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8-7-2009

 

Il metodo scientifico, il metodo psicanalitico, cos’è che li distingue Eleonora?

Intervento: il metodo scientifico si basa sull’osservazione … il metodo della psicanalisi si basa sull’ascolto … la questione della verifica nell’ascolto psicanalitico … verifica ciò che viene accettato come vero …

Il problema è quello del criterio, qualunque metodo scientifico utilizza ovviamente un criterio, ma questo criterio è necessario oppure non lo è? Questa è una delle grosse questioni che molti filosofi della scienza si sono posti, per esempio se si prende come criterio base l’osservazione come spesso avviene naturalmente viene da domandarsi perché si utilizza questo criterio anziché qualunque altro, certo gli umani hanno questa prerogativa, cioè hanno un orientamento prevalentemente visivo, cioè si orientano con gli occhi guardano, vedono ostacoli etc. mentre i cani hanno un orientamento olfattivo e così via, e questo chiaramente ha dato una priorità all’osservazione, però il fatto di porre comunque come criterio l’osservazione rimane una decisione arbitraria, ché non è necessario che uno ponga l’osservazione nonostante sia più praticata per tradizione, per comodità, per tante cose, rimane il fatto che non è necessaria …

Intervento: pensavo riguardo alle prossime conferenze, pensavo di mostrare una teoria e subito dopo confutarla … un esercizio …

Potrebbe anche essere interessante, occorre che sia fatta bene però, è da prendere in considerazione fare come facevano i sofisti, dimostrare con argomentazioni apparentemente irrefutabili la verità di una cosa e poi dimostrare con argomentazioni altrettanto irrefutabili esattamente il contrario.

Intervento: l’altra volta in qualche modo abbiamo confutato la legge di gravità …

Sì, abbiamo chiesto a Eleonora di confutare la legge di gravità, è possibile modificando le premesse da cui si parte e non accogliendo le regole su cui si basa, visto che non sono regole necessarie è possibile non accoglierle. Ma a quali condizioni la legge di gravità è vera? Se si accolgono l’osservazione e il calcolo numerico è possibile dimostrare che l’osservazione è vera? Si potrebbe anche dire che se prendi un sasso e lo lasci andare tutti quanti possono osservare la stessa cosa e cioè che il sasso cade e questa è l’obiezione che sicuramente ti verrebbe fatta in qualsiasi parte del mondo: se uno prende un sasso e lo lascia cadere per terra questo cade e non resta sospeso nell’aria né va all’insù né ai lati ma casca perpendicolare alla superficie terrestre, sempre e comunque …

Intervento: è proprio uno dei caratteri della scientificità …

Infatti, quindi che dire a questo riguardo Eleonora? Ci siamo chiesti se è dimostrabile, se è provabile questo criterio dell’osservazione …

Intervento: il comportamento del corpo fa già parte della struttura psichica della persona, l’ha imparato, lo sa …

Questa è una sottigliezza che pochi sarebbero disposti a seguire, ma rimane il fatto che l’osservazione per poterla dimostrare deve esibire un criterio di verità e non può esibire nessun altro criterio se non se stessa e questo inficia ogni dimostrazione, per cui l’osservazione non può dimostrare di sé di essere vera se non muovendo da una petizione di principio cioè per verificare l’osservazione devo osservare quindi devo avere già dato come vero ciò stesso che deve ancora esserlo. E il calcolo numerico? Neanche l’aritmetica è fondabile, non avendo nessuna possibilità di avere un fondamento vero come fa a essere vera una cosa del genere? Il che non significa che non sia praticabile naturalmente, anche il tre sette è praticabile non per questo uno lo pone a fondamento dell’universo; dunque i due criteri su cui si fonda l’osservazione non sono provabili essere veri e cosa segue a questo? Che l’osservazione è arbitraria, è un gioco al pari di qualunque altro che può essere giocato ovviamente, anche quando una persona mette i piedi sulla bilancia e si pesa sta facendo quel gioco, e quindi Eleonora qual è il criterio invece che sfugge a questa obiezione?

Intervento: è quello del linguaggio …

Perché sfugge a questa obiezione? Devi dimostrare perché il linguaggio è l’unico criterio necessario …

Intervento: i tre principi identità, non contraddizione e terzo escluso …

Bastano questi a renderlo necessario? La questione è importante perché se si riesce effettivamente a dimostrare che il linguaggio di fatto è l’unica cosa necessaria …

Intervento: è quello che fornisce gli elementi, è quello fornisce il criterio …

Sì, qualunque criterio di verità è costruito dal linguaggio, ma si io invece ti dicessi che la realtà esiste lo stesso indipendentemente dal linguaggio? Che cosa diresti a questo punto?

Intervento: è vero rispetto alle leggi dell’osservazione per esempio ma è falso rispetto al funzionamento del linguaggio Questa non è un’argomentazione molto forte, pone due criteri in antagonismo tra loro …

Intervento: penso che si punterebbe sull’arbitrarietà di ciò che si vede come realtà …

Hai già risposto in realtà. Se io obiettassi che la realtà esiste comunque tu dovresti chiedermi a questo punto “come lo sai?” e io sarei costretto a rispondere “perché lo vedo” e quindi devo fondarmi sui sensi, sul consenso comune e cioè dovrei ricorrere a questi due criteri, i sensi e il senso comune e a questo punto per te dovrebbe essere abbastanza facile mettermi alle strette …

Intervento: …

Ti sto dicendo che non è così, che la realtà esiste indipendentemente dall’esistenza del linguaggio, che il linguaggio è qualcosa che è avvenuto dopo l’esistenza delle cose e che anzi dipende dall’esistenza delle cose, per esempio degli umani che parlano, se non esistessero gli umani che parlano non esisterebbe neanche il linguaggio …

Intervento: il fatto che il linguaggio sia venuto dopo, ma come è avvenuto?

Questo non ci riguarda per il momento, però senza l’umano, senza un supporto non esisterebbe neanche il linguaggio.

Intervento: ma sono tutti concetti quindi una costruzione linguistica …

Sì e no, per esempio l’esistenza della realtà come io sto dicendo non procede dal linguaggio e il linguaggio mi serve soltanto per descriverla, per accorgermi della sua esistenza anche, posso anche accogliere questo che senza linguaggio non mi accorgerei dell’esistenza della realtà, il linguaggio è lo strumento che mi permette di accorgermi del mondo circostante …

Intervento: anche il concetto di esistenza è un concetto costruito …

Come lo sai? Ma mettiamo pure che sia costruito, ma è costruito perché c’è qualche cosa che esiste e allora io chiamo questa cosa esistenza, adesso come la mettiamo? Devi rispondere subito in quattro e quattr’otto schiantare ogni obiezione e indurre al silenzio chiunque. Parti sempre dal criterio fondamentale: qualche cosa è dimostrabile? Tieni conto che chiunque affermi qualche cosa ponendola come un universale, perché affermi qualche cosa di vero occorre che ciò che sta affermando sia dimostrabile e torniamo da capo: è dimostrabile l’esistenza di qualche cosa?

Intervento: per dimostrare qualcosa occorre che sia osservabile e l’osservazione non è dimostrabile

Esatto, e questo invalida tutte queste obiezioni che io ti ho fatte, sono invalidate da ciò che dicevo prima e cioè l’osservazione che io naturalmente pongo come criterio fondamentale a questo punto e può essere facilmente inficiata da un’argomentazione come quella che abbiamo fatta prima, e cioè che l’osservazione è un criterio indimostrabile e quindi non possiamo stabilire che sia vero e di conseguenza non è vero tutto ciò che affermo ma arbitrario, vale a dire che il fatto che le cose esistano comunque è una affermazione arbitraria, piace pensare così, ma in realtà non c’è nessun modo di provarlo con certezza e bell’e fatto …

Intervento: quindi la dimostrabilità si basa sempre sulla verifica?

Sì, tu considera sempre quali sono le premesse su cui si regge una prova, una dimostrazione, un’argomentazione, qualunque cosa, su che cosa si fonda? Sull’osservazione? L’osservazione non può essere dimostrata quindi qualunque cosa proceda dall’osservazione è arbitraria, può piacere o non piacere, questo è un altro discorso, ma non può essere affermata con certezza e neanche la matematica, il calcolo, grazie al nostro amico Kurt Gödel, e quindi tutte queste obiezioni in realtà sono riconducibili a considerazioni estetiche, cioè a me piace pensare che la realtà esista al di fuori del linguaggio, molti lo pensano ma non per questo lo possono provare e che cos’è un’affermazione che in nessun modo può essere provata? È un’opinione. Lei cosa opina per esempio? Opina che il linguaggio sia necessario o che la realtà sia preesistente?

Intervento: necessario …

Necessario, e cosa abbiamo definito come necessario?

Intervento: ciò che è e non può non essere perché se non fosse non sarebbe né quella cosa né nessun’altra cosa …

Bene, questa è una bella definizione che mette al riparo da qualunque obiezione, e il linguaggio è l’unica cosa che risponde a questo requisito perché se non fosse allora non sarebbe né questo né nessuna altra cosa, in questo senso e in questa accezione lo indichiamo come necessario …

Intervento: ma necessario è intrinseco al linguaggio o è un concetto creato dal linguaggio? Tutte due in un certo senso

Potresti fare queste considerazioni in assenza di linguaggio?

Intervento: no ..l.

Allora chiamiamo questo necessario, perché tu non potresti fare nulla in assenza di linguaggio, neanche accorgerti di esistere quindi l’esistenza stessa cessa di avere interesse. È necessario ciò che in nessun modo potrebbe non essere perché se non fosse, appunto, non ci sarebbe neanche questa considerazione, questo lo chiamo necessario, arbitrario tutto il resto, non è casuale che ci siamo così a lungo soffermati sul linguaggio, sulla sua struttura. Per esempio è vero che due assi battono due jack al gioco del poker? È vero o è necessario? È vero, ma non è necessario perché basta cambiare le regole e cambia solo il gioco del poker, mentre con il linguaggio no, se cambi le regole, cioè quelle cose che servono a farlo funzionare allora il linguaggio cessa di esistere, cessa di funzionare e di conseguenza scompare tutto perché non puoi più pensare, per questo abbiamo detto spesso che non c’è uscita dal linguaggio, basterebbe modificare uno degli elementi che lo fanno funzionare. Se attribuisco per esempio alla parola “formazione” qualunque significato compaia per esempio in un dizionario, se qualunque parola significa simultaneamente tutte le altre, che succede?

Intervento: quindi non è che basta cambiare uno dei principi, è che cambiato quello non c’è più niente …

Esatto, per questo lo chiamiamo principio, per questo diciamo che sono necessari, e quindi per tornare al metodo psicanalitico da cui sei partita, il criterio è quello di mostrare che soltanto l’esistenza di ciò che consente di parlare e quindi di stabilire cosa è necessario, di stabilire il necessario stesso è necessario, il resto è arbitrario. Se una persona avesse l’opportunità di accorgersi che le cose che per esempio la fanno stare male non sono necessarie ma totalmente arbitrarie e quindi costruite dal suo discorso allora avrebbe l’opportunità di cessare di stare male …

Intervento: ma è più facile dimostrare l’arbitrarietà di quello che provo che di quello che vedo …

Intanto incominciamo a dimostrare l’arbitrarietà di quello che provo, se è arbitrario, se sa che non è proprio così come pensa che le cose siano avviene quel fenomeno che abbiamo descritto in tante occasioni: per esempio se qualcuno mi dicesse che mi hanno rubato la macchina, io mi preoccuperei se invece poi uscendo verificassi che la macchina è lì fuori ecco che mi tranquillizzo, come avviene questo fenomeno? Perché so a quel punto che le cose non stanno come pensavo che fossero e quindi non ho più motivo di preoccuparmi, la struttura è esattamente la stessa, il procedimento è un po’ più complesso ma la struttura è esattamente la stessa, in fondo uno psicanalista non è che faccia molto di più di questo, anche se non è semplicissimo farlo, cioè fare in modo che la persona possa accorgersi che alcune cose in cui crede fortissimamente in realtà sono assolutamente arbitrarie. Ma se ci crede ha dei buoni motivi per farlo, si tratta di vedere quali sono questi motivi, accorgersi appunto che non sono necessari ma arbitrari e portando la cosa alle estreme conseguenze si arriva al punto in cui, come dicevamo qualche volta fa, la persona non è più coinvolta dal proprio discorso, sai cosa significa questo? Non essere coinvolti dal proprio discorso significa essere nelle condizioni di considerare qualunque pensiero, qualunque affermazione, qualunque cosa passi per la testa esattamente così come si considera un testo, e cioè la si interroga tranquillamente senza nessun problema, come se non appartenesse, in effetti in un certo senso non appartiene più, questo significa non essere coinvolti dal proprio discorso, che non significa necessariamente la totale indifferenza, non necessariamente, ma una totale, assoluta e irreversibile consapevolezza quindi responsabilità nei confronti di ciò che si afferma e di ciò che si pensa. È questa la libertà assoluta di cui parliamo talvolta, libertà assoluta dai propri pensieri che non costringono più in nessun modo …

Intervento: noi diciamo che il linguaggio è quel sistema operativo che fornisce le istruzioni per costruire delle proposizioni …

Non è che fornisce le istruzioni, è quelle istruzioni …

Intervento: è quelle istruzioni certo … mi ha fatto pensare Eleonora quando si parlava della legge di gravità che è acquisito dalla persona il fatto che la pietra cade, fa parte della struttura di pensiero, fa parte degli elementi che ha acquisito nel corso della sua vita, per esempio il bambino di due anni non ha queste acquisizioni quindi non sono elementi che fanno parte del suo discorso …

Però direbbe l’obiettore che cade lo stesso, infatti ne è cascato uno dal quinto piano …

Intervento: certo, è qualcosa che non funziona ancora nel suo pensiero … allora riprendendo la questione delle istruzioni, ciò di cui è fatto il linguaggio, che hanno la possibilità di porre la questione, di porre degli elementi e di decodificare questi elementi – sarebbe meglio dire riconoscere questi elementi – nel senso che le istruzioni che hanno i parlanti …

Decodificare? Chi li ha codificati?

Intervento: nel senso che il linguaggio man mano acquisisce elementi, i discorsi man mano vengono implementati poniamo la questione di Turing, implementati da tutte le informazioni cioè da tutte le verità che il linguaggio costruisce, le istruzioni, prima parlavo di decodificazione cioè per intendere che le istruzioni man mano sono istruzioni per altre istruzioni …

Quelle sono già presenti se no sarebbe impossibile apprendere qualunque cosa. Occorre distinguere fra istruzioni e informazioni …

Intervento: l’informazione diventa parte di una futura istruzione …

Le istruzioni di base sono quelle che consentono di acquisire informazioni …

Intervento: va bene però implementandosi il discorso man mano di nuove verità, di nuove storie portano ad “osservare” per esempio, il linguaggio porta l’osservazione che è fatta di istruzioni alla stregua di qualsiasi cosa, la persona che vede una certa cosa in effetti sta lavorando con il suo discorso per via di queste istruzioni …

Il suo discorso esegue un programma, né più né meno …

Intervento: esatto che è dato da queste istruzioni perché il vedente, che è il parlante poi tutto sommato, perché se non parlasse non potrebbe vedere, come dire? io continuo a parlare di decodifica le istruzioni servono alle istruzioni per proseguire il discorso infinito che è il programma del discorso occidentale per cui gli umani vedono perché parlano perché continuamente questa struttura ciò che chiamiamo linguaggio funziona per cui vedono e allora possono osservare, ma possono osservare in base alle istruzioni che fanno funzionare il linguaggio … mi interessava la questione delle istruzioni proprio lì dove viene

Per giocare qualunque gioco occorrono delle istruzioni occorrono delle regole …

Intervento: che sono le stesse regole che i programmatori immettono in un computer perché avvenga un certo programma per cui in quel programma il programmatore può costruire. Mi interessava la questione delle istruzioni che man mano costruiscono un programma … le istruzioni del programma si implementano continuamente per cui il bambino crescendo viene ad osservare e quindi a giudicare che è pericoloso sporgersi dalla finestra prima non lo poteva fare perché il suo discorso …in questo caso il programmatore è il linguaggio …

Si occorrono delle istruzioni per fare funzionare il sistema, occorrono delle regole per potere costruire dei giochi e qualunque gioco necessita di una regola, cioè alcune mosse sono consentite e altre no, qualunque gioco funziona così, però perché queste istruzioni, questi giochi possano essere costruiti occorrono delle istruzioni di base che sono quelle che appunto un elemento sia distinguibile da ciascun altro, occorre che sia differente da sé e dal prossimo se no non funziona niente …

Intervento: possono costruire un programma in cui ci sia l’osservazione come criterio di base e questo avviene nel programma in cui ci troviamo per cui le persone sono delle entità avulse da una struttura linguistica però se consideriamo il linguaggio come ciò che è necessario perché esista tutto questo marchingegno, il vedente non può in qualche modo, a meno che non sia fuori di testa, non può non vedere che la pietra cade e questo è dovuto a queste istruzioni che il linguaggio fornisce …

Certo basta fornire le istruzioni e la macchina pensa, è possibile costruire una macchina che pensi come te Eleonora? Sì è possibile tecnicamente costruire una macchina pensante, basta fornire tutte le istruzioni e consentire a questa macchina, come avviene nell’umano, di acquisire ininterrottamente informazioni, perché si pensa generalmente “la macchina non potrà mai pensare come me, la macchina è la macchina” però la macchina ha ricevuto pochissime istruzioni, non l’hanno mandata in giro fin dai primi mesi in mezzo al mondo ad acquisire informazioni ininterrottamente così come avviene per gli umani, ma se lo si facesse le acquisirebbe e anche più rapidamente perché è più veloce ad acquisire informazioni …

Intervento: in fondo l’osservazione è fatta di comandi cioè porte che si aprono e porte che si chiudono …

Va bene, ci vedremo mercoledì prossimo, magari parlate voi e incominciate ad affermare e confutare, l’abbiamo già fatto tempo fa ma possiamo riprenderlo perché può essere utile. Occorre essere almeno dei sofisti: sapere provare e dimostrare qualunque cosa a piacimento.