HOME  INDICE

6- 3- 2003

La dignità del pensiero

Il titolo dell’intervento di questa sera è "La dignità del pensiero", una sorta di premessa a ciò che diremo nel corso del Seminario di sabato. La dignità del pensiero dunque è un bel titolo e riguarda la psicanalisi, ma cos’hanno a che fare queste due cose fra loro? La psicanalisi e la dignità del pensiero? È una domanda che ci siamo posti nel corso degli anni; apparentemente nessuna, nessuna connessione, due cose totalmente svincolate. Con dignità del pensiero forse occorre intendersi, intanto che cosa intendiamo con pensiero: con pensiero intendiamo la cosa più semplice, più ovvia e cioè una sequenza di proposizioni coerenti fra loro che muovono da una premessa e giungono a una conclusione. Il modo più semplice per indicare il pensiero; però abbiamo aggiunto la dignità, cosa intendiamo con dignità? Anche qui è abbastanza semplice, intendiamo semplicemente ciò che mostra quanto di meglio sia possibile fare utilizzando il pensiero. Voi sapete che gli umani pensano da sempre, da quando c’è traccia di loro, la questione che ci si è posta è come funziona il pensiero, pensiero che ha prodotto una quantità sterminata di teorie per esempio, e fra le ultime anche quelle psicanalitiche. Una teoria come è noto è una sequenza di affermazioni, di proposizioni che dovrebbe rendere conto di alcuni fenomeni oppure, muovendo da elementi sicuri, giungere a conclusioni altrettanto sicure. Cosa serve giungere a una conclusione sicura, certa? Serve a evitare di dire sciocchezze, in prima istanza, e cioè trovarsi a considerare, a credere una quantità sterminata di cose assolutamente indimostrabili, assolutamente gratuite, arbitrarie, che valgono esattamente quanto la loro contraria. Lungo questo itinerario che svolgiamo da alcuni anni, abbiamo considerato che le teorie a disposizione, mi riferisco in particolare alle teorie psicanalitiche, ma non soltanto, muovono da un atto di fede e cioè hanno a fondamento di tutto ciò che affermano qualcosa che non possono provare; ora per taluni questo è assolutamente irrilevante, potrebbe anche esserlo, sorge però un problema, un problema se e soltanto se l’intendimento è quello di compiere una elaborazione teorica, allora sorge un problema, e cioè che ciò che si conclude non significa assolutamente niente, può avere un valore estetico, nel senso che a qualcuno può piacere, tutto qui, nient’altro che questo e dicevo questo riguarda ciascuna delle teorie psicanalitiche. Come sapete la psicanalisi è stata inventata da Freud, così si usa dire generalmente, bene, tutte la teorie, compresa quella di Freud, muovono da un atto di fede, e cioè da un elemento che viene asserito senza potere essere provato. Come dicevo questo non ha preoccupato minimamente gli psicanalisti, non li ha preoccupati perché si sono accorti che in effetti non potevano in nessun modo provare quello che stavano affermando e quindi hanno abbandonato questa idea. Cosa vuol dire provare qualcosa? Perché a questo punto occorre precisare questo concetto: generalmente per provare qualcosa occorre un criterio intanto, un criterio di prova, se io voglio affermare qualcosa e voglio che ciò che affermo sia vero devo utilizzare un criterio, e come so che questo criterio è vero? Altra questione. Sono questioni che, come accennavo prima, non hanno interessato nessuno, così ciascuno ha affermato ciò che ha ritenuto più opportuno oppure il suo contrario, indifferentemente. Tuttavia, la scommessa che facemmo un certo numero di anni fa fu questa: è possibile invece costruire una teoria che sia utilizzabile e che non sia fondata su un atto di fede, come dire è così perché mi piace che sia così, credo che sia così. Questa fu la scommessa, e la vincemmo la scommessa, e cioè riuscimmo a costruire una teoria assolutamente fondata e dimostrabile, e questo ha un vantaggio sulle altre teorie, nel senso che questa può essere provata, quindi può affermare con assoluta certezza tutto ciò che afferma, tutte le altre no. In fondo si trattava di accorgersi di una questione molto semplice o, più propriamente, di portarla alle estreme conseguenze: una considerazione che riguarda la struttura in cui ciascuno è preso, struttura che è nota come linguaggio, basta domandarsi come funziona il linguaggio: funziona in un modo molto semplice, attraverso un sistema che è noto come sistema inferenziale e cioè dato un elemento allora se ne dà un altro, se dico qualcosa questo qualcosa coinvolgerà altre cose ed è a sua volta coinvolto da altre cose, un sistema inferenziale banalissimo "se A allora B", se un elemento allora un altro, una struttura semplice, talmente semplice da passare inosservata, cionondimeno è quella che consente e ha consentito e consentirà nei secoli a venire a chiunque di giungere alle conclusioni alle quali giunge. Senza questo sistema non è possibile pensare né dire alcunché, non è possibile cioè giungere a nessuna conclusione, né affermare nulla perché qualunque cosa affermi segue ad altre considerazioni, se non c’è questo sistema, questa sorta di sistema operativo io non posso pensare. Era facile accorgersene, ma bisognava farlo, perché a questo punto quale criterio utilizzerò per costruire una teoria se non ciò stesso che è la condizione per potere costruire, così come distruggere, qualunque cosa e cioè questo sistema inferenziale. A questo punto il pensiero può muovere da qualcosa che possiamo considerare necessario, necessario in quanto non può non essere perché se non fosse non sarebbe possibile il pensiero, non sarebbe possibile nulla, potete immaginare qualcosa di più potente? Con tutto questo ovviamente si è costruito un sistema, una teoria che per la prima volta nella storia non ha avuto bisogno di nessun atto di fede ma al posto dell’atto di fede abbiamo posto una costrizione logica; una costrizione logica è una sequenza di proposizioni che non può essere negata, per questo la chiamiamo costrizione, perché se la negassi allora costruirei proposizioni autocontraddittorie e pertanto inutilizzabili. La proposizione autocontraddittoria logicamente non è utilizzabile, è ovviamente utilizzabile dalla retorica, ma il linguaggio non può proseguire di fronte a una proposizione che contraddice se stessa, si arresta, non sa da che parte andare e si ferma in attesa di trovare una via. La questione più importante in tutto ciò rimane il fatto di avere costruito, di avere trovato se preferite, qualcosa che gli umani hanno cercato in questi ultimi tremila anni, sapete cosa hanno cercato in questi ultimi temila anni? La verità. Prima quella assoluta poi, abbandonata l’idea di una verità assoluta, quella cosiddetta relativa, personale, individuale, soggettiva, come preferite, ciò nonostante questa questione, anche se occupa sempre di meno l’interesse degli umani, cionondimeno dicevo è sempre lì continuamente: quello che faccio va bene oppure va male? È giusto così? Oppure è sbagliato? Farò bene a fare così? Devo andare di qui o andare di là? Una è vera l’altra no, la questione della verità coinvolge ciascuno ininterrottamente anche quelle persone che si occupano delle teorie e hanno abbandonato questa nozione per incapacità, cionondimeno ci si attengono. Provate a domandare a ciascuno di costoro se tutte le cose che afferma sono stupidaggini oppure no, sarà difficile che affermi con assoluta sicurezza che tutto ciò che afferma sono assolute stupidaggini, non lo farà, perché no? Perché ci tiene e difende le cose che afferma, ci tiene a porle come vere, perché? A che scopo? Per un motivo molto semplice: è il linguaggio stesso che costringe questa persona a fare tutte queste cose, perché se ciò che afferma può consideralo vero allora può proseguire in quella direzione, se no, no. Ciò che chiamiamo comunemente falso non è nient’altro che qualche cosa che il linguaggio non può utilizzare per proseguire, allora dice che è falso e cerca un’altra via, che risulti vera. Vera all’interno del gioco che sta facendo ovviamente e cioè rispetto alle regole di quel gioco, ma considerate meglio la questione della verità, perché ha occupato da sempre gli umani, perché è sempre stata da sempre così importante, perché è così importante per ciascuno sapere se ciò che l’altra persona sta dicendo è vero oppure no, per esempio, o se ciò che ha trovato è vero oppure no, oppure è una stupidaggine qualunque. Anche considerando che questa questione sia assolutamente inessenziale, molti lo fanno, tutti coloro che non riescono a trovarne una allora affermano che la questione della verità è assolutamente inessenziale non serve a niente, cionondimeno considerano questa affermazione vera e falsa la sua contraria, se no non crederebbero questo e cioè che la verità è assolutamente inessenziale, crederebbe a qualche altra cosa e non a questo. Come dicevo prima che ciò che cercano gli umani da sempre è la verità, e a buon diritto lo fanno poiché è una ricerca più che legittima, né va del loro pensiero, di ciò che affermano, della possibilità di potere continuare ad affermare ciò che affermano, ma questa verità assoluta è reperibile? Nessuno l’ha mai trovata, anche perché ci si trova di fronte a un altro problema, per trovare questa verità assoluta occorre che sappia che cosa sto cercando, quindi che abbia definito questa nozione in modo assolutamente preciso, ma questa definizione è vera? Come posso saperlo se ancora non so che cosa definire? È una questione, eppure il problema è facilmente risolvibile e tra poco vi enuncerò la verità assoluta, è ovvio che una qualunque definizione che io dia di una qualunque cosa sarà sempre arbitraria, io posso definire qualunque cosa in qualunque modo, non solo, ma posso fornire alla definizione che avanzo delle ottime motivazioni, anche molto forti, come è noto posso dimostrare qualunque cosa e il suo contrario, e allora non sarà una definizione ciò che cercheremo ma una costrizione, qualcosa che non può non essere, solo a questo punto saremo sicuri di quello che stiamo facendo, e che cosa occorre che sia assolutamente? E in nessun modo non può non essere? È semplice, è ciò che mi consente di fare tutte queste operazioni, di pensare tutte queste cose, di considerare tutto ciò che sto considerando e cioè una struttura, quella che indicavo prima come linguaggio, questa, nient’altro che questa è ciò che occorre che sia necessariamente, voi togliete questo sistema inferenziale e avrete tolto non soltanto la capacità di pensare ma da quel momento il pensiero stesso non solo non esisterà più ma non sarà mai esistito. E pertanto a questo punto abbiamo a disposizione qualcosa che è necessariamente e che non può non essere e a questo punto il pensiero incomincia a essere più sicuro di sé, ha qualcosa su cui fondarsi, qualcosa di sicuro, sicuro perché non è negabile in nessun modo, perché per negarlo devo usare ciò stesso che intendo negare, e cosa ce ne facciamo di questa cosa così sicura, così certa, così indubitabile? La poniamo come premessa di qualunque argomentazione. Ecco una premessa che non può essere negata in nessun modo e che risulta assolutamente necessaria, e che pertanto non è un atto di fede, non è né credibile né incredibile, è necessaria, ché se non ci fosse io non potrei né pensare queste cose né il loro contrario. Detto questo ecco che possiamo affermare con estrema semplicità ciò che gli umani hanno sempre cercato, la verità assoluta: qualsiasi cosa, questa è necessariamente un elemento linguistico. La verità assoluta non è nient’altro che quella cosa che non può essere negata in nessun modo perché per negarla devo utilizzare ciò stesso che intendo negare, e cioè autocontraddicendomi, il linguaggio per la sua struttura non consente di proseguire in una direzione se questa è autocontraddittoria. Accennavo prima che la retorica può farlo, ma può farlo muovendo da un elemento che non è autocontraddittorio, e cioè che non differisce da sé. Alcuni tra voi conoscono bene delle teorie invece fondate proprio su questo, sulla differenza da sé di qualunque elemento, ora se volete io posso dimostrarvi che ciascun elemento necessariamente differisce da sé e poi che ciascun elemento necessariamente è identico a sé, ma c’è qualche cosa in più che possiamo dire e cioè che questa struttura che stiamo chiamando linguaggio, per potere funzionare necessita di alcune cose fondamentali, senza le quali non funziona, una fra queste è la possibilità di distinguere un elemento da un altro, provate a immaginare un linguaggio fatto di una sola parola che le significa tutte, potreste ancora parlare? No. Se voi non poteste individuare un elemento linguistico potreste parlare? Con che cosa? Questi elementi in aggiunta a questo sistema inferenziale sono esattamente ciò che fa funzionare il linguaggio, togliete una sola di queste cose e il linguaggio cessa di funzionare, cessando di funzionare insieme con lui cessa qualunque altra cosa. E questa fu, a suo tempo, la trovata fondamentale, il linguaggio, questa struttura è la condizione dell’esistenza di qualunque cosa, di ciò che fu, di ciò che è, e di ciò che sarà. È una considerazione anche molto semplice da fare, ho appena affermato che qualunque cosa esiste in virtù del linguaggio e in effetti potete considerare se l’esistenza stessa esiste di per sé oppure no, che cosa la fa esistere? Seguendo un breve numero di passaggi giungerete a considerare che perché esista o si dia esistenza occorre una struttura che la faccia esistere, questa struttura è il linguaggio. considerazione non marginale questa, perché se come dicevo prima, qualsiasi cosa questo è un elemento linguistico, allora non c’è nulla, assolutamente nulla che possa darsi, che sia fuori da questa struttura, posso crederlo ma non posso provarlo, e il linguaggio è fatto in modo tale per cui richiede continuamente di verificare ciò che si afferma, vero/falso, che poi non è nient’altro che un’indicazione, come dire: di qui poi proseguire e di qui no, se non è possibile proseguire allora il linguaggio chiama questa proposizione falsa e impedisce di proseguire in quella direzione. Ma dicevo delle implicazioni di una cosa del genere, cominciare a considerare che qualsiasi cosa questo è un elemento linguistico e visto che non può essere altrimenti non ci resta che prendere in seria considerazione questa eventualità, torno a dire che posso anche credere che non sia così, posso credere qualsiasi cosa e il suo contrario ovviamente, posso anche credere a Paperino, nessuno me lo proibisce, o chi per lui ma procedendo lungo un percorso teorico si pretenderebbe qualcosa di più che credere in Paperino, generalmente, o quanto meno è auspicabile che avvenga, diciamola così. Le implicazioni sono infinite ovviamente, soprattutto per quanto riguarda ciascuno, in particolare anche nella cosiddetta tecnica psicanalitica, una tecnica psicanalitica che muove a questo punto da una teoria psicanalitica fondata su ciò stesso che gli consente di esistere, e cioè il linguaggio; questo ci ha indotti, ovviamente, ad abbandonare ciascuna teoria psicanalitica che ci ha preceduti, tutte, nel senso che nessuna di queste è utilizzabile, non più di quanto lo sia una dottrina religiosa, non è utilizzabile perché muove da affermazioni assolutamente arbitrarie e che valgono pertanto esattamente quanto le loro contrarie. A questo punto la psicanalisi non solo può vantare il diritto di essere una teoria scientifica, ma impone lei stessa la nozione di scientificità, perché a questo punto può farlo, che cosa è infatti "scientifico", se ancora vogliamo usare questo termine piuttosto frusto, ciò che è necessario che sia, ciò che non può non essere, e la psicanalisi posta in questi termini indica esattamente questo, vale a dire ciò con cui occorre che ciascuno si confronti, se vuole cessare di pensare in modo ridicolo. Cosa significa ridicolo? Trovarsi a pensare, a credere, in cose che non significano assolutamente niente, vale a dire che sono alla stregua di qualunque favoletta, di qualunque religione, la stessa cosa, e iniziare invece a pensare nel modo in cui è inevitabile fare. La dignità del pensiero dunque non è nient’altro che questo: la possibilità di potere pensare utilizzando una struttura che renda il pensiero assolutamente libero dalla necessità di dovere credere tutto ciò che passa per la testa. Ora non è che questo sia un male ovviamente, è ciò che gli umani fanno da quando esistono, però questo ha delle implicazioni poiché io mi comporterò e farò delle cose che seguono ciò che io penso, ciò che io credo in particolare, farò ciò che crederò, è inevitabile che avvenga questo. Uno dei vantaggi di tutto questo è cessare di avere bisogno di credere in qualcosa, una teoria per esempio, visto che parliamo di psicanalisi. Come sapete ciascuno psicanalista muove da una teoria che ha costruito oppure che ha imparata, di qua o di là, ma questa teoria su cui si basa è fondata su che? Potrebbe accadere di scoprire che è fondata su niente, sono le cose che sono piaciute credere. Ora una persona che si rivolge a un analista si aspetta delle cose in generale, per esempio che l’analista si muova, dica, faccia cose… fondate su niente? È questo che si aspetta? Forse no. C’è una sorta di… chiamiamola onestà intellettuale per darle un nome, che è quella che costringe ciascuno che si occupi di teoria a non fermarsi mai e a mettere in gioco, in discussione tutto ciò che afferma, fino al punto in cui non può più farlo ma non perché non è capace di farlo, o perché non gli va più, ma perché ha trovato ciò che risulta necessario, ciò che non può non essere, a questo punto tutto ciò che costruirà, che avrà tenuto conto di questo, avrà almeno il vantaggio di essere sicuro, certo. Non sto dicendo che tutto questo sia più persuasivo, assolutamente no, tant’è che qui di fronte a me ci saranno circa una ventina di persone, ogni domenica in Piazza San Pietro ce ne sono molte di più, non per questo considero le cose che va dicendo il Papa migliori delle mie. Non valuto ciò che affermo dal numero di persone che mi seguono, ma uso come unico criterio la logica, ma non la logica che vi insegnano a scuola, forse, ma quella che procede necessariamente da una considerazione circa il funzionamento del linguaggio, la logica non è altro che questo: il modo in cui il linguaggio funziona e non può non funzionare, questo. Per questo dicevo prima che non potete o, più propriamente il linguaggio di cui ciascuno di voi è fatto, non può proseguire se trova una proposizione che riconosce falsa, non lo può fare, per definizione, perché una proposizione falsa non è nient’altro che una proposizione che non ha la possibilità di rinviare ad altro. Affermare che abbiamo reperita la verità assoluta potrebbe anche essere divertente, in effetti non è altro che un gioco, un gioco che è stato fatto allo scopo di verificare se fosse possibile affermare qualcosa che non fosse assolutamente risibile, e così abbiamo fatto. Ci è accaduto lungo questo percorso di essere stanchi di seguire di volta in volta, pensieri, teorie, costruzioni che valevano esattamente quanto la loro contraria, e così ci domandammo: ma perché dobbiamo fare questa operazione? Perché mortificare la nostra intelligenza, a che scopo? E così incominciammo a porre delle domande, sempre più precise a ciò che stavamo facendo e con questo abbiamo posto le condizioni per costruire, come preciseremo sabato prossimo, l’unica psicanalisi possibile. Perché? Cosa intendiamo esattamente con questo? Ciascuno di voi sa che muovendo da premesse arbitrarie, lungo un percorso, un ragionamento anche corretto, si giunge a conclusioni altrettanto arbitrarie, che cos’è una conclusione arbitraria? Intanto come detto prima una conclusione che vale quanto la sua contraria, e che afferma qualcosa che ha un valore prevalentemente estetico, nient’altro che questo, ciascuna teoria psicanalitica compresa quella di Freud, muove da premesse arbitrarie. Pensate per esempio alla teoria di Freud, visto che è il capostipite di tutto ciò che ne è seguito, e ai concetti fondamentali della psicanalisi, sapete quali sono? Transfert, inconscio, resistenza, rimozione. Ciascuno di questi concetti su che cosa è fondato? Sull’esperienza o sulla deduzione? Se è fondato sull’esperienza… pensate all’esperienza di Freud, lui ha osservato certe cose e ne ha concluse certe altre, io osservo le stesse cose e concludo al contrario e allora? Come la mettiamo adesso? Oppure di fronte a certe considerazioni lui conclude con delle affermazioni, io posso costruire argomentazioni che a partire dalle sue stesse conclusioni giungono ad affermare esattamente il contrario e con argomentazioni più forti delle sue, e di nuovo, come la mettiamo? Chi ha ragione, Freud oppure io? Supponiamo che io sostenga che non esiste la rimozione, che l’inconscio non è mai esistito, posso provarvelo se volete, dopodiché se ho abbastanza ascendente su di voi, allora mi crederete e sarete convinti che l’inconscio non è mai esistito, è una favoletta al pari di Cappuccetto Rosso, che pertanto, per esempio, l’atto mancato non comporta assolutamente niente, non significa niente, e così via. Potete fare quello che volete e sapete perché potete dimostrare qualunque cosa e il suo contrario? Perché tutto questo muove da premesse arbitrarie, è questo il trucco. Da premesse arbitrarie voi potete giungere a qualunque conclusione che vi parrà opportuna senza nessun problema. Con questo tutto ciò che ha affermato Freud è da buttare? Potete fare come ritenete più opportuno, la sola cosa che sto considerando è qualcosa che a differenza di qualunque altro tipo di pensiero non muove da premesse arbitrarie e pertanto non è negabile. Tutto ciò che, adesso cito Freud giusto perché è stato il primo, tutto ciò che ha affermato Freud se voi volete farlo potete provare che è falso, ed essendo falso non è utilizzabile. Perché per esempio, un lacaniano non utilizza concetti come inconscio collettivo, archetipi ecc. sapete perché? Magari lei non lo sa perché, ve lo dico io, perché li ritiene falsi e cioè non utilizzabili, ritiene che siano delle fantasie di un tale Carlo Gustavo Jung, squinternato, che ogni tanto vedeva la Madonna. E sapete perché gli junghiani non accettano nessuna delle posizioni di Lacan? Perché pensano che Lacan sia uno squinternato che si è divertito con il linguaggio ma non ha colto l’essenziale dell’Uomo e cioè il profondo, ciò che si conserva di psichico e che si è tramandato nei millenni, forse di più, ciascuno conserva tracce del passato; ah sì? Direbbe la mia amica Eugenia, fino a che punto, fino al Big Bang conserva tracce, o prima ancora? O dove dovremmo fermarci? Dove decido io ovviamente. Ecco, questi sono i risvolti di una teoria che non è sostenuta su nulla, le può farle dire qualunque cosa e il suo contrario, non è difficile, così potete sostenere, se vi piace, la teoria di Lacan, o di Verdiglione, quella di Jung, quella di Freud, quella di Bion, Klein, Rapaport etc., potrei andare avanti, ce ne sono uno sterminio, provare che sono tutte vere e dopo provare che sono tutte false, come preferite, dopodiché? Cosa avremo fatto esattamente? Supponiamo per un istante che ciascuno di voi sia in condizione di compiere questa operazione e cioè, di fronte a una qualsiasi affermazione dimostrare, con ottime argomentazioni chiaramente, che è vera, e dimostrare con ottime argomentazioni che è falsa, potrebbe credere questa cosa, se sa provarla vera e provarla falsa a suo piacimento? No. La prenderebbe per quello che è, un gioco più o meno divertente, ma niente di più e pertanto non ci crederebbe, non crederebbe che le cose stiano così. Bene, è un primo approccio alla questione di cui parleremo sabato, tra l’altro sabato io propriamente non interverrò, ci saranno interventi di vari amici, io interverrò nel dibattito, dirigerò il dibattito etc. C’è qualche altra cosa da aggiungere a vostro parere? Sono stato molto stringato in questa occasione, per il tempo che abbiamo a disposizione mi è toccato dire l’essenziale, saltando probabilmente molti passaggi che sarebbero risultati utili, ma se qualcosa ho saltato e per questo motivo non è risultata sufficientemente chiara allora potete domandarmi e io vi risponderò. Mi rendo conto che la questione non è semplicissima, cioè da una parte è straordinariamente semplice, c’è qualche cosa che è così e non può essere altrimenti perché se cerco di negarla utilizzo ciò stesso che devo negare e non lo posso fare, per cui risulta relativamente semplice accogliere questa considerazione e cioè che qualsiasi cosa questa è un elemento linguistico e che non è possibile uscire dal linguaggio, la questione più complessa e più ardua è coglierne, e soprattutto praticarne le implicazioni, questo è più difficile. È più difficile in quanto ciascuno è addestrato da quando nasce praticamente a pensare in un certo modo, a pensare che la realtà sia in un certo modo, che le cose siano in un certo modo, che io abbia ragione anche se non si sa bene perché, così, per definizione, per una volta potete invece affermare qualcosa con l’assoluta certezza di avere ragione, non soltanto l’assoluta certezza ma la consapevolezza che nessuno al mondo potrà negare ciò che voi affermate.

Intervento: può fare un esempio del genere di verità sta parlando?

Sì: qualsiasi cosa questa è necessariamente un elemento linguistico. Questa affermazione che ho indicato come la verità assoluta, questa non può essere negata, perché per negarla occorrerà utilizzare il linguaggio e cioè elementi linguistici, non potrà uscirne in nessun modo.

Intervento:…

Tecnicamente sì, a meno che le proposizioni che lei costruisce abbiano questa premessa e si attengano a questa premessa, e cioè, per esempio, al funzionamento del linguaggio; mi piacerebbe discutere con voi del funzionamento del linguaggio, però magari in un’altra occasione, è possibile proseguire deduttivamente costruendo soltanto da proposizioni necessarie, poi è ovvio che questo avviene in ambito teorico, nella vita di tutti i giorni questo non è praticabile, nel senso che non costruisce proposizioni fatte in questo modo, la scommessa è questa: che pur costruendo proposizioni che si attengano a infiniti giochi che uno fa durante l’arco della giornata, questo comunque rimanga necessariamente presente sempre, e cioè ciascuno sia consapevole inevitabilmente, e non possa non esserlo, che qualunque cosa stia facendo, o non stia facendo o stia pensando o non stia pensando, questo è un gioco linguistico e reperire anche le regole di quel gioco eventualmente. Sa cosa accade a questo punto? Un effetto marginale è questo: si cessa di avere paura, immediatamente. Che per gli umani non è poco, si dice che sia una cosa importante, cessare di avere paura, e cioè quella sensazione di pericolo che incombe, pericolo che è costruito (nove volte su dieci) come sappiamo bene, o ingigantito, a seconda dei casi, però, vede, questa teoria muove da un elemento, possiamo anche chiamarla teoria non è che ci preoccupino le parole, muove da un elemento che non è negabile, è una teoria che si fonda su un elemento che non è un atto di fede, e da qui si prosegue. Come fanno tutte le teorie di questo mondo, muovono da una considerazione che può essere un fatto esperienziale, può essere un’altra deduzione, può essere una considerazione, quello che capita e da lì si parte e si costruisce qualunque cosa, in questo caso partiamo da un’affermazione che risulta la verità assoluta, pertanto tutto ciò che ne seguirà e si sarà attenuto a questa premessa sarà assolutamente vero. Dicevo non negabile, mentre qualunque affermazione che non sia questa o costruita su questa è arbitraria, nulla contro le affermazioni arbitrarie, ciascuno ne produce uno sterminio durante l’arco della giornata, ciò che risulta di qualche interesse è accorgersene che è arbitrario, così come io so perfettamente, se gioco a poker, che quattro assi valgono più di due sette, ma all’interno del gioco del poker, fuori di lì non significa assolutamente niente, sono quelle regole alle quali mi attengo, regole arbitrarie ovviamente e che fanno quel gioco, e così potete considerare qualunque cosa come un gioco linguistico con delle regole precise alle quali ci si attiene, dalla spesa dal verduriere alla dichiarazione d’amore, alla guerra nucleare… giochi linguistici, fatti da regole come tutti i giochi. Li chiamiamo giochi linguistici perché sono sequenze vincolate a delle regole, un gioco non è altro che le regole di cui è fatto, senza le regole non si può giocare. La regola è un’istruzione: questa mossa sì e questa no. Semplice. Il linguaggio funziona così. E non è che questo evochi il computer, certo funzionano così è ovvio, sono stati inventati dall’uomo, non potevano che funzionare così, esattamente come pensa l’uomo. Sì, se qualcuno vuole aggiungere qualcosa…

Intervento: è vero che la verità assoluta è un elemento linguistico, ma perché? Perché questo elemento linguistico fa gioco, fa verso, fa associazione perché ha una struttura inconscia di rimozione e resistenza. Se questo elemento linguistico non avesse una struttura inconscia di rimozione e resistenza non potrebbe fare verso, non potrebbe fare gioco…

Ne è sicura? E se non fosse così? Ci ha mai pensato? In ciò che lei dice sono date per acquisite e implicite, un certo numero di formulazioni teoriche: l’inconscio, la rimozione, la resistenza, che vengono da Freud prevalentemente, poi rielaborate e riconsiderate in particolare da Lacan, da Verdiglione. Lei saprebbe dimostrare che tutto ciò che ha affermato è falso? E cioè non è così e non può essere così in nessun modo?

Intervento: noi procediamo non per asserzione ma per descrizione, vale a dire noi, l’associazione…

Sì, dice descrizione, ma questa cosa sta descrivendo, è una descrizione del funzionamento del linguaggio? O sbaglio?

Intervento: no noi cerchiamo di descrivere il perché o il come, diciamo come questa verità assoluta è un elemento linguistico…

E l’avete trovato questo come?

Intervento: diciamo che riteniamo che questa verità assoluta sia un elemento linguistico perché l’elemento linguistico fa verso, fa associazione. Fa verso, figura indirettamente in ciò che diciamo.

Occorre credere che sia così. In effetti tutta una serie di considerazioni che la psicanalisi, soprattutto quella più recente ha poste ultimamente possono essere messe in discussione ma in modo più radicale. I fondamenti stessi, questi concetti di rimozione, di resistenza, si possono utilizzare ovviamente ma che cosa indicano esattamente quando io descrivo qualcosa per esempio, un fenomeno linguistico, un atto linguistico, un elemento linguistico quello che vi pare, cosa sto facendo esattamente, e quando l’avrò descritto che cosa avrò trovato esattamente? Queste sono domande legittime, che occorre porsi: ciò che avrò fatto avrà qualche utilità, un senso? Sarà stato come essere stati al bar a prendere un caffè o sarà stato differente? Se sì, perché? Sono tutte domande legittime che generalmente non ci si pone ma che ad un certo punto diventa necessario porre, dal momento in cui nulla è dato per scontato, per acquisito. Mi sono formato come analista, e quindi conosco molto bene questi concetti fondamentali, cionondimeno questo non mi ha impedito di discuterli, di metterli in gioco, mettere in gioco i fondamenti stessi di ciò che io avevo imparato per diventare psicanalista. Curiosamente questa operazione sorse proprio al momento in cui cercavo di trovare un fondamento, di dare un fondamento a una teoria che avvertivo non fosse così saldamente fondata, proprio in questo tentativo mi accorsi che tale teoria era assolutamente infondata e cioè affermava cose gratuite, che non significano niente, e non significando nulla, nulla nel senso che possono significare tutto e il suo contrario, risultarono inutilizzabili. Ma anche concetti molto più sofisticati… adesso la dico così, magari per le poche persone che conoscono le teorie più recenti di Lacan, di Verdiglione etc. La nozione di rimozione o di resistenza, anche se già Freud in qualche modo ne parla e cioè una condensazione che avviene ciascuna volta in cui si parla simultaneamente a qualcosa che resiste a tale condensazione e impedisce che tale condensazione riesca totalmente, questo è stato preso in buona parte dai linguisti come Jakobson per esempio, l’asse diacronico e sincronico, ma questo funzionamento del linguaggio, del significante nel caso specifico, è così sicuro? È una descrizione anche questa, sì certamente, ma perché la descrive in questo modo e non in un altro? C’è un motivo oppure no? Se sì quale? Più bello? Più simpatico? O è più vero? E qui, qui diventa un problema: vero rispetto a che? Domande che occorre farsi, occorre farsi, ovviamente in ambito teorico, è chiaro, se uno va a comprarsi le sigarette tutto questo non è che abbia una grande influenza, però porre le domande può essere importante ma non domande a partire da cose che si danno per acquisite, domande intorno esattamente a ciò che si dà per acquisito, questo è ciò che interroga: ciò che mai io metterei in discussione, proprio quello va messo in discussione, va interrogato, seriamente e rigorosamente, cioè senza stare lì a prendersi in giro, insomma, perché uno dovrebbe credere una certa cosa? Perché l’ha detta Freud generalmente, almeno in ambito psicanalitico ovviamente, io invece dico il contrario, e allora? Ma c’è una differenza, che né Freud né altri dopo di lui hanno saputo, né sanno, provare quello che affermano, io sì. Questa è l’unica differenza, l’unica fondamentale, poi da qui ovviamente seguono tutta una serie di considerazioni è ovvio. Insomma vi sto dicendo che tutto ciò che le teorie psicanalitiche hanno affermato, se voi volete farlo potete provare che è falso, che non esiste, che non è mai esistito, è una chimera, una fantasia più o meno ridicola, oppure potete provare che sono vere, come dicevo prima potete fare quello che volete, però a questo punto siete esonerati dal crederle vere, ci giocate. Freud dice così, e Cappuccetto Rosso dice cosà, va bene, e quindi? Mi rendo conto che è una cosa piuttosto bizzarra quella che vi sto esponendo, nessuno in genere pensa in questo modo cioè nessuno mette in discussione ciò su cui sono fondate le cose in cui crede, è come darsi la zappa sui piedi e nessuno l’ha fatto, tranne me, e ciò che ne è risultato è qualcosa di molto singolare: la costruzione di qualcosa che risulta assolutamente necessaria, dopo tremila anni finalmente si è esonerati dal credere qualunque cosa o il suo contrario, non è più necessario perché sappiamo perfettamente come funzionano le cose e cioè il linguaggio. Mi ci vorrebbero altre due ore per dirvi tutta una serie di cose intorno al linguaggio, lo posso fare, magari in un’altra occasione, e vedere come funziona il linguaggio e come tutto ciò che accade continuamente sia con estrema facilità riconducibile alla struttura fondamentale che lo fa esistere. Apprendendo questa struttura, praticandola, ci si trova in una condizione assolutamente insolita e cioè si sa sempre esattamente cosa sta accadendo, e non si può non saperlo; cosa accade nei propri pensieri, perché vanno in una direzione anziché un’altra. Qualcuno tempo fa, molto spaventato, pose una obiezione circa la padronanza sul linguaggio, padronanza di chi? Se ciascuno che parla non è altro che linguaggio? padronanza del linguaggio sul linguaggio? Cosa vuol dire questa cosa? È una cosa di straordinario interesse il linguaggio, io auspico che ciascuno di voi se ne occupi, d’altra parte noi ne parleremo per tutto il mese, fino a giugno, perché è una cosa che non cessa di riservare sorprese continuamente, pur avendo inteso ormai buona parte della sua struttura, del suo funzionamento, cionondimeno le cose che restano da fare sono una quantità sterminata, tutte le sue implicazioni e dopo molti anni siamo riusciti ad intravederne alcune ma ce ne sono sterminate, è l’unico modo di pensare che è assolutamente differente da tutti gli altri, e che può imporsi con assoluta certezza e determinazione, qualunque altro no perché lo si può confutare, e sa che succede quando confuta una teoria? La si abbandona perché falsa, è una struttura semplicissima, è il linguaggio che funziona così, le faccio un esempio banale: supponiamo che adesso qualcuno dica che le stanno portando via la macchina con il carro attrezzi, lei comincia ad agitarsi e si preoccupa e corre giù etc., supponiamo ancora che a questo punto invece le dica che non è vero, che non c’è nessun carro attrezzi, lei si tranquillizza immediatamente, non ha più paura; è così che funziona, se lei sa come stanno le cose e cioè che non c’è nessun carro attrezzi, cessa di preoccuparsi e non può preoccuparsi, grammaticalmente non può credere vero ciò che sa essere falso, non lo può fare e come dicevo prima seguendo questa via non è più possibile avere paura, né avere bisogno di credere in qualcosa, anche questo scompare e se uno vuole credere in qualcosa, a questo punto se ne assume la responsabilità come dire "ci credo perché mi piace così" Però sa perfettamente che nulla lo costringe a credere una cosa del genere e cioè che è un gioco tra infiniti altri, né migliore né peggiore di qualunque altro. La scommessa è che qualcuno incominci ad accorsi che l’unico modo che abbia qualche interesse di pensare è questo, e non ce ne sono altri, qualcuno può cominciare ad accorgersene, e questo può essere interessante perché può dare un contributo, considerare anche per la sua esperienza cose che ci sono sfuggite, chissà quante cose sono sfuggite. Concludiamo qui, però vi do l’appuntamento a sabato, perché sabato sarà un incontro decisivo, ne varrà del futuro del pianeta… è abbastanza? Pensava qualcosa di più? Per il momento ci fermiamo qui poi passeremo alle galassie. Va bene, grazie a tutti e buona notte.

HOME  INDICE