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7-8-2003

 

La funzione distintiva

 

 

Intervento:…

Così come abbiamo posta la questione del corpo prevede ovviamente un linguaggio che possa affermare l’esistenza di qualcosa, che cosa significa per il linguaggio affermare l’esistenza di qualcosa? Porla all’interno della sua struttura, nient’altro che questo e da quel momento esiste sempre, esiste nell’accezione linguistica del termine.

Intervento: la volta scorsa avevamo interrotto l’incontro chiedendoci come il linguaggio costruisce il corpo, dovevamo risolvere, come avviene che si subisce un discorso senza accorgersi che è un discorso che agisce che riprende continuamente delle questioni proprio perché c’è questo corpo che sente delle cose che esprime e questa è la verità

Intervento: il corpo nel discorso occidentale è l’emblema del fuori della parola…

Sì occorre la parola per poter affermare che è fuori dalla parola, certo, il paradosso fondamentale…

Intervento: è la funzione distintiva che è strutturale al linguaggio

È la possibilità di distinguere un elemento da qualunque altro…

Intervento: la istituisce il linguaggio

Sì, è una condizione del suo funzionamento, così come individuare un elemento linguistico in quanto differente da ciascun altro…

Intervento: il linguaggio ha creato il corpo che dice, parla sembra che solo il corpo faccia esistere il linguaggio

Lei si chiede, Cesare, se potrebbe darsi un linguaggio senza alcun supporto di qualunque tipo, supporto chimico, magnetico di qualunque genere, se non ci fosse il supporto, lei dice che non ci sarebbe neanche il linguaggio, occorre un supporto alla comunicazione per esempio, possono anche essere atomi o qualunque cosa non ha importanza, il linguaggio dunque senza alcun supporto, potrebbe darsi? Queste informazioni, queste inferenze, occorre che siano qualcosa almeno per il linguaggio, cosa vuole dire che siano qualcosa? Significa nient’altro che questo, che il linguaggio lo possa affermare, stabilire. Pensate a un’inferenza, alla più banale “se A allora B” certo noi siamo avvezzi ad avere un supporto, in questo caso la voce, ad esempio, o soltanto il pensare, allora in quel caso i più suppongono che il supporto sia il cervello, cioè una serie di connettori chimici senza i quali non ci sarebbe nessuna possibilità di connettere nulla, ma Beatrice vuole che inventiamo un linguaggio che non abbia bisogno di supporti, certo il corpo così come l’abbiamo posto e lo stiamo ponendo è ovvio che si presta benissimo a fare da supporto. Così come abbiamo posta la questione del corpo prevede un linguaggio che possa affermare l’esistenza di qualcosa, ma che cosa significa per il linguaggio affermare l’esistenza di qualcosa? Porla all’interno della sua struttura, nient’altro che questo, e da quel momento esisterà sempre, nell’accezione linguistica del termine. Dunque una volta stabilito, cioè entrato nella combinatoria linguistica, per il linguaggio esiste e da quel momento come abbiamo visto in altre occasioni, esisterà sempre, perché non può per la sua stessa struttura negare ciò stesso che ha affermato che esiste, perché se lo potesse fare allora una cosa esisterebbe e anche non esisterebbe, in questo caso verrebbe a cadere la possibilità di costruire proposizioni vere, non potendo costruire proposizioni vere cessa di funzionare. Tutto ciò che il linguaggio afferma o meglio attribuisce all’io, come dicevamo, ché come sottolineava Gabriele, in effetti non è altro che l’indicatore dell’autoreferenzialità del discorso, dunque esiste per il semplice fatto che lo ha affermato ma c’è un elemento in più ancora, dicevamo la volta scorsa che questo io, questo indicatore dell’autoreferenzialità del discorso, cioè della sua identità e quindi anche differenziabilità da qualunque altra cosa, comporta anche il fatto che qualunque cosa il linguaggio possa attribuire a tale io lo attribuisce a sé, cioè il discorso lo attribuisce a se stesso, cosa che ha degli effetti, primo fra tutti che se afferma l’esistenza di qualcosa per se stesso non la può negare, che cosa il discorso può negare? Tutte quelle informazioni che gli provengono da qualche cosa che è differente dall’io, ora c’è il caso che dicevamo anche del pensiero, uno pensa delle cose e si accorge che sono false, certo, ma queste cose non sono attribuite all’io, sono attribuite a qualche cosa che comunque è immaginato fuori da questo discorso, pare che il discorso possa attribuire a sé unicamente quelle cose che può attribuire come dicevamo all’io, vale a dire ancora, tutte quelle cose che non necessitano di nessun altra informazione se non quelle che possiede, se non la sua stessa struttura, e cioè per dirla in modo forse ancora più appropriato: tutto ciò che il discorso può costruire a partire dagli unici elementi di cui dispone senza attingere da altro, senza cioè acquisire altre informazioni. Facevamo l’esempio dell’altra volta e cioè la variazione di temperatura, certo la variazione di temperatura il discorso può attribuirla a qualcosa che non gli appartiene, ma avvertire tale variazione è una questione che gli è propria, come dire che il discorso rileva una variazione di qualunque genere sia, dopodiché, una volta che l’ha rilevata, fa parte integrante della sua struttura, come dire che questo elemento entra nella sua struttura e da quel momento è come se fosse sempre stato perché esisterà sempre, ché non lo può negare una volta che ha affermato che c’è, non lo può più cancellare, questo potrebbe rendere conto anche del funzionamento della memoria, almeno in parte, però questo è un altro discorso. Immaginate il sistema operativo nel modo più semplice possibile: un sistema inferenziale con qualche regola di funzionamento, questo sistema inferenziale per funzionare deve stabilire la possibilità di distinguersi da qualunque altro, da qualunque altra cosa, per poterlo fare utilizza uno strumento, quello che chiamiamo io, a questo punto è l’io che avverte le cose, vale a dire che costruisce questo elemento per cui è possibile da quel momento in poi per l’io potere attribuire a sé qualunque cosa ritenga opportuno, in effetti se il linguaggio non avesse questa possibilità di distinguere sé da qualunque altra cosa non ci sarebbe nessuna possibilità di avere un io e quindi di attribuire a sé qualcosa, per cui non accadrebbe nulla perché non mi accadrebbe nulla. Il tutto funziona in un modo bizzarro, ma forse avrete già intuito una sorta di funzionamento retroattivo, e cioè c’è un sistema operativo il quale semplicemente può costruire proposizioni, nient’altro che questo, dopodiché per distinguersi da qualunque altro, per potere funzionare, costruisce un elemento, l’io. Costruito questo elemento, allora questo elemento diventa prioritario su qualunque altra cosa, perché è come se descrivesse o fosse il discorso stesso, questa assoluta priorità che non procede da nient’altro che da avere potuto distinguersi da qualunque altra cosa, è ciò che consente al discorso, dopo quindi essersi distinto da qualunque altra cosa, di potere costruire quello che vuole, perché finché non si distingue non può costruire niente. Allora il discorso diventato corpo, a questo punto, o io, e che cosa fa? Comincia ad affermare una serie di cose: sento questo, sento quell’altro, che non sono nient’altro che proposizioni che costruisce in base alle sue sole informazioni, potremmo dire che il corpo non è altro che una sorta di metafora del discorso, tutto ciò che io dico che mi succede in realtà è il discorso che sta affermando delle cose, nient’altro che questo: sento male al dito pollice, ecco allora questo avviene in base a un sistema operativo che ha costruito una possibilità di distinguersi da tutti gli altri, ponendo questa possibilità ha creato la possibilità di dare un senso ad alcune percezioni o variazioni di stato dopodiché costruisce proposizioni che affermano questo, e cioè che mi fa male il dito. La questione che comunemente si pensa, e cioè che il corpo preesista al linguaggio in effetti non potrebbe tecnicamente neppure porsi, poiché senza linguaggio non potrei affermare né vedere né quindi avere un corpo, posso dire che il corpo preesiste solo se c’è il linguaggio ma a questo punto è un atto di fede al pari di qualunque altro, come abbiamo detto in varie occasioni. Quindi alla fine di tutto questo affermare che il corpo sente qualcosa non è altro che dire che esiste un discorso e che questo discorso ha stabilito la possibilità di distinguersi da qualunque altra cosa e che rileva tale differenziazione proprio attribuendo a sé alcune cose e altre ad altri, deve distinguersi per potere funzionare, uno dei modi in cui si distingue è questo: una martellata sul dito posso dire che è mia anziché di Gabriele…

Intervento:…

Certamente, e quindi per potere continuare a funzionare, ricordate le parole di De Saussure il saggio: nel linguaggio non vi sono se non differenze, ci sono anche altre cose però intanto questo, e una delle cose che abbiamo rilevato per il funzionamento stesso del linguaggio è che possa ciascun elemento distinguersi da ciascun altro. Deve potere continuare a distinguersi continuamente da tutto ciò che non è quel discorso, uno dei modi che pone in atto è proprio questo: affermare che io sento, perché “io” è ciò che gli consente, che ha costruito per potersi consentire di distinguersi da qualunque altro discorso, io e il resto del mondo o io e altro. A questo punto abbiamo individuato il motivo per cui l’io è così importante, è stato sempre importante, perché in effetti non è nient’altro che ciò che consente al discorso di individuarsi e quindi di distinguersi da qualunque cosa e pertanto di esistere. A questo punto possiamo affrontare la seconda questione, qual era?

Intervento: la questione era quella che discendeva da questa questione e cioè la potenza…

Sì esattamente…

Intervento: a questo punto la potenza è la necessità di costruire proposizioni vere contro il mondo…

Sì, il discorso deve costruire proposizioni vere, necessariamente vere, da imporre sul resto del mondo, questo perché è il linguaggio che costringe a farlo e dicevamo anche che o si conosce il funzionamento del linguaggio e allora questo non ha più un grande interesse, cioè viene accolto per quello che è, cioè un gioco linguistico, oppure non c’è soluzione, il linguaggio costringe a costruire proposizioni vere. L’elemento che manca e che a noi interessava è questo: il linguaggio e di conseguenza il discorso pone l’io come la cosa necessariamente vera e noi ci chiedevamo quale criterio utilizza. A questo punto forse possiamo rispondere a questa domanda, perché il criterio che utilizza è strutturale ed è questo che noi andavamo cercando, l’io, l’elemento che consente di distinguersi da qualunque altra cosa, e per esistere, per funzionare, deve potersi distinguere da qualunque altra cosa quindi il criterio che usa non è altro che la struttura del suo funzionamento, ciò che gli consente di funzionare…

Intervento: l’altra volta si diceva che qualsiasi cosa si faccia questo è un esercizio di potenza

Mi lasci terminare, ci arrivo adesso, lei è frettoloso, mancano ancora due o tre passaggi. Dicevo dunque che questo io, questo elemento che il linguaggio utilizza, che pone, che il discorso utilizza è necessariamente vero in quanto procede dalla sua stessa necessità di funzionare, ché è l’io ciò che consente di distinguersi da qualunque altra cosa e questo fa parte della struttura stessa del linguaggio, e quindi è necessariamente vero, proprio per il suo stesso criterio, che è vero ciò che gli consente di funzionare e l’io gli consente di funzionare e quindi è vero, necessariamente vero, ora tutto ciò che viene attribuito all’io come sarà, vero o falso?

Intervento: necessariamente vero…

Bravo, e quindi se io subisco qualche cosa, patisco qualche cosa, questa cosa che patisco è necessariamente vera perché è attribuita all’io e l’io è necessariamente vero. E bell’è fatto. La questione della potenza a questo punto viene dal fatto del potere affermare o dell’affermare comunque e il non potere non farlo, badi bene, che tutto ciò che io sento è vero, è necessariamente vero perché lo sento io, questo io è necessario per il discorso per funzionare e quindi necessariamente vero, ora l’esempio che facevamo, cioè di Gabriele che mi da una pedata in uno stinco, dove sta il potere? Certo non nel fermare Gabriele, ma nell’affermare, nel potere affermare ciò che sento e quindi continuare a stabilire l’esistenza di un io che è necessariamente vero, è come dire io esisto, ed esistendo sono vero…

Intervento: Il potere cos’è? È l’affermabilità

Sì, esattamente lei ha letto gli ultimi corsi? Affermavamo questo: il potere affermare il vero su qualunque altra cosa, che è una manifestazione di potere, e in effetti avere potere non è altro che affermare ciò che si ritiene vero su altro, perché il discorso per funzionare deve costruire proposizioni vere, una volta che le ha costruite…

Intervento: non su altri ma su altre proposizioni che si ritengono vere

Esattamente, poi non accorgendosi che è una questione linguistica immagina…

Intervento: è chiaro se il discorso è di qualcuno allora

Sì, o ignora la verità oppure, cosa ancora peggiore se ne fa beffe, allora deve essere abbattuto. Secondo la migliore tradizione. Prima di proseguire Beatrice faccia un riassunto in poche parole…

Intervento: il discorso funziona solo distinguendo gli elementi)

Anche, fa parte della struttura certo…

Intervento: per funzionare gli elementi devono distinguersi uno dall’altro

Sì, per il funzionamento di un’inferenza occorre sia possibile distinguere un elemento da un altro…

Intervento: l’io una volta che si è distinto, parlando trovando quelle che sono le proposizioni vere che fanno parte del suo discorso per funzionare deve necessariamente continuare questo discorso solo continuando ad affermare quelle che sono le cose in cui crede. Se non sa come funziona il linguaggio necessariamente deve continuare a distinguersi cercando quelle proposizioni vere che sono peculiari al suo discorso…

Certo, deve continuare a distinguersi, non può non farlo…

Intervento: e non può accorgersi se le premesse da cui parte sono quelle del sentire, che non può mettere in dubbio perché fanno un certo percorso quindi non può accorgersi di essere il discorso che lui va facendo, necessariamente dovrà esprimere, descrivere e fare tutte quelle operazioni che gli permettono di distinguersi e di continuare su questa strada

Sì, il problema è che in effetti non ci sono gli strumenti, a parte noi qui, per il discorso di porsi come autoreferente, cogliersi come autoreferente e quindi trarre unicamente dalla sua struttura tutte le varie risposte ai quesiti che incontra, non accorgendosi di essere autoreferente immagina di essere eteroreferente e quindi cerca in altro, fuori di sé in tutte le altre varie cose che ha costruite, chiaramente in questo modo votandosi all’impossibilità di rispondere alle sue domande, perché le sue domande trovano risposta unicamente all’interno della sua struttura e non altrove…

Intervento: e quindi il corpo non è necessario

No, non lo è. A questo punto ecco la questione che si poneva Beatrice all’inizio: il linguaggio senza supporti, sì senza supporti esterni, gli unici supporti sono quelli che lui stesso crea, costruisce…

Intervento: quindi anche il corpo

Certo, ma non necessita di supporti fuori di sé, perché in quel caso allora effettivamente dipenderebbe da qualcosa che lo precede e qui incorreremmo in aporie e paradossi irresolubili…

Intervento:…

Assolutamente, certo, avremmo solo fatto un divertente esercizio retorico, mentre non è esattamente così, non solo così anche.

Intervento:…

In effetti è così: “sento quindi sono”…

Intervento: “il soggetto non grammaticale” cioè l’io, soggetto filosofico, che non sa di essere un elemento linguistico funziona all’interno del sistema linguistico come un computer. Per riprendere la metafora informatica, il sistema operativo: 0\1 di qui si può andare di là no, vero, falso. Il soggetto extralinguistico si trova in un programma di qui può passare di là no. L’altra volta ci si era dilungati con la questione del masochista o della beneficenza, come nel discorso occidentale fare beneficenza non sia propriamente un atto, un esercizio di potenza ci si chiedeva come mai ci siano persone che scelgono una direzione piuttosto che un'altra, il masochista parte da una premessa e agisce in base a quelle porte aperte che gli permettono di raggiungere il suo obiettivo allo stesso modo di chi deve pervenire alla felicità, alla visione di dio, mi veniva in mente la questione dei pronomi personali ci sono due categorie c’è l’io e c’è l’altro…lui e l’altro, l’io e il mondo esterno mi pareva riproponesse la questione del vero o falso cioè l’altro o il mondo esterno è sempre in funzione dell’io

L’io è automaticamente vero, l’altro è da verificare…

Intervento: quindi appartiene al vero o al falso, non vero non ancora falso però quand’è che diventa vero? nel momento in cui l’io partecipa di questo mondo esterno

Quando lo esperisce…

Intervento: oppure quando lo verifica ma lo verifica attraverso…

Sì, è vero quello che dice, in effetti lì si gioca molto perché in molti sono anche disposti a pensare che tutta la realtà sia un’illusione, ma quando hanno mal di denti allora non è più un’illusione, dicevo che molti sono disponibili a pensare che tutto il mondo, tutta la realtà sia un’illusione, ci hanno fatto anche un sacco di film su queste cose, ma quando uno di questi ha mal di denti ecco che questo mal di denti non è più un’illusione, è reale…

Intervento: la questione del mal di denti era un’indimostrabile

Esatto, e invece noi l’abbiamo dimostrato, dicevamo che il mal di denti è dato come una cosa assolutamente certa ma in realtà non è dimostrabile, io non posso provare a voi il mio mal di denti, come faccio? E quindi la cosa più certa di questo mondo per così dire non è dimostrabile, tuttavia siamo giunti a dimostrare che è necessariamente vero, vero proprio per questi passaggi…

Intervento:…

Certo, chiunque è disposto a mettere in discussione qualunque cosa ma il proprio dolore per esempio questo no, non può dire che non è vero che ha mal di denti, se ha mal di denti, non lo può fare, così come dire che ha freddo se ha caldo, può mentire, può imbrogliare ma fra sé e sé sa benissimo che ha freddo e non può non saperlo…

Intervento: a questo punto avevamo utilizzato la metafora informatica in cui si accende un led

Per cui viene rilevata una differenza. Direi che possiamo lavorare su queste questioni nei prossimi incontri, anche perché questioni da affrontare o comunque da chiarire, da rendere più semplici ce ne sono parecchie, adesso abbiamo inteso in termini logici…

Intervento:…

Sì, il novanta per cento delle obiezioni ruota intorno a una cosa del genere…

Intervento: io posso anche crederci che ho mal di denti e quindi credendoci provo lo stesso male

È una possibilità, in effetti lei può prodursi il mal di denti, il mal di pancia, il mal di stomaco a riprova dell’onnipotenza del linguaggio, e non ha assolutamente niente però se lo crea ex nihilo, è vero, ma allo stesso modo potrebbe levarselo?

Intervento: no…

Questa è una bella questione…

Intervento: me la sono ben costruita

Teoricamente sì, però c’è una difficoltà in più e questa è una bella questione Nella, perché c’è un problema in più? Perché giustamente io me lo sono fatto venire, e magari me lo faccio anche passare ma se invece non me lo sono fatto venire, ma è venuto da sé per così dire. ecco che è più difficile, almeno apparentemente, e ci sarà il suo motivo, e noi lo scopriremo…

Intervento:…

Sì esatto, diventa proprio il paradigma della realtà, di ciò che è più reale perché in effetti anche se se lo è costruito il mal di denti, lei lo sente come se fosse vero e quindi reale…

Intervento: allora la differenza qual è? C’è quello costruito ma l’altro no

In un certo senso, qui si apre tutta una serie di questioni complesse che dovremo affrontare certo…

Intervento: per esempio una paura io la posso creare e la posso anche decostruire subito

Certo, se la svolge, se la elabora sì, però tutte le paure sono create e quindi non per questo si smontano così facilmente…

Intervento: intendere perché mi piace

Intervento: non tanto perché mi piace ma perché mi devo mettere nei panni dell’altro…

Qui si aggiunge un elemento in più, nel frattempo però la questione rimane nel fatto di potere creare da sé un dolore, se non altro per simpatia con qualcuno. Va bene, allora ci aggiorniamo a giovedì, continuate a riflettere su queste questioni perché ci accompagneranno per tutta questa estate.