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Torino, 29-4-2008

 

Legolibri

 

Beatrice Dall’ara

 

LA PAURA DI AMARE

 

 

Vorrei presentare l’Associazione di cui faccio parte, si chiama Scienza della Parola, è una Associazione che forma analisti e ciò che dirò è parte di un percorso di analisi, si intraprende una psicanalisi proprio per venire a sapere qualcosa che non è immediatamente evidente, qualcosa che si sa ma non è immediatamente evidente e proprio per questo si intraprende questo percorso. Detto questo questa sera la conferenza ha come titolo “La paura di amare” e segue un’altra conferenza che c’è stata l’8 aprile che invece titolava “Il bisogno di amare”. Come vediamo sia in questa conferenza che nell’ultima il tema centrale è sempre e comunque l’amore, questo grandissimo sentimento. Ora noi sono molti anni che facciamo conferenze e moltissime proprio sull’amore e questa sera non avrei la necessità di parlare dell’amore per questo rimando al nostro sito che troverete sui volantini, nel nostro sito ci sono tutte le conferenze che parlano dell’amore “Perché si ama” “Amore” “L’Amore della madre” questa sera vorrei parlare della paura più che dell’amore e se siete curiosi vi rimando appunto al nostro sito; la paura di amare, mi interessa parlare appunto della paura. Che cos’è la paura? Perché la paura è importante nel discorso in cui ci troviamo, una delle cose più importanti, intanto che cos’è questa paura? Se andate sul vocabolario e cercate la parola “paura” lì c’è scritto che cos’è la paura, la paura è un emozione, così è definita, una delle grandi emozioni anzi una emozione primaria, gli umani hanno pensato che la paura potesse essere utile a salvaguardare la loro esistenza perché funziona come un segnale di fronte a un pericolo quindi è stata considerata anche come qualcosa che preserva l’esistenza degli umani però rimane che è un’emozione e alle emozioni, come sapete, si agganciano sensazioni … sensazioni che sono avvertite dal corpo e ogni volta in cui a un’emozione si aggancia una particolare sensazione che “è sentita” dal corpo ecco che si può riconoscere una certa emozione. Le sensazioni sono quelle che il corpo percepisce, per esempio, freddo, caldo, secchezza della fauci, pelle d’oca, batticuore ecco si aggancia a ciò che chiamiamo emozione questa sensazione che il corpo “sente” , che dice di sentire, la esprime in questo modo solo che gli umani amano le emozioni non possono vivere senza le emozioni, vogliono le emozioni perché se no accade che senza emozioni la vita sia scialba, noiosa … le emozioni sono ciò che da il sale alla vita senza emozioni come vivrebbero gli umani? Ci sarebbe la noia e con la noia si sa che il discorso prende una certa direzione, per esempio, la depressione. Gli umani vogliono le grandi emozioni, vogliono le passioni ma molte volte non distinguono, per esempio, la paura è una emozione ma gli umani non vogliono la paura, non la vogliono perché dicono che è qualche cosa di spiacevole, è qualche cosa che temono, è qualche cosa che subiscono, la paura è qualche cosa di cui non hanno la responsabilità però gli umani, continuo a dire, cercano le emozioni, vogliono le emozioni perché se no la vita non diverte anzi l’esistenza, la realtà resta, rimane una dura realtà e se non ci sono le emozioni come facciamo? E quindi forse occorre distinguere quando parliamo di emozioni e non possiamo farne a meno perché dimentichiamo come dicevo che la paura è un’emozione primaria, è ciò che fa la differenza in qualche modo e la paura di amare anche in questo caso comporta delle emozioni perché se no la persona non giocherebbe questo gioco, perché nella paura di amare vi è il desiderio di amare, ovviamente, però per qualche motivo la persona non può amare, non vuole amare, è difficile che sentiate qualcuno che dichiara fortissimamente che ha paura di amare, in linea di massima chi dice questo lo fa per raccontare i propri amori difficili, quelli che hanno contato nella sua esperienza, sono accaduti così e saranno così anche in futuro, si ha paura di amare perché per l’amore ci sarà il solito destino e in questo caso quando sentite questa paura di amare potete subito collocare questa paura di amare, abbastanza facilmente, in quel discorso che si chiama depressione perché in linea di massima è il discorso della depressione che gode di queste forti emozioni, che gode della paura, paura che produce e che proviene proprio da questo desiderio di amare ma che non può per qualche motivo che solo in un analisi è possibile intendere. Per qualche motivo deciso dalla persona che mantiene quell’amore disperato in cui la fantasia primaria è quella dell’abbandono perché se no non si sa e non si capisce bene perché permanga questo desiderio di amore, che comunque non può mai compiersi, rimane sempre lì fermo, sospeso così come fa la paura quando annichilisce, quando io dico che ho paura, perché la paura che cosa fa? Ferma, ferma la persona è un’emozione che muove “a stare fermi” nel proprio luogo, annichilisce in molti casi questa paura, questa emozione, per esempio, nel bisogno di amare la questione è per un verso differente perché la persona non ha paura anzi vuole amare e cerca continuamente l’amore e le emozioni e le sensazioni in questa ricerca saranno immaginate assolutamente piacevoli, perché questa è la ricerca della felicità, è la felicità assoluta, è ciò che crede e in cui crede la persona che ha bisogno di amare, è come se anche in questo caso partisse sempre da una fantasia di abbandono che in questo caso è nel presente, si trova e fa in modo di essere sempre abbandonata, ciascuna volta e ciascuna volta ricerca la felicità e come la ricerca?

Quali emozioni? Come si distinguono questi due discorsi, per esempio, il bisogno di amare e la paura di amare? Cosa sente il corpo? Quali sensazioni? Il corpo sente caldo, freddo. Sente battere il cuore il corpo? Si dice di sì, proprio per via delle emozioni che si agganciano e che muovono e spingono in direzioni diverse, se c’è il bisogno di amare allora “mi batte forte, forte il cuore!” il caldo sarà un piacevolissimo sciogliersi, la pelle tutta increspata sarà un preludio gradevole ….se c’è paura di amare allora la tachicardia, un sudore gelato, la pelle d’oca, sono questi i discorsi, è questo grasso modo quello che dicono quindi quello che pensano, sono queste le emozioni che il sistema di pensiero riconosce e tende a riprodurre, questo per dire che cambiando il contesto in cui nasce e quindi cambiando l’obiettivo la stessa emozione può essere piacevole o spiacevole e muoverà la persona in direzioni differenti quindi dipende dall’uso che ne fa il parlante, ma ecco io volevo porre una domanda quella stessa domanda che mi sono posta tanti anni fa cioè se fosse possibile costruire un sistema di pensiero che non ha più la necessità di utilizzare la paura e quindi la sofferenza, se è possibile costruire un sistema di pensiero fatto in questo modo? È una domanda dalla quale e con la quale io proseguirò a dire e quindi ad interrogare, è possibile compiere questa operazione? Far intendere al parlante che si può vivere senza il bisogno di costruire la paura e quindi la sofferenza, cosa bisogna sapere perché sia possibile costruire un sistema di pensiero così fatto? Quali sono le condizioni? Cosa bisogna immettere in questo sistema di pensiero che già sta funzionando e che utilizza la paura per vivere? Perché le persone utilizzano la paura per vivere, hanno paura di tutto e quindi trovano in questa paura il loro motivo di dire e non possono parlare di altro che delle loro paure perché cercano le grandi emozioni e le grandi sensazioni e non possono farne a meno, dicevo appunto se è possibile costruire un sistema di pensiero in cui la paura non sia più utilizzabile dal parlante e se sì a quali condizioni si può compiere una operazione di questo genere? Cosa deve sapere il parlante per poter abbandonare le sue paure? Cosa deve sapere? Per il momento questo passo avviene nell’analisi, è nell’analisi che il parlante si accorge di parlare e quindi di come costruisce le sue paure, di come non le vuole abbandonare per nessun motivo, questo per il momento può avvenire e avviene solo in un’analisi perché lì ci si può accorgere di come si costruisce la paura passo dopo passo con il proprio discorso e quindi con il proprio pensiero, si costruisce la paura e quindi si costruisce la sofferenza, si costruisce il conflitto perché senza conflitto e senza sofferenza non si produrrebbero quelle grandi emozioni che gli umani vogliono, e dunque cosa deve sapere il parlante? Deve sapere che è parlante in prima istanza e che solo in quanto parlante è responsabile di quella paura che il suo discorso costruisce, senza questa condizione di parlante nessuna paura, nessuna sofferenza, paura e sofferenza che mantiene ad ogni costo perché questo è ciò che sostiene il discorso, fa continuare il discorso, e per avere paura qual è una delle condizioni? È credere assolutamente vero qualsiasi cosa non importa cosa, e credere che questa cosa non appartenga al discorso che la costruisce, credere che sia la verità assoluta, qualcosa di assolutamente intoccabile e quindi come tale non interrogabile, in una analisi invece accade proprio questo che ciascuna volta la persona parlando comincia intanto ad accorgersi del suo discorso, il suo particolare discorso quello che lei va facendo, tutti sanno di fare dei discorsi ma non sanno di essere un discorso e di questo in un analisi ci si accorge perché raccontando la propria vita, la propria storia, quello che si prova, quello che si spera, quello che si attende, quello che si sogna, quello che si soffre, ecco che cominciando a fare questo racconto si comincia anche ad ascoltare ciò che avviene in questo racconto, quindi passo dopo passo intervengono le connessioni fra le varie vicende che si svolgono raccontando e quindi solo un discorso particolare può tener conto di tutto ciò, cioè del vissuto della persona ecco sì, nell’analisi, in questo percorso c’è l’eventualità di intendersi discorso, sempre più ascoltare ciò che si racconta ché lì raccontando e quindi concludendo da quella verità intoccabile e assoluta è possibile ascoltare anche le proprie affermazioni, quello che si crede essere vero e accorgersi che proprio queste affermazioni sono ciò che guidano il racconto nel senso che è come se si continuasse inesorabilmente a raccontare sempre e soltanto una storia, possono intervenire delle varianti ma in sostanza ciò che racconta quel discorso è sempre quell’unica storia, potrebbe raccontare migliaia di storie differenti così come sono differenti le migliaia di storie che raccontano le persone e invece quella persona ogni volta costruisce e ricostruisce sempre quell’unica storia per affermare sempre la stessa verità e quindi ad agire di conseguenza perché quando una persona crede assolutamente vera una certa questione, una certa cosa che per lei appunto funziona agisce di conseguenza, si trova sempre a ripercorrere le stesse strade e quindi, per esempio, la paura di amare questa persona finché non intende e quindi non ammette il suo desiderio continuerà all’infinito ad avere paura di amare, per esempio, a mettere in scena un desiderio di amore non permesso, di un amore vietato, un modello di amore che non è mai stato e mai sarà: l’infantile dell’amore. Ecco però che durante un percorso analitico c’è l’occasione di ascoltarsi, di ascoltare quello che si dice e di cominciare passo dopo passo ad intendere che ciò che si afferma è così ma potrebbe anche essere in un altro modo e se fosse esattamente il contrario? E se fosse esattamente il contrario di quello che io sto affermando? Come lo so? È tutto un impianto che mano a mano interviene nell’analisi, se in un’analisi non interviene la domanda non è analisi ma è una confessione ed occorre che la persona si trovi ad un certo punto a domandarsi perché pensa le cose che pensa e questo è il passo centrale, potere ascoltare questa domanda perché a questo punto c’è l’eventualità di accorgersi anche di quello che si mette in atto di volta in volta per poter concludere quella storia, a quella paura, a quelle emozioni. Ascoltarsi discorso, ascoltarsi artefici del proprio discorso ma questo non basta ancora perché il sistema di pensiero possa non avere più bisogno di storie di paura per funzionare, non basta ancora, sì, a questo punto la persona si accorge che della sua paura ha l’assoluta responsabilità perché è il suo pensiero, è il suo discorso che la costruisce e da questa paura trae tutte quelle grandi emozioni di cui vive, dicevo che non basta ancora sapersi un discorso occorre intendere quali sono i pensieri che portano quel discorso a concludere in quel modo, comporta sapere di cosa è fatto il pensiero, in un’analisi ad un certo momento quando si è sfrondato, in questo lavoro continuo di domanda, quando non esistono più tutti quei macigni che gravavano cioè appesantivano, legavano quel pensiero, può intervenire la domanda “di che cosa è fatto il mio pensiero?” Di che cosa è fatto il mio pensiero? Del pensiero si sono date molte definizioni, la scienza ne parla come di qualcosa di magnetico che traina delle cellule questo il linea di massima è quello che dice la scienza del pensiero, ci sono altri come De Saussure, per esempio, un linguista sapete che la linguistica è nata alla fine del secolo scorso appunto con De Saussure … lui parlava del pensiero come di una nebulosa che si infrange, diceva lui, quando diventa parola, quando diventa lingua, linguaggio perché solo quando c’è parola può nascere una differenza e faceva un esempio pane/cane ecco sono due significanti differenti che innescano direzioni differenti, non sono la stessa cosa, questo diceva De Saussure e dava questa definizione di pensiero, è una definizione più interessante di quella che da la scienza però anche questa come tutte le definizioni è assolutamente arbitraria, ma ecco che cos’è il pensiero? Quando io mi pongo questa domanda “che cos’è il pensiero?” quando la pongo a me, quando penso e pensando mi pongo questa domanda “che cos’è il pensiero?” beh intanto pone la domanda e per continuare il pensiero da una risposta, per esempio, dicevo ciò che ha pensato De Saussure e cioè il pensiero è una nebulosa ecc. ecc. e di qui è partito e ha costruito la Linguistica, cioè ha costruito una corrente di pensiero poi ci sono altri la scienza, la filosofia che hanno pensato il pensiero e lo hanno definito come a loro è piaciuto e sono nate altrettante correnti di pensiero … ma quando io mi chiedo che cos’è il pensiero? E mi rispondo qualsiasi cosa e il suo contrario, beh, sta qui la risposta, perché io sto pensando, sta in questa domanda, in questa risposta perché è di questo che è fatto il mio pensiero, è fatto di questa potremmo chiamarla procedura di domanda e risposta, è fatto di domande di risposte esattamente come quando parlo con i miei amici o con le mie amiche, a loro parlo e posso chiedere delle cose “mi presti il tuo rossetto?” oppure affermare, posso dare un ordine e quando penso cosa c’è di diverso? Parlo, non posso non parlare perché se no il mio pensiero non potrebbe rispondere a quello che dico e quindi affermare delle cose, perché quando interrogo il mio pensiero chiedo delle cose e il mio pensiero risponde allo stesso modo è ovvio che il mio pensiero quando penso anzi quando parlo fra me e me è velocissimo tante cose io so e le do per scontate e quindi è velocissimo, automatico però se lo ascolto se pongo attenzione a quello che penso non posso che concludere che se penso dico. Molti credono che quando penso oltre a questo io faccia anche altre cose oltre che parlare ma se io non parlassi potrei pensare? Come potrei farlo? Dicevo che molti credono proprio di sì, credono che non sia necessario che il parlante parli, sì il parlante parla, è una delle cose che fa per lo più, il parlante utilizza le parole per dire delle cose, sì il parlante non ha mai interessato, per definizione gli umani sono parlanti ma nessuno ha mai posto una particolare attenzione al fatto che proprio perché sono parlanti possono dirsi pensanti se gli umani non parlassero non potrebbero né dirsi pensanti né qualsiasi altra cosa e quindi non ci sarebbe la possibilità di un pensiero che significa qualcosa per un altro pensiero …una delle priorità, una delle necessità nella costruzione di un sistema di pensiero è che il pensiero sappia che esiste in quanto può dirne, può parlarne e parlare, parlare non è che avviene così ci sono regole logiche, grammaticali, sintattiche che funzionano ininterrottamente mentre io dico qualsiasi cosa e il suo contrario e quindi mentre io penso e tutto l’agire degli umani è volta per volta in quel dire che avviene ciascuna volta, è un’ingenuità pensare che il parlante può dirsi parlante e quindi libero pensatore se non considera questo piccolo particolare e cioè che parla e che tutto ciò che può dire, può pensare è condizionato da quella struttura che chiamiamo linguaggio, che possiamo chiamare linguaggio questo è fondamentale, è fondamentale per costruire quel sistema di pensiero, quel sistema di cui parlavo prima che non ha più la necessità della paura per vivere perché finalmente può considerarsi sistema. Del linguaggio già dai tempi di Aristotele e anche prima si era intesa la portata straordinaria, se voi leggete il testo di Aristotele, per esempio, gli Analitici, Dell’Interpretazione, Confutazioni Sofistiche, sono testi in cui Aristotele gioca con le proposizioni fa vedere come ciascuna proposizione cambiando posizione affermi o neghi una certa verità … Platone il Cratilo ... la priorità del linguaggio è sempre stata intesa fino ai giorni nostri, per esempio, Wittgenstein anche lui aveva inteso la portata del linguaggio fino ad arrivare ad affermare forse nel Tractatus o nelle Ricerche Filosofiche che qualsiasi cosa è un gioco linguistico cioè qualsiasi cosa deve la sua esistenza ad un gioco linguistico, se non ci fosse un gioco linguistico che la fa esistere la cosa non esisterebbe, come dire che coloro che si sono occupati del linguaggio, quelli che trattano continuamente e una psicanalisi tratta continuamente con le parole, molto probabilmente si sono accorti, qualcuno si è accorto della portata … si sono accorti che qualsiasi cosa esiste in quanto un sistema linguistico la fa esistere, come dicevo, forse anche Wittgenstein, Austin, si sono accorti della portata del linguaggio e cioè che qualsiasi cosa esiste in quanto una struttura linguistica la fa esistere quindi qualsiasi cosa è un elemento linguistico ma non ha avuto il coraggio o ha avuto paura a proseguire quello che aveva inteso e cioè la portata, la portata straordinaria di ciò che chiamiamo linguaggio è come se ad un certo momento intendendo una questione di questo genere ci si trovasse con un foglio bianco davanti e cominciare a scrivere azzerando tutto ciò che era assolutamente necessario nel sistema di pensiero che non ha mai potuto intendere una questione di questo genere. All’inizio ho parlato della Scienza della Parola, questa Associazione che è nata molti anni fa, nata da un percorso analitico da una psicanalisi e proprio perché c’erano delle questioni che riguardavano proprio questo, si era inteso che qualsiasi cosa deve la sua esistenza, l’esistenza stessa deve la sua esistenza ad un sistema che funziona in un certo modo perché è fatto in un certo modo, e allora noi una ventina di anni fa proprio lì abbiamo preso l’ardore e l’entusiasmo e abbiamo cominciato passo dopo passo a costruire questo sistema di pensiero sono ormai vent’anni che lavoriamo per amore, ma per amore di che cosa? per amore della ricerca, per amore della verità perché non possiamo più non farlo, non è una grande Associazione siamo pochi, facciamo conferenze, corsi, parliamo di linguaggio, svolgiamo la clinica ecco, dicevo con amore, abbiamo portato avanti e siamo qui anche questa sera a parlare di linguaggio e della costruzione di un sistema di pensiero in cui la paura non ha più nessun interesse, non ci interessa più e noi lo diciamo alle persone, continuiamo a dirlo, sappiamo anche che le persone non hanno mai potuto riflettere su queste questioni, non lo hanno mai potuto fare perché nessuno lo ha mai saputo ma ci rivolgiamo all’intelligenza delle persone e continuiamo a dirlo perché abbiamo dignità dell’intelligenza e sappiamo della ricchezza che è a disposizione degli umani, l’unica ricchezza la loro intelligenza, a disposizione di ciascuno … solo che gli umani non sanno di essere linguaggio, di essere una struttura che funziona e certo se non lo sanno può accadere di fare la fine di quel bicchiere che se non c’è una mano che lo tiene saldo cade e si infrange, occorre un po’ di curiosità intellettuale e poi è possibile … ogni mercoledì noi ci incontriamo in Associazione e discutiamo di quelle che sono le questioni che in quel momento occorre discutere, ciascuno di voi se vuole è invitato qui c’è l’indirizzo e poi se avete della curiosità c’è il sito internet dove c’è tutto il lavoro che dal 92 abbiamo svolto. Bene, se qualcuno tra voi vuole chiedere oppure qualche amico di quelli di cui parlavo … devo dire che Luciano Faioni comunque è chi ci ha permesso di compiere questa operazione e a lui dobbiamo dire grazie, Luciano Faioni?

 

Intervento di Luciano Faioni

 

Potremmo riprendere il titolo La paura di amare che mi ha offerto lo spunto per alcune riflessioni, perché si ha paura di amare? In genere non è l’amore in quanto tale a spaventare ma l’idea della sofferenza che inevitabilmente si verificherebbe in quella circostanza e naturalmente la sofferenza è ciò di cui si ha paura comunemente, ora la questione interessante da intendere è da dove viene un pensiero del genere? Da dove viene questa idea che l’amore comporti la sofferenza? Generalmente poi connessa con l’abbandono, è sempre una fantasia di abbandono che produce sofferenza, si può affrontare la questione in questi termini: questo pensiero cioè la paura dell’amore viene dal proprio discorso, è costruito dal proprio discorso oppure viene dal nulla? È una questione perché in molti casi può esserci la supposizione che venga dal nulla, come dire non viene dai miei pensieri ma dal nulla però se viene dal nulla comporta dei problemi vale a dire che questa paura non segue a nulla di ciò che io penso, sono pensieri che non vengono da niente non hanno un antecedente e non sono il conseguente di nulla, se fosse così cioè se effettivamente questi pensieri venissero dal nulla allora di fatto non produrrebbero nemmeno nulla perché non avendo nessun antecedente e non essendo il conseguente di nulla creerebbero qualche problema, se il pensieri vengono da nulla allora succede che non essendo inseriti all’interno di nessun sistema che consenta di trarre delle inferenze non consentono nemmeno la conoscenza e neanche l’esperienza quindi non ci sarebbe esperienza di nulla, non resta da concludere che vengano dai propri pensieri, dal proprio discorso, come dire che la paura di amare è costruita dal proprio discorso, si tratta di intendere perché il proprio discorso compie questa operazione cioè perché costruisce qualche cosa per poi affermare di non volerla? Come se una persona facesse qualcosa che non vuole fare, se effettivamente non la volesse fare non la farebbe a meno che non abbia qualche altro tornaconto, e allora non resta da considerare che la paura di amare di fatto non sia che una costruzione dei pensieri come dire che io costruisco questo pensiero, questa paura ma allora a questo punto la domanda successiva è perché? A che scopo? Perché un discorso costruisce dei pensieri? Innanzi tutto occorre considerare che questi pensieri costituiscono una sorta di tornaconto cioè abbia un utilizzo in definitiva, se non fossero in nessun modo utilizzabili dal discorso oppure dal pensiero non verrebbero costruiti perché non avrebbero appunto nessun utilizzo e dunque devono avere un utilizzo, cioè la paura deve avere un utilizzo, quale? Non è sicuramente difficile rispondere a una domanda del genere perché basta osservare molto semplicemente cosa avviene quando una persona ha paura, si agita in prima istanza, incomincia a chiedere aiuto, per esempio, e si dà da fare per eliminare questa paura, per eliminare quella stessa cosa che lui ha creato, in definitiva si trova in una condizione in cui ha molto da fare, è molto impegnato e questo potrebbe essere un tornaconto, gli umani amano essere impegnati da qualunque cosa non importa cosa appunto da quando non hanno nulla da fare, inventarsi delle preoccupazioni. La paura offre preoccupazione, offre un qualche cosa da fare, a questo punto perché possa usufruirsi di questo pensiero che si chiama paura c’è una condizione, una condizione particolare ché se no non è utilizzabile e cioè che questa paura non dipenda da me, non devo sapere che dipende da me se potessi sapere una cosa del genere cesserebbe immediatamente, la consapevolezza di avere prodotto da sé la paura di amare in questo caso ma qualunque altra comporterebbe la cessazione immediata della suddetta paura, ecco perché è tecnicamente facile togliere la paura di qualche cosa, più difficile togliere la necessità di avere paura di qualcosa, gli umani sono stati addestrati fino dai primi vagiti ad avere paura di qualunque cosa “se non fai come la mamma ti dice arriva l’uomo nero” fino alla paura di qualunque cosa … diceva bene Beatrice, gli umani hanno paura di qualunque cosa e il suo contrario in genere e per evocare Sigmund Freud “senza la paura non si governa il mondo” per questo occorre non soltanto addestrare i cittadini ad avere paura ma continuare a mantenere questa paura, la paura è quella cosa con cui gli umani convivono da sempre, è un compagno fedele e se potessimo fare il discorso di qualunque istituzione allora non si deve affatto togliere la paura, per niente, perché è perfettamente funzionale, però l’analisi va contro le istituzioni, va contro generalmente qualunque organizzazione e allora fa anche questo, toglie la paura, non soltanto la paura di qualche cosa in particolare ma la necessità di avere paura cioè di provare questo tipo di emozione, la paura rende particolarmente ricattabili le persone per questo è funzionale a qualsiasi istituzione perché le rende docili, mansuete, facili da governare … togliere la paura è un atto sovversivo in definitiva che teoricamente non si dovrebbe fare, se fossimo bravi cittadini, anzi dovremmo incrementare la paura di qualunque cosa compresa quella di amare, perché no? Purché le persone abbiano paura di qualcosa, e invece come dicevo l’analisi toglie la paura, toglie la paura a vantaggio certo di una maggior libertà. La paura come è noto vincola, impedisce il movimento diceva giustamente Beatrice, paralizza e mortifica soprattutto l’intelligenza, che cosa mortifica l’intelligenza? Credere che qualche cosa sia effettivamente un pericolo, qualche cosa che i miei pensieri hanno costruito, è ovvio che perché la paura funzioni deve essere immaginata come un qualcosa di reale, di concreto, se no non funziona per cui occorre una sorta di abdicazione all’intelligenza e credere in questa cosa che fa paura e mantenerla naturalmente sempre per provare questa emozione grandissima. Gli umani non vivono senza emozioni, anzi si spaventano moltissimo quando qualcuno prospetta l’eventualità di perderle, sembra uno dei pericoli maggiori e come si diceva la paura è un’emozione non voluta, ma il fatto che non sia voluta è solo la condizione per potere provarla, perché se io potessi considerare che invece sono io che la voglio non potrei più usufruirne, cesserebbe come per incanto e probabilmente al pari anche molte altre cose considerate emozioni…

 

Intervento: c’è anche da considerare che la paura è diventata una malattia…

 

Adesso qualunque cosa diventa una malattia, sorprende che la religione non sia una malattia, una persona che crede in un dio qualunque esso sia, potrebbe essere considerata una persona malata in fondo, perché no? E dunque curabile, non so se un’aspirina o quale altro accidente, qualunque cosa può essere sanzionata una malattia, appartenere per esempio a una setta, non lo so ultimamente ci sono varie cose che sono state considerate malattie, in fondo è malato chiunque non pensi quello che penso io, questo è il criterio fondamentale, è malato quindi deve essere ricondotto attraverso dei sistemi più o meno efficaci alla ragione, uno dei più efficaci è la lobotomia poi c’è, non la sedia elettrica, anche, ma l’elettroshock e se non basta si aumenta il voltaggio che è una variante della sedia elettrica e il problema comunque si risolve perché questo è il criterio di base, cioè è malato chiunque pensi male e cioè pensi come non penso io ovviamente perché chiunque è assolutamente certo che il modo in cui pensa sia quello giusto, questo è fuori di dubbio perché se no non lo penserebbe … per  adesso questo poi vedremmo se è il caso di aggiungere altre cose…

 

Sandro?

 

Intervento: è interessante la paura rispetto pensavo prima, qual è il contrario della paura? La sicurezza generalmente è quello …è sulla promessa di sicurezza che si fondano i governi vale a dire sulla promessa del mantenimento della paura perché devono sempre promettere la sicurezza … un esempio anche nelle ultime elezioni si è parlato moltissimo di sicurezza e quindi su che cosa, diciamo, si è agito? Si è agito sulla paura vale a dire si è fomentata la paura cioè si è fatto credere al cittadino che ha paura, gli si è ricordato al cittadino che ha paura …come ha ricordato Faioni rispetto a quello che diceva Freud che senza senso di colpa le istituzioni non governano, non solo le istituzioni ma anche la famiglia in qualunque organizzazione il senso di colpa funziona, perché? Perché consente il controllo, il controllo dell’altro e quindi la possibilità di dirigerlo a proprio piacimento, diceva però anche un’altra cosa interessante Freud ad un certo punto nel Compendio se non ricordo male quando diceva che la sofferenza non è necessaria perché la sofferenza e la paura possiamo metterli insieme benissimo, questi due significanti la paura stessa non è necessaria e se ne è potuto rendere conto Freud proprio grazie alla psicanalisi, proprio grazie all’ascolto, proprio come ha funzionato, come funziona nel discorso di ciascuno, come si produce, per esempio, quello che sembra assolutamente paradossale perché come dicevi tu tutti vogliono evitare la paura, tutti vogliono evitare la sofferenza però nessuno si è mai posto questa semplicissima domanda dopo millenni in cui si sono cercati tantissimi rimedi a questa cosa, qualunque cosa la religione stessa, la medicina ecc. ecc. come mai non si è mai risolta la questione? Probabilmente c’è un vizio all’origine e quindi Freud è stato il primo a rendersi conto, per esempio, di quello che lui chiamava il tornaconto vale a dire che alcune fantasie fanno sì che questa sofferenza si mantenga perché sono utili, funzionali al discorso di quella persona, fanno sì che quella persona possa proseguire nel suo discorso grazie appunto alla presenza di queste fantasie che lui chiamava fantasie inconsce ecc. ecc. non è il caso di ripercorrere tutta questa cosa e quindi si ritorna al tema a cui accennavi tu che è il tema della responsabilità, come per esempio, lo stato… il cittadino lo ritengano fondamentalmente incapace e quindi fondamentalmente irresponsabile perché come incapace è irresponsabile non sa quel che si fa e quindi dobbiamo badare noi a che faccia le cose che vogliamo noi …così anche dicevo nell’individuo funziona la questione della responsabilità perché quel che accennavi tu e anche quello che ha espresso Faioni il fatto che queste paure, questa sofferenza è prodotta dal discorso vale a dire è frutto di pensieri e i pensieri sono proposizioni …ecco la questione del pensiero senza la parola….i pensieri sono proposizioni quindi senza la parola non esisterebbe pensiero e quindi essendo frutto di pensieri se ne può ripercorrere la concatenazione le varie connessioni, intendere da questi vari pensieri vengono, da quali fantasie sono prodotti, fondamentalmente da quali superstizioni perché come dicevi tu prima le paure sono prodotte da cose che sono credute vere o come diceva Faioni credute reali e in effetti anche le istituzioni per produrre paura hanno bisogno di elementi reali hanno bisogno cioè di realizzare, di rendere reale un pericolo e fin che il percolo è solo così ma quando invece lo si rende reale palpabile ecco che a questo punto è giustificata la paura, senza rendersi conto appunto che cos’è che ha reso reale la paura? Un discorso cioè è stato fatto un discorso al punto tale che l’effetto di questo discorso è stato quello di rendere reale un pericolo e il pericolo diventa reale tout court dimenticando tutto ciò che l’ha costruito, in un certo senso e questo funziona anche per la persona, ha fatto tutto un discorso, c’è tutto un discorso che ha costruito quello che per lui è il pericolo che è diventato reale (ecco perché solo nell’analisi c’è l’opportunità di accorgersi del discorso che si sta facendo) certo si incomincia a riprendere tutto questo discorso che ha costruito questa paura…

 

Certo sicuramente importante è intendere che quando si ha paura è il proprio pensiero che ha costruita e costruisce quella paura solo che non si può ammettere che è il proprio pensiero, a volte si può accettare ma si immagina che sia qualcosa che il proprio pensiero ha costruito ma di cui io non so nulla e infatti molte volte la psicanalisi è intesa, si sente dire “lo psicanalista psicoanalizza” queste sono le cose che si ascoltano e che vanno per la maggiore come se fosse lo psicanalista che deve compiere questa operazione, questa delega, capire quali sono le questioni di un discorso particolare a ciascuno il quale discorso si svolge e ciascuno deve arrivare attraverso il suo discorso alle premesse cioè a ciò che sostiene questo discorso se no è imporre una religione ancora una volta, o ciò che predica il convento al quale bisogna obbedire …è interessante intendere come il proprio discorso riesca sempre partendo da un desiderio, da questo desiderio che ha a fondamento una verità assoluta come riesca a capovolgere completamente la realtà, già Freud parlava del capovolgimento della realtà, questa realtà che viene costruita per mantenere questo desiderio a quel punto non è più un desiderio ma qualcosa che vieta l’agire, io lo subisco e me lo godo raccontando la mia sofferenza … è curioso come ciascuna volta l’obiettivo di un discorso se non può tenere conto di sé vada sempre a buon fine..sì?

 

Intervento: diceva della fantasia di abbandono succede a volte che l’abbandono c’è stato sul serio… lei parlava così in generale … poi il parlante non si rende conto di vivere nel presente una situazione di abbandono che appartiene al passato

 

Sì, certo lei dice in effetti questo abbandono ci può essere stato però non si intende come avviene che poi questa persona mantenga nel suo discorso e quindi nei suoi obiettivi quindi soffra per questa cosa estendendo anche al futuro quello che succederà, nel senso che è importante per questa persona questa fantasia di abbandono, nel senso che è la cosa più importante non è tanto la storia che si trova poi continuamente a mettere in atto, a interpretare, a temere quindi godere di queste emozioni ma soprattutto questo continuare a credere assolutamente vero questo abbandono che avverrà sempre e quindi si fonda su qualche cosa che è avvenuto però non si intende perché dovrà sempre avvenire così, non è che se è avvenuta una certa vicenda poi dovrà sempre avvenire perché quel pensiero pensa…

 

Intervento: poi un’altra cosa io credo che una porzione di pensiero non abbia tanto a che fare con la parola io sono anche matematico…sì la parola è importantissima …tutto il pensiero è cosciente al 95% però una porzione di pensiero…

 

Cosa intende con una porzione di pensiero?

 

Intervento: nel pensiero matematico si pensa per immagini, no? Non c’è discorso, c’è un’immagine e quella è la dimostrazione…

 

Forse non ci siamo intesi, prima io parlavo della parola che per essere parola deve essere all’interno di una struttura perché se no non ci sarebbe parola se non fosse all’interno di una struttura e quando lei parla di immagini, lei parla di immagini e quindi queste immagini di cui lei parla fanno parte necessariamente della struttura linguistica non sono fuori della struttura…

 

Intervento: sì, sì quando parliamo con un altro ma quando parliamo con noi stessi qualche volta non usiamo tanto…

 Intervento: diciamo perché possano evocarsi questi immagini in qualche modo occorre che ci sia un pensiero comunque una struttura perché come dicevamo prima se no altrimenti vengono dal nulla è chiaro che l’immagine rispetto al pensiero spesso è avvicinata all’immagine visiva quindi uno vede nel pensiero qualche cosa …si tende ad assimilarlo ad una immagine visiva ma queste immagini sono comunque produzioni di pensiero e quindi essendo produzione di pensiero sono produzione di linguaggio, parola non tanto nel senso di verbalizzazione di parlare in quanto tale, parola in senso molto più esteso il pensiero è parola senza verbalizzazione per…

 

Intervento: io penso che un bambino pensi prima ancora di parlare…

 

Intervento: non è detto che il bambino sia fuori della parola anche se non è capace di parlare perché è in un contesto che … la mamma che comunque utilizzano invece la parola…

 

 

Io volevo aggiungere riguardo a questa questione, lei pensa che il bambino pensi prima di parlare, però vede così come in un’analisi passo dopo passo occorre che le questioni che si accolgono siano necessarie perché è un suo pensiero quello che lei ci sta dicendo “che il bambino pensa senza parole” perché non potrà mai sapere questo cioè se il bambino pensa senza la parola, lei lo da per scontato perché per lei è importante questo, perché questo è ciò cui è giunto il suo pensiero però non dobbiamo confondere il pensiero di un bambino, del quale bambino possiamo saperne qualcosa quando ci dice delle cose, è il suo pensiero che invece considera, giudica, immagina, pensa che il bambino abbia il pensiero senza avere la parola, questo per intenderci perché se no ci troviamo a fare filosofia o altro (psicologia) psicologia o qualsiasi altra cosa però io quando dico che il bambino pensa senza parlare è come se dicessi che anche il cane pensa senza parlare, per esempio, oppure che le pietre pensano, posso pensarlo io per i miei motivi più importanti ma in campo teorico occorre cautela…

 

Intervento: questa sera non pensavo di trovarmi in una scuola di pensiero … e poi un’ultima cosa una forma di paura che è utilizzata anche dai governi … l’ecologismo spinto, la paura della fine del mondo, il catastrofismo ….c’è un percorso prima del peccato poi l’ideologia….con la ideologia adesso c’è la preoccupazione dei governi….a governarci nella raccolta differenziata perché se no facciamo la fine di Napoli …la paura di far la fine di Napoli

 

 Intervento: …nella mia prospettiva parlo anche di banalità qualunque faccio un esempio, la paura del diverso, la paura dei mostri come mai sono tornati di moda questi film? …..uno splendido film … è basato tutto sulla paura di un mostro che non si vede …le tv private …basa il suo telegiornale sulla paura… una pioggia un po’ più forte vengono utilizzati per indurre il terrore del clima….è un sistema questo il mercato del lavoro il precariato, per esempio, rendere la gente sempre più insicura un metodo perfetto per controllarla come diceva giustamente il signore, lo psicanalista? Mi sembra un ottimo metodo nel film ….c’è la parte di tutta la gente che si ammala che poi alla fine si ammazzavano l’un con l’altro perché anche l’ombra diventa ….invece quando andava in Canada dove c’era un governo che faceva un messaggio rassicurante di non paura nessuno comprava l’arma non avevano manco bisogno di comprarla perché non è paura però quando hai l’arma tu generi violenza … questo è la cosa che fa più paura (…) tutta questa paura poi con un sistema, parlo appunto da tecnico, quale sono, mi occupo del penale quindi … poi il sistema è poi di fatto perbenista nella maggior parte dei casi è questo l’assurdo tutto questo terrore alla fine non ha una sua concretezza

 

Lei dice che dovrebbero tagliare le teste?

Intervento: … no, non lo fanno anzi alla fine appena possono perdonano quindi in realtà la paura è solo uno strumento per tenere sotto controllo ma alla fine (…) io non sono punitivo non sono cattolico …il senso di colpa sono d’accordissimo e trovo la cosa terrificante, un modo veramente per rendere la persona succube …Ratzinger ha ancora il coraggio di parlare dell’inferno ce lo prospetta…

 

E allora secondo lei, perché tutte queste cose? Tutti quanti si trovano a denigrare “questi strumenti” e poi non possono fare assolutamente niente, nulla (in che senso denigrare?) lei sta dicendo che la paura è ciò che serve al governo per governare, a Ratzinger per imperare (le persone non hanno gli strumenti…ci crede) nessuno ha gli strumenti…

 

Intervento: una parte di persone … infatti il messaggio che arriva è un messaggio …cioè parliamoci chiaro la democrazia sarà un bellissimo modo di governo diceva…..il messaggio che viene dato viene dato a persone che credono ancora che tutti i magistrati son tutti comunisti che invece non è assolutamente vero anzi la maggior parte dei magistrati è di tutta altra idea come tutti i medici, gli psicanalisti sono gente di centro, di sinistra, di destra, come tutte le categorie e la più parte della gente ci crede…

 

Di chi è la colpa secondo lei?

 

Intervento: non è una colpa è un sistema questi sono …questa è gente che studia …

 

È il sistema che produce queste cose non può non produrre queste cose ( gli idoli, la religione) vede caro signore questo sistema di cui parliamo e di cui non ci stancheremo mai di parlare e cioè ciò che chiamiamo linguaggio necessita per funzionare di costruire proposizioni, solo questo è il suo scopo, costruire proposizioni per continuare a funzionare cioè continua a costruire elementi linguistici perché funziona solo attraverso elementi linguistici ma nessuno sa di essere linguaggio, perché lei è linguaggio come io sono linguaggio, se lei avesse l’opportunità di tenerne conto in ogni atto di parola che lei si trova a fare ecco che non avrebbe più bisogno di essere stupito dal fatto che un sistema di pensiero come quello occidentale “giri” con queste questioni c’è Ratzinger, c’è il sistema politico, c’è la colpa, il senso di colpa…ci sono persone che si fanno saltare per aria, perché? Perché sono assolutamente insicure, credono che non ci sia assolutamente nulla su cui contare e quindi credono in qualsiasi religione, alla loro religione (non sono vittima del nichilismo però…) devono credere assolutamente a qualcosa pur di far girare, far muovere il loro pensiero (è una forma abbastanza elementare) allora forse occorre (la cultura mussulmana è una delle religioni più elementari, meno strutturata…) lei dice così? Io so solo che quando noi parliamo della condizione per cui tutte queste cose possano esistere ci troviamo sempre di fronte a dei fondamentalisti che non vogliono abbandonare il loro dio anche se si fanno saltare in mezzo alle piazze, non lo vogliono fare, perché questo? Perché? Eppure dovrebbero accorgersi che lo fanno perché credono fortissimamente che il loro dio voglia questo, ci troviamo sempre di fronte a dei fondamentalisti che siano marocchini, oppure torinesi, italiani, cinesi quando andiamo a parlare della nostra condizione, della loro condizione e cioè del linguaggio di ciò che permette queste costruzioni che il parlante utilizza per funzionare noi abbiamo sempre a che fare con persone che non vogliono abbandonare il loro dio perché è pericolosissimo. A questo punto vi invito domani sera siamo in via Grassi 10 alle ore 21 e poi il 20 maggio Sandro Degasperi con “Anoressia fame d’amore”. Buona sera a tutti e grazie a ciascuno di voi.