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Torino, 25 ottobre 2007

 

LegoLibri

 

LA RICERCA DELLA FELICITÀ

 

Intervento di Cesare Miorin

 

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Intervento Luciano Faioni

 

Consideravo il sottotitolo di questa serie di incontri “Ciò che ciascuna donna dovrebbe sapere sull’amore per essere felice”,  è impegnativo perché a quali condizioni è felice? Cosa occorre per renderla felice? È una domanda che talvolta gli uomini si pongono non sempre, qualche volta, eppure la risposta è possibile: il gioco, e cioè farla giocare perché a questa condizione, se il gioco è interessante allora è un rilancio continuo, un rilancio di parole, di cose, di novità dove non c’è mai qualcosa di già saputo, di ripetuto, insomma è quella occasione che comunemente consente a una persona di dire di sentirsi viva, infatti cessa di dirlo quando finisce il gioco per un motivo o per l’altro e in genere il gioco cessa quando uno dei due cessa di giocare, ma che cosa dovrebbe sapere? Intanto qui si pone una questione interessante, la felicità è connessa con il sapere non con l’avere o possedere cose le quali cose avute o possedute, come diceva giustamente Cesare, cessano di essere così interessanti. Ciò che non annoia gli umani è il gioco, gli umani giocano, maschi o femmine che siano, certo fanno giochi diversi o, come diceva Nietzsche, due cose vuole l’uomo, il pericolo e il gioco, per questo vuole la donna, come il giocatolo più pericoloso. Ma occorre sapere giocare. Sapere giocare non è facile perché comporta ogni volta considerare quello che avviene, qualunque cosa sia, e rimetterlo in gioco cioè letteralmente farlo giocare e questo non è facile, comporta un addestramento se no non ci si riesce, si è travolti, si dimentica che si sta giocando e da quel momento il gioco è terminato. Quando si smette di giocare c’è l’affrontamento, c’è la guerra diceva Cesare, perché le cose si fanno serie, e come dicevo l’affrontamento è il duello. In fondo anche il gioco della seduzione non a caso si chiama gioco perché è un gioco e come in tutti i giochi occorre vincere la partita se no non ci si diverte, una volta che la partita è vinta ecco che in alcuni casi si smette di giocare e questo costituisce immediatamente un problema, se invece si riuscisse a non smettere di giocare allora questo gioco di seduzione con tutti i suoi annessi e connessi potrebbe continuare all’infinito, d’altra parte qualunque fanciulla potrebbe dirvi che è esattamente questo che vuole e cioè che il suo fanciullo continui a sedurla, che non la dia mai per scontata, che non si stanchi mai di giocare con lei, cioè di sedurla appunto, se si stanca dopo un po’ si stanca anche lei, è inevitabile, e quando si smette di giocare allora si fa sul serio. Fare sul serio cambia completamente tutto lo scenario, le cose non sono più un gioco ma sono quelle che sono e tanto basta, si avvia una sorta, come direbbero gli psichiatri, una sorta di psicotizzazione: le cose stanno così e basta cioè stanno come dico io. È ovvio che a quel punto non si gioca più perché di sicuro non si mettono più in gioco perché non sono più cose con cui giocare, ed è una questione che se può apparire così originale e rivestire solo un aspetto ludico in realtà non è così ma coinvolge la vita di ciascuno. D’altra parte gli umani si divertono quando sono in gioco, quando sono messi in gioco, quando c’è una sfida, quando c’è qualcosa da vincere appunto, perché Eleonora, una fanciullina se ne ha a male se il suo fanciullo ritiene che sia scontata? E pensa tanto che è lì, perché? Ci sarà pure un motivo? Perché è una delle cose che più non sopporta? Perché in questo modo la toglie dal gioco, gioco di seduzione, perché se è lì, se è scontata, se sta lì come un aggeggio non deve fare più nulla per sedurla. È tolto il gioco, e tolto il gioco finisce tutto. È un gioco che occorre giocare in due naturalmente, occorre essere in due a volerlo fare e a saperlo fare, ora volerlo fare magari è più semplice, almeno apparentemente, saperlo fare è più complicato, occorre sapere molte cose per potere giocare questo gioco, anche il gioco della seduzione, ché per giocare questo gioco occorre sapere cose che generalmente si ignorano, occorre sapere che il gioco è l’unica condizione perché, visto che stiamo parlando di amore e di relazioni, è l’unica condizione perché una relazione possa continuare in modo soddisfacente per entrambi, occorre sapere che è un gioco e soprattutto non potere non saperlo, in qualunque momento, in qualunque istante, qualunque cosa accada, e questa è la parte difficile. È più facile quando tutto va bene, diciamo i primi mesi, dove tutto appare un gioco, appunto un gioco particolarmente entusiasmante, attraente, avvolgente coinvolgente, ed è per questo che è così piacevole all’inizio, e perché invece non lo è più dopo un po’? O diciamo può accadere che non lo sia più, perché si smette di giocare? Ma cosa occorre sapere? Intanto occorre essere nelle condizioni di non trovarsi a smettere di pensare che sia un gioco, e questo è difficile, di colpo le cose da leggerissime, spumeggianti ed effervescenti diventano pesanti come macigni, d’altra parte gli umani sono stati addestrati a pensare così, che la realtà sia sempre una dura e che dopo il gioco ci sia la realtà, quella pesante, quella sacrificale, molto cristianamente. Certo lo si può pensare e la più parte delle persone lo pensano, pensano anche che non tutto è sempre un gioco ad un certo punto il gioco finisce e incomincia la vita, quella vera e cioè quella fatta di sacrifici. Questo sicuramente ha un certo strascico cristiano ma è una cosa abbastanza diffusa, quando le cose diventano pesanti? Quando sono esattamente quelle che sono, in fondo l’idea della realtà così come è comunemente intesa è terroristica, come dire le cose stanno così e non c’è via d’uscita, ma se non fosse così? C’è anche questa eventualità, d’altra parte molti lo pensano che non sia proprio così e cioè che effettivamente ogni cosa sia un gioco dal momento in cui si fa il primo vagito fino a quando si esala l’ultimo respiro, tutto un gioco. Cosa vuol dire un gioco? Magari uno pensa al gioco come al tressette, al poker o al biliardo. Cesare parlava di giochi linguistici, sì è una questione che un filosofo agli inizi del secolo ha considerato e cioè il fatto che qualunque cosa in realtà abbia la struttura di un gioco, vale a dire che sia o si moduli o si costruisca a partire da alcune regole che forniscono delle istruzioni e in base a queste si operi, in fondo qualunque cosa avviene così, qualunque cosa è mossa da regole, regole da osservare. Molto banalmente se voglio comprare un pacchetto di sigarette non vado dal farmacista, ecco questa è una regola banalissima e quindi considerare che qualunque cosa possa essere un gioco. Posta in questi termini, cioè come una sequenza di istruzioni e di mosse, un gioco non è fatto da nient’altro che da questo da mosse consentite e mosse vietate, qualunque gioco perché sia tale deve essere fatto così se no non si gioca, anche l’amore è un gioco in questa accezione, è fatto di mosse consentite, altre sono vietate così la seduzione, così qualunque altra cosa. Naturalmente che cosa distingue ciò che è comunemente inteso come un gioco in accezione ludica da altro che gioco divertente non è, la considerazione che il primo sia retto da regole arbitrarie e le altre da leggi, che è diverso, leggi universali o particolari a seconda dei casi ma in ogni caso qualche cosa che non è affatto arbitrario e quindi non può essere modificato, e allora si perde immediatamente l’aspetto divertente perché come dicevo la realtà, quella comunemente intesa considera le cose così come stanno, non possono essere modificate, le leggi non sono arbitrarie. Qual è il contrario di arbitrario? Necessario, ciò che non può non essere, naturalmente può apparire arduo ad un certo punto stabilire che cosa sia effettivamente necessario e cioè non mosso da regole arbitrarie, se sono arbitrarie queste regole non richiedono necessariamente di attenercisi con tanto scrupolo e tanta seriosità ma permettono di giocare, ed è esattamente quello che avviene a un uomo e a una donna, in alcuni casi non sempre, vale a dire che la donna dice alcune cose e l’uomo le prende alla lettera. Faccio un esempio stupissimo “che cos’hai?” “niente!” “Perfetto” chiuso il discorso, “niente” significa niente, non significa altro che questo, e quindi se preso alla lettera così come la grammatica, la semantica etc. suggeriscono “niente” ha un significato non ne ha molti e quindi e quindi per il fanciullo in questione o uomo che sia il discorso è chiuso, per la fanciulla no, anzi incomincia ad aprirsi tutta una serie di cose perché questo “niente” ha un accezione diversa da quella che compare su qualunque dizionario al quale invece il fanciullo si attiene. Perché dunque avviene una cosa del genere? Sarebbe più semplice per la fanciullina dire che cosa non va, fare tutta la lista di cose, in ordine alfabetico di cose che in quel momento non vanno affatto ma non lo fa, perché? Vedete che sono giochi differenti, come abbiamo detto in altre occasioni, in altre conferenze, il modo di pensare di un uomo è totalmente, radicalmente differente da quello di una donna, da qui talvolta delle incomprensioni ma per tornare a quel “niente” famoso di cui dicevo, questo niente è carico di cose cioè è come se chiedesse in realtà di continuare il gioco, non di essere preso alla lettera ma di continuare a giocare, e come si fa a giocare? In questo caso occupandosi dell’altro, occuparsi dell’altro in toto naturalmente, capire che cosa vuole prima ancora che lo pensi, prima che lo esprima perché non lo esprimerà, prima che lo pensi, e cioè una dedizione totale che infondo è quella che ci si aspetta nel gioco della seduzione, non funziona sedurre distrattamente. Allora “ciò che ciascuna donna vorrebbe sapere per essere felice” è che si tratta di un gioco, che qualunque cosa le accada è all’interno di un gioco, del quale gioco può conoscere le regole, in certi casi le conosce in altri no per questo occorre che sappia più di quanto sa, di quanto già sa. Conoscere i giochi che si fanno, conoscerne le regole, sapere che sta giocando, perché una donna, così come un uomo, nel momento in cui smette di giocare è finita, incominciano le tragedie, tragedie che naturalmente possono essere inserite in altri giochi ovviamente perché fin che si gioca anche se c’è la tragedia va bene, la cosa intollerabile è l’assenza, quella cosa che comunemente si chiama noia, disinteresse, abbandono, solitudine. Vi ho dette due amenità perché Cesare ha detto cose difficili, ho detto qualche banalità giusto per invitare qualcuno a parlare, a dire delle considerazioni ma soprattutto considerare il fatto che il gioco è fondamentale, non fatevi ingannare da chi suggerisce che esiste qualcosa che non è un gioco, mente, mente e il più delle volte purtroppo non sa nemmeno di mentire. C’è qualcuno che suppone che esista qualcosa che non sia un gioco?

Intervento: la morte per esempio? Non sembra essere un gioco, ma sembra essere qualcosa di ineluttabile.

Ha detto bene: sembra. Qualunque cosa può sembrare qualche cos’altra però di fatto che cos’è la morte? Gli umani amano fare questo gioco e chiedersi che cos’è? Senza chiedersi mai esattamente che cos’è il che cos’è di cui stanno parlando, ma in ogni caso lei può dire della morte tutto quello che ritiene, che le pare, nessuno potrà contraddirla…

Intervento: la fine del gioco…

Per esempio, si può pensare questo, e in effetti generalmente è considerata così, la fine di tutto. Non è tanto la fine del corpo, delle cose ma il fatto che non si può più parlare. Perché una persona morta non è più così interessante? Perché non dice niente, se continuasse a parlare anche dopo morta nulla sarebbe e invece no, smette, smette di chiacchierare e questo è un problema per cui effettivamente potremmo anche considerare la morte come la cessazione della parola, perché no? Se vogliamo possiamo farlo non c’è nessuno che ce lo vieti. Alcuni più precisi, come il mio amico Cesare, direbbero che è l’idea di ciò che è fuori dal linguaggio e cioè l’indicibile, l’impensabile, l’inesistente, il nulla, quello che gli umani hanno sempre temuto: il nulla assoluto, talmente nulla che non si può neanche descrivere anzi, non se ne può neanche parlare, per cui anche la morte è all’interno di un gioco, in questo caso quello che la descrive, in fondo come abbiamo appena detto la morte è ciò che lei pensa che sia, non ha un suo statuto…

Intervento: quindi la cessazione di tutte le attività…

Non possiamo sapere che cosa sia la morte al di fuori del linguaggio, perché per renderci conto di qualcosa dobbiamo pensare, ma in assenza di linguaggio e con cosa pensiamo, con cosa traiamo le nostre conclusioni? Con cosa deduciamo? Con niente, ecco perché taluni si sono trovati a considerare che nulla è fuori dalla parola oppure che qualsiasi cosa è un elemento linguistico, perché se fosse fuori in ogni caso non ne sapremmo niente mai in nessun modo. Lo si può pensare certo, così come si può pensare l’esistenza di dio o di qualunque altra cosa che non sia provabile, gli umani hanno questa fantasia: debbono provare quello che dicono, non sempre, in alcuni casi sì soprattutto quando ragionano in termini teorici ed è proprio in quel caso che sorgono i problemi, alcune cose non sono provabili, e se non sono provabili? Che succede? Rimangono opinabili: io penso una cosa e quell’altro pensa quell’altra, certo ciascuno è libero di pensare ciò che ritiene più opportuno però rimane il fatto che comunque lo pensa, e pensando mette in motto questa cosa che si chiama linguaggio, ciò che consente agli umani di parlare, di pensare, di essere quello che sono e ha una prerogativa: non si ferma mai, ed è per questo che gli umani a differenza di quelle cose che chiamiamo animali incominciano ad agitarsi se non hanno niente da fare, un animale no, può stare fermo e immobile per ore e ore senza aver nessun problema, non si pone il problema “adesso cosa faccio?” come fanno gli umani alla domenica per esempio. Il linguaggio costringe a costruire continuamente proposizioni e quindi immagini, quindi sensazioni, quindi emozioni, quindi paure e qualunque cosa non importa cosa sia, l’importante è che continui, tant’è che per il linguaggio costruire proposizioni bellissime e dolcissime e meravigliose oppure le peggiore tragedie tutto sommato è indifferente, sono sequenze di proposizioni, nient’altro, ma naturalmente vengono inserite all’interno di giochi molto più complessi e allora si chiamano in vari modi, belli, brutti, affascinanti etc. Si tratta di considerare che gli umani vivono di giochi, giochi linguistici appunto, sono la loro vita, la loro esistenza è fatta di questo, o ci si accorge oppure no, diciamo che se si praticano questi giochi, ci si accorge di come funziona tutto questo sistema allora si gioca effettivamente, in caso contrario si è giocati, si subisce tutto quanto e da qui tutta una serie di considerazioni circa la malasorte o le colpe date a destra e a manca. Provate a considerare tutto ciò che fate come un gioco, la vostra stessa esistenza, in fondo esistere non è necessario, ciascuno può porvi rimedio se lo ritiene un impedimento, non c’è nulla di necessario se non l’unica cosa che mi consente di parlare di necessario, tutto il resto non lo è, nemmeno la legge di gravità. Sono già le dieci e mezza e volevo dire che il mercoledì ci incontriamo nella sede dell’associazione in via Grassi e lì consideriamo tutta una serie di questioni. In effetti le poche cose che avete ascoltate questa sera sono risposte a domande che ci siamo posti un po’ di tempo fa e le cose migliori effettivamente vengono elaborate lì, qui non abbiamo il tempo per dire quanto sarebbe necessario che voi sapeste, diamo qualche traccia, non possiamo fare altro, invece mercoledì sera forniamo tutto, tutto ciò che occorre sapere per essere felici ed anche di più. Bene, ciascuno di voi è invitato, gli incontri non sono a pagamento, li teniamo nella sede dell’associazione solo per motivi logistici, chi vuole venire può farlo in qualunque momento e sarà sempre il benvenuto. La prossima conferenza sarà martedì alle 21, il tema sarà “scrivere l’amore” e non è facile, e Beatrice vi insegnerà a farlo. Vi ringrazio per il momento e buona notte.