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8-4-2009

 

Eleonora, ti pongo una domanda alla quale risponderai in modo preciso, teorico, articolato: perché gli umani parlano? Hai mai trovato questa domanda, tenendo conto di tutti gli studi che hai fatti fino adesso per esempio leggendo filosofi, linguisti, semiotici, filosofi del linguaggio, logici, hai mai trovato nessuno che si fosse mai posta questa domanda “perché gli umani parlano”? Nessuno si è mai posta questa domanda, lo faremo noi. Dunque perché lo fanno? Naturalmente qualcuno potrebbe subito dirti per comunicare, per esempio, di fronte alla quale cosa tu ribatteresti che questo sposta soltanto la questione sul perché dovrebbero comunicare, per esempio, quindi perché parlano? Cosa ti viene in mente così, perché fanno questo gli umani? Visto che lo fanno solo gli umani per altro, cosa diresti così d’acchito?

Intervento: per comunicare anche se per me non è solo questo …

E perché dovrebbero comunicare? Per trasmettere informazioni? Una delle cose che potrebbero dirti è questa: per trasmettere informazioni, per comunicare ad altri per esempio, direbbero gli ingenui più sprovveduti che abbondano sempre nelle conferenze, per trasmettere le loro emozioni, per comunicare le loro emozioni. Naturalmente questo sposta sul perché dovrebbero comunicare le loro emozioni, se nessuno si è mai posta questa domanda evidentemente è data come acquisito, un po’ come fanno i logici rispetto alla struttura del linguaggio, e cioè che è nella natura delle cose, risposta che però non è molto soddisfacente eppure quali potrebbero essere le risposte che una persona potrebbe fornire a questa domanda? Risposte banali, semplici, quali?

Intervento: per avere dei rapporti …

Una delle risposte più comuni potrebbe essere questa, che la parola serve a risolvere dei problemi, problemi che gli umani incontrano e quindi di conseguenza viene utilizzata per vivere meglio, una volta che il problema è tolto se il problema costituisce un ostacolo si vive meglio e a questa obiezione che cosa dovresti ribattere immediatamente Eleonora? Se non che i problemi gli umani è vero che qualche volta li risolvono ma il più delle volte li creano per poterli risolvere, per esempio, il gioco non è nient’altro che questo: trovare un problema, di vario genere e di varia difficoltà allo scopo di risolverlo e quindi affermare che parlano per risolvere i problemi sembra una contraddizione in termini visto che parlano per creare problemi e per risolverli qualche volta, anche per quello certo ma evidentemente non è l’unico motivo, anche perché il gioco è una delle attività principali per gli umani, il gioco in qualunque accezione lo si voglia intendere, dal gioco della seduzione al ruba mazzo, ai giochi di guerra che fanno al pentagono, sono sempre giochi. Dunque non è neanche per questo che gli umani parlano, cioè per risolvere i problemi, visto che passano buona parte del loro tempo a crearli e poi risolverli, quindi è come se avessero bisogno dei problemi. Perché si divertono in questo modo e quindi perché di nuovo si ripropone la domanda: perché parlano?

Intervento: non possono non farlo … sono costretti dalla struttura …

Sì ma dobbiamo inserire qualche passaggio in più se no il nostro interlocutore non capisce nulla, se noi diciamo che è la struttura del linguaggio che lo costringe è come dicessimo che sono gli elefanti dell’Asia che sono più grossi, vi pare un motivo? E allora dobbiamo trovare un’altra formulazione. Intervento: il linguaggio ha lo scopo di costruire proposizioni e quindi ha costruito degli “aggeggi” che funzionano parlando e che parlando costruiscono proposizioni questi aggeggi il linguaggio li ha chiamati umani …

Dunque dicevamo che non parlano per risolvere problemi, non parlano per trasmettere informazioni perché è un’attività che occupa la minima parte, all’occorrenza sì ma non è per questo che le persone parlano per lo più e allora forse c’è qualche cosa che li costringe a parlare, qualche cosa che di fatto li muove continuamente ad avere qualcosa da dire, come se fossero effettivamente costretti a parlare sempre e questo parlare abbiamo appena detto che non è finalizzato a qualche cosa se non in qualche circostanza, tutto sommato relativamente poche le circostanze in cui una persona parla per un motivo preciso, il più delle volte parla per raccontare, per dire, dicevamo prima del comunicare, parla per comunicare, perché vuole trasmettere le proprie emozioni alle persone, non sottovalutate questo aspetto, è uno degli aspetti che fanno muovere gli umani, uno dei più importanti, avere qualcuno, per esempio, con cui condividere delle emozioni, delle sensazioni, e questa è un’obiezione che moltissimi farebbero: si comunica per trasmettere emozioni. Ma perché avrebbero bisogno di trasmettere le proprie emozioni a qualcuno?

Intervento: per trovare la verifica e quindi la conferma di queste emozioni …

A questo punto si potrebbe porre la domanda perché qualcuno dovrebbe trasmettere le emozioni a qualcun altro? E qui dovremmo essere noi a fornire la risposta: tutto ciò che per la persona è importante è tale se altri lo confermano, per cui nel caso dell’amore questo è ritenuto da molti la cosa più importante e quindi comunicare per esempio il propri amore a qualcun altro diventa una manifestazione di qualche cosa che è importante. Verrebbe da chiedersi se questa operazione ha anche altri scopi, naturalmente ammesso che ne abbia, in ogni caso per il momento ci interessa questo: dire che è prioritario comunicare qualcosa di importante all’altro perché anche lui stabilisca che è importante e cioè appunto confermi l’importanza di ciò che io sto pensando, dicendo, facendo eccetera, se conferma che è importante accade una cosa notevole e cioè io sono confermato che qualche cosa nel mio discorso è come se venisse certificato dall’altro, quindi quello che penso è importante se per l’altro ciò che io penso è importante. Sappiamo che le conclusioni immediate sono “allora è vero” però per il momento atteniamoci al fatto che sia importante, l’altro dunque mi dice che quello che io penso è importante, se è importante quello che io penso sono importante anch’io di conseguenza …

Intervento:  però pensavo alla manipolazione del linguaggio …

Perché vuole manipolarlo? Ho inteso che questo è il suo obiettivo, ma perché dovrebbe volerlo manipolare, se non per fargli fare qualcosa che lei vuole che faccia, se no cosa lo manipola a fare? E perché vuole che l’altro faccia le cose che vuole lei? È una domanda, una buona domanda che merita una buona risposta …

Intervento: per soddisfare un gioco dialettico, per soddisfare … altrimenti non lo comunicherei …

Certo, quindi lei dice manipolare l’altra persona per ottenere dei vantaggi in qualche modo di qualunque tipo, possono essere sentimentali, economici, politici …

Intervento: diventa atto di cambiamento …

Sì, per esempio nell’esercito funziona così: una persona da ordini e un altro li esegue, l’obiettivo è sempre lo stesso: fare in modo che altri in base a ciò che io dico si muovano di conseguenza, in un modo o nell’altro. Ma rimane la questione: perché una persona deve volere modificare gli altri o qualcun altro e cioè fargli fare qualche cosa che lui vuole? Ci sono delle risposte che si possono dare a questa domanda e cioè primo: fare in modo che la persona adempia a una operazione che si vuole sia compiuta, secondo, modificare il pensiero di quella persona in modo che pensi le stesse cose che penso io, terzo, indurre quella persona a modificare il proprio comportamento in modo che abbracci una qualche altra verità per esempio, sono tutti obiettivi, ce ne possono essere anche degli altri però tutto ciò muove sempre da un’intenzione: io per motivi miei voglio che quella persona si comporti in un certo modo, che faccia certe cose e i motivi si riconducono sempre a qualche cosa che la persona che induce l’altra a modificarsi ritiene validi, ritiene importanti, ritiene corretti per qualunque motivo anche se vuole indurlo al martirio, è corretto il metodo attraverso cui lo inganna. Non sto parlando di questioni etiche o morali ma soltanto di correttezza rispetto al risultato che si ottiene, a noi interessa per il momento soltanto intendere che una persona ritiene vera una certa cosa, vera o importante che potrebbe anche essere la stessa cosa, e vuole che questa cosa importante sia accolta come tale da altri, in tutti i modi, che sia un’opera di seduzione, che sia un comando militare, che sia un suggerimento in ogni caso interessa intendere qual è la struttura che sta funzionando e cioè ciò che io sto pensando: ciò che io voglio è una cosa importante e l’altro deve adeguarsi a seconda dei modi o dei termini che la situazione presenta cioè in altri termini devo “imporre” mettiamolo provvisoriamente tra virgolette il mio pensiero sull’altro in qualunque modo. C’è qualche altra occasione per cui una persona parlando con un’altra non mette in moto questo meccanismo? Questa è una domanda che ci si può fare, e cioè c’è una possibilità che una persona parli con un’altra e non abbia in animo, nessuna intenzione di modificare in nessun modo l’altra persona? Così d’acchito verrebbe da dire di no, se una persona parla con qualcuno è perché vuole che qualche cosa accada, e cosa deve accadere? È ancora valido ciò che abbiamo detto prima e cioè una sorta di imposizione di ciò che io ritengo vero sull’altro in qualunque modo lo si voglia pensare oppure ci sono altri casi? Quali per esempio? Ne dica uno Elisa, un caso che non sia riconducibile ovviamente a questo. Lei pensi a tutte le possibili obiezioni che potrebbero muovere a lei se lei sostenesse una cosa del genere, per esempio lo dicesse alla sua amica, cosa direbbe questa sua amica?

Intervento: qualcuno può cercare dei modi per esprimere un suo pensiero senza doverlo imporre all’altro …

E allora perché lo esprimerebbe questo pensiero?

Intervento: potrebbe confrontarsi …

Molto bene, quindi si tratta sempre di stabilire una verità, stabilire come stanno le cose, cioè lei dice ci confrontiamo e io metto alla prova quello che io penso, se lei ha un’idea migliore io l’accolgo, quindi l’obiettivo parrebbe essere quello della ricerca della verità in accezione molto ampia ovviamente. A noi interessa per il momento stabilire se ogni volta che si parla l’obiettivo sia affermare qualcosa di vero o meglio ancora che comunque ci sia questo aspetto anche se possono essercene altri che lo affiancano, però affermare qualcosa di vero. Allora parlare per trasmettere un’informazione, ma di che cosa è fatta questa trasmissione di informazioni, cosa trasmette esattamente? Qualcosa che io penso, qualcosa che io sento? Certo l’obiezione che talvolta viene rivolta è che in alcuni casi si trasmettono delle informazioni per soddisfare dei bisogni per esempio “ho freddo, chiudete la finestra”, in questo caso apparentemente la parola, il linguaggio servirebbe alla trasmissione di un’informazione che soddisfa un bisogno, una necessità, e dobbiamo considerare se è proprio effettivamente così oppure no, lei ha qualche idea?

Intervento: sulla comunicazione di un bisogno?

Sì, ritiene che sia proprio così oppure no?

Intervento: nella generalità sì … anche nel caso di un’analisi, facendo analisi la persona cerca di comunicare all’analista i propri … .se non ci fosse nessun bisogno di comunicarlo …

Non ci sarebbero gli analisti dice lei, però eravamo fermi a una questione che deve essere risolta e cioè se in alcuni casi il linguaggio è soltanto una mera trasmissione di informazioni oppure no, perché se ci fosse questa possibilità allora costituirebbe un problema alla teoria del linguaggio ma non solo, anche per molte altre teorie, ma la questione è che la trasmissione di informazioni è un aspetto secondario del linguaggio, sì, si possono anche trasmettere informazioni ovviamente, certo una volta che si è costituito trasmette anche informazioni, ma anche altre cose possono trasmettere informazioni, per esempio tutto ciò che passa da un elemento a un altro e modifica il secondo elemento potrebbe essere inteso come un’informazione, a questo punto rientra nel termine informazione qualunque cosa e il suo contrario, e cioè il termine informazione non ha più un grande utilizzo perché a questo punto anche un bicchiere che cade da un tavolo e si spacca nel momento in cui impatta per terra potremmo dire che ha ricevuto delle informazioni, perché no? A questo punto dobbiamo porci un’altra domanda e cioè se il linguaggio è una trasmissione di informazioni, questione che abbiamo già considerata ma tant’è, spesso viene posta questa questione, come ho appena detto il linguaggio può trasmettere informazioni ma è per questo che gli umani parlano o ci sono altri motivi? Il fatto che trasmettano informazioni è un caso particolare, un’opzione, in realtà parlano ininterrottamente e soltanto in alcuni casi per trasmettere informazioni per cui si potrebbe porre la questione: quando non trasmettono informazioni perché parlano? È una bella domanda, dovrebbero tacere in teoria se fosse solo per questo e gli umani starebbero zitti, però non avviene così come mai non avviene così? A questo punto dobbiamo concludere che non si parla per trasmettere informazioni o comunque questo è un aspetto secondario, per cosa dunque?

Intervento: non si sente niente, Elisa parla troppo velocemente

E che cosa trae da questa considerazione? Se non semplicemente che si è attenuta a un gioco linguistico stabilito in precedenza, non ha fatto nient’altro che questo e quindi ha confermato questo codice, ha dato il suo assenso, lo ha ritenuto valido, importante, vero, e di conseguenza lo adotta perché se lo ritenesse falso, inutile e di nessun rilievo non lo metterebbe in atto …

Intervento: non ce n’è nessun altro, soltanto quello …

Quindi funziona come fosse vero anche se magari non lo è, però viene accolto e viene praticato quindi ha una sua importanza qualunque essa sia. Certo dire che si parla perché gli umani lo fanno da sempre di fatto non è certo una risposta perché viene da domandare perché lo fanno da sempre? Si sarebbero potuti anche stancare e invece no, non si stancano mai di chiacchierare. Perché dunque parlano, che cosa li muove a fare queste cose? Tutto ciò che si può dire, le convenzioni sociali, le abitudini eccetera è qualche cosa che è sorto proprio perché gli umani parlano, per esempio le convenzioni sociali …

Intervento: sono state definite …

Sono state create più che definite, poi le definisce come ritiene più opportuno ma intanto se non fosse questo fatto che gli umani parlano tutte queste cose non ci sarebbero, ma allora dunque perché parlano? E parlano da sempre, non è che parlano da oggi ma da quando c’è traccia di loro parlano sempre e continuamente dicono cose, inventano, costruiscono, disfano …

Intervento: all’inizio era nuovo, era il giochino …

Adesso è passato un po’ di tempo, il giochino dovrebbe essere acquisito, consolidato, ma non stanca mai, c’è qualche cosa che appare costrittivo nel parlare come se, dicevo prima, non si potesse non parlare o pensare che poi in fondo è la stessa cosa, e allora a questo punto la domanda va presa seriamente perché il motivo per cui parlano è anche il motivo perché di fatto sono quello che sono e hanno costruito tutto quello che hanno costruito, quindi non è una questione secondaria: sapere perché parlano è sapere perché di fatto hanno fatto e continuano a fare tutto quello che fanno che non è poco. Eppure nessuno se lo è mai domandato, nessuno si è mai posto questa domanda: perché gli umani parlano? Occorre rispondere a questa domanda se no al pari di tutto il resto dell’umanità non lo sapremo mai e allora dovremmo inventare tutta una serie di storie, e cioè dei, nature abitudini, consuetudini, tradizioni, una serie di storie che di per sé non significano assolutamente niente, sono sovrastrutture che vengono prodotte da qualche cosa. Perché gli umani parlano a questo punto? Ci deve essere qualche cosa come ho detto prima che costringe a farlo ma per arrivare a rispondere a questa domanda occorre un passo ulteriore e cioè sapere che cosa fanno esattamente quando parlano, allora potremo rispondere e prima ci siamo avvicinati alla questione e cioè abbiamo detto che parlano per dire delle cose che debbono risultare importanti, che debbono risultare vere tant’è che gli umani parlando cercano sempre, comunque, di concludere in qualche modo, di affermare, di fermare letteralmente qualche cosa e se non riescono a farlo se ne hanno a male e cercano un’altra strada per giungere comunque ad affermare qualcosa. Questo è ciò che accade sempre, è ciò che sta accadendo anche in questo istante in fondo, potrebbe non essere così? Dobbiamo valutare se questa modalità, questo modo di funzionamento è necessario oppure no cioè se non può non esserci, cioè se gli umani possono parlare senza avere la necessità di affermare qualcosa …

Intervento: questo affermare non ha a che fare un po’ con la conclusione? … mi sembra che gli umani debbano concludere per poter confermare la premessa e quindi per poter riprendere in qualche modo … la necessità di parlare viene dalla necessità di dover continuamente confermare la premessa … concludere non è altro che doverla mantenere …

Ci stavamo chiedendo se questo è necessario oppure no e cioè se gli umani possono non fare questo, è questo che adesso ci interessa, possono parlando non cercare di affermare, fermare qualcosa in qualunque modo? C’è qualche occasione in cui gli umani parlano e non cercano la conclusione di qualcosa?

Intervento: tutta la questione nasce dal questo è questo probabilmente …

Sì però io sto chiedendo a ciascuno di voi di fare un esempio in cui le persone parlano senza avere la necessità di affermare qualcosa o di venire a sapere qualcosa per poterlo affermare …

Intervento: non ho capito …

Affermare qualcosa oppure volere venire a sapere qualcosa per poterlo affermare,ma domandare è per sapere, e sapere è potere affermare. Ma adesso voglio un esempio in cui qualcuno parla senza avere la necessità di affermare qualcosa, qualunque cosa sia non ha nessuna importanza, esiste questa possibilità oppure no? Se esiste allora tutto ciò che stiamo affermando è un problema, se non esiste allora tutto ciò che affermiamo è necessario …

Intervento: tanti anni fa ci eravamo chiesti, per esempio, se la preghiera del cattolico quando prega se questa la dovevamo considerare un’affermazione in qualche modo in effetti è un’affermazione anche una preghiera perché in fondo il religioso prega per ottenere un favore, per esaltare dio …

Per affermare la sua fede …

Intervento: credo non si possa non affermare …

Se una persona parlasse senza dovere affermare assolutamente nulla perché parlerebbe? Potrebbe dire, come ha detto Elisa prima, per modificare qualcuno o qualcosa ma il fatto di volerlo modificare non è altro che mantenere qualche cosa che già è stato affermato, per esempio che ciò che io penso è vero e quindi l’altro deve fare quello che voglio io. Rispondiamo meglio alla domanda che ci siamo posti prima e cioè che cosa fa una persona che parla, prima ci siamo chiesti perché parla, adesso possiamo dire di sapere che cosa fa e cioè afferma qualcosa, se come risulta dalle considerazioni una persona non può non affermare qualcosa sempre e comunque allora abbiamo in buona parte risposto alla domanda perché gli umani parlano. Siamo arrivati al punto in cui siamo costretti ad affermare, tanto per rimanere in tema, che gli umani parlano per affermare qualcosa, che cosa esattamente? Mercoledì prossimo proseguiremo e diremo che cosa sono costretti ad affermare ininterrottamente e perché. Per il momento siamo arrivati a questo.