa in discussione la verità che io immagino di avere, che ne sia molto allarmato, se pensate anche gli islamici, perché ce l’hanno con gli americani? Perché minano la loro religione, con la loro Coca Cola, con altre cosette minacciano il loro integralismo, minacciano la loro religione, il loro credo, è una verità minacciata è sempre la stessa storia… da che mondo e mondo! Bisogna vedere se anche nella cosiddetta nevrosi funziona esattamente la stessa cosa, ci sono buone probabilità, credete che il cosiddetto nevrotico pensi in modo diverso da come pensa uno stato rispetto a se stesso? (…) la questione della verità è una questione che dobbiamo elaborare molto bene anche perché dicevo è altissima l’eventualità che una persona che inizia un’analisi abbia un problema del genere, la questione della verità anche se non passa in questo modo, però sembra una cosa molto più invasiva di quanto potesse apparire… bisogna lavorare perché siamo prossimi a qualcosa che potrebbe costituire una specie di nocciolo degli umani, di come sono fatti, vediamo per giovedì prossimo di rispondere non definitivo ma di porre le cose in termini molto precisi.