HOME  INDICE 

 

Torino, 29 novembre 2007

 

Libreria LegoLibri

 

MADRI CHE NON UCCIDONO

 

Beatrice Dall’Ara

 

 

Questa conferenza si intitola Madri che non uccidono, potrà sembrare strano questo “non” davanti al verbo uccidere perché ciascuno sa che le mamme non uccidono anzi sono le mamme che danno la vita, donano il bene ai loro figli però era importante sottolinearlo questo “non uccidono” ché non hanno bisogno di uccidere nella fantasia, per esempio, e quindi non hanno più bisogno di compiere questo gesto perché si sono affrancate da giochini… questa conferenza segue a un’altra conferenza che io avevo fatto nel 2004 il 25 novembre, quella conferenza si intitolava Madri che uccidono invece, conferenza che se vorrete potrete trovare nel sito dell’Associazione insieme a tutte le altre conferenze che da molti anni noi teniamo insieme ai corsi che ogni mercoledì vengono tenuti da Luciano Faioni proprio nell’Associazione il lavoro principale che ci permette di affermare ciò che affermiamo e dicevo che quella conferenza che era avvenuta nel periodo in cui c’era stato un tremendo fatto un bambino ucciso dalla mamma, un fatto che aveva destato molto interesse nell’opinione pubblica tanto che giornali e televisioni ne hanno parlato a lungo e continuano a parlarne, hanno fruito di questo scoop perché questi sono scoop che giornali e televisioni vorrebbero molto spesso perché sono quelli che promettono una vendita di giornali straordinaria e un’adesione alle televisioni formidabile che in altri casi non si da, era avvenuto questo fatto bruttissimo di un bambino ucciso dalla mamma tra l’altro sempre in quel periodo, forse un po’ prima, c’era stato un altro fatto che tutti quanti ricorderanno quello di una figlia, invece, che uccise la mamma e il fratellino ora per questo era nata quella conferenza “Madri che uccidono” riflessioni che abbiamo portato avanti, in quella conferenza io non mi trovavo a discutere e a raccontare il fatto o la storia, questa storia già ampiamente era raccontata nei minimi particolari dai giornali e dalla gente comune, alla psicanalisi, in un percorso analitico interessa in quanto fatto che accade di raccontare perché una psicanalisi, come sapete, è l’analisi del discorso della persona che la persona compie per cui la psicanalisi non si trova a fornire opinioni ma riflette sulle questioni, in quel caso la riflessione riguardava l’interesse dell’opinione pubblica, la morbosità, l’erotismo, interesse per essere gentili ma in effetti riguardava proprio la morbosità dell’interesse per questo fatto, delitti ne avvengono continuamente pensiamo alle guerre sono delitti però le persone sono avvezze oppure quando accadono altri delitti anche lì i mass media tentano di costruire lo scoop allo stesso modo ma senza vincoli sacri di sangue che scuotono l’opinione pubblica non ci riescono e dopo un po’ l’interesse decresce fino a scomparire e si passa ad altro e invece no lì l’interesse era precipuo c’erano continui dibatti alla televisione, sui giornali c’era sempre l’esperto di turno che diceva la sua e per noi, per me in prima istanza, l’interesse era di intendere perché questa morbosità veniva chiamata commozione, perché era una storia che provocava tante emozioni, perché grandi sensazioni … insomma qual era la domanda che si chiedevano le persone? Quali domande venivano poste agli psichiatri? Ai criminologi, in qualche caso agli psicologi? C’erano coloro che affermavano la colpevolezza della madre e coloro che invece la proclamavano innocente… ma la domanda che poneva l’opinione pubblica e che veniva rivolta a questi signori cioè agli addetti a risolvere questi problemi era se la madre era capace, in quel momento in cui era successo il misfatto, era capace di intendere e di volere cioè se l’aveva fatto proprio perché voleva farlo oppure, oppure se la cosa era avvenuta in un momento in cui la donna era preda di follia o di qualche demoniaco impulso, in quel caso si è stabilito in un certo modo, come tutti sapete, ma di questo non ci interessa, ci interessa intendere perché gli umani hanno bisogno di questa sicurezza, hanno bisogno di essere tutelati ché una madre non può se non volere il bene del suo bambino non può volere il suo male, non lo può fare e gli umani vogliono essere tutelati, questo è uno dei fondamenti della società in cui viviamo, il fondamento sul quale non si può derogare occorre attenercisi, occorre credere all’amore della madre, un amore puro, integro in tutti i suoi aspetti, amore disinteressato, amore naturale… la mamma vuole il bene del bambino, vuole la vita del bambino, mantenere integro questo ideale e come dicevo questo è il fondamento della società in cui viviamo, della società occidentale, del discorso occidentale in cui ci troviamo basti pensare a come gli umani siano attaccati alla purezza di questo ideale “c’è qualcuno che pensa per me e mi vuole bene” dio in fondo ha questa prerogativa senza la quale non sarebbe un dio, dio ama gli umani, tutti e ciascuno allo stesso modo, l’amore è per ciascuno uguale basta che ci si attenga ai suoi comandamenti, tutti i fondamenti morali sono costruiti e partono di lì da questo dogma, da questa realtà alla quale tutti gli umani si attengono, vogliono attenersi a questo, basti considerare anche, per esempio, il ruolo delle istituzioni, dei governi, delle religioni, perché? In fondo ci sono scandali continui che ci colpiscono da tutte le parti però, però il governo è necessario, il governo è necessario ed è considerato allo stesso modo è un modello dell’amore materno per cui in fondo è sicuro che lo stato vuole il mio bene, vuole la mia sicurezza, pensa a me. Gli umani non possono assolutamente trovarselo distrutto da un gesto così, così come il gesto della madre che si è trovata ad uccidere il suo bambino, non può concepirlo, non può ammetterlo perché se ammette una cosa di questo genere allora cade tutto, cade, non sa più dove mettere il suo piede, dove appoggiarsi per costruire qualche cosa, tutto quanto, tutto è basato su questo e questo in fondo è il grande inganno, mantenere puro, intatto un ideale di questo genere sul quale si fonda tutta l’ideologia del discorso in cui ci troviamo, beh insomma rende le cose molto, molto importanti, rende le cose molto difficili per un certo verso, per esempio, proprio per le madri, per le donne, per le donne, le quali donne sanno il ruolo fondamentale che rivestono nella società in cui vivono, in fondo alla madre è demandata, come dire? L’immortalità della specie, dell’umano è vero che anche il padre ci mette del suo perché nascano dei bambini però è la madre che cura il bene del bimbo, che lo educa, che lo fa crescere in qualche modo lei è preposta alla sua educazione, al suo bene e vuole il suo bene, lei deve assolutamente volere il bene del bambino, in qualche modo la cosa è presa quasi come un sacrificio, e il sacrificio è un valore… in fondo la madonna nella religione cristiana è salita in cielo ed è diventata un essere divino perché ha accolto il sacrificio suo figlio è stato ammazzato dagli umani e questo ha dato un’impronta ancora più grande al ruolo della mamma, ruolo della mamma che ciascuna donna, ciascuna mamma impara, impara quando comincia a muovere i primi passi e soprattutto quando comincia a pensare e lo impara da chi? Lo impara dalla sua mamma così come la sua mamma l’ha imparato dalla sua mamma ancora, impara ad essere donna, diciamo, che tutta la sua educazione dopo che si è accorta che non è un maschiaccio e che le prende in qualche modo dal maschio perché lui è più forte, comincia ha cominciato a giocare guardando la sua mamma, scimmiottando di volta in volta quello che lei subiva dalla madre, giocando e traendo piacere …di solito le bambine cominciano da piccole a imitare la mamma, a imitarla ma agendo il gioco, agiscono questo gioco, si divertono a fare questo gioco e giocano con i bambolotti, giocano con le bambole e cominciano già subito ad insegnare alle bambole come si deve fare per non sporcarsi ecc. ecc. ciascuna di voi sa come si gioca con le bambole, qui siamo quasi tutte donne e in linea di massima le donne amano questo gioco lo imparano già da piccole e in loro è già in nuce il loro futuro ruolo di madri, lo imparano, lo imparano man mano nella loro vita poi certo ci sono donne che pur formate ad essere madri poi possono decidere di non farlo il figlio, non c’è bisogno che lo facciano, decidono di non farlo perché la carriera o perché non vogliono degli ostacoli al loro divertimento, possono essere diverse le questioni, però in questa decisione c’è proprio già una scelta io non voglio essere mamma invece di esserlo, non voglio essere mamma perché non mi va “perché voglio fare carriera” per esempio, poi farò la mamma quando ecc. e quindi direi che è implicita in ogni donna la questione della maternità volente o nolente… e le mamme direi che se gli umani non possono abbandonare la superstizione, vogliono credere fortissimamente che c’è chi vuole il mio bene, le mamme sono coloro che essendo calate in questo ruolo che la società ha affibbiato loro, loro sono fiere di questo ruolo, loro vogliono giocare questo gioco e lo vogliono giocare nel modo più perfetto, deve essere un amore puro per le mamme in prima istanza, i padri possono intendere una cosa di questo genere ma solo chi è donna, chi è mamma può intendere di come la cosa sia importante per la mamma, come sia importante questo ruolo che devono portare avanti, cui devono adempiere, loro sanno e ciascuna lo porta avanti nel modo in cui lo ritiene il migliore. Dopo un primo momento, dopo la nascita del bambino che può comportare qualche difficoltà, in fondo il bambino che viene alla luce e tanto desiderato nei primi tempi è un estraneo per la mamma anche se si parla e si vuole enfatizzare l’amore materno… però una donna può riflettere per lei che cosa ha significato amore materno, questo cosino è uno sconosciuto per la mamma, è qualcosa che dopo l’attesa può anche infastidire la mamma… la mamma si aspettava quell’amore decantato ma l’amore decantato avviene man mano, man mano la mamma si attacca al piccino, si attacca al bambino perché il bambino le risponde, perché il bambino man mano che passano i giorni anche soltanto se cresce di 50 grammi è un ringraziamento per quella mamma e man mano questo bene dopo il primo momento di scombussolamento infatti c’è, è chiamata depressione post partum, dalla quale le mamme sono colpite, così si dice, ma di solito passa da sola se si intende e non se ne fanno dei drammi, se non la si formalizza facendone una malattia, ma non ci sono drammi laddove “naturalmente” naturalmente tra virgolette questo amore cresce, diventa sempre più importante e la mamma si attacca al bambino e in effetti comincia a riconoscere questo grande amore che le è capitato, il bene per il bambino, il suo grande bene… la mamma si attacca sempre di più a questa cosa che diventa sempre più bella, ogni mamma vede il suo bambino la cosa più bella ed è vero e la mamma comincia il suo itinerario e per lei effettivamente è la cosa più importante e a questo bambino dedica tutto il suo bene per cui per lei è importantissimo e diventa man mano sempre più importante, è una cosa che lei stessa non può mettere in gioco, non gli altri, ma lei non può mettere in gioco perché non può considerare se intervengono dei pensieri in cui questo bambino è un ostacolo a qualcosa, assolutamente, come si direbbe in gergo, lo rimuove immediatamente perché lei lo pretende, lo vuole e quella è la sua felicità, il suo compimento quindi assolutamente qualsiasi cosa venga a turbare questo equilibrio che lei si è creata, i brutti pensieri, per esempio, che possono entrare nel suo pensiero, beh, certo non li vuole accogliere. Proprio in quei dibattiti che facevano alla televisione, in quei dibattiti su quel caso tremendo c’erano gli psichiatri che dicevano la loro ovviamente, e quegli psichiatri che potevano osservare nelle loro cliniche queste mamme, altre mamme che avevano commesso questo fattaccio, loro raccontavano quello che osservavano e dicevano che una madre che ha commesso questo fatto non lo può assolutamente accogliere, non lo può accogliere e quindi combatte con tutte le sue forze per dimostrare a sé in prima istanza e poi eventualmente agli altri, ma in prima istanza a sé, che “non è vero” che “non sono io colpevole” che non è lei che ha commesso il fatto, è stata sicuramente quella persona e la donna lotta, ma lotta perché? Perché non lo può accogliere assolutamente, non può accogliere di aver tradito quell’ideale in cui lei per prima credeva così tanto, per cui non lo può accogliere perché se lo potesse accogliere a quel punto sorgerebbe nella donna un’eccitazione così grande che la porterebbe immediatamente alla distruzione, beh, forse gli psichiatri non lo dicevano proprio in questi termini, però parlavano appunto dell’autodistruzione della donna in quel caso quindi del suicidio se mai avesse potuto accogliere nel suo pensiero di aver commesso quel fatto e le donne che a loro capitava di seguire, di vedere nelle cliniche erano mamme che avevano commesso, fatto questa cosa …ecco queste mamme avevano “dimenticato” dimenticato tra virgolette, Lacan direbbe forcluso, quello che era successo, non lo sapevano più, continuavano a rappresentare, queste mamme continuavano a mettere in scena, a rappresentare, a interpretare la mamma qualche volta con un bambolotto in braccio oppure mimando il bambolotto fra le sue braccia, vezzeggiandolo, coccolandolo a mostrare che il bimbo è lì, è vivo, era lì non è successo nulla, in un’infinita e continua rappresentazione, un pensiero che continua a girare su se stesso senza tregua, senza sosta per mostrare che non è vero, che non è avvenuto, costretto questo pensiero, questa scena ad essere ripetuta continuamente, all’infinito, pensiero fisso, fermo, bloccato sul momento più bello, sul momento in cui la mamma aveva il bambino e quindi non era vero “non è successo nulla” però fermo, il pensiero fermo, ferma la vita, lì immobile, costretta a controllare la scena, l’immagine e anche qui direi che la rappresentazione, in prima istanza, che mettono in atto è per loro, in prima istanza, e poi per gli altri, prima devono convincere loro e poi gli altri che non era vero, che non è successo nulla. La psicosi, la psicosi funziona così non c’è nulla che possa intervenire nel pensiero della persona perché le regole dei giochi non permettono l’intrusione di nessun elemento che possa turbare questa scena che deve essere ripetuta, mantenuta e rimessa in scena a mostrare a sé in prima istanza, torno a dire, a sé e di rimando all’altro….questo per dire di come per la mamma sia importante il suo ruolo, quello che giocherà nella sua vita con questo bambino al quale donerà tutto il suo bene, al quale promette tutto il suo bene e dalla quale il bambino vuole, pretende quel bene perché il bambino è complice in tutto questo lui sa che la mamma deve dargli tutto quello che ha, perché? Qualche tempo fa dicevamo dell’onnipotenza dell’umano che deve riprodurre anche lui quella scena di quando era bambino …deve esserci da qualche parte qualcuno che soddisfa i miei desideri come quando ero bambino e la mamma soddisfaceva i miei desideri, questo molti per tutta la vita credono e immaginano che sia possibile poi prendono delle batoste immense ogni volta perché si accorgono che nella vita poi non funziona così, però sono sempre alla ricerca, permangono nella credenza appunto di un bambino che ci sia qualcuno che possa esaudire tutti i miei desideri.

Ecco però c’era un’altra questione di cui volevo parlare questa sera, di come per la mamma questo bene per il figlio in certi casi assuma delle connotazioni particolari, per esempio, la vita del figlio le interessa talmente tanto che continuamente il suo pensiero trova, per esempio, nei giornali, alla televisione delle notizie brutte per cui teme per la vita del figlio, ha paura che anche a lui potrebbero capitare quelle cose, quante madri ci sono che hanno paura che al figlio possa succedere qualcosa di male, sono apprensive, si dice, ci sono delle madri così apprensive che accolgono qualsiasi notizia come qualcosa che può capitare anche a lei, anche a lei può capitare di perdere il figlio e nel suo pensiero questo timore è sempre presente, per cui è controllata, controllatissima non lascia muovere questo bambino in nessun modo perché ha paura che a questo bambino possa succedere qualche cosa, beh, qui direi che molte depressioni nelle donne sono fatte di questi pensieri, si parla di depressione e non ci si accorge e si crede che sia qualcosa di fisico in prima istanza, di fisico perché viene curata con gli psicofarmaci, è ovvio, si dice che sono dei problemi psichici però viene curata con gli psicofarmaci e molte delle depressioni che accadono alle donne, alle mamme sono proprio questo ci sono nel loro pensiero, è il loro pensiero che produce pensieri brutti, abbiamo parlato tantissimo del pensiero e di come solo il pensiero possa mettere in atto l’azione, qualsiasi azione, se non c’è pensiero che concluda se mi devo muovere non muovo, muovere in un certo modo o in un altro modo è sempre il mio pensiero che compie questa operazione e del pensiero, di come è fatto necessariamente, di come funziona ne già parlato, è questo il nostro interesse preciso… di cosa è fatto il pensiero? È fatto di linguaggio e funziona come funziona il linguaggio ma come dico qui ci sono trascrizioni, se volete su internet ci sono da vent’anni a questa parte tutte le interrogazioni, tutte le ricerche, le elaborazioni compiute per cui eviterei questa sera di dilungarmi su ciò che fa il linguaggio perché il pensiero è, sono delle stringhe di proposizioni che funzionano, ma ecco quando nel pensiero di una mamma interviene la paura che al figlio possa succedere qualche cosa? non si è mai considerato il pensiero, nessuno ha mai potuto proseguire su questa linea però mi piaceva illustrare come può avvenire ma qui parliamo del funzionamento del pensiero non parliamo di leggi divine, leggi naturali o cose di questo genere ma parliamo effettivamente, cominciamo a parlare, cercare di porre in risalto, per esempio, come funziona questo pensiero della mamma in cui da un lato c’è sempre più forte il desiderio di vita nei confronti del suo bambino e dall’altro, connesso, un altro, direbbe Freud, contro desiderio e cioè un desiderio di morte, da un lato l’estremo e sempre presente desiderio, chiamiamolo, di vita, potremmo chiamarlo più precisamente gioco linguistico che costruisce la vita e dall’altro un desiderio di morte…tanto è forte il desiderio di morte tanto più forte è il controllo per la vita, ma questo, come dicevo, questi due giochi già Protagora, già duemila e cinquecento anni fa parlava di antilogie, di come gli umani siano presi perché parlano, nelle famose antilogie che sarebbero dissoì lógoi: discorsi in contrasto, da un lato c’è un certo discorso e dall’altro, dall’altro lato, connesso un altro discorso, due giochi contrari, contrastanti, in contraddizione per cui questa contraddizione questi due giochi strettamente connessi, automaticamente connessi producono paura, eccitazione al discorso della madre che non può accogliere, non vuole essere sfiorata da un brutto pensiero, brutto ma per qualsiasi cosa brutto, può essere una stupidaggine immensa, per un insignificante elemento della catena linguistica ma è qualcosa che ha a che fare con ciò di cui parlavo e cioè con un desiderio di morte nei confronti del bambino e quindi immediatamente lo rimuove, non può entrare nel suo pensiero e quindi è costretta continuamente a fare come quelle mamme che cullano il loro bambino per tutta la vita però ovviamente qui è differente è ovvio che qualche volta qualcosa può incepparsi e succede il fattaccio ma succede per delle sciocchezze, per delle stupidaggini che non si possono cogliere come tali però le madri, la paura in quegli incontri era che qualsiasi madre allora poteva diventare un’assassina di suo figlio. Questo era lampante, dice, ma allora se qualsiasi madre può diventare l’assassina del figlio e allora e allora come gli umani possono sopravvivere? Ora non si tratta di questo se le donne, in questo caso il mio discorso è rivolto alle donne, se le donne potessero considerare, cominciare a considerare il proprio pensiero, la propria intelligenza… dicevo di che cosa è fatto il proprio pensiero, di che cosa è fatta lei, se si potesse considerare linguaggio e potesse ovviamente avere gli strumenti per accogliere ciò che produce il suo pensiero, potesse accogliere le cose che giudica sgradevoli perché vanno a rinforzare una certa parte del suo pensiero che necessariamente essendo linguaggio funziona in quel modo, torno a dire, non per storie naturali ma perché il linguaggio per mantenere ferma, importante una certa cosa, fissa, identica a sé per partire necessariamente deve controbilanciare come due forze escludendone una, che poi non sono nient’altro che giochi linguistici che vanno in conflitto tra di loro e di questo proprio solo in un percorso analitico può accadere di accorgersi perché come dicevo una madre o comunque una persona che abbia delle cose importanti a cui tiene in modo particolare, il caso della madre è macroscopico e può essere inteso, diciamo che in ogni pensiero c’è qualcosa che è estremamente importante è un valore e non si deve dissolvere ma non si deve dissolvere proprio perché il pensiero funziona così, perché permanga e non diventi, non segua l’evoluzione di quello che è il linguaggio, linguaggio che si trasforma continuamente trovando altri interessi, altre storie, direi che se si potesse avere accesso a questo si potrebbe effettivamente cominciare a pensare, a far muovere il pensiero… la mamma potrebbe cominciare a pensare in modo differente e soprattutto quel bene che potrebbe donare al bambino che ama potrebbe, cominciando ed avendo gli strumenti, torno a dire questi strumenti soltanto in un percorso analitico che tiene conto della sua condizione e quindi del linguaggio potrebbe accorgersi della sua intelligenza, la quale intelligenza è il bene più grande effettivamente che possa esistere perché può fare qualsiasi cosa anche accorgersi del tesoro immenso che inventa qualsiasi cosa, solo in questo percorso esercitando, avendo cura della propria intelligenza, non avendo più bisogno di utilizzare queste storie che procurano tanto interesse e che non sono nient’altro che riproduzioni dalla Medea, dall’Edipo…riproduzioni della storia della Medea, riproduzioni della storia di Edipo, della storia di Amleto in fondo la mamma di Cogne ha interpretato questo ruolo, ha messo in scena ancora una volta questa scena così come tutte le mamme che sono costrette a interpretare un ruolo che è troppo, certe volte è al di sopra delle loro forze, in fondo la mamma di Cogne ha messo in atto questa pièce, questo spettacolo cui tutti hanno partecipato… o non è questo? E questi spettacoli da quanti anni si verificano? Lascio a voi il computo… ora una mamma, una madre, una donna, occorre che si confronti con il suo pensiero sapendo, sapendo la responsabilità del proprio pensiero ma non è una responsabilità che ha a che fare con la colpevolezza, nulla a che fare con la colpevolezza ma la responsabilità è una responsabilità linguistica sapere che quando dice delle cose sono quelle cose che sta affermando, le sta facendo vere, non sono delle sciocchezze anche se lei le prende per scherzo tanto è soltanto qualcosa che io dico e non contano niente, no, contano è proprio così, sono il calcolo del discorso che non sa di essere tale, ma ecco se la madre vuole donare qualcosa al figlio… non è che con questo distruggiamo quest’amore meraviglioso della madre, no, cominciamo a dare una dignità se mai all’amore della madre la quale madre che ha percorso una psicanalisi, un’analisi come noi la pratichiamo cioè un esercizio a mettere in gioco costantemente e deliberatamente qualsiasi cosa si configuri vera senza poter essere dimostrata, ovviamente, qui non parliamo di psicoterapia, non crediamo alla malattia dell’anima o dello spirito ma parliamo della formazione che tiene conto della condizione per cui qualsiasi possa esistere non di altro, parliamo del pensiero tutto il resto sono esercizi di potere delle varie scuole che in questi tempi operano i passaggi tra le varie religioni, dicevo la madre può effettivamente donare a suo figlio l’intelligenza, istigandolo alla domanda e non fermandolo, accogliendo la sua intelligenza e questo è il più grande regalo che può fare al figlio se lui lo desidera. Può, ovviamente avendo gli strumenti, può intanto affrancarlo da quell’inganno madornale che promette quello che non può dare cioè credere che ci sia qualcuno al mondo che vuole il mio bene cominciando ad affrontare la questione da questo inganno, da questa menzogna su cui si regge la società umana che sventola bandierine di pace credendo che questo possa portare del bene al prossimo, le bandierine di pace intanto hanno reso miliardi a chi ha avuto l’idea, ci sono dovunque in ogni paese e città, è ancora una volta un abbaglio madornale ecco questo dono che la madre può fare effettivamente al suo pargolo è quello di lei consentirgli di pensare e insegnargli che solo con la sua intelligenza può effettivamente fare il proprio bene. Noi siamo qui a parlare della cosa più importante dell’umano e cioè dell’intelligenza ma all’umano non importa l’intelligenza perché immagina che l’intelligenza nasca da un corpo e sia naturale e che l’umano non possa nulla con la sua intelligenza, gli umani si adombrano, si annoiano, non capiscono quando parliamo di linguaggio, quando continuiamo a parlare di linguaggio è ovvio che è il nostro principale interesse perché il linguaggio, il discorso, il pensiero… se non ci fosse il linguaggio noi non saremmo qui a parlare né ci saremmo mai stati, è solo il linguaggio che costruisce le più grandi tragedie come le più grandi commedie ecco perché noi istighiamo al pensiero ci sono gli strumenti, ci sono, sono vent’anni dopo aver compulsato tutte le teorie psicanalitiche, tutte le teorie linguistiche, semantiche, semiotiche, dopo aver letto e studiato attentamente i testi di logica da Alice nel Paese delle meraviglie a Gödel, beh, non tutti noi però questo è il nostro lavoro quello che portiamo avanti, è uno studio preciso proprio partendo dalla condizione per cui io possa affermare, per esempio, il mio bene più grande che è la mia intelligenza, ma l’intelligenza è per ciascuno, ciascuno è intelligente basta che lo voglia perché pensare funziona per tutti allo stesso modo: si parte da una premessa e attraverso una serie di passaggi o inferenze coerenti con la premessa si conclude, perché il pensiero sia che costruisca la bomba atomica sia che costruisca la palafitta funziona per inferenze, passaggi , ciascuno, in ciascun momento in cui vive lavora ininterrottamente in questo modo il suo pensiero lavora in questo modo ed è linguaggio, linguaggio che sta funzionando è la condizione per cui qualsiasi cosa esista e noi continuiamo a dirlo, a dimostrarlo logicamente è ovvio che è difficile però ecco stavo dicendo che l’intelligenza è per ciascuno, ciascuno ha questo bene grandissimo su cui contare importante che si liberi da quei macigni che conducono il pensiero a riprodurre sempre la solita storia, sempre le solite cose perché le parole sono quelle che ciascuno si trova a dire ininterrottamente, io le uso in un certo modo, tu Simona le usi in un altro, lei in un altro ciascuno ha il suo discorso e crede che le cose invece siano identiche questa è la condizione per credere in qualsiasi cosa e il suo contrario …bene ho parlato moltissimo questa sera quello che mi interessava dire è che se fosse possibile ascoltare i propri pensieri anche quelli che sembrano brutti pensieri quelli che immediatamente si scartano qualsiasi sia il tema, accogliere la produzione che avviene produzione di parola, di pensiero …qualsiasi pensiero accada è degno di essere ascoltato perché effettivamente da la possibilità di accorgersi di come funziona il proprio pensiero, di quello che si crede, di quello che si da per scontato, di quello che si teme e questo è possibile ci sono gli strumenti per farlo però bisogna compiere un percorso che può sembrare anche non molto semplice ma è assolutamente prioritario su tutti gli altri per l’interesse che produce proprio nella persona…

 

Intervento: il discorso direi che è molto interessante, la proposta è ben precisa, il termine della tua conferenza e cioè puntare sull’intelligenza… la cosa che limita molto la pratica dell’intelligenza è appunto la paura dei propri pensieri e quindi torno un po’ indietro rispetto al tuo discorso parlando appunto delle madri che uccidono, una cosa che mi colpiva in uno degli ultimi fatti la testimonianza di questa madre che ha ucciso dicendo che lei era perseguitata da brutti pensieri, mi ha colpito questa frase perché molto precisa…

 

Ha lottato come una iena…

 

Intervento: esatto, tu hai parlato di Protagora cioè come funzionano talvolta questi pensieri che si contraddicono, che entrano in conflitto e trovarsi così perseguitati, sentirsi perseguitati da questi brutti pensieri costringe la persona a che cosa? a fare quello che il linguaggio la costringe a fare cioè a cercare la verità e qualche cosa non può funzionare simultaneamente in contraddizione… sono due verità che si contrappongono e quindi si tratta appunto in qualche modo far funzionare il linguaggio giungendo a qualche cosa che sia assolutamente vero al punto che l’atto dell’uccisione del figlio diventa l’unico modo per liberarsi da questi brutti pensieri… io uccido… è come quando una persona odia a morte, una persona è perseguitata da questi pensieri la fa fuori ed ha perso anche il pensiero dell’odio nei confronti di questa persona, è chiusa questa partita, trovo molto interessante questo, come ad un certo punto come questi brutti pensieri siano innanzi tutto pensieri mentre invece sono scambiati per qualche cosa di assolutamente reale e come questi pensiero devono il loro funzionamento al funzionamento stesso del linguaggio, al momento in cui ci si accorge di che cosa fa funzionare i pensieri quindi ci si accorge che è il linguaggio che fa funzionare tutto a questo punto non è più necessario avere paura di questi brutti pensieri e non diventano neanche più brutti, a questo punto sono pensieri, pensieri che possono essere interrogati, articolati e quindi ecco a questo punto si arriva al discorso dell’intelligenza cioè la pratica dell’intelligenza puntare sull’intelligenza proprio puntare, come dire? tener conto di questi pensieri di qualunque pensiero, di quello che inizialmente si può giudicare brutto, di quello che si può giudicare buono ecc. considerando che poi brutto o buono comunque viene da una considerazione comunque, cioè da altri pensieri che giudicano questi altri pensieri in un certo modo piuttosto che in un altro, mi sembrava interessante la questione che solo in un percorso intellettuale a questo punto analitico, si può cominciare a considerare questi pensieri innanzi tutto per quello che sono…

 

Giochi linguistici…

 

Intervento: giochi linguistici sì e quindi con le loro regole, con le loro procedure ecc. e trovare in questo modo l’opportunità, l’occasione anche di farli fruttare perché più volte abbiamo detto che è nel pensiero questa ricchezza ma questa ricchezza occorre appunto come potrebbe dire una qualunque regola dell’economia è da far fruttare, occorre che comunque si investa su questa ricchezza…

 

Intervento: ho trovato stimolante l’argomento e come l’ha trattato, però ci sono alcuni punti che secondo me… il fatto di guardare al qui e ora io ho questo pensiero negativo verso mio figlio però gli vorrei bene, forse trascura un versante il versante del condizionamento diciamo, ci sono altre teorie psicologiche diciamo, che considerano, per esempio, che la madre che ha ucciso il bambino a sua volta ha avuto un cattivo rapporto con la propria madre che a sua volta ecc. cioè in pratica ci sarebbe ciò che Freud chiamava coazione a ripetere, quindi quello anche pure per me è importante…

 

Ma la coazione a ripetere, se lei ci pensa bene tutto sommato, è questa rappresentazione che avviene dai tempi dell’Edipo fino ad oggi, è una coazione a ripetere…

 

Intervento: è pregenitale…

 

Questo non lo so se sia pregenitale, so soltanto che, quanti anni fa è stata scritta la favola di Edipo? sono tanti però al giorni d’oggi, ancora oggi, gli umani sono attratti allo stesso modo e nella stessa maniera da queste grandissime emozioni e le mettono in scena e tengo a dire le mettono in scena ma con questo non si conclude la storia, nel senso che ci saranno sempre madri costrette a compiere questa scena, questo spettacolo e invece no, se le madri potessero considerare è ovvio che non è facile però ci vuole un percorso, ci vogliono gli strumenti per poterlo fare perché nessuna madre (come fanno? Da sole non possono) no, da sole no, sto dicendo… guardi molte madri preferiscono andare a farsi un viaggio alle Seychelles però, non spendere soldi per un percorso analitico, non c’è nessun investimento sulla propria intelligenza, diciamocelo chiaro, ma dicevo in questo modo le mamme fra cinquantamila anni continueranno a interpretare ancora la storia della Medea, ancora l’Amleto …ecco ma questa non è una coazione a ripetere? Per forza se non si considera il pensiero se non si considera la condizione per cui esiste e la domanda di che cosa è fatto il mio pensiero non si può neanche avere l’accesso, la possibilità di poterle considerare queste questioni, perché si crede fortemente alla naturalità delle cose e se io ho dei brutti pensieri nei confronti di mio figlio e sono naturali queste cose sono assolutamente vere, come faccio a considerarle?

 

Intervento: sì, diciamo che la società in qualche maniera traccia la figura materna più o meno idealizzata che in qualche maniera porta anche fuori strada…

 

Non è che porta fuori strada porta a riprodurre i soliti schemi, i soliti modelli, le solite storie…vede la società in cui viviamo è linguaggio che funziona e il linguaggio per funzionare necessita di costruire sempre e continuamente altro linguaggio, altre parole perché il solo scopo del linguaggio, il solo scopo di una struttura, di un sistema linguistico, di qualsiasi sistema è quello di riprodursi cioè di riprodurre altro linguaggio ora dai tempi di Edipo o della Medea o adesso non mi viene in mente nient’altro, questi schemi, queste costruzioni hanno dato… queste tragedie sto parlando del “soffrire” degli umani hanno dato da parlare moltissimo quindi hanno fatto funzionare questo sistema tranquillamente non c’è bisogno di trovare un altro modo per farlo funzionare di più perché funziona benissimo, si può cercare di modificare quello che il linguaggio costruisce, il modo, quello che il linguaggio produce laddove il linguaggio possa considerare di essere linguaggio, laddove ciascuno di noi possa considerare e tener conto in ogni istante di essere tale e quindi possa considerare la sua intelligenza non legata a nessuna naturalità delle cose perché la natura, la naturalità è costruita da questo sistema, a quel punto effettivamente quando il linguaggio sa di essere linguaggio si interessa soltanto al suo funzionamento…

 

Intervento: ecco direi che c’è anche un fatto che noi diciamo nella collettività abbiamo una visione idealizzata, acquisita culturalmente però non tutte le madri uccidono evidentemente, evidentemente le situazioni individuali in cui la futura madre è stata sottoposta a delle situazioni stressanti, traumatiche particolari ché lei ha citato il caso delle madri che uccidono però lei sa che ci sono teorie sulla madre schizogena che uccide psicologicamente il figlio…

 

Questo accade continuamente la madre non è che ha bisogno di ucciderlo materialmente ma lo uccide continuamente esercitando il suo potere di madre e quindi esercitando questo ruolo…

 

Intervento: effettivamente… quindi anche in modo parassitario, a livello individuale di proteggerci, a livello di singole madri che hanno più situazioni…

 

E come dicevo siccome ciascuno fugge i brutti pensieri…

 

Intervento: perché tanti hanno una buona integrazione psicologica per cui non giungeranno mai a certi estremi…

 

Il problema non è solo quello di uccidere, di uccidere metaforicamente o no ma il danno è già fatto cioè il danno da quando esiste cioè noi stiamo invitando le persone mettere in gioco le proprie credenze, le proprie superstizioni e questo lo si può fare soltanto se considera la sua intelligenza…

 

Intervento: probabilmente seguita da un esperto…

 

Caro signore ci vuole un percorso ben preciso perché questo possa avvenire, quello che lei indica “fare da soli” è una masturbazione… lei ha perfettamente ragione, infatti noi promuoviamo il pensiero, è ovvio ci vogliono gli strumenti per poterlo fare…

 

 Intervento: e anche la responsabilità perché quando ci si riferisce appunto alle teorie che possano rifarsi all’ereditarietà o alla socialità certo “patologie” diciamo così tra virgolette è chiaro che ci si appella a una sorta di irresponsabilità della persona, è così perché gli è capitato o perché è dovuto alla società o perché è stato segnato (…) o dai condizionamenti ma tutto quanto si rifà comunque a una sorta di incapacità o di irresponsabilità della persona, l’analisi quello che pone in prima istanza è il riportare la responsabilità al discorso e quindi a doversi confrontare con il proprio discorso, lì incontra la sua responsabilità che non è la colpevolezza, come diceva prima Beatrice, non è una responsabilità penale ma sapere che questi pensieri appartengono a una struttura di discorso che è suo, che è particolare, e quindi è lei che occorre che ci si metta a confronto e quindi trova effettivamente la sua responsabilità e non ha più bisogno di appellarsi alla società o di appellarsi alla sfortuna di avere avuto la mamma o la nonna che era fatta in un certo modo…

 

Intervento: non cattiva potremmo dire patogeni in un certo senso… ma “magari la faccio franca” perché anche affrontare un trattamento psicologico io non sono madre ma…

 

Ma lei non è madre… la madonna è diventata dea mica per niente…

 

Intervento: io trovo che a volte anche con l’aiuto degli addetti ai lavori e quindi con un lavoro analitico e con la responsabilità dell’individuo nel senso di voler lavorare è abbastanza difficile non è un lavoro… non basta la volontà o la responsabilità…

 

Lei ha ragione signora l’analisi è difficile e la volontà non basta per affrontare i propri pensieri perché nei propri pensieri ci sono dei macigni che non lasciano muovere la propria intelligenza però l’analisi è il racconto della propria vita che avviene momento per momento ma proprio il lavoro che è stato compiuto dalla Scienza della Parola, assolutamente preciso, sistematico la lettura, la compulsazione e la confutazione di tutto ciò che è stato costruito dagli umani come teoria fino alla condizione della teoria, e quindi al linguaggio mica per niente noi ci troviamo il mercoledì… è un discorso difficile per tutte le superstizioni costruite e utilizzate è più facile fare le parole crociate, fare beneficenza, oppure dire una preghiera però poi non cambia assolutamente niente oppure è “meglio” prendere lo psicofarmaco… psicofarmaci se ne vendono sempre di più proprio in questi giorni alla televisione sentivo l’appello da parte dei farmacisti… perché hanno osservato che si vendono troppi psicofarmaci per i “disagi” dei bambini allora portano a conoscenza, anche loro per il bene comune, forniscono e portano a conoscenza i pericoli che sono legati allo psicofarmaco… ma se non si può considerare di volersi fare del male non serve a nulla siamo costretti a pensare che il farmacista vuole il nostro bene… è ovvio che è un discorso che è difficile quello che andiamo facendo però è il percorso più interessante che possa capitare nella vita e dal quale non c’è ritorno…

 

Intervento: puntare sulla difficoltà secondo me è un po’ riduttivo occorre che la psicanalisi perché sia tale riesca ad istillare quella curiosità intellettuale per cui diventa piacere…

 

Intervento: io dicevo così perché mi rivolgevo a quello che ha detto il signore…

 

No, abbiamo ripetuto anche noi che è difficile in effetti il nostro tentativo è quello di rendere questo percorso sempre più semplice, di arrivare alla semplicità, in effetti, però appunto era per non insistere troppo sulla questione della difficoltà. Difficoltà è quando la questione è già costruita, già pronta per essere detta, per farsi e quindi per essere confutata dallo stesso discorso cioè presa per quello che è una questione risolta, come quelle questioni che giorno per giorno si risolvono nella vita…

 

Intervento di Luciano Faioni

 

Mi ponevo solo una domanda, mi chiedevo: perché una madre dovrebbe amare suo figlio? Perché? Generalmente come diceva Beatrice nessuno si pone questa domanda perché è sconveniente, il richiamo è tendenzialmente alla natura. Ora in natura si sa che accade molto frequentemente che la madre uccida i suoi figli senza nessun problema, una leonessa può uccidere i suoi piccoli e non creare problema a nessuno, quindi in natura le madri uccidono il figlio e se dovessimo attenerci alla natura dovremmo continuare a farlo quando ce n’è l’occasione. Come ho ripetuto in altre occasioni il richiamo alla natura è sempre un’arma a doppio taglio, gli umani sono sopravissuti perché hanno imparato a difendersi dalla natura, tant’è che addirittura nel luogo comune i governi, lo stato, le nazioni nascono per impedire che la natura faccia il suo corso e cioè gli umani si uccidano gli uni con gli altri ponendo gli umani come naturalmente assassini, poi si mitigano ed ecco che nasce la società, la civiltà ecc. però naturalmente sono assassini, come gli animali, gli animali sono assassini e non uccidono solo per mangiare, un gatto uccide un topo e non lo mangia, ci gioca, uccide per giocare, esattamente come un cacciatore. Questo per indicare qualcosa che diceva prima Beatrice vale a dire l’uso del pensiero che si avvale soprattutto di domande e soprattutto di quelle domande che appaiono sconvenienti, come chiedersi perché una madre dovrebbe amare suo figlio, perché lo costruisce lei? Non è vero neanche questo. Quando il processo di procreazione è avviato la madre non può fare niente, lo subisce, non può modificarlo né arrestarlo se non in modo definitivo, non può fare niente e anche se si dice alla neo mamma quando si va a trovarla che è stata bravissima, in realtà è una nobile menzogna. Non c’è stata nessuna abilità da parte sua, non è stata brava, non è stata addestrata, e a fare che cosa? A elaborare l’acido desossiribonucleico, a creare proteine, aminoacidi e tutto ciò che occorre a costruire quel cucciolo? Non lo sa fare ovviamente, allora perché dovrebbe amare suo figlio? E allora forse la questione va cercata altrove, perché avviene una cosa del genere? Non è naturale, è naturale che il bimbo possa ucciderlo o non ucciderlo indipendentemente da qualunque altra considerazione, adesso abbiamo detto dei mammiferi per gli insetti non saprei come funziona esattamente però non credo che si facciano grossi scrupoli neanche in quel caso…

 

Intervento: per quello direi che bisogna rifarsi ai biologi, teorie darviniste cioè sull’evoluzione della specie noi ad un certo punto noi dobbiamo prendere atto che la specie umana tende a riprodursi e se le persone non hanno degli impedimenti interiori…

 

Sì questo lo fanno anche gli animali, infatti in genere le specie si riproducono, anche i topi si riproducono però la questione che qui è in gioco forse va aldilà di quello che succede ai topi e cioè qualcosa che riguarda il pensiero, ciò che una madre costruisce intorno a qualche cosa che ha prodotto, e sono le fantasie che fanno la differenza, le fantasie vengono dal pensiero e il pensiero viene dal linguaggio, questo fa la differenza, per cui effettivamente la procreazione di una donna è diversa da quella di un topo, è un’altra cosa perché c’è il linguaggio se no sarebbe esattamente la stessa cosa e non ci sarebbero paure di nessun tipo, non potrebbero esistere paure, se ci sono è perché esiste il linguaggio, ecco perché esistiamo, e perché può essere molto utile sapere come funziona il linguaggio…

 

Bene io ricordo gli incontri del mercoledì in via Grassi 10 se volete incominciare a sapere qualcosa sul vostro pensiero. Giovedì prossimo Daniela Filippini con “Il sogno della madre”, poi concluderemo con un’ultima conferenza di Eleonora Degasperi “Amore”. Grazie a tutti e buona serata.