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LE SANTE E LE STREGHE

 

La tecnica psicanalitica nel discorso isterico

 

Martedì scorso ci siamo trovati a descrivere certi tratti particolari per cui, di fronte a un discorso particolare, possiamo riconoscerlo come discorso isterico.

Dicevamo che una particolarità di questo discorso riguarda il fare. Il fare del discorso isterico è un fare continuo, come se dalla necessità di questo fare dipendesse la sua esistenza, un sempre da fare perché se ci si ferma "io non esisto", come se mancasse l’interlocutore. Lacan scriveva dell’Encore insaziabile che permette l’impossibile a questo discorso. Un fare, un muoversi continuo, un abbandonare una posizione per trovarne una nuova. Ma c’è ancora un elemento importante legato al suo fare, perché questo fare dipende dal "suo" desiderio, dal desiderio di chi effettivamente ha l’autorità e la capacità per poter fare, perché sa, perché possiede un grande sapere e l’isteria è attratta dal sapere, è curiosissima per tutto ciò che non riesce a trovare nel suo mondo, un mondo che può essere fantastico, meraviglioso fatto di immagini e storie dai colori più violenti, di cui si sazia, da cui è continuamente sollevata, per cui ogni elemento che interviene è lo spunto per un nuovo volo, come una folata di vento che squassa e distoglie la foglia che pigramente si posa.

Questo è il suo mondo ed è come se in questo mondo non ci fosse sapere, in effetti non sa nulla, o meglio più ancora sa di non sapere nulla, le cose accadono e di questo sapere lei non è responsabile, non vuole responsabilità perché non sa e quindi per questo deve trovare il suo sapere, il suo sapere nell’altro. Nell’altro che sa e se sa allora può desiderare e quindi far fare, c’è ancora un passaggio non finisce qui perché il suo fare a questo punto non è ancora legittimato se non si instaura un input particolare, cioè se non si instaura un rapporto particolare, un rapporto particolare a due, fra colui che sa e quindi può anche ordinare, può comandare a lei, che è sprovvista di tutto. Lui è sempre un grande personaggio, che tutto può, può anche fornirla di sapere ma qui tutto diventa difficile, anche se è la parte in cui le sue storie, quelle dell’isteria , quelle del suo teatro privato, contribuiscono in maniera determinante, perché gli elementi di cui sono fatte tali storie staccandosi e ricombinandosi forniscono il materiale adatto per la messa in atto di una tale concertazione, cioè ciò per cui permane e insiste tale discorso, ciò per cui la scena giunge all’effetto, in qualche modo ciò per cui il piacere dell’isteria produce isteria, il suo obiettivo e il suo scopo.

Dicevo del mondo meraviglioso e quindi terribile, tremendo in cui si muove il discorso isterico e della necessità del nulla in questo mondo, in cui non sa, non può sapere….le cose accadono ma non sono io che ne permetto l’accadere perché non so e se non so non esisto e quindi non muovo, non mi muovo, non faccio e per me è così necessario il fare…

Chiaramente perché sia possibile questo mondo devo considerare un mondo di nullità, il nulla esiste se c’è il tutto che ne fa la differenza, perciò altri mondi come il mio, però so che se mi muovo prima e in un certo modo posso appropriarmi di un sapere che è a disposizione di chi sa appropriarsene e per fare questo devo mostrare, serve il mio nulla, perché possa vedermi, perché possa venirmi questo sapere, perché possa darmelo, deve sentirsi appagato…e qui comincia ciò che potremmo chiamare l’aspetto seduttivo, qui si mostra l’isteria, si para davanti e se è una donna diventa bella, si fa bella, dolce e mette in atto le sue lusinghe. Ogni parola che l’altro proferisce è un ordine, un motivo, l’altro è spiato, ogni atto è proteso, l’ordine è "voglio essere come tu mi vuoi" proprio esattamente e se sono come tu mi vuoi non puoi volere, non puoi desiderare altro che me, e se ami me non puoi amare altri, il tuo interesse è per me, tu mi riconosci, tu mi vedi e puoi vedere e ordinare ciò che tu sai che io sono capace di fare. Come la tela del ragno per chi si pone nella condizione di una mosca, che vola, vola…perché ciò dà il destro all’isteria per la sua destabilizzazione, perché quel sapere, di quel sapere non ha più interesse, è riuscita lei così piccola e indifesa a sconfiggere quel dio al quale il suo sapere non serve più a nulla, non sapeva per esempio a cosa serviva, serviva a sconfiggerlo e riprende il suo giro, immaginando nell’altro un sapere più grande. Il suo essere amata, essere sempre la più importante, serve a mantenerla alla vista, serve in qualche modo a mostrarla alle altre, altre delle quali ha bisogno, più ancora del sapere, perché il suo sapere, lei l’isteria, lei lo possiede da sempre, e le serve per mantenere anche e soprattutto lo sguardo di quelle che sono come lei, che sono nulla come lei, ma alle quali lei può con il suo fare strappare il sapere di colui che desiderando può muoverla e muovendola a distruggere e a ricondurla al nulla di cui ha bisogno per rappresentare in un sol gesto il soppruso di chi è indifeso e la sua forza.

E allora è una santa che agisce perché è capace di sottomissione, si sottomette e subisce l’autorità per cui agisce, così agisce in prima persona, per quel dio di cui è voce e tutto può trovare senso in quel dio.

Quel dio fornisce un senso a tutti quegli elementi per cui e di cui è fatto il suo discorso, lei può fare, può non fermarsi, e soprattutto può mostrare a quel dio la nullità e la povertà di coloro che nulla hanno ai quali deve essere donato tutto e lei dona perché è santa, perché a questo punto è capace di dare….è un po’ la storia e la figura di Cristo, che solo nella sua condizione di figlio di un dio, può fare, fare allo stremo, fino alla croce, ma a questo punto non morrà, perché ci sarà sempre il suo corpo, perché con la croce si rinnova il miracolo di un corpo che non muore, perché rinascerà (per chi lo vorrà certamente). "Prendete e mangiate….fate questo e sarete salvi" tanti piccoli peccatori salvati dal perdono di un Cristo che impone all’esistenza una pena da scontare, se si vuole continuare a vivere in eterno. E lei mostra la pena, l’esibisce, racconta la pena da scontare, la interpreta e patisce e gioisce di questi patimenti…ma se si tratta di una pena da scontare sarà per una colpa e l’isteria non sa non può sapere di quale colpa si tratta, per definizione occorre non lo sappia, per continuare a rappresentare la sua scena.

La colpa è rimossa, dimenticata, non si coglie nel discorso perché si cerca una colpa, ma non si trova e allora permane un senso, ancora uno, quanti sono i sensi? Ma questo è il più grande, il più forte, si chiama senso di colpa, questo è il suo nome.

Il suo mondo è tremendo, il suo mondo è bellissimo e si fa santa per esaudire il suo dio, colui che sa e perdona ma è una strega perché sa di non poter sapere e non può sapere per continuare a cavalcare la scopa, per poter volare senza un luogo e senza un dio, perché ciascun dio che trova lo deve abbattere.

Martedì ci siamo interrogati sul piacere, sul rinvio continuo di una parola mai ferma, mai ultima, sul piacere del gioco, ma se di gioco si tratta, l’isteria non sa per definizione, non può sapere e quindi può soffrire, e può soffrire molto; ma se potesse sapere, accorgersi del gioco di parola che fa dell’isteria un discorso isterico, soffrirebbe ancora?

Potrebbe ancora soffrire, a cosa le servirebbe costruire il suo persecutore per abbatterlo?

Sarebbe un non senso e non la divertirebbe più.

Soffrire non è necessario se sono responsabile di qualcosa che io chiamo sofferenza, responsabile non si deve confondere con colpevole, la colpa è pur sempre ritrovata se uso, se ne usa il mio discorso e la responsabilità si impone in ciascun atto, se è un atto linguistico, se è un atto di parola, se posso usufruire dell’atto di parola, se posso ascoltare ciò che dico.

Ascoltare ciò che dico può non essere facile, certamente, ma può accadere in un percorso, un percorso di parola, come una psicanalisi, l’analisi, questo può farsi ne vale la pena…

La pena è un termine linguistico in prima istanza, è un termine anche se molto caro all’isteria, è un termine linguistico fra gli altri, che può giocare dei ruoli, occorre metterlo in gioco, nel gioco linguistico e allora non ci saranno più pene da scontare.

Diceva il saggio Freud : come un dentino da latte che cade quando si diventa grandi…

Bene, non rimane che aprire il dibattito attorno a queste questioni precise che ha enunciato Beatrice intorno al discorso isterico. Per dare un eco accennerei alla questione del corpo nel discorso isterico che assume una portata particolare. Il corpo come il luogo dove l’isteria scrive le sue fantasie e la sua impotenza, impotenza rispetto al sapere: in effetti domanda all’altro che cos’è il suo corpo, come funziona e soprattutto come gode. Questa domanda che rivolge all’altro e rimane sempre in attesa di risposta fa sì che offra il suo corpo all’indagine, per esempio oggi della medicina, un tempo dell’inquisizione. Buona parte delle donne che subirono l’interesse degli inquisitori si trovavano in questa struttura di discorso e non a caso Beatrice diceva delle sante e delle streghe. Come sapete l’inquisizione andava a caccia delle streghe e l’isteria rappresenta molto bene questa figura, la rappresenta mostrando l’ingestibilità del suo corpo e l’ingestibilità del godimento, domandando all’altro del suo godimento lo esibisce. Ora, l’inquisitore immaginava che l’esibizione del corpo e del godimento fossero una minaccia, una minaccia per l’ordinamento sociale e neanche a torto perché l’isteria ha un certo potere sovversivo. Ma sarebbe più proprio dire che questo potere viene attribuito all’isteria, viene attribuito dall’inquisizione e da altre strutture di discorso, come quello paranoico e in parte quello ossessivo. Per esempio, di fronte alla domanda dell’isteria circa il suo corpo e il suo godimento il discorso paranoico avverte un notevole disagio perché non sa né può rispondere e questo per il discorso paranoico è intollerabile, pertanto in quel caso la strega doveva essere eliminata… Così avveniva perlopiù. Ciò che domanda il discorso isterico è un rilancio, un rilancio continuo del suo discorso, in definitiva domanda soltanto questo che il suo discorso non si fermi. Certo, domanda in modo un po’ irruento, un po’ impetuoso molte volte però la richiesta è questa e cioè che le cose non si arrestino. Questo è il timore fondamentale, che poi rappresenta attraverso la necessità di avere sempre qualche cosa o qualcuno per cui fare, attraverso questo trae la giustificazione della propria esistenza, in molti casi il discorso isterico cade nella depressione laddove non c’è qualcosa o qualcuno per cui fare. Quindi il corpo nel discorso isterico ha una portata notevolissima ed è da secoli che la medicina lo interroga, spesso con il bisturi ma non soltanto. Alla fine dell’800 un tale Charcot alla Salpetrière si dilettava a indurre alcune cosiddette isteriche alla paralisi, sotto ipnosi; perché con l’isteria l’ipnosi funziona molto bene? Perché è fortemente suggestionabile ed è suggestionabile perché ha bisogno dell’autorità dell’altro, per questo è suggestionabile, perché la cerca, la cerca per potere fermare qualche cosa di cui ha bisogno per fare, per muoversi, per esistere. Necessitando dell’autorità chiaramente è dispostissima a credere qualunque cosa e il suo contrario e pertanto è particolarmente suggestionabile: infatti, Charcot induceva alla paralisi tramite ipnosi. Ma perché offre il corpo? Perché, come dicevo, non sa cosa farsene, non sa come funziona e allora attende da altri delle istruzioni per poterne usufruire, provocandolo l’altro a rispondere. In alcuni casi questa provocazione è avvertita come intollerabile perché spesso la questione del desiderio connessa con il corpo ha a che fare con il sesso, che a tutt’oggi inquieta ancora alcuni ma inquietava molto di più alcuni secoli fa e quindi era una domanda che occorreva fare tacere, all’occorrenza con il rogo. Non è casuale che il termine isteria etimologicamente venga da utero e quindi sia stato attribuito a qualcosa di prettamente femminile. Ora, l’isteria non è femminile, ovviamente, ma alcune sue manifestazioni, o esibizioni più appariscenti, hanno colpito la fantasia popolare fino a far pensare che l’isteria fosse prevalentemente femminile, il che non è. Nel discorso isterico l’autorità sarebbe ciò che è preposto a risolvere il problema del suo corpo e quindi del suo desiderio, ovviamente non c’è un’autorità che sia in condizione di rispondere a questa domanda nei termini in cui la pone il discorso isterico e pertanto continua a domandare. Infatti, Beatrice evocava ciò che si diceva tempo fa, un tal psicanalista francese Lacan scrisse un saggio Encore, dedicato praticamente al discorso isterico, questo ancora, questo continuo rilancio della domanda, questa inesauribilità della domanda nel discorso isterico può tuttavia essere la condizione anche e soprattutto per una elaborazione di questa struttura di discorso attraverso l’utilizzo della fantasia isterica connessa con l’autorità. L’isteria, come dicevo, obbedisce all’autorità e fa in modo che altri obbediscano a ciò che lei reputa essere l’autorità, per questo è sempre stata molto funzionale a qualunque discorso religioso. Mentre qualcuno immaginava o costruiva la legge religiosa, il discorso isterico si faceva carico di questa legge e la diffondeva perché tutti dovevano conoscere questa legge e attenersi a tale legge. Anche la legge è importante nel discorso isterico, il discorso isterico ha una particolare attenzione per la legge, nel momento in cui accoglie una qualunque cosa come legge da quello stesso momento diventerà una sorta di imperativo categorico e farà di tutto perché altri si attengano a questa legge. Per questo dicevo è stata importante la figura dell’isteria per la diffusione della religione, ha dato un notevole contributo anche attraverso le streghe.

Nell’analisi del discorso isterico è fondamentale porre l’accento ciascuna volta sul desiderio, ponendo le condizioni perché questo desiderio non soltanto non trovi la risposta, che propriamente non c’è, ma che trovi ciascuna volta un rilancio, come se la posta in gioco nel discorso isterico dovesse ciascuna volta essere alzata. Nell’analisi del discorso isterico si tratta in molti casi di alzare continuamente la posta in gioco rispetto a ciò che il discorso isterico avanza, il discorso isterico chiede ancora, sempre di più… Portare questa fantasia alle estreme conseguenze comporta da una parte fare il verso a questo chiedere sempre di più, e cioè chiedere sempre di più al discorso isterico, dall’altra comporta il mostrare che tale continua richiesta non ha propriamente una risposta da qualche parte. La questione centrale in tutto ciò è la eliminazione da parte del discorso isterico della responsabilità: se altri sanno del mio desiderio, del mio corpo, posso non occuparmene io. Anche nel caso dell’isteria la questione della responsabilità risulta centrale, così come abbiamo visto nel discorso paranoico e vedremo anche in altri discorsi, in modo per demandare all’altro, in questo caso a chi è preposto ad assumere il ruolo dell’autorità, la facoltà e la capacità di rispondere alle sue domande e esige che si risponda alle sue domande. Perché altri dovrebbero rispondere alle sue domande? A che scopo? Certo, l’isteria fu presa almeno nell’inquisizione in modo molto drammatico e gli inquisitori hanno cercato di rispondere a modo loro alla domanda dell’isteria. Taluni dicevano così, con una battuta: "rispondere al fuoco dell’isteria con il rogo dell’inquisizione". Si può invece prendere la cosa in termini meno drammatici e porre le condizioni perché la domanda che l’isteria pone intorno al proprio corpo, al proprio desiderio, trovi altro e cioè trovi la sua struttura anziché una risposta. Ciascuna risposta lascia sempre il tempo che trova, per cui occorre che incontri la struttura del suo discorso, che cosa la sostiene, perché è costretta a domandare, perché non può sapere del suo corpo. Questo occorre che sappia…. Ma questo è a fianco al testo di Beatrice, ho aperto il dibattito. Adesso ciascuno può intervenire dicendo ciò che ritiene più opportuno, sì dica…

 Intervento: Charcot diceva che l’isteria maschile era presente nella classe operaia...

Questa è un’opinione di Charcot, non è che dobbiamo considerare che le cose siano esattamente così, possiamo riflettere se c’è l’eventualità che lo siano. Ora, attribuire l’isteria maschile alla classe operaia mi sembra un po’ riduttivo. Lui si era trovato a fine 800 in condizioni un po’ particolari, stavano riconsiderando l’isteria e l’isteria come varie altre nosografie psichiatriche o psicanalitiche vanno un po’ secondo le mode. Negli anni ‘70 andava di moda la schizofrenia, poi andò di moda la paranoia e poi un rilancio dell’isteria soprattutto per via della scuola francese, allora erano tutti isterici, poi divennero tutti schizofrenici, poi paranoici a seconda del modo…un po’ come il ballo di San Vito. Dire che l’isteria maschile è diffusa fra gli operai non significa un granché, ci sono sicuramente tanti operai isterici, però è molto difficile potere sostenere una affermazione del genere, insomma l’isteria maschile è molto diffusa dappertutto non soltanto fra gli operai, anche fra i dirigenti….

Intervento: Mi domandavo che fine hanno fatto le streghe?

Che fine hanno fatto? Sono ancora vive, sono ancora sane, vive e vegete, perché dovrebbero aver fatto una fine? Alcune hanno fatto una bruttissima fine ma molti secoli fa, sono state arrostite però adesso non usa più (E’ una patologia molto diffusa?) Sì, è molto diffusa ma più che una patologia è un modo di pensare le cose, differente per esempio dal modo in cui pensa per esempio un nevrotico ossessivo, un paranoico. Sono più indotto a considerarle delle figure retoriche che delle patologie, non c’è il virus dell’isteria o il microbo dell’isteria, è una struttura di discorso. Così come una persona pensa in un certo modo e si definisce cattolica, una persona pensa in un altro modo e si definisce agnostica, una persona pensa in un certo modo e si definisce isterica, ma è un modo di pensare… Per cui non sono finite, sono presentissime, tra l’altro danno vivaci segni di sé e della loro presenza. Lei conosce delle persone che si trovano in questa struttura? (Non mi sembra.) Lei studia psicologia?

Intervento: A noi raccontano che l’isteria è una patologia ma giù di moda…

 Si cura con l’aspirina? Giù di moda? Quest’anno non va più, quest’anno va…(Ora c’è l’anoressia che …) Vede l’isteria è una struttura di discorso che è sorretta da due o tre cose molto semplici, molto diffuse, per esempio la necessità della necessità, avere una necessità continua di avere qualche cosa che la costringa a fare. Ora, se lei va in giro e chiacchiera con le persone ne troverà migliaia che sono e che può iscrivere nel discorso isterico, questo non significa assolutamente nulla naturalmente, trova anche un sacco di persone che credono in dio o in qualunque altra cosa, ma questi vostri insegnanti forse si riferiscono all’isteria come una sorta di malattia sociale, una cosa relegata al medioevo, alle streghe, a queste cose qui. Se lei la considera soltanto come un modo di pensare le cose si modificano. Freud lungo il suo percorso si è trovato di fronte a delle persone assolutamente normali e infatti definì la normalità una cosa di mezzo tra la nevrosi e la psicosi, la persona normale… Però, per motivi descrittivi, ha individuato quattro modi grossolanamente in cui ha distinto i luoghi comuni più frequenti e allora l’isteria l’ha descritta come un discorso che si attiene a questi luoghi comuni, la paranoia invece si attiene a questi altri luoghi comuni, ma sono figure, figure che gli sono servite prettamente a scopo descrittivo, l’isterico o l’isterica in quanto tale non esistono, dicevo rappresenta un modo in cui si pensa, niente più di questo. Poi, che ci siano le mode non è tanto dettato dal fatto di come una persona pensa, dal suo modo di pensare, la moda, per esempio, della schizofrenia è avvenuta quando ci sono stati una serie di studi, soprattutto negli anni 70, gli antipsichiatri, lei era ancora in fasce, forse non era neanche nata, allora immaginavano che la schizofrenia fosse un effetto di situazioni familiari, soprattutto la scuola inglese di Laing, Cooper e altri. Allora questi studi poi hanno indotto anche il luogo comune e quindi i mass media a immaginare che la schizofrenia fosse molto diffusa, il che non ha nulla a che fare. I mass media non è che dicano le cose come stanno, dicono le cose secondo un criterio ben preciso che riguarda la vendita dei quotidiani, nient’altro che questo. Come è noto moltissime notizie sono inventate, altre sono pilotate, ma al di là di questo c’è una certa moda e generalmente chi si identifica con queste mode spesso si trova in questo modo di pensare che abbiamo indicato come discorso isterico. Se per esempio accade che una fanciulla è in lacrime per una delusione amorosa allora un’amica che è vicina comincia a piangere anche lei per una sorta di immedesimazione del dolore di quell’altra come se volesse anche lei immaginare di avere avuto o di avere una relazione amorosa che la faccia soffrire, ecc… Questo meccanismo di identificazione è tipico del discorso isterico e così per esempio può vedere un’amica che è anoressica e vederla soffrire e volere immedesimarsi con la sua sofferenza e diventare anche lei anoressica. Questo accade, accade per questa sorta di immedesimazione nella sofferenza dell’altro. Il discorso isterico ama la sofferenza, forse più di ciascun altro discorso e se ne fa infliggere quantità notevolissime di sofferenze, la cerca proprio letteralmente. Chiaramente cercandola la trova. Invece che altro dicono alla facoltà di psicologia… ..che tipo di lavoro conta di svolgere?

Intervento: Conto di svolgere volontariato nei reparti psichiatrici, supporto ai malati psichiatrici... (Che tipo di supporto immagina?) Di ascolto.

Sempre meglio della lobotomia e dell’elettroshock che sta tornando di moda, insieme con la sedia elettrica in alcuni stati degli Stati Uniti, non per gli stessi motivi, cioè non basta che uno dia un po’ fuori di testa per finire sulla sedia elettrica, per ora, poi si vedrà…e invece la sua amica?

Intervento: Lei diceva che l’isteria ha dato un contributo alla formazione delle religioni.

E lo dà tutt’oggi. Certo, dà un contributo alla struttura del discorso religioso in quanto impone l’esistenza di una legge, cerca di persuadere altri che esiste una legge, poi non importa quale, può essere una legge divina, una legge materiale che può anche soltanto essere una serie di cose da fare necessarie. Nell’isteria non ha importanza di che cosa sia fatta questa legge, può anche essere una legge che dice che i tappeti vanno spolverati sette volte al giorno, non ha nessuna importanza che tipo di legge sia, l’importante è che ce ne sia una alla quale attenersi e soprattutto fare in modo che altri si attengano e quindi è il discorso più idoneo alla diffusione di una legge. Le istituzioni se ne sono accorte parzialmente di quanto l’isteria, come dice lei, sia un veicolo formidabile per le religioni, la chiesa in parte sì, ma potrebbe essere uno strumento fondamentale per le istituzioni, per mantenere le leggi salde al loro posto. E lei invece, la laurea?

Intervento: La psicologia giuridica…

 Quindi il giurista in questo caso deve sapere che cos’è la perversione? (….) Lo sa per esperienza diretta o perché lo ha sentito dire? (Lo so perché me lo hanno insegnato…) No, no, non lei ma il docente (Non ho capito la domanda.) Il docente dovrebbe sapere che cos’è la perversione per dire che cosa è (…..) Secondo lei come si fa a definire una perversione se mai dovesse un giorno trovarsi….(E’ una domanda difficile perché per il momento ci hanno insegnato a non definire…e quindi definire mi diventa difficile.) E come mai hanno insegnato a non definire? (Perché fossilizzarsi su una diagnosi, su una definizione diventa poi stigmatizzato.) Perché dovremmo fissarci su una definizione? Mica ce l’ha ordinato il medico, non è necessario, forniamo però una definizione che ci serve però per intendere qualcosa…(….) Quindi, dicono che le definizioni non servono (Abbiamo dei manuali che ci servono….) Sa perché è più complicato? Perché aggiungono un numero maggiori di uguali…(….) A questo punto occorrerebbe definire la persona, perché in caso contrario ciascuno può intendere con persona cose assolutamente differenti, come accade e allora succede che ci si trova a parlare di cose totalmente differenti, per uno una persona può essere qualche cosa di utilizzabile per i propri fini per l’altro invece una cosa sacra e che deve mantenere la sua libertà. Entrambi possono avere ottimi motivi per sostenere la propria tesi. …

 Intervento: E il volontariato?

Si appoggia sulla nozione di solidarietà, in genere. Certo, si potrebbe discutere molto sulla figura del volontariato, però il discorso si farebbe molto complesso…(E comunque c’è sempre il bisogno…) Certo, sì, la necessità che ci sia qualcuno di cui occuparsi è fondamentale nel discorso occidentale almeno, sì, anche per questo si mantengono molte nazioni in stato di assoluta soggezione, avere qualcuno di cui occuparsi e avere qualcuno da educare, da addestrare. Certo, come dire che la povertà e l’ignoranza sono assolutamente fondamentali ed essenziali a qualunque istituzione, senza di quella l’istituzione precipita nel nulla per cui va mantenuta, con la forza se occorre e la fame….

Intervento: Perché affiancare l’isteria alle streghe?

Per una struttura. La strega mostrava agli inquisitori il proprio corpo come ciò che continuava a domandare, a domandare circa il proprio godimento, circa se stesso e quindi circa soprattutto la sessualità. L’inquisitore questo non lo sopportava né allora né oggi e siccome questo domandare andava in modo molto forte contro l’insegnamento e il pensiero religioso allora venivano eliminate. Avviene anche oggi ma con altri sistemi (……) Era una persona assolutamente non soddisfacibile in nessun modo, non essendo soddisfacibile continuava a domandare e questo irritava, irrita ancora oggi una persona che continua a domandare che non è mai soddisfatta….(…..) Le streghe sono state inventate ufficialmente nel 1500 da due domenicani tedeschi Institor e Sprenger, i quali scrissero un manuale Malleus maleficarum che insegnava agli inquisitori ad individuare e a punire le streghe, cioè quelle donne che avevano rapporti con il maligno, ma non soltanto rapporti sessuali, in quanto il maligno le istigava e loro a loro volta istigavano altri, istigavano a rapporti sessuali contro natura. Per esempio, qual è un rapporto sessuale contro natura? Basta definire il rapporto sessuale naturale, da quel momento tutti gli altri sono contro natura, semplice, così come per la perversione della mia amica Maria Teresa, basta che stabilisca qual è il rapporto sessuale normale e tutti gli altri sono perversioni…non ci vuole mica molto. Le streghe istigavano per esempio a questi rapporti, istigavano oppure venivano accusate di farlo, erano in un periodo di delazione, un po’ come sta ritornando anche adesso, era sufficiente denunciare all’inquisizione che uno aveva avuto un rapporto con una strega e già c’erano buone probabilità che finisse sul rogo anche lui, come oggi uno che conosce un mafioso ci sono buone probabilità che finisca "dentro" anche lui, per collusione con la mafia. Quindi, la strega era semplicemente una donna che non era disponibile a sottostare per esempio ai desideri di suo marito, il marito poteva denunciarla al tribunale dell’Inquisizione e l’Inquisizione faceva in modo che confessasse, una volta che aveva confessato era bruciata. Avevano buoni sistemi per far confessare qualunque cosa e il suo contrario.

Intervento: ...fra l’inquisizione e l’isterica...

Sì, però era quasi sempre a sfondo sessuale. Se legge alcuni stralci ai processi alle streghe la questione sessuale era sempre in primo piano e c’era sempre un grandissimo interesse da parte degli inquisitori per le attitudini sessuali delle streghe, una grandissima attenzione, una notevole dose di voyeurismo presente fin da allora, presente da sempre.

Intervento: ...la possessione….

Spesso è l’amante…la famosa prova della strega, per vedere se una donna era una strega si metteva in mezzo al lago, se affondava non era una strega se stava a galla era una strega e quindi veniva bruciata…

Intervento: L’isterica mettendosi in mostra nel contempo vorrebbe non assumersi la responsabilità rispetto alla messa in gioco del suo discorso…

 È chiaro è sempre un esonero dalla responsabilità…(…) Sì, sì l’isteria ha sempre inquietato gli umani da quando hanno deciso che esiste… inquieta le stesse streghe, sono tutti inquietati…

Si considerava di fare il prossimo intervento, che sarà fra quindici giorni, intorno al tormento del discorso isterico, che è una figura notevole. L’isteria è un discorso che si tormenta continuamente e tormentandosi produce una serie di effetti e potremmo considerare perché si tormenta, perché ha necessità del tormento, a che scopo. Gianna di cosa vuole che parliamo la prossima volta? (Lei diceva che chiede, chiede ancora, e quello che non bisognerebbe fare è cercare di rispondere, di fare il suo gioco...) fino al punto in cui si accorgerà che lei non è in condizioni di rispondere e la distruggerà fantasmaticamente, penserà comunque che lei non è quello che immaginava e sarà delusa. Infatti, spesso l’isteria è delusa, passa da una grande infatuazione a una delusione tremenda…, o immagina di avere trovato dio ma appena la mette alla prova questa non regge e quindi è delusa…(Come allora interrompere questo cerchio?) Anticipando per così dire la domanda dell’isteria, portando il discorso dell’isteria alle estreme conseguenze, portando quindi la sua richiesta ciascuna volta sempre un piano più alto. Se lei si trovasse per esempio di fronte a un caso di isteria, allora mentre questa isterica continua a rilanciare le sue cose lei alza la posta in gioco, lei stessa domanda sempre di più. Chiaramente domanda di più, questioni che sono a vantaggio dell’analisi ovviamente, e quindi la costringe per esempio a riflettere intorno ad alcune cose che per quella persona possono sembrare impossibili da farsi, e invece la costringerà a farlo cioè come dire che la costringerà a fare cose che questa persona ritiene non possibili, ma sarà lei a fare domande impossibili. E l’isteria la seguirà, facendo l’impossibile, la seguirà dolce, dolce… Se invece cerca di rispondere è finita. Nel prossimo incontro parleremo più in dettaglio della tecnica psicanalitica, nel discorso isterico, visto che questo la interessa.

Nel prossimo incontro farò questo…darò uno stralcio molto brevemente dell’andamento di una psicanalisi in un caso di isteria, come questo caso di isteria si è dissolto…va bene grazie a ciascuno di voi ci vediamo martedì…