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Torino, 24 marzo 2009

 

Libreria Legolibri

 

PSICANALISI CLINICA

 

Beatrice Dall’Ara

 

PSICANALISI E RELIGIONE

 

 

Questa sera il tema è psicanalisi e religione. Ho voluto qui vicino a me Luciano Faioni che è la persona che ci ha condotto ad affermare le cose che affermiamo, attraverso l’analisi e un cammino, un percorso teoretico che dura da molti e molti anni ed è grazie a lui se abbiamo potuto compiere questo percorso rigoroso. Io ho scritto due paginette perché mi interessava porgere alla vostra attenzione cose essenziali che riguardano il pensiero. Come tutti sapete la religione è stata dai grandi psicanalisti come Freud o Lacan è stata sempre al centro delle loro discussioni, delle loro elaborazioni Lacan giungeva a dire che se trionfa la religione vuol dire che la psicanalisi ha fallito, Freud per esempio indicava nella religione il limite alla propria intelligenza però lui non era giunto ad intendere, per esempio, la questione del fondamento e quindi il discorso religioso non si è mai potuto mettere in gioco e di conseguenza nessuna religione, dai grandi monoteismi alle nevrosi, questa per me è una conferenza particolarmente importante.

 

La psicanalisi non è contro la religione ma la psicanalisi è quel percorso intellettuale attraverso il quale ogni religione si dissolve perché non ha più nessun motivo di esistere, non serve più. Cos’è la religione? La religione è credere assolutamente vero qualcosa che non è assolutamente provabile, non è dimostrabile, è bloccare il proprio pensiero su qualcosa che non ha nessun fondamento se non su qualcosa che si è imparato da bambini e che si è accolto perché ai più è piaciuto così e se è piaciuto così ci saranno delle buone ragioni, è inibire la possibilità di muovere il pensiero, pensiero che è avvezzo a percorre quelle strade tracciate da valori costruiti al solo scopo di far funzionare un sistema. Ogni religione è un sistema di valori che il bambino acquisisce al momento in cui incomincia a parlare quando cioè incomincia a trarre le prime inferenze, quando comincia a prendere forma il suo discorso, un discorso che conclude le prime verità che in qualche modo sono verità assolute cioè tutto assolutamente vero, perché in quei primi momenti al piccolo parlante mancano i parametri per verificare se le cose stanno proprio così, parametri che interverranno man mano nel suo discorso quando gli elementi saranno sempre di più e quindi incomincerà a giudicare, comincerà a riflettere, comincerà a desiderare, comincerà a pensare… comincerà a decidere cosa vuole o cosa non vuole, comincerà a mettere in gioco cosa gli è stato insegnato, potrà anche considerare di cambiare religione da cattolico diventare islamico da islamico diventare cattolico oppure buddista e in pace mantenere il suo dio oppure diventare ateo ma rimarrà comunque la premessa da cui è partito che le cose hanno origine divina oppure naturale, che le cose hanno come fondamento la divinità e quindi in qualche modo la magia o la natura che occorre studiare per renderla amica, così come fa la scienza, comunque il divino o il naturale è qualche cosa di imponderabile, insondabile cui l’intelligenza degli umani può adeguarsi, l’intelligenza può scoprire, può indagare, può studiare, può credere…. le religioni partono da una verità rivelata, da una verità già data contenuta in un testo sacro la cui lettura nel corso dei secoli continua e riafferma la marmorea realtà di un dio che non può mostrarsi ma a cui si deve credere per la salvezza delle umane genti, per un paradiso che sarà in un futuro di felicità, la scienza parte per lo più dall’osservazione della natura e costruisce la tecnica per giungere alla verità a quella verità dalla quale dipenderanno le sorti delle umane genti ma finché questa verità non si trova occorre lavorare, occorre provare, occorre testare quindi costruire teorie che verranno soppiantate da altre teorie e così via…. trovare la verità significa trovare il fondamento ma è come un cane che si morde la coda perché per trovare il fondamento occorre interrogare qualsiasi fondamento e per interrogare il fondamento occorre volerlo e saperlo fare perché per questa via può succedere di trovarsi a fare i conti con i propri valori, quei valori che fin da piccoli ci sono stati insegnati e che lo si voglia o no, lo si sappia o no sono i più importanti perché sono quelli che crediamo ci distinguano dagli animali per questa via si può giungere a una crisi dei valori e poi che si fa? Dipende da che cosa interessa di più se interessa di più mantenere i valori acquisiti dalla prima parola e non parlarne e quindi credere in babbo natale e trovare questo una bella pensata o credere in una natura benefica o malefica a piacere con tutto ciò che questo comporta quindi conflitti di ogni genere perché è per i valori che si combatte e si muore da sempre, sono molti millenni che la storia si ripete ma la tecnica quindi la difesa della propria verità è sempre più sofisticata ci sono testate nucleari che si contrappongono, dipende da quello che è l’interesse che spinge il pensiero, l’interesse per la propria intelligenza, per esempio, dicevo prima di come gli umani non abbiano mai potuto per via dei fondamenti metafisici, per via delle superstizioni confrontarsi con la loro intelligenza, parlare di divino o di naturale o di reale che è la stessa cosa ha sempre limitato il pensiero, pensiero che è sempre dovuto partire da un atto di fede, è sempre dovuto partire da una premessa che occorreva accogliere “le cose stanno così e tanto basta” e più “non dimandare” diceva Dante “accontentati” ma se non fosse così? Se fosse possibile non accontentarsi ma proseguire, proseguire a domandare e chiedere conto di quale sia la dignità dei fondamenti che veicolano il pensiero degli umani su strade percorse e ripercorse senza mai poter obiettare nulla, certo per compiere questo percorso, per costruire questo percorso occorre un cammino teoretico rigoroso, determinato, tanto determinato che può apparire non umano perché non da nulla per scontato ma ciascuna volta porta ogni questione alle sue estreme conseguenze in un esercizio di pensiero continuo perché la posta, la scommessa è molto alta perché è della propria intelligenza che si tratta e ciascuno tiene alla propria intelligenza perché sa che è il suo bene più prezioso anche se a volte non ci crede… è curioso che gli umani credano a qualsiasi cosa e al suo contrario ma non credano al potere della loro intelligenza …ma intelligenza non è proseguire lungo la via tracciata da una qualsiasi verità e lì inventare un aggeggio qualsiasi ma intelligenza è soprattutto poter accorgersi di ciò che ciascuna volta si sta affermando, se si sta affermando qualche cosa oppure se non si sta affermando niente e questo è aver cura della propria intelligenza, averne la dignità perché solo attraverso questa via è possibile intendere e quindi modificare il modo di pensare degli umani perché è solo modificando il modo di pensare degli umani che è possibile dare una svolta a ciò che il loro pensiero continua a riprodurre senza nessuna obiezione costruendo di sana pianta ciò che afferma di subire e quindi costruendo teorie per distruggerlo, in una lotta senza soluzione. Il percorso per poter modificare il pensiero è un percorso teoretico, è quel percorso di cui parlavo all’inizio e cioè è il percorso intellettuale che solo una psicanalisi che possa dirsi tale può compiere, e lo può compiere perché passo dopo passo, interrogazione dopo interrogazione sa e non può più non sapere qual è il fondamento del pensiero un pensiero che non è né divino né naturale, il divino o il naturale è solo ciò che il pensiero degli umani nell’arco dei millenni ha costruito perché non hanno voluto o potuto mettere in gioco tutte quelle storie che chiamano valori temendo di perdere così la magia di un mondo in cui le cose accadono indipendentemente dal pensiero che le pensa in una totale non responsabilità di pensiero.

 E la responsabilità di pensiero, del proprio pensiero la si impara e la si esperisce passo dopo passo compiendo il percorso d’analisi quando raccontando la propria vita, la propria storia e quindi i propri valori e quindi i propri desideri, le proprie attese, le proprie paure ci si accorge di ciò che funziona, di ciò che fa funzionare il pensiero, di ciò che il pensiero mette in atto pur di giungere a quelle conclusioni che tendono a riprodurre la stessa storia e riproducendola a reinterpretarla mettendola in scena facendosi attori ancora una volta di una storia bella o brutta che sia, questo non ha importanza, ci si accorge cioè della responsabilità del pensiero quando si intende che è il proprio pensiero che conduce in quella direzione in cui “ragionevolmente” si afferma che non si vuole andare, come dire che si fa quello che non si vuole fare, ma a questo punto quando ci si accorge di ciò che il proprio pensiero stabilisce, quali sono le chances? Ci sono molte nonne che da sempre hanno affermato “chi è causa del suo mal pianga se stesso” ma qui torniamo alla religione, dobbiamo piangere perché il nostro pensiero costruisce cose che non vorremmo, che non vorremmo neanche pensare perché esiste una realtà inappellabile e uguale per tutti? a questo punto qual è la chance nell’accorgersi che sono i propri pensieri responsabili nel senso che rispondono in un certo modo e segnano la via? beh a questo punto finalmente si apre la possibilità di chiedere conto ai propri pensieri perché pensano quello che pensano e cioè quali sono i fondamenti, le credenze le superstizioni che utilizza quel pensiero, il mio pensiero per muovere cioè cosa deve credere vero, ma credere vero significa crederlo vero universalmente e cioè fuori dal mio pensiero e come lo so che è fuori dal mio pensiero se è il mio pensiero che lo sta pensando? Ma di che cosa è fatto il mio pensiero se cerca continuamente la verità fuori da ciò che il mio pensiero pensa e soprattutto come spera di trovarlo questo vero fuori dalla sua struttura? Qual è la condizione perché esista un pensiero che argomenta, che si ponga delle domande, che costruisca delle risposte che significhino qualcosa per il pensiero stesso? qual è la condizione senza la quale il pensiero degli umani non solo non sarebbe mai esistito ma non avrebbe mai la possibilità di esistere? La condizione del pensiero è una struttura quella che abbiamo chiamato linguaggio, una struttura organizzata da una sintassi e una grammatica che di volta in volta stabiliscono il senso cioè la direzione del pensiero e quindi quale sarà mai il fondamento di tutto ciò che gli umani hanno pensato, congetturato, supposto, esperito, dedotto, indotto? Il fondamento di tutto il sapere degli umani dal divino, al trascendentale al naturale è il prodotto, la produzione di una struttura che chiamiamo linguaggio che istruisce, costruisce proposizioni ininterrottamente, stringhe, sequenze argomentative per che cosa? per continuare a costruirne, ma è importante sapere qual è il fondamento di tutto ciò che il pensiero degli umani ha costruito cioè il linguaggio o è assolutamente irrilevante? Quali le conseguenze per il pensiero, quali le implicazioni nel cominciare ad agire il linguaggio anziché subirlo?

 

Bene, lascio la parola a Faioni:

 

Potremmo muovere da una citazione iniziale tratta da un’affermazione che fece Lacan nel suo discorso di Roma nel 1953 “se la religione trionfa è segno che la psicanalisi ha fallito” è vero quello che dice Lacan? È così oppure no? Naturalmente per chi crede che ciò che dice Lacan sia vero questa affermazione risulterà vera, per altri no. Questo apre a una questione di grande interesse e cioè quella che concerne la formazione psicanalitica. Le teorie che sono state inventate e sulle quali gli psicanalisti si formano come sapete sono molte, quella Freudiana, Kleiniana, Junghiana, Lacaniana etc. ciascuna di queste teorie, essendo una teoria appunto, muove da qualcosa che ha osservato, nel caso della psicanalisi è più proprio dire ascoltato, se invece si tratta di psicologia che ha osservato e questo criterio, da Freud per quanto riguarda la psicanalisi, da Piaget in poi per quanto riguarda la psicologia, è un criterio ritenuto valido almeno per i più, in effetti come formare uno psicanalista? Cosa deve sapere? Questa è una domanda che ci si è posti fino dai tempi di Freud e naturalmente ciascuno teoria che ha fatto seguito a quella di Freud ha risposto a modo suo, perché ciascuna teoria risponde in modo differente a questa domanda così come risponderebbe in modo differente alla domanda che cos’è la psicanalisi, evidentemente ha ascoltato, ha osservato delle cose che interpreta a modo suo secondo ciò che ritiene più opportuno per cui ciò che ascolterà uno psicanalista di formazione freudiana sarà differente da ciò che ascolterà un’analista di formazione kleiniana, per esempio, non solo, interpreterà ovviamente in modo differente ma ascolterà in modo differente perché ascolterà a partire da ciò che ha imparato naturalmente né potrebbe essere altrimenti. La formazione muove dall’apprendimento di un certo numero di nozioni e poi nel porle in atto all’occorrenza, però si pone un quesito che molti per altro si pongono: perché esistono tante scuole di psicanalisi? Teoricamente una dovrebbe essere sufficiente, se una persona dice delle cose e queste cose sono traducibili in un'altra cosa questo può avvenire in un modo, sempre lo stesso, sempre univoco, perché ciascuno invece interpreta a modo suo? E questo naturalmente sposta la questione su che cosa sostiene una teoria psicanalitica o psicologica, che è la questione forse più importante. Su cosa ha costruito Freud la sua teoria? Visto che almeno lui non aveva altri che lo precedevano, in questo campo almeno, ha osservato, ha ascoltato delle persone e in base a ciò che ha ascoltato ha tratto delle conclusioni, poi queste conclusioni che ha tratte le ha utilizzate per costruire una teoria ma il fatto che abbia compiute queste osservazione e tratte queste considerazioni ci garantisce che le cose stiano proprio così come lui ha pensato che fosse? Lui e altri naturalmente, oppure il suo lavoro di fatto non offre nessuna garanzia? C’è anche questa possibilità, ma è una possibilità che di fatto non viene mai presa in considerazione poiché chi per esempio, decide, visto che si tratta di una decisione per lo più, una decisione estetica, di seguire la teoria di Freud una volta che si è incamminato lungo quella via ovviamente non metterà mai in discussione ciò che sostiene il suo lavoro, per quale motivo? E qui torniamo alla questione della religione, chiunque creda in una certa dottrina non interrogherà mai, salvo rari casi, in circostanze assolutamente particolari la dottrina in cui crede perché se crede in quella dottrina ovviamente la crede anche vera se no non la crederebbe, e credendola vera, se è vera perché mai metterla in discussione? Le cose stanno così anche nell’ambito religioso, ci sono vari dei, cristiani, mussulmani, buddisti, ebrei e ciascuno ha la sua fede e ciascuno di questi è convinto che l’apparato dottrinario della sua fede sia assolutamente certo, sicuro, come dubitarne? La stessa cosa avviene in ambito psicologico o psicanalitico non c’è nessuna differenza, d’altra parte nessuna teoria psicanalitica come sanno benissimo in molti non è fondata, né fondabile, e allora ciascuno è libero di credere quello che gli pare, nessuno potrà mai contraddirlo. Ecco un esempio di struttura religiosa: riprendiamola da questo asserto di Lacan “se la religione trionfa è segno che la psicanalisi ha fallito” questa affermazione che Lacan ha pronunciato e alla quale credeva ovviamente perché se no non l’avrebbe pronunciata è vera oppure no? Potremmo trasformarla più semplicemente in un’inferenza “se la religione trionfa allora la psicanalisi ha fallito” naturalmente per credere vera una cosa del genere occorre supporre che questa affermazione abbia un fondamento, che sia fondata su qualche cosa e non che sia il risultato di un ghiribizzo del momento, ma se non è fondata e non è neanche fondabile ovviamente perché nessuno può dimostrare una cosa del genere, allora credere vera questa affermazione non è molto differente dal credere vero che esista un dio dei cristiani, dei mussulmani, degli ebrei o chi volete, la struttura di pensiero non è poi così differente, come dire che affermare e porre come vera questa affermazione che asserisce che se la religione trionfa allora la psicanalisi ha fallito è un’affermazione religiosa inevitabilmente e inesorabilmente. Naturalmente per chi crede nella “dottrina” di Lacan questa affermazione appare assolutamente vera, né gli passerà mai per la mente di metterla in discussione, così come a Ratzinger non passerebbe mai in mente di mettere in discussione l’esistenza di dio, sarebbe un problema e non solo per lui ma per una serie di personaggi che ruotano intorno a lui e quindi non lo farà, ma non lo farà nemmeno lo psicanalista lacaniano o freudiano a seconda dei casi naturalmente, e quindi verrà mantenuta una struttura che è quella religiosa cioè quella che afferma delle cose senza potere dimostrare nulla di ciò che afferma. In tutto questo non c’è nulla di strano naturalmente, qualunque teoria è costruita così anzi direi che è la cosa più comune, più comune e anche più banale, ciascuna teoria è costruita così: pare che qualcosa sia vero, poi si toglie il pare e diventa è vero, dopodiché si traggono tutte le conclusioni da quella cosa che pareva essere vera. Sembra non ci sia alcun modo per uscire da una cosa del genere anche perché gli umani hanno cercato il fondamento, cioè qualche cosa che desse loro una garanzia che ciò che affermavano fosse vero e lo hanno cercato da moltissimo tempo senza successo, e c’è un motivo perché questa ricerca è sempre stata senza successo, per un fatto semplicissimo noto già dai tempi dei greci e che poi Tommaso ha formalizzato, cioè non si può tornare indietro nelle cause all’infinito, occorre fermarsi a un certo punto, e quindi prendere una qualunque affermazione, quella che pare più opportuna per buona, dopodiché si torna indietro e si costruisce di lì qualunque cosa, insomma la regressio ad infinitum non è consentita. Questo comporta per il pensiero, quando si mette a cercare le cause, una ricerca infinita un po’ come fanno i bambini quando giocano al gioco dei perché, gioco che può proseguire all’infinito a meno che per una serie di considerazioni più attente raggiunga invece una sorta di fine corsa e cioè trovi il limite, qualcosa oltre il quale non è possibile andare, oltre il quale non è possibile considerare, non è più possibile pensare, e se fosse possibile trovare una cosa del genere? Trovare ciò che gli umani hanno cercato da sempre e che poi delusi da ogni ricerca hanno abbandonato, eppure è stata proprio la psicanalisi con Freud ad avviare un gesto che potremmo dire inaugurale e cioè ascoltare. L’esempio che ho fatto prima del famoso asserto di Lacan che dice che se la religione trionfa è segno che la psicanalisi ha fallito può valere da esempio, come dire che si può utilizzare ciò che si conclude, le conclusioni di una teoria per interrogare la teoria stessa e questo nessuno l’ha mai fatto, e cioè la psicanalisi non soltanto può ascoltare le persone che si rivolgono a uno psicanalista ma può anche ascoltare e quindi interrogare la teoria stessa che gli consente di ascoltare qualcuno, nemmeno questo nessuno l’ha mai fatto per i motivi che vi dicevo prima, per lo stesso motivo per cui Ratzinger non può negare l’esistenza di dio, anche se mai gli venisse un dubbio che non possiamo escludere non lo può fare. Ma un giorno decidemmo di fare questo, un giorno di tanti anni fa, e cioè ascoltare e interrogare la teoria sulla quale ci si era formati, esattamente come si ascolta, si interroga una persona che si rivolge a noi, cosa accade se una teoria viene interrogata in questo modo? E cioè gli si chiede di rendere conto del perché afferma le cose che afferma così come si chiede a un analizzante di rendere conto del perché afferma le cose che afferma, perché pensa le cose che pensa, allo stesso modo. Il risultato di questa indagine, di questa ricerca, di questa interrogazione ha comportato la dissoluzione pressoché immediata di tutte le teorie psicanalitiche e psicologiche ancor prima, cioè nessuna è stata in condizione di mostrare la necessità di ciò che afferma, in altri termini ciò che afferma è totalmente arbitrario, gratuito, a questo punto affermare ciò che afferma o il contrario teoricamente vale la stessa cosa; possiamo affermare che esiste un inconscio o possiamo affermare con altrettante buone argomentazioni che non esiste affatto, perché no? Non è così difficile, ma se queste teorie si mostrano gratuite, arbitrarie, fondate sull’osservazione, sull’ascolto: una persona ascolta in un certo modo l’altra ascolta in un altro che garanzia può offrire una cosa del genere? Nessuna e in effetti è l’accusa che moltissimi hanno rivolto alla psicanalisi e continuano a rivolgergliela, cioè la non scientificità, naturalmente qui occorrerebbe aprire un discorso a parte che riguarda la scienza la quale scienza non utilizza criteri migliori, ma questo è un altro discorso, però se una teoria viene costruita dagli umani viene costruita dal loro pensiero, cioè ci pensano, ci riflettono e questo pensiero, questa riflessione appare la condizione per potere costruire una teoria, un topo non costruisce nessuna teoria, per esempio, ma che cosa ha di particolare l’uomo? Come si immagina da sempre la sua specificità è che è un essere parlante, questione che appare talmente banale da passare totalmente inosservata, è il fatto che parli la sua specificità, che parli e quindi parlando costruisce, costruisce delle teorie, delle conclusioni, delle deduzioni, opera delle scelte, delle decisioni, tutte cose che in assenza di linguaggio non solo non potrebbe fare ma non si renderebbe neppure conto di fare nel caso le facesse, e una teoria con cosa è costruita? Con il pensiero e quindi con le parole, come diceva Beatrice giustamente con il linguaggio, se non esistesse il linguaggio potrei compiere delle osservazioni, ascoltare qualcosa? Non potrei trarre nessuna conclusione, non potrei giungere a nessuna conclusione, insomma non potrei costruire nessuna teoria di nessun tipo e questo ci induce a considerare intanto che la condizione perché una teoria possa essere costruita sia che esista il linguaggio per esempio, considerazione assolutamente banale, talmente ovvia che nessuno ci pensa, eppure a un certo punto accade di considerare che questo linguaggio di fatto è la condizione per qualunque teoria e quindi legittimamente si può considerare che qualunque teoria è costruita in base alle regole del linguaggio, inesorabilmente, e quindi comporterà e si porterà sempre appresso le regole del linguaggio comunque, sempre e non potrà uscirne, non solo ma per stabilire che qualcosa è vero anziché falso cioè decidere se continuare a utilizzarlo oppure no occorrerà un criterio, quel criterio noto come criterio di verità, e come si costruisce un criterio di verità? È dato dal cielo o è costruito in base a delle considerazioni, cioè sequenze argomentative, come direbbero i linguisti, se procede da sequenze argomentative anche il criterio di verità che dovrà utilizzare per stabilire se accogliere oppure no una certa affermazione è costruito dal linguaggio, è fornito dal linguaggio. Queste considerazioni torno a dirvi assolutamente banali, se proseguite fino alle estreme conseguenze hanno effetti devastanti perché a questo punto, stabilito questo, possiamo considerare: “ma queste affermazioni sono vere o sono false?” è vero che il linguaggio è prioritario, che qualunque cosa è costruita dal linguaggio? O questa affermazione è falsa? Ma se il criterio di verità è fornito dal linguaggio la cosa si complica, e allora da che cosa sarà fatto questo criterio di verità? Nient’altro che da quegli elementi che lo fanno funzionare, nient’altro che questo, e non sarà più possibile andare oltre, cercare altri criteri di verità, a quel punto si è arrivati a fine corsa perché il linguaggio è quella condizione, quel principium rationis che cercavano i filosofi, Leibniz tanto per dirne uno, quel principio di ragione che costruisce e che consente ogni cosa e senza il quale cesserebbe tutto; basta considerare la possibilità, per esempio, tipica degli umani di gioire, di rattristarsi, di sperare, di congetturare, di progettare, tutto ciò in assenza di linguaggio possiamo affermare con assoluta certezza che non solo non esisterebbe ma non sarebbe mai esistito né si sarebbe neanche mai potuta porre la questione. La volta scorsa, proprio in questa sede ci si pose una domanda alla quale rispondemmo, e cioè è possibile in assenza di linguaggio la nevrosi? E la risposta fu immediata: no, perché senza linguaggio le persone non possono concludere che una certa cosa è vera e credendo questa cosa vera trarre le loro conclusioni che possono comportare per esempio la necessità di preoccuparsi di una certa cosa, di affannarsi per un’altra, di avere paura di una terza e così via all’infinito, niente linguaggio, dicevo, niente nevrosi, ma non solo. Come dicevo è una questione talmente banale che è sempre passata inosservata, non che siano mancati i linguisti, i filosofi del linguaggio, logici naturalmente però è mancato sempre quel gesto di applicare le conclusioni cui mano a mano si giungeva alla teoria stessa, se io concludo per esempio, come ha fatto Wittgenstein e non soltanto lui che qualunque cosa si dice e non può non dirsi ed esiste in quanto inserita all’interno di una struttura e allora anche ciò stesso che lui stava considerando e cioè queste affermazioni erano frutto della stessa struttura …

 

Intervento: io non ho chiaro con nevrosi cosa si intende, perché se parliamo di una persona con gesti inconsulti, cosa ha a che fare con il linguaggio?

 

È sicura?

 

Intervento: beh se si fa la pipì su una poltrona, non si deve parlare ma si vede che c’è qualcosa che non va …

 

Si può anche uccidere una persona senza aprire bocca, si estrae una pistola, si preme il grilletto, la pallottola parte e la persona muore e nessuno ha parlato, ma per compiere questa operazione occorre un motivo e questo motivo viene da una serie di considerazioni che la persona ha fatte e cioè: questa persona è un nemico se non agisco in questo modo lui agirà nei miei confronti nello stesso modo quindi è preferibile che lo faccia io, quindi estrae la pistola, spara e uccide ma non ha aperto bocca. Si possono compiere massacri senza aprire bocca, chi ha lanciato la bomba su Hiroshima a parte un semplice comando vocale non ha detto niente e sono morti in tanti e anche le nevrosi o anche molto più banalmente una persona che deve sempre tornare indietro per controllare se ha chiuso il rubinetto del gas, deve, per compiere questa operazione che compie all’infinito essere giunto a una conclusione che afferma che è necessario tornare indietro perché non è sicuro, senza queste considerazioni non si porrebbe neanche il problema se è aperto o se è chiuso, Naturalmente occorre intendere bene la questione, il linguaggio di fatto è ciò che consente agli umani di pensare, qualunque cosa pensino o non pensino è sempre e comunque costruita da questa struttura e questo ha degli effetti, effetti notevolissimi anche nella pratica psicanalitica perché o si sa esattamente che cosa costruisce e come si costruiscono i pensieri e allora è possibile intervenire in modo tale da rendere la persona consapevole di ciò che sta facendo quando pensa, quando conclude, quando decide, oppure gli si racconta una favoletta, e cioè che lui fa delle cose perché, a seconda delle teorie naturalmente, per un motivo o per l’altro, per esempio perché non ha ricevuto affetto, ma in ogni caso il credere comporta sempre un atto di fede che in genere la persona che è in analisi ha, la fede nell’analista che quindi ha sempre buon gioco. Ecco perché il linguaggio è importante, perché è ciò che costruisce tutti i pensieri che gli umani utilizzano per agire perché se una persona crede vera una certa cosa poi si comporta di conseguenza, ma è il fatto che la crede vera che a noi interessa, perché la crede vera? Come è giunto a credere vera una certa cosa, che per esempio il mio dio è quello vero e che per tanto se altri non seguono questa direttiva sono dei blasfemi e senza dio, sono degli infedeli e quindi vanno eliminati. Se uno non credesse non avrebbe la necessità di scatenare guerre di religione per esempio. Come accade che una persona si trovi a credere o più propriamente a pensare le cose che pensa? Questo è ciò che interroga la psicanalisi e di conseguenza lo psicanalista, come una persona giunge a credere ciò in cui crede, ma non è sempre facile perché la persona è ben aggrappata alle cose in cui crede e non le molla per nessun motivo, in fondo è la stessa cosa che rilevò Freud all’inizio della sua pratica, si chiedeva come mai le persone che andavano da lui occupando tempo e denaro poi a un certo punto sembrava che facessero di tutto per non proseguire, per interrompere questo percorso ed era una cosa che lo sorprendeva. Una persona non abbandona le cose in cui crede, per nessun motivo, è disposta a difenderle in qualunque modo anche a costo della propria vita se è il caso, ma perché? A questa domanda occorre rispondere ma rispondere in modo preciso e non tirando fuori la natura umana o altre sciocchezze che non significano assolutamente niente; qualche tempo fa qualcuno affermava che la religione, per esempio, fa parte della natura degli umani perché gli umani da sempre, da quando esistono, credono in un qualche cosa e quindi la religione è naturale, ci sono persone che credono anche a una cosa del genere senza rendersi conto che una cosa del genere non ha nessun fondamento, è un’opinione al pari di qualunque altra ma se mai così fosse per assurdo allora anche la guerra è praticata da sempre e quindi anche la guerra è una cosa assolutamente naturale, da praticare e da benedire per lo stesso motivo …

 

Intervento: mi chiedevo riguardo anche alla citazione di prima di Lacan che diceva che se la religione trionfa è un insuccesso della psicanalisi, mi chiedevo se non fosse la religione o piuttosto un atteggiamento nei confronti della religione anche riguardo, lei ha posto l’esempio di Ratzinger che non potrebbe mai avere dei dubbi (soprattutto esporli in pubblico) come un lacaniano non potrebbe avere dei dubbi nei confronti della propria teoria quindi forse non è tanto l’oggetto della credenza ma il come si crede …

 

Io sottolineerei il perché, perché una persona si trova a credere a qualche cosa …

 

Intervento: io mi chiedevo: la stessa psicanalisi o la psicologia analitica non ha mai avuto le pretese di andare a dimostrare nei pazienti in qualche modo l’insensatezza della religione, anzi tutt’altro perché è un elemento importante della personalità se mai andare un attimo a correggere questo atteggiamento nel momento in cui portasse a delle distorsioni e non un rapporto vero … e vero sì che la religione non è un sentimento naturale cioè insito nella natura dell’uomo ma è altresì vero che come la guerra è un qualche cosa proprio della natura dell’uomo nel senso che ha un’importanza quanto mai rilevante anche nella sociologia è stato analizzato questo fatto … lo stesso Freud quando è andato a scardinare la religione … io ho sempre considerato questa questione non tanto nei confronti della religione ma del come credere, come aderire a una religione, come aderire a una pratica psicanalitica e in generale in tutte le cose della vita …

 

Lei diceva che la religione è importante, perché? C’è qualche motivo?

 

Intervento: io ritengo che il sentimento religioso … il credere qualche cosa sia importante, questo credere sia un insieme di valori che appartengono alla religione, credere sia in determinati valori portati dalla famiglia …..siamo cresciuti con determinati valori … quindi credo sia importante un’indagine su questi valori e questo non vuol dire completamente annullarli …

 

E se invece l’interrogazione arrivasse proprio ad annullarli del tutto?

 

Intervento: questo dipende dalla personalità …

 

O forse dal modo in cui li si interroga, delle volte si può domandare al cosiddetto valore di dimostrare la propria validità, e su cosa è fondato? Su ciò che i più credono importante, e perché lo credono? Il fatto che credano in certi valori è anche molto pericoloso, senza valori le persone non hanno niente da difendere e quindi neanche niente da aggredire, un fondamentalista che si fa saltare per aria è perché ha dei valori, adesso per fare il caso limite, ma comunque un valore che sia ritenuto assolutamente vero deve essere difeso, ma ciascuno ha valori differenti e quindi si scontrano, come i comunisti con i capitalisti o i cristiani con gli ebrei e via discorrendo, ma l’esistenza di questi valori, se uno volesse proprio usare argomentazioni retoriche, ha prodotto più danni che vantaggi: guerre, massacri di ogni sorta, senza limiti e continuano, solo per i valori, ché ciascuno difende strenuamente i suoi valori, da una parte oggi, per esempio, chi sostiene, chi difende l’American way of life con le mitragliatrici e altri che difendono i valori della religione islamica sempre con le mitragliatrici, magari vendute dai primi, e quindi viene da domandarsi se sono proprio così utili i valori o invece sono una delle più grosse cause di catastrofi prodotte dagli umani contro se stessi, provi a pensare all’assenza di valori, non c’è più nulla da difendere, nulla da proteggere dagli attacchi degli altri, perché si dovrebbe combattere a questo punto?

 

Intervento: d’altra parte non c’è più nessun freno inibitore, il problema mi chiedo è il valore o come si crede a questo valore? la storia ci ha insegnato alla fine dei conti che il fascismo e il comunismo che partivano da presupposti opposti ma sono arrivati a esiti uguali perché l’atteggiamento era uguale, i valori agli antipodi … sono sempre valori, concetti uguali interpretati in maniera diversa …

 

Ciascuno suppone di interpretarli nel modo giusto, e suppone di interpretarli nel modo giusto proprio perché per lui sono dei valori, ma aldilà di considerazioni retoriche rimane il fatto che se in una ricerca si pone un limite, e cioè ciò che si crede assolutamente vero, senza che naturalmente lo si possa provare questo costituisce una sorta di argine al pensiero perché oltre non si interrogherà più, per questo dicevo non tanto come credere, che ritengo irrilevante come uno creda nel senso che può fare più o meno danni, ma perché crede, perché? Perché una persona deve credere? A che scopo? Non ce n’è nessuno, soprattutto quando può considerare che la cosa in cui crede non è sostenibile se non dalla fede naturalmente e allora sì, può decidere di credere ma non perché è vero quello in cui crede ma perché gli piace credere e allora va bene, cioè diventa una questione estetica “mi piace così” va bene, però sa perfettamente che non è sostenibile in nessun modo, non significa niente. Cessare di credere può essere importante, naturalmente per farlo occorre incominciare a chiedersi perché si crede e non fermarsi a una risposta, non fermarsi mai cioè andare avanti e allora ecco che un po’ alla volta si dissolve, ci si accorge che di fatto non c’era nessun motivo per credere una cosa oppure si accorge che poteva credere quella cosa ma anche il suo contrario indifferentemente …

 

Intervento: magari è quella che ti fa stare meglio …

Sì, il più delle volte funziona così certo, e in effetti la Jihad è quella che fa stare meglio quelli che credono questa cosa …

 

Intervento: lei faceva riferimenti catastrofici ma ci sono molte cose che sono meno truci ma che possono produrre degli effetti molto più catastrofici, per rimanere nell’attualità vietare il preservativo agli africani procura un bel po’ di morti, perché? Perché risponde a un valore il fatto di negare il preservativo perché c’è il valore della sessualità intesa come è intesa dalla religione cattolica …ma lei diceva perché credere? Perché in effetti è l’esigenza di risposte che gli umani cercano, l’esigenza della verità sempre l’esigenza della verità che è in ballo cercare qualcosa di vero, una necessità che sembra appunto quasi innata nell’essere umano questa ricerca della verità, in qualche modo è un’esigenza che poi si esplicita in quelle che possono essere le pratiche dal pensiero filosofico sino al piccolo gesto quotidiano, la necessità di trovare qualche cosa di vero in effetti la questione qual è? È quella che ripetiamo continuamente non è che sia innata nell’uomo …possiamo dire che è innata nell’uomo in quanto essere parlante nel senso che è una conseguenza del fatto stesso che è un essere parlante perché l’esigenza di verità è un’esigenza del linguaggio il quale per poter proseguire ha bisogno ciascuna volta di poter giungere a qualcosa di vero, così come una persona può esigere per la persona che ama di sapere con esattezza se lo ama oppure no perché da questo dipende il proseguire oppure condurre in modo differente quella storia ….ma il dubbio viene perché? Perché comunque interroga, è sempre la questione della verità certo che è in ballo, c’è il dubbio perché c’è un’esigenza di verità quindi la questione dei valori, la questione del credere è una questione che ruota intorno al concetto di verità che è un’esigenza del proprio pensiero per poter andare avanti perché al momento in cui si trova di fronte al dubbio, di fronte all’impossibilità di poter stabilire qualche cosa di vero si ferma, si blocca e in effetti anche il discorso della nevrosi di cui si diceva prima è un conflitto fra due pensieri veri che produce una sorta di paralisi perché è come se si trovasse di fronte a un bivio e non sa quale strada prendere queste cose sono entrambe vere e incompatibili (…) per esempio quello che afferma spesso il discorso ossessivo “vorrei ma non posso” vorrei farlo ma non posso, vorrei risponde a una verità del suo desiderio, per esempio, il non posso corrisponde a una verità di quello che può essere un concetto morale, per la persona sono entrambi veri questi discorsi ma sono incompatibili, in che senso? nel senso che comunque paralizzano, lo paralizzano, gli impediscono di poter proseguire in una certa direzione, semplicemente questo.

 

Intervento: Due filosofi del novecento connazionali di Freud Heidegger e Wittgenstein. Heidegger nella sua opera principale “Essere e tempo” dice non posso continuare, devo interrompere perché mi mancano gli elementi del linguaggio, per cui interrompo; Wittgenstein nella seconda parte di un opera dice “Ciò che non può essere detto deve essere taciuto” per cui qui siamo nel campo del linguaggio che la psicanalisi sostiene come fondamento del suo essere. Il linguaggio è qualcosa di dato per sempre? Di eterno? Oppure è un elemento estremamente empirico cioè vissuto, è un vissuto dell’essere umano, il linguaggio viene compiuto proprio per verificare certi risultati indubbiamente, il linguaggio è qualcosa in cammino infinito perché il linguaggio si accresce in ogni epoca e in ogni era dell’essere umano, del suo sviluppo compie un percorso di esperienza tale per cui lo arricchisce e può annullare la ricchezza del tempo precedente, per cui dico fondare una teoria su il linguaggio mi sembra un po’ debole nel senso che è un terreno friabile può avere certe valenze oggi che possono anche cadere nel prossimo futuro non troppo lontano …

 

Beatrice Dall’Ara

 

Bisogna intendere cosa diciamo quando parliamo del linguaggio come fondamento e quindi come condizione per il pensiero e quindi per qualsiasi cosa. Linguaggio non è nient’altro che ciò che ci consente di chiederci che cos’è il linguaggio e quindi di fornire una risposta, il linguaggio è una struttura che funziona continuamente e non ci sarà mai la possibilità che il linguaggio, che una struttura possa dissolversi perché la struttura costruisce anche il concetto, l’idea di dissoluzione, la pensabilità di ciò che è considerata la dissoluzione ma non è un corpo che si dissolve così come noi sappiamo il corpo degli umani che parlano e che ad un certo momento muoiono e il loro corpo si dissolve, il linguaggio è ciò che consente la pensabilità di una realtà di questo genere, la struttura non è un ente fermo è immobile ma è ciò che produce continuamente ciò che per esempio io e lei stiamo dicendo, le domande che stanno intervenendo che necessariamente avvengono attraverso una struttura che funziona in modo preciso, lei provi ad immaginare …lei prima si chiedeva di Wittgenstein di Heidegger di quello che hanno detto e immagini questa struttura che chiamiamo linguaggio, immagini che questa struttura non esista o per lo meno che questa struttura non abbia grammaticalmente costruito attraverso i modi e i tempi di ciò che chiamiamo verbi la possibilità di pensare il passato, la pensabilità del passato e quindi lei non avrebbe a disposizione la possibilità di parlare di Heidegger o di Wittgenstein, se non ci fosse questa realtà che ci è fornita dal linguaggio, da questa struttura che funziona in un certo modo attraverso una grammatica e una sintassi ma non solo lei ma gli umani che sono parlanti e non si accorgono di essere parlanti non avrebbero la possibilità di ricordare per esempio quello che hanno letto cinque minuti prima e questo proprio soltanto per una questione grammaticale, ci sono moltissime altre questioni grammaticali che sono inderogabili, precise per il funzionamento del pensiero, se lei giudica falsa una certa questione questa questione l’abbandona ma questo non per motivi metafisici ma perché al pensiero non interessa utilizzarla perché al suo pensiero interessano solo proposizioni vere perché prosegue solo attraverso ciò che crede vero e non falso, su ciò che giudica falso non può costruire nulla, il vero o il falso sono regole per giocare … questo appena per partire con le prime riflessioni, il più semplicemente possibile per intendere come funziona, di che cosa è fatta questa struttura che ci fa affermare tutte le cose che affermiamo e costruire tutto quello che costruiamo e utilizzare tutto ciò che utilizziamo, tutto ciò che gli umani hanno costruito e utilizzato fin dai tempi in cui c’è traccia di loro, dei loro scritti, delle loro testimonianze senza linguaggio nulla potrebbe esistere, non potrebbe esistere un pensiero che pensi se stesso, che si interroghi sul pensiero, che possa affermare alcunché in fondo l’affermazione è una procedura linguistica e senza affermazione gli umani non potrebbero credere per esempio a quello che vanno dicendo perché …

 

Intervento: scusi, scusi Wittgenstein ad un certo punto nella sua opera di logica neopositivista lui arriva ad un certo punto a rinnegarla, dopo tutto questo lavoro si trova a bisticciare con Bertrand Russel, ad un certo punto non a caso ho citato due persone buttate lì a caso … Heidegger il quale ad un certo punto siccome deve sconfessare tutto il processo filosofico metafisico per annullarlo … lui aveva le idee chiare ma il linguaggio stesso non gli permette di proseguire e lo stesso Wittgenstein che … diventa un mistico rinnega la sua posizione e tutto il suo lavoro l’ha buttato nella pattumiera … è così, è così …

 

Beatrice Dall’Ara

 

Il Primo Wittgenstein di cui lei sta parlando quello del Tractatus che chiude il suo testo di logica “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere” ma poi è andato avanti ancora molto, ha continuato a scrivere moltissimo, per esempio, nelle Ricerche filosofiche porta avanti e costruisce giochi, i giochi linguistici e poi ha letto la raccolta degli ultimi scritti prima di morire “Della Certezza?” però al di là di questo mi scusi signore, questa sera la conferenza verteva proprio sulla religione ora che Wittgenstein, Heidegger, Aristotele abbiano affermato certe cose ci sta bene, sono i testi sui quali ci siamo formati, se lei va sul nostro sito Scienza della Parola. It vedrà che per esempio gli ultimi corsi sul fondamento vertevano proprio su Heidegger, per esempio, su Wittgenstein troverà un ciclo di conferenze che proprio in questa sede abbiamo tenuto, quindi non è che non conosciamo o non abbiamo elaborato ciò che andiamo dicendo però al di là di questo quello che stiamo dicendo è che non ci interessa la religione cioè se qualcuno dei grandi non ha affermato quello che noi stiamo affermando non è questo che ci disturba anzi noi siamo proprio qui ad affermare con piena responsabilità che qualsiasi cosa può avvenire, può esistere solo perché funziona quella struttura che chiamiamo linguaggio … abbiamo riflettuto moltissimo, molti e svariati anni sulla questione, abbiamo costruito anche una teoria, tutto esiste per questa struttura della quale nessuno, nessuno, anche se Wittgenstein è uno di quelli che ci è andato molto vicino anche se qualche volta si è disamorato e si è dato al misticismo, nessuno ci aveva mai pensato questo non è che per noi deve essere un limite anzi semmai potrebbe essere considerato un vanto intendere e portare avanti una questione del genere, anche perché procedendo e potendo considerare il fondamento, una struttura che funziona in un certo modo che produce delle proposizioni, diciamo così, al di fuori delle quali non è possibile andare, gli umani possono credere, il linguaggio ha costruito appunto il credere, la credenza che qualcosa sia fuori da ciò che costruisce la struttura, beh questo vuol dire che nessuno si è mai interrogato né mai ha portato alle estreme conseguenze una questione che poi era abbastanza semplice da approcciare ma solo in una psicanalisi che è un percorso di parola questo è potuto avvenire ed è ciò che portiamo avanti e continuiamo a ripetere alle persone che ci vengono ad ascoltare sistematicamente ad ogni nostro incontro, perché lo ripetiamo? Nella chiusa del mio breve scritto ho detto quali sono le implicazioni per il pensiero? Per gli umani poter contare sulla propria intelligenza? Sapere di che cosa è fatta, sapere di che cosa sono fatte le paure, le angosce, le guerre, i conflitti psichici, fisici di tutti i generi sono fatte soltanto e unicamente da stringhe di proposizioni che produce una struttura, che implicazioni ha nel pensiero poter, non basta saperlo una cosa del genere ma bisogna praticarlo ininterrottamente nel proprio pensiero perché una volta che una certa cosa la si sa però se non funziona all’interno del proprio sistema di pensiero diventa una religione al pari di qualsiasi altra e quindi occorre praticarla incessantemente, costantemente, proprio per mettere ciascuna volta in gioco ciò che di più ferreo, di più fermo esiste nel proprio pensiero. Grazie a tutti è buona serata.