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Torino, 20 Marzo 2007

 

Libreria LegoLibri

 

Da Freud a Wittgenstein: la logica della psicanalisi

 

II lezione

 

Intervento di Nadia Cuscela

 

Freud in Totem e Tabù vuole evidenziare alcune concordanze nella vita psichica delle popolazioni “primitive” e nei nevrotici ossessivi, in particolar modo è interessato ai loro cerimoniali.

La popolazione è quella degli aborigeni australiani che vivono in condizioni durissime, non hanno adottato alcuna elementare pratica di vita civile come la costruzione di capanne durature, la coltivazione della terra o istituzioni sociali. Infatti esse sono sostituite dal totemismo. Le tribù sono composte da più clan a cui corrisponde un Totem, ossia il progenitore, lo spirito soccorritore.

“Tutti i Totem erano in origine animali, ed erano considerati gli antenati delle singole tribù.

Il Totem si ereditava solo per via materna. Era proibito uccidere il totem ( o mangiarlo, il che è lo stesso in un contesto primitivo) era proibito ai membri dello stesso clan totemico avere rapporti sessuali tra loro” (Totem e Tabù)

Freud prende in considerazione il problema dell’origine del totemismo perché è collegato ai motivi dell’esogamia anzi al tabù dell’incesto che trova la sua espressione nell’esogamia quindi vale la pena comprendere la relazione fra l’organizzazione totemica e il divieto dell’incesto. L’orrore per l’incesto è un tratto infantile che dà luogo alla concordanza suddetta. Per i popoli primitivi questi desideri sono vissuti come una minaccia da cui dover difendersi adottando regole rigidissime per prevenire la loro attuazione. Come se esistesse l’intima convinzione che ogni trasgressione provocherebbe insopportabili sventure.

Ciò è importante per la sua teoria in quanto egli cerca di dare un fondamento teorico alla sua idea accostando il percorso dell’individuo con la storia dell’umanità, è un’ipotesi quella che lui fa.

Per Freud la nozione di pulsione è fondamentale anche se come vedremo più avanti nulla è stato mai dimostrato.

Diceva Frazer che il totem è il rifugio nel quale l’anima viene disposta per proteggerla dai vari pericoli a cui è abitualmente esposta. Il primitivo così facendo diventava egli stesso invulnerabile, ma non sapendo ovviamente quale animale fosse il portatore della sua anima per lui diventava necessario salvaguardare tutta la specie.

Il cerimoniale a cui Freud pone particolare attenzione è il pasto totemico che è la forma più antica del sacrificio. Il pasto sacrificale era in origine un pranzo solenne a cui partecipavano i parenti della stessa stirpe. Nonostante l’orrore che riguarda l’animale sacro diventa una necessità ucciderlo in queste occasioni solenni. E nelle quali ciascuno avrà diritto a parte del pasto.

“La festa diviene l’infrazione solenne di un divieto,-dice Freud- l’umore festoso è provocato dalla libertà di fare ciò che altrimenti è proibito… i membri del clan consumando il Totem si santificano rafforzandosi nella loro identificazione con il Totem e tra di loro.”

Nella concezione Darwiniana dell’orda primitiva c’è un padre prepotente che tiene per sé tutte le donne e allontana i figli maschi man mano che crescono. Fino a quando questi lo uccidono ma questo una volta morto diventa nella loro vita psichica più forte di quando era in vita; da allora il pasto totemico sarebbe la ripetizione dell’azione criminosa. Il pasto totemico nasce dal senso di colpa e dal rimorso dell’uccisione del padre. La società poggia sul senso di colpa e la moralità sul bisogno di espiazione imposto dal senso di colpa. Con l’introduzione della divinità paterna_dio- la società diventa patriarcale ma i fratelli non possono riproporre quel antico delitto.

Nel sacrificio si esprime l’accoglienza di dio. Gli inizi della moralità della società convergono, secondo Freud, nel complesso edipico. L’ambivalenza che nasce quindi dal senso di colpa e dalla ribellione all’inizio non apparteneva alla vita emotiva, diviene acquisita dall’umanità.

Freud rispetto ai soggetti nevrotici ed in particolare nella nevrosi ossessiva evidenzia la persistenza dell’onnipotenza dei pensieri”. Così come accade per la magia dei primitivi, ed è caratterizzato proprio da quella stessa onnipotenza di pensiero.

Ma in tutte le nevrosi ciò che è determinante per l’insorgenza dei sintomi è la realtà del pensiero e non quella dell’esperienza. Ciò che conta e che acquisisce forza e tenacia è semplicemente pensato,

un nevrotico ossessivo, dice Freud, può provare un tale immenso gigantesco senso di colpa anche quando egli si è comportato verso il prossimo con grande attenzione e rispetto.

Eppure il suo senso di colpa è fondato, si ma deve reperire il suo materiale da fantasie infantili sessuali o aggressive.

Le azioni ossessive sono assolutamente magiche, presso i primitivi, il pensiero è largamente sessualizzato, da qui deriva la credenza nell’onnipotenza dei pensieri; mentre nel nevrotico ossessivo la sessualizzazione dei processi di pensiero provengono dalla rimozione sessuale.

La prima immagine del mondo alla quale l’uomo è arrivato ci mostra l’intervento della magia come intenzione di imporre le leggi della vita psichica alle cose reali. Mentre la magia riserva l’onnipotenza ai pensieri, l’animismo apre la strada alla formazione della religione attribuendo tale onnipotenza agli spiriti.

I tabù sono divieti antichissimi e i divieti ossessivi mostrano delle interessanti e non trascurabili coincidenze con i tabù delle popolazioni primitive.

A questo proposito Freud paragona i divieti ossessivi con il tabù di un capo Maori

Due casi di trasmissione del divieto o meglio di spostamento. Uno è tratto dalla vita dei Maori, l’altro dalle osservazioni che Freud ha condotto su una paziente ossessiva

“un capo Maori non soffierebbe mai sul fuoco con la bocca, perché il suo sacro respiro comunicherebbe la sua santità al fuoco, che la passerebbe alla pentola, che la passerebbe alla carne che sta nella pentola, che la passerebbe all’uomo il quale mangiasse la carne che sta nella pentola che sta sul fuoco su cui il capo ha soffiato! E il mangiatore infettato dal respiro del capo attraverso tutti questi intermediari, ne morirebbe senz’altro.” (Freud Opere 1912-1914 pag 36)… ”La mia paziente esige che venga allontanato un oggetto d’uso comune che il marito ha comprato e portato a casa: altrimenti esso le renderebbe impossibile la stanza in cui vive. La donna ha sentito dire, infatti, che l’oggetto in questione, è stato acquistato in un negozio che si trova in via del Cervo. Ma Cervo è oggi il nome di una sua amica che vive in una città lontana e che la nostra paziente ha conosciuto da giovane con il suo nome da ragazza. Oggi questa amica è per lei impossibile, tabù, e l’oggetto acquistato qui a Vienna e altrettanto tabù quanto l’amica con la quale la paziente non vuole venire in contatto”.

Al pari delle proibizioni derivanti dal tabù, i divieti ossessivi comportano enormi rinunce e restrizioni nella vita di coloro che vi si assoggettano, anche se parte di esse può essere eliminata eseguendo determinate azioni che pure devono essere compiute e hanno carattere coattivo; si tratta di azioni ossessive che per la loro natura rientrano certamente negli atti punitivi e di espiazione, nelle misure di difesa e di purificazione, paura del contatto.

La concordanza più immediata e vistosa tra i divieti ossessivi e i tabù consiste nel fatto che questi divieti sono al pari dei tabù, immotivati e misteriosi per quanto concerne la loro origine.

Un carattere proprio dei divieti ossessivi è un eccezionale spostabilità.

Gli ossessivi si comportano come se le persone e le cose impossibili fossero portatrici di un pericoloso contagio. Spesso dice Freud, alla base vi sono desideri cattivi e trovano la loro fonte nel passato: desideri di eliminazione di persone come ogni volta che nella vita qualcuno ostacola il sognatore nel suo cammino, ma non si tratta di evidenziare la malvagità umana piuttosto esiste un periodo nel passato di ognuno nel quale questo egoismo e questi impulsi aggressivi sessuali non hanno nulla di così eclatante. Il bambino durante quegli anni, che successivamente saranno avvolti da quasi sempre amnesia, mostra questi desideri come se egli, dice Freud: “ha imparato ad amare dall’egoismo”

Freud ha utilizzato per la elaborazione della sua teoria concetti come inconscio, rimozione e pulsione ma esse sono di fatto inventate e più che entità ontologiche sono artifici. Ha cercato ad esempio rispetto a quanto detto di giustificare l’ontogenesi attraverso la filogenesi ma nulla può essere dimostrato e tali connessioni possono essere ipotizzate per poter dare quel pathos che riveste la sua teoria. A livello individuale si potrebbe parlare di fantasie infantili che però non possono essere generalizzate rendendole universali. Ognuno avrà le proprie fantasie, sulle quali costruire il proprio discorso, che non necessariamente sono valide per tutti gli umani.

Dice Wittgenstein le cose che diciamo di sapere sono cose che abbiamo imparato, una conoscenza acquisita senza sforzo da un addestramento sociale iniziato dall’infanzia. Che ci ha istruito sulla connessione tra parola e cosa attraverso la spiegazione ostensiva e quella descrittiva.

Nel linguaggio, dice Wittgenstein, c’è un’intera mitologia; alla base del rito vi sono forse solo delle azioni istintive. E precisa sulle note sul Ramo d’oro di Frazer “Non deve essere stata una ragione da poco, anzi non può essere stata neppure una ragione quella per cui certe razze umane hanno adorato la quercia, ma semplicemente il fatto che quella razza e la quercia erano unite in una comunità di vita, e perciò si trovavano vicino non per scelta, ma per essere cresciuti insieme come il cane con la pulce “e aggiunge” (se le pulci sviluppassero un rito riguarderebbe il cane”).(Note sul ramo d’oro di Frazer) La profondità di alcune cerimonie consiste nel ricordo o meglio nella ricerca dell’origine del fenomeno stesso. Ciò che Wittgenstein contesta è l’approccio allo studio dei fenomeni sia da parte di Freud che verso Frazer. Wittgenstein partendo dal fatto di stimare Freud disse a Rhees, un suo amico che nel momento in cui aveva finito per convincersi che la psicologia fosse una perdita di tempo, la lettura di Freud era stata per lui una sorta di rivelazione” (Lezioni e conversazioni sull'etica, l'estetica, la psicologia e la credenza religiosa )

Però Egli non può accettare quello che Freud propone perché pretende di essere scientifico ma non lo è, sono solo congetture soprattutto per ciò che concerne la teoria del sogno: per esempio nell’associazione libera Freud non chiarisce dove bisogna fermarsi, quale sia la soluzione giusta. Quando un sogno è interpretato e quindi non è più così enigmatico e come se il sognatore risognasse il sogno e ciò comporta che il suo aspetto muta. Wittgenstein ammette che gli elementi del sogno possono dare l’impressione di voler dire qualcosa che ancora non comprendiamo” sembra esserci qualcosa nelle immagini oniriche che presenta una certa somiglianza con i segni di un linguaggio, quale potrebbe avere una serie di tratti sulla carta o sulla sabbia” ma Wittgenstein non è convinto che si possa parlare di un linguaggio del sogno cioè di qualcos’altro.

Vi sono delle somiglianze tra le immagini del sogno e i segni di un linguaggio ma il contenuto enigmatico del sogno potrebbe avere un senso e una ragione particolare diversa da quella di Freud

Quindi cosa contesta? La necessita di una causa e propone l’importanza delle ragioni, delle spiegazioni descrittive che accompagnano un fenomeno qualunque esso sia.

Se il linguaggio dei sogni fosse predefinito in partenza sarebbe come il cinese, per esempio noi potremmo fare il contrario cioè creare il sogno con tali simboli così ben chiari ; inoltre Wittgenstein evidenzia la superficialità di certe affermazioni in quanto che taluni simboli abbiano un riferimento all’organo sessuale maschile o femminile è superfluo dire, quindi non si pone la questione della verità dell’affermazione quanto l’inutilità.

Nelle note sul ramo d’oro di Frazer per evidenziare le difficoltà che sorgono quando si ricorre alla necessità di dare spiegazioni causali che non potranno mai essere chiarite Wittgenstein dice: “Credo che l’impresa di dare una spiegazione sia sbagliata già per il semplice motivo che basta comporre correttamente quello che si sa, senza aggiungervi altro, perché subito si produca da sé quel senso di soddisfazione che si cerca mediante la spiegazione. E qui non è affatto la spiegazione a renderci soddisfatti. Quando Frazer, all’inizio, ci racconta la storia del re della foresta di Nemi, lo fa con un tono che indica che qui avviene qualcosa di strano e di terribile. Ma alla domanda “perché questo avviene? si risponde poi così: perché è terribile. Vale a dire che proprio ciò in questo evento ci pare terribile, enorme, pauroso, tragico ecc… tutto tranne banale ed insignificante, proprio per questo ha dato origine all’evento” e conclude dicendo, “ Qui si può solo descrivere così è la vita umana”

In pratica ciascun fenomeno può diventare misterioso. “E corretto dire che ogni prospettiva è significante per colui il quale la vede significante… siamo noi che ripromettiamo questa luce sinistra da un’esperienza nell’intimo di noi stessi.” (Note sul Ramo d’oro di Frazer)

È a questo proposito che Wittgenstein parla di rappresentazione perspicua che è il modo in cui vediamo le cose, che consente di vedere le connessioni e da qui l’importanza del trovare anelli intermedi.

Dice Wittgenstein che la vera magia è quella che si è depositata nel nostro linguaggio e la magia poggia sempre sull’idea del simbolismo.

Che cosa non può accettare da Freud se non l’assolutezza delle sue convinzioni e il dover riportare il discorso a qualcos’altro.

Il problema è l’idea stessa che nella testa vi sia un processo nel quale avviene altro e ciò che conferisce al pensiero un che di occulto. Il pensiero può essere soltanto un che di interamente casalingo, ordinario e nella Grammatica filosofica ritorna : “sembra che in esso ci sia alcunché di misterioso perché fraintendiamo la sua grammatica e sentiamo la mancanza di una cosa, palpabile, che corrisponda al sostantivo” (La Grammatica filosofica)

“Il pensiero è autonomo e completo in se stesso in cui il simbolismo non indica più alcunché al di fuori di sé” ed ancora” Il simbolo è contenuto in se stesso lo si afferra come un tutto Esso non indica qualcosa al di fuori di sé.”(libro blu libro marrone)

Ciò che Wittgenstein vuole smorzare anzi demolire è la teoria mentalistica propria della cultura occidentale per la quale i concetti consistono di raffigurazioni mentali.”In filosofia-continua- invece di limitarsi a dire quello che si sa si ha sempre la tentazione di istituire una mitologia del simbolismo o della psicologia” (La grammatica filosofica)

Il significato è nella proposizione stessa, non abbiamo qui la parola e dall’altra parte il senso.

E se mentre nel Tractatus logico philosophicus teorizza il linguaggio ideale e concepisce le proposizioni come istruzioni per fare qualcosa evidenziandone le regole rigide del linguaggio inteso come calcolo. Dalle ricerche filosofiche proporrà non più un unico linguaggio ma giochi linguistici dotati di regole.Non è possibile capire il gioco degli scacchi osservando l’ultima mossa della partita ma il senso del gioco va compreso nelle sue regole e nell’insieme delle sue parti.

Wittgenstein attraverso un continuo libero esercizio di pensiero mette in mostra i limiti delle teorie psicologiche e la filosofia stessa che vaneggia costruendo metafore e dando loro realtà. Frazer, per esempio, rappresenta la visione dei popoli “primitivi” della natura come folle, ma solo la loro magia è diversa dalla nostra. Qui Wittgenstein critica Frazer per l’utilizzo delle parole spirito, anima “timore dello spirito ucciso”. Ma come capisce bene questa superstizione dal momento che ce la spiega con un termine superstizioso. “

Fino a quando non ci si renderà conto che non è necessario costruire tali sovrastrutture il linguaggio non potrà essere accolto come l’elemento costruttivo e essenziale del vivere stesso.

Ciò che conta non è edificare strutture sempre più grandi ma è rimanere nel centro con chiarezza e semplicità.

Come Scienza della Parola ciò che è importante reperire da Freud e da Wittgenstein sono fondamentalmente due considerazioni: l’ascolto dell’altro e l’aspetto costruttivo del linguaggio. Saper ascoltare il discorso altrui comporta avere ascoltato il proprio e sapere che non si tratta di atti psichici, termine usato da Freud, il discorso è composto (il proprio discorso ) da atti linguistici – dalle teorie ai progetti, dalle emozioni alle immagini essi sono costruzioni messe in atto dal linguaggio- che sin dalla prima infanzia si trovano a caratterizzare le prime scelte linguistiche del bambino che opterà, ovviamente, tra quelle che gli si propongono. Sarà il suo discorso a reperire gli elementi linguistici sui quali costruirà i suoi giochi. Ciò che fa un’analisi è essenzialmente questo inventare nuove regole del gioco. Spostare l’accento e accorgersi di uno spostamento d’accento comporta che questa è già una regola e quindi una regola è cambiata. Ci si trova di fronte ad un’apertura che l’altro gioco linguistico impediva di accedere. Quindi non possiamo limitarci a dire così è la natura umana ma questa è una regola del linguaggio.

L’inizio di una psicanalisi avviene indicando le cose che uno sa che sono quelle che teme: io temo questo e quindi so che è così. L’insieme delle cose sapute, costituisce tutto ciò che si pone come pregiudizio ovvero come superstizione. La magia, per esempio, è la principale forma di attribuzione di significato a qualcosa, una semiotica ovvero una teoria dei segni: la nozione di segno è molto antica infatti il segno è qualcosa che significa qualcos’altro per qualcuno

se accade questo allora questo significa altro come un rinvio necessario. Anche le religioni e la scienza interpretano le cose; laddove debba esistere un’autorità che abbia comunque il potere di interpretazione. La logica funziona così: stabilisce delle regole di inferenza, delle procedure se… allora. Tali modi di pensare muovono da assiomi la cui necessità è dovuta da ciò che credo.

E cioè la legittimazione viene da ciò che credo vero perché nulla è dimostrato quindi ciò che si suppone e che queste proposizioni mostrano una realtà che va al di là delle stesse proposizioni cioè il senso è fuori.

Porre la questione di un mondo possibile altrove ci porta a dire niente, credo che sia così. Anche costruirsi i criteri di verifica della dimostrazione, come fa la scienza, non dimostra nulla di necessario. Perché le premesse da cui parte sono arbitrarie.

Il linguaggio rimane l’unico criterio possibile per valutare o svalutare, esso non può dire altro se non se stesso, qualunque cosa dica o faccia è sempre se stesso.

L’unico obiettivo del linguaggio è proseguire. Un sistema, quindi, il quale procede costruendo proposizioni,inventando se stesso, e per fare questo deve trovare, per la sua stessa struttura, quelle proposizioni che non siano autocontraddittorie e che siano riconoscibili come vere e cioè delle regole che il linguaggio stesso di volta in volta stabilisce ( La Grammatica della logica )

In una conversazione analitica che cosa si sta dicendo in ciò che si dice? “ dice questo perché ha voluto dire altro” ma la questione non è questa ma quale gioco sta giocando dicendo questo. Ed anche il sogno può essere utilmente utilizzato ma non è un altro linguaggio ciò che si sogna continua ad evidenziare a quale gioco l’analizzante sta giocando, quali sono le cose sulle quali torna e ritorna. Individuare, ripetere ed elaborare certo. Ma si tratta del discorso del soggetto che spesso entra in confusione perché non sa di giocare due giochi differenti cercando di riportarli in uno solo. Parlo di qualcosa e non mi accorgo che questo qualcosa si sta dicendo in ciò che dico. Isolare qualcosa e farlo diventare altro non fa che allontanarci dal senso del nostro discorso anche se probabilmente può essere un modalità del nostro discorso arroccarci su certe posizioni.

La rappresentazione perspicua rende possibile la comprensione che consiste appunto nel fatto che noi vediamo le connessioni. Per Wittgenstein esse ci consentono di cogliere in atto il gioco linguistico. Questo gioco può strutturarsi anche come una visione del mondo a patto che però esse vengano colte non più come necessarie, e non possiamo avere l’ultima la spiegazione come dire in questo momento avviene così.

I pensieri ci sono continuamente ma per interrogarli occorre questa mobilità che comporta la non necessità di queste connessioni. Una persona ha costruito tutta una serie di giochi linguistici che chiama la realtà delle cose. Costruisce il suo pensiero, le cose in cui crede, le sue superstizioni. Ma perché penso le cose che penso?

Il primo passo è la responsabilità nella costruzione dei suoi giochi linguistici e che sono giochi linguistici e costruisce tali cose perché il linguaggio lo costringe a costruire proposizioni che risultano vere all’interno del gioco che sta facendo. Il pensiero fine a se stesso e il linguaggio che pensa se stesso, tenendo conto che non può funzionare altrimenti se no cessa di funzionare e se cessa di funzionare scompare il problema.

Durante l’analisi una volta mostrato il tornaconto di certe paure e di come si sono accolte ecco che cessa di aver bisogno di compiere tutta una serie di operazioni e può giocare con altri giochi.

Si dice spesso “questa è la realtà delle cose” ma abituarsi a interrogare il proprio pensiero, cogliere le connessioni, le implicazioni insomma fare ginnastica intellettuale perché ognuno è ciò che crede.

 

Intervento: Riguardo … ciascuno è ciò che crede si può leggere in chiave solipsistica oppure è solo un modo di dire la realtà delle cose

 

Dipende dalla persona, se crede in modo assoluto a ciò che crede sarà in modo assoluto la realtà delle cose.

 

Intervento: Per Wittgenstein non esiste l’inconscio?

 

Si è così

 

Intervento:…da ragionatore a livello cosciente.. gli manca qualcosa di grosso…tra l’altro… le neuroscienze hanno persino confermato l’esistenza dell’inconscio però hanno tratto una modifica… c’è un intero universo non solo alcune esperienze cacciate in profondità non mi sembra che Wittgenstein abbia dato un grande contributo…anche per questo mi ricordo di una frase “date il suo agli altri” nel senso della proiezione… quello fa già un riferimento anche nel linguaggio corrente sembra che ci sia qualcosa da sotto… che sembra riferire

 

Intervento di Luciano Faioni

 

In effetti Wittgenstein non aveva una grandissima opinione della psicanalisi così come veniva praticata, Wittgenstein aveva una particolarità, era un matematico soprattutto, e cioè chiedeva una cosa alle affermazioni che venivano rivolte a lui o a qualunque disciplina; chiedeva una cosa che generalmente non si fa perché ritenuta sconveniente e cioè chiedeva di provare ciò che si dice questo, come dicevo, tendenzialmente non lo si fa per un a serie di motivi primo dei quali è che non si è in condizione di farlo il secondo è che anche essendo in condizione di farlo almeno apparentemente si rischia di trovarsi ad un certo punto in una sorta di regressio ad infinitum il che mette in imbarazzo molte persone ecco perché non si usa chiedere perché o più propriamente di dimostrare quello si afferma

La dimostrazione, e questo Wittgenstein in effetti già l’aveva inteso molto bene, dimostra nient’altro che questo di essersi attenuti correttamente alle regole per la sua formazione, nient’altro che questo. Ora l’ apporto che ha dato Wittgenstein e può dare ancora oggi, è sempre di qualche interesse leggerlo, è quello invece di continuare a porre questa domanda indiscreta, di provare ciò che si sta affermando naturalmente per provare qualcosa occorre avere un criterio, se no come si fa? Generalmente il criterio non è altro che esibire le regole di quel gioco e mostrare che ci si è attenuti con scrupolo alle regole di quel gioco; è l’unico modo per dimostrare la correttezza di ciò che si afferma. Ora è ovvio, e questo i logici lo sanno perfettamente, che qualunque punto di partenza si scelga sarà sempre arbitrario cioè non necessario e questo ha costituito almeno nel pensiero occidentale sempre un problema, perché la tendenza è sempre stata di trovare qualcosa su cui fondarsi in modo sicuro, solido ma su che cosa e chi ci garantirà che ciò su cui ci stiamo fondando sia così sicuro così solido esente da ogni possibile contraddizione? E soprattutto non costruito su una fantasia, anche perché in ambito teorico le fantasie non è che siano poi così rilevanti ; è come dire a me piace così, va bene, però non si va molto lontani; ecco allora dicevo ogni fondamento risulta arbitrario, cosa vuol dire che è arbitrario? Che non può garantire di sé della propria certezza, è costretto per garantirla rivolgersi a qualche altra cosa la quale altra cosa avrà bisogno di un’altra cosa e così via all’infinito questa sorta di infinitizzazione è stata una maledizione per tutto il discorso occidentale cioè per qualunque discorso che voglia ritenersi fondabile, fondato ma è questo lo stesso Wittgenstein lo sapeva molto bene allora ha pensato che il linguaggio potesse essere la soluzione attraverso la sua struttura le sue forme di composizione ma ciò che non ha accolto e che in effetti il linguaggio poteva fare molto di più di quanto lui gli stesse chiedendo e cioè poteva dargli quel fondamento che nessun altra cosa avrebbe potuto offrirgli. E avrebbe potuto offrirglielo il linguaggio perché una volta che si è arrivati al linguaggio si è arrivati a fine corsa dopo non c’è più niente, non c’è più niente nel senso che non c’è più nessun strumento nulla per poter proseguire; è ovvio che il linguaggio può costruire anche una proposizione che afferma che, dicevamo anche la volta scorsa, esiste qualcosa che non è linguaggio, lo ho appena detto, il problema è che non lo può provare perché per farlo dovrebbe uscire da sé e uscendo da sé non può più fare niente e a questo punto qualunque affermazione si ponga in questi termini cioè come affermazione che dice che esiste qualcosa che non è linguaggio può essere fatta, si fa generalmente, ma non può essere provata. Questo potrebbe essere per molti irrilevante non lo è quando si discute in ambito teorico allora ecco che diventa rilevante perché allora è come affermare qualunque cosa e il suo contrario cioè diventa un’affermazione puramente estetica; perché esiste qualcosa fuori dal linguaggio? Perché a me piace pensare così! Punto non c’è nient’altro da aggiungere però tuttavia molti lo fanno.

 

Intervento…

 

Wittgenstein l’abbiamo già abbandonato venti minuti fa… dicevo Wittgenstein ha utilizzato il linguaggio, ma avrebbe potuto utilizzarlo molto più e cioè chiedergli molto più di quanto in realtà gli avesse chiesto sarebbe bastato così utilizzare le stesse cose che andava costruendo e teorizzando intorno al linguaggio per applicarle alla sua stessa considerazione una sorta di recursione cosa che non ha fatto come dire in modo molto più semplice chiedersi a quali condizioni poteva fare tutte le considerazioni che stava facendo a quali condizioni una persona può pensare può trarre delle conclusioni occorre che ci sia una struttura che glielo consenta questa struttura è nota come linguaggio generalmente però non l’ha fatto.

Ora a questo punto siamo a un buon punto, perché abbiamo a disposizione una struttura che è l’unica che ci consente di pensare o più propriamente abbiamo individuata quella struttura che è quella che consente di pensare, di pensare anche le cose che stiamo dicendo in questo momento ovviamente e dunque c’è l’eventualità che tutto ciò che venga affermato in qualunque caso, in qualunque circostanza e per qualunque motivo sia vincolato a questa struttura che è quella ci consente di costruire tutte queste belle proposizioni,ci sono buone probabilità e allora una riflessione intorno al funzionamento del linguaggio potrebbe essere molto utile; sapere intanto perché il linguaggio costruisce le cose in un certo modo che sono quelle che poi ciascuno a che fare e che chiama sue convinzioni, affermazioni, credenze, speranze, paure, tutto quello che vi pare. Tutte queste cose da dove sorgono, come vengono costruite? Se sono costruite dal linguaggio allora verranno costruite come vengono costruite tutte quante le proposizioni con una premessa, una serie di passaggi coerenti tra loro ed una conclusione.

È possibile costruire un pensiero altrimenti? Se sì con cosa?

Dunque, per esempio, qualunque paura, terrore anche il più profondo è costruito in questa maniera.

Vale a dire che se considerato con attenzione è una sequenza di proposizioni, chi avrebbe paura di una sequenza di proposizioni? Perché insorga la paura è necessario che a un certo punto lungo questa costruzione qualche cosa non venga più considerato un elemento linguistico ma un’altra cosa è cioè qualcosa che è fuori dal linguaggio e che da lì incute terrore, solo a questa condizione è possibile per esempio avere paura. Paura dei propri pensieri, i propri pensieri sono le cose più spaventose, le altre cose si affrontano generalmente ma i propri pensieri costituiscono la minaccia più incombente soprattutto i propri desideri. Una fantasia funziona a condizione che qualche cosa sia immaginato essere fuori dal linguaggio cioè non più un elemento linguistico inserito all’interno di un sequenza ma qualcosa che dall’esterno, da un esterno che non s’interroga ovviamente, altrimenti finisce tutto il bello del gioco, dall’esterno minaccia cose terribilissime e questo ciascuno in cuor suo, in molti casi lo sa lo sa così bene che fa di tutto per evitare di sapere, per esempio che si tratta soltanto di una sequenza di proposizioni perché se no tutto il bello scompare, tutto il pathos, tutta l’emozione, tutte le strutture che danno quelle emozioni così forti, tutto questo scompare. E scomparendo questo? Come disse una volta una persona tanti anni fa: “se non sto più male dopo che faccio?” Può diventare un problema e allora è preferibile mantenere una sorta di ignoranza rispetto alla questione cioè non volere sapere che di fatto tutto ciò che io penso, immagino etc… è costruito, perché è possibile costruirlo, se no non si potrebbe, come diceva giustamente Nadia, neanche porre la questione. È costruito da questa struttura da questa incredibile struttura che gli umani hanno avuto da sempre sotto gli occhi, da sempre, anche perché non hanno mai cessato di usarla né avrebbero mai potuto farlo però mostrare una cosa del genere cioè mostrare che il linguaggio è la condizione di qualunque pensiero e di conseguenza di qualunque cosa può avere degli effetti collaterali notevoli uno di questi è che le persone per esempio non sarebbero più spaventabili di conseguenza ricattabili, di conseguenza governabili. E questo è un problema al punto da giustificare quella che già l’amico Platone chiamava la nobile menzogna e con questa si cela, si cela ciò che in realtà, come dicevo prima è sotto gli occhi di tutti da sempre che ciascuno esiste perché esiste una struttura che gli consente di pensare che esiste, se no non potrebbe nemmeno porsi il problema cosa indica tutto questo nell’immediato? Non avere più nemmeno la possibilità di aver paura né la possibilità di conseguenza di essere ricattabili potremmo dire che comporta una libertà assoluta che in alcuni casi potrebbe essere un vantaggio ma il vantaggio soprattutto, consiste nel trovarsi a pensare con una sorta di, chiamiamola così, minore ingenuità e cioè si cessa di trovarsi a credere vera qualunque cosa che passi per la testa o la sua contraria che è la stessa cosa e quindi si cessa di mettere in piedi quelle costruzioni enormi che sono le proprie fantasie, le proprie paure i propri timori tutte quelle cose che poi alla fine costringono le persone ad affrontarsi in armi gli uni contro gli altri, non è necessario; però finché si deve difendere qualcosa e ciò che si deve difendere la propria verità non c’è nient’altro da difendere allora questa verità siccome non è così sicura va difesa con le armi con tutti i mezzi possibili immaginabili ma se ciascuno non avesse più nulla da difendere perché non ha più nessuna verità da mettere al riparo contro i nemici perché mai scatenarsi contro qualcuno a che scopo contro chi? Qualcuno diceva: “Ma se così fosse saremmo nell’ anarchia più totale ciascuno farebbe tutto quello che vuole e ciascuno andrebbe in giro ammazzando a destra e a manca perché? Perché si ammazza qualcuno? Se non perché è un pericolo e cioè perché si crede molto seriamente che costituisca una minaccia così come molti musulmani immaginano che noi occidentali siamo una minaccia per la loro religione; io personalmente non costituisco nessuna minaccia però loro lo credono e come dicevamo la volta scorsa credendo questo loro si muovono di conseguenza e le conseguenze possono essere devastanti in alcuni casi fino al conflitto nucleare al solo scopo di difendere una verità o come dicono gli americani il proprio stile di vita che evidentemente suppongono essere vero, suppongono corrispondere alla verità. La questione della verità una volta s’immaginava fosse appannaggio di alcuni filosofi, matematici, o di logici ma ciascuno si trova continuamente a stabilire che cosa vero e cosa è falso e a comportarsi di conseguenza e prendere decisioni in base a questo e non avendo in realtà in mano nessun criterio al di là delle proprie fantasie, delle proprie superstizioni, sono questi i criteri con cui le persone si muovono, le proprie superstizioni con tutti gli effetti che questo comporta ovviamente, soprattutto quando..

 

Intervento si può intervenire?... quello che dice è lei è giusto però se io dicessi di aggredirla lei si difenderebbe?

 

Assolutamente si…

 

Intervento: quindi lei è costretto a difendersi per salvare la sua vita lei è costretto a difendersi dalla mia imbecillità se io mi trovo di fronte a qualcuno se voglio continuare a chiedermi…

 

Se lei è più grosso muore quell’altro. Io non sto dicendo che questa cosa è applicabile adesso in questo istante sto ponendo una questione una questione che può avere delle implicazioni è ovvio finché si pensa nel modo in cui si pensa non c’è nessuna uscita l’unica possibilità è quello di modificare il modo di pensare è quello che sto proponendo da qualche tempo eh certo cominciando da qualcuno magari da voi ma è ovvio che un modo di pensare come quello che sto proponendo non ha una immediata utilizzazione né utilizzabilità sono duemilacinquecento anni che le persone pensano nel modo in cui stanno pensando adesso e non è cambiato assolutamente niente ci sono ottime probabilità che anche per i prossimi duemilacinquecento non cambierà nulla e quindi continueranno a ad ammazzarsi gli uni con gli altri allegramente forse, né potrò impedire che lo facciano. Tuttavia posso avvertire quale è l’unica soluzione possibile e cioè è cessare di credere, qualunque cosa si creda la si deve difendere contro i nemici cioè contro chiunque non la pensa come me e di conseguenza questa persona deve essere, se si può convertita, se non si può eliminata, ci sono vari sistemi.

Perché come diciamo tante volte se il mio dio è quello vero qualunque altro non può, se afferma qualunque cosa che sia diversa, essere altrettanto vero, quindi falso e come tale deve morire; ma dicevo delle implicazioni di un discorso del genere, una delle implicazioni è questa e cioè ecco abbiamo appena detto vivere senza paura ma questo in qualunque circostanza non soltanto in ambito sociale ma anche in ambito personale se una persona è abbandonata dal suo partner, soffre tantissimo non perché lo voglio io ma perché è lui o lei a seconda dei casi che è un disgraziato, perché ?

Se non ho bisogno di pensare che la mia felicità dipende da altri, forse, allora non gli affido la mia esistenza totalmente so che è una persona con la quale sto bene ma che non è in condizione di rispondere a ciò che io gli chiedo cioè farsi garante del mio benessere e della mia felicità fino alla fine dei tempi… già chiedere una cosa del genere… come dire che ciò che si aspetta dall’altro è diverso, nel momento in cui questa semplice affermazione e cioè che qualunque cosa è un elemento linguistico cioè appartiene al linguaggio questa semplice frase incomincia a partecipare di qualunque cosa si pensi o non si pensi in qualunque momento della propria esistenza allora le cose cambiano non sono più né possono essere più le stesse. Avviene una modificazione radicale per il sapere, una questione grammaticale per lo stesso motivo per cui non posso credere vero ciò che so essere falso non lo posso fare, è il linguaggio, sempre lui me lo proibisce. A questo punto non posso non sapere che qualunque cosa io creda, immagino penso spero appartiene a questa struttura del linguaggio fatta in certo modo che funziona in un certo modo e che qualunque altra affermazione è fattibile per l’esistenza del linguaggio io posso anche affermare “questo tavolo è fuori dal linguaggio”, questa affermazione che ho appena compiuta o ha come fondamento un atto di fede oppure deve essere provata, per provarla occorre un criterio, una prova ovviamente e questo criterio di cosa sarà fatto inesorabilmente. Vedete il linguaggio non ha soltanto delle prerogative dell’idioma parlato ma costituisce anche l’unico solo mezzo per costruire qualunque criterio di prova, qualunque criterio deve la sua esistenza a questa struttura di conseguenza ne conserva l’eredità. È l’ultimo criterio di prova oltre non ce ne sono per questo dicevo fine corsa.

 

Intervento:…Tarski metalinguaggio

 

Lei è d’accordo con Tarski? Perché lei sa che non tutti sono d’accordo con Tarski

 

Intervento: Struttura sociale…oppure dei vincoli autoritari…che non sono poi propriamente qualcosa di…

 

Tarski non è andato poi così lontano affermando che la neve è bianca se e soltanto se la neve è bianca. Lei provi, prenda seriamente quello che ha appena detto. Immagini di uscire dal linguaggio per costruire un metalinguaggio, questo metalinguaggio di cosa sarà fatto, come lo costruisce?

 

Intervento… accennavo alla possibilità di trovare un criterio dal basso…fuori dal linguaggio… in una sfera... non linguistica non esprimibile, esprimibile attraverso qualcos’altro che io posso replicare…

 

Atteniamoci al linguaggio, c’è una questione che occorre considerare con attenzione, intanto che cosa intendiamo con linguaggio che è fondamentale almeno a questo punto. Supponiamo che io con il linguaggio intenda unicamente questo: come un sistema per costruire proposizioni e quindi fornisce anche un criterio di correttezza, supponiamo che il linguaggio non sia niente altro che questo.

 

Intervento: quindi questa non è altro che una pura dimostrazione sintattica…

 

Esattamente. Ora a questo punto si tratta di trovare una definizione che risulti necessaria se è possibile non arbitraria; necessaria a questo punto diamo un’altra definizione proviamo a dare questa: intendiamo con necessaria ciò che è necessariamente che non può non essere e che se non fosse allora non sarebbe né quella né nessuna altra cosa, è una definizione abbastanza robusta, di necessità, se non fosse allora…

 

Intervento…

 

D’altra parte contiene in sé tutto ciò che è necessario che sia, ora a questo punto, data questa definizione che possiamo anche accogliere, diciamo che il linguaggio non è nient’altro che una serie di istruzioni per costruire proposizioni. Anche perché se non fosse questo o almeno questo non sarebbe niente, giusto?

 

Intervento… una struttura…

 

È una sorta di formalizzazione., una sorta, no? Se lei pone il linguaggio come una serie di istruzioni per costruire proposizioni o nega che il linguaggio sia questo cioè non è una serie di istruzioni per costruire proposizioni e allora dovrebbe chiedersi com’è che si costruiscono queste cose chi le costruisce, ma a questo punto risulta arduo definire altrimenti ; ora definito il linguaggio in questa maniera questa struttura è in realtà molto semplice non è nient’altro un sistema operativo che è un sistema inferenziale, una sintassi e potremmo anche aggiungere che costruisce elementi che deve riconoscere come differenti fra loro che se no non funziona più, nient’altro che questo. Questa struttura certo è straordinariamente semplice, e non è negabile perché costruisce il fondamento stesso per poter costruire un qualcosa che neghi una cosa del genere. A questo punto ecco che si trova ad avere a che fare con un linguaggio, una struttura che è la condizione per potere non solo costruire ma pensare qualunque metalinguaggio e comunque lo costruirà in questo sistema non ha altri modi. Quella che i logici hanno chiamato sintassi in realtà non è niente altro che il funzionamento del linguaggio tant’è che quando si chiedono perché si usano questi sistemi perché abbiamo bisogno di un criterio che stabilisca vero falso perché? Quando Wittgenstein si chiedeva potessimo liberarci della contraddizione, non può, perché se no il linguaggio cessa di funzionare. E allora a questo punto questo linguaggio di cui stiamo parlando non è altro che la condizione per la costruzione, per la pensabilità, quindi di qualunque cosa e non si tratta di una cosa intuitiva come molti logici si trovano a dire quando non sanno giustificare perché devono usare dei connettivi per esempio se allora oppure, perché? Facciamo a meno e poi con cosa andiamo avanti non sono arbitrari sono necessari per far funzionare il linguaggio e il linguaggio è questa semplicissima struttura che non può essere rimpiazzata da un’altra; qualunque altra noi costruiamo sarà costruita esattamente allo stesso modo con gli stessi strumenti. È questo che intendo con linguaggio, quella cosa che in fondo è stata da sempre a fondamento di tutto quanto ed è stata anche l’oggetto della ricerca degli umani da sempre cioè trovare il fondamento ultimo quello che costituisce la condizione di qualunque cosa.

 

Intervento: ma la ricerca di un fondamento ultimo non è che lo si cerca esclusivamente nel linguaggio…

 

Anzi quasi mai, questo non cambia la questione ciascuno l’ ha cercata a modo suo…

 

Intervento:…si ognuno la cerca a modo suo ma la ricerca di un fondamento ultimo della realtà attraverso il linguaggio si è trasformata in una ricerca di elaborazione puramente sintattica….di regole, inferenziale di un linguaggio… ma si tratta anche di qualcosa d‘ intrinsecamente semantico…

 

Questo riguarda un altro aspetto, l’aspetto semantico in questo caso sarebbe più propriamente ciò che interessa la psicanalisi non come funziona esattamente il linguaggio e la sua sintassi ma cosa ciascuno ci mette dentro e perché ; come riempie questi simboli vuoti, di questo si occupa la psicanalisi ma il linguaggio è puro e semplice al quale poi si tratta “di tornare”. E ‘ una struttura semplicissima quella che si è sempre cercata, certo, con metodi diversi, a seconda degli strumenti che c’erano a disposizione però già Protagora c’era andato abbastanza vicino e con lui alcuni sofisti. Certo duemilacinquecento anni fa le informazioni non erano quelle che ci sono adesso la linguistica ha fatto dei passi notevoli lo stesso Wittgenstein ha detto delle cose notevoli, De Saussure ha colto insieme con lui molti altri linguisti, si sono accorti di una serie di cose, la crisi dei fondamenti ha dato l’ultimo scrollone a cominciare a pensare che forse c’è qualche cosa di strutturale e che il paradosso o come si potrebbe dire la madre di tutti i paradossi è la proposizione che afferma che qualcosa è fuori dal linguaggio perché a questo punto si sbarra di fronte un paradosso irresolubile dal quale non può uscire e tutti i paradossi se ci pensa bene sono costruiti così. Ogni volta che qualche cosa è posta al di fuori del linguaggio, anche se poi non viene avvertita in questi termini e da lì dovere esibire la propria verità, la propria validità.

 

Intervento… paradosso del mentitore… se io dico che sto mentendo se è vera allora è falsa, se è falsa allora è vera tutti questi paradossi…derivano da una prerogativa del linguaggio…di tirare al di dentro in un unico livello di linguaggio quello che in realtà avviene o soltanto su più livelli del linguaggio oppure su una dimensione del linguaggio… perché non lo è…

 

No, non tira i ballo qualcosa che è fuori del linguaggio. Semplicemente sono giochi differenti, lo stesso problema che Freud ha riscontrato rispetto al nevrotico non è poi così lontano da quello che s’incontra di fronte al paradosso come quello del mentitore è ovvio che se si suppone di fare lo stesso gioco effettivamente non c’è alcuna soluzione e la soluzione che ha già intravisto Russel, la teoria dei tipi, sono giochi diversi, come diceva prima anche Nadia, una persona non si accorge di fare due giochi diversi immaginando invece di fare un gioco solo quindi di poter applicare le stesse regole non sono più applicabili se le applica non funziona più tant’è che si arresta di fronte ad un paradosso E il paradosso di trovare qualcosa che è al di fuori del linguaggio comporta proprio questo: il reperire qualche cosa che possa fornire la certezza che è fuori dal linguaggio, come se è fuori ?Dal di fuori come comunica, in nessun modo e lì si arresta.

 

Intervento…beh un coltello alla gola..

 

Non abbiamo queste intenzioni, bene ci sono altri che vogliono intervenire? Anche se è interessante ma rischiamo di monopolizzare la discussione, qualcuno che vuole aggiungere altro, se no mi tocca proseguire con il mio amico laggiù…

 

Intervento…

 

Il coltello funziona perché lei è al corrente di una serie di cose se no non funzionerebbe se io punto il coltello alla gola di un ragno lui non si preoccupa minimamente perché non sa di cosa si tratta, occorre sapere e in questo Wittgenstein aveva nuovamente colto la questione, impara regole, regole giochi continui infiniti giochi che ciascuno gioca ininterrottamente dalla mattina alla sera andare dal panettiere e chiedergli un chilo di pane anziché chiedergli di comperare una macchina fa parte della regola del gioco si sa che andando lì le regole di quel gioco sono quelle e ciascuno ci si attiene questo è naturalmente un esempio molto banale anche rispetto a cose che banali non sono ma che invece continuano a essere giochi linguistici giochi nient’altro che giochi quindi mossi da regole ovviamente senza regole non si può giocare le regole sono fatte per giocare togliete le regole e non si gioca più e il linguaggio funziona con delle regole ovviamente per costruire discorsi il discorso di ciascuno qualunque esso sia il discorso con cui aveva a che fare Freud con i suoi analizzanti era costruito da regole “se mangio la marmellata allora la mamma soffre” è una regola, stabilita dalla mamma naturalmente, no?

Se questa viene accolta come vera ecco che diventa per esempio la base per costruire altri giochi, ogni volta che mi trovo in questa situazione allora e così via. E si costruiscono questi giochi con una velocità sorprendente perché la capacità di pensare diventa sempre più rapida anche perché non ricostruisce ogni volta gli stessi processi nemmeno i computer lo fanno più ci sono moduli già prestampati. Anche se di fatto è sempre possibile ricostruire una funzione ricorsiva che muove sempre dal punto di partenza e torna avanti come gli assiomi di Peano.

Lei fa matematica o filosofia, che anno?

 

Intervento: secondo anno

 

Bene, già fatto l’esame su Wittgenstein?

 

Si

 

Bravissimo.

Sentiamo anche altri.

Intervento: Io volevo tornare alle implicazioni per poter praticare questa necessità, questa costrizione logica per cui qualsiasi cosa è un elemento linguistico. Ne parlavamo l’altra volta, nella prima lezione, della difficoltà che si para davanti al parlante di reperire continuamente delle cose vere per continuare a dire. E una delle difficoltà grandi al momento in cui intende che non è possibile uscire dal linguaggio come potrebbe al momento in cui si potrebbe praticare questo al momento in cui non c’è più nessuna notizia sul terrorismo, sulle paure sulle guerre ; cosa dicono gli umani, come si confrontano come fanno a funzionare? Prima si parlava di questo Si diceva della possibilità per l’umano di non essere più condizionato dalla paura perché ovviamente sono delle proposizioni che non si può più avere paura di una proprio costruzione che serve ad un certo scopo però è difficile, gli umani sono abituati ad avere a che fare con il terrorismo, con i ladri con tutte quelle cose che danno da parlare all’infinito a rimpiazzare, mano a mano costruire i modi perché l’umano possa parlando parlare d’altro non avere più queste notizie che fanno scalpore e interessarlo al proprio pensiero cioè al modo per poter continuare d’altra parte non può non farlo, reperire la verità, questo è necessario, reperire delle cose da dire quindi deve concludere che il suo pensiero funziona in quel modo. Portarlo, prima parlava del modificare il modo di pensare, portarlo a parlare di altro questo è estremamente difficile per chi non sia abituato a considerare il proprio pensiero e non avere più da parlare di cose…

 

Modificare il proprio modo di pensare tecnicamente è possibile, anche in modo molto rapido in alcuni casi basta una piccolissima informazione e tutto ciò che si pensa di una persona cambia totalmente e in modo irreversibile. È quell’esempio stupidissimo che ogni tanto faccio agli amici se di colpa venissero a scoprire che anzi che essere uno psicanalista sono un agente del Kgb., da quel momento in poi mi vedrebbero totalmente differentemente non sarei più la stessa persona con una piccolissima informazione cambierebbe tutto quindi è possibile. Sta a te trovare il modo ovviamente qualcosa che si inserisca nel sistema operativo di ciascuno e funzioni come una sorta di virus cioè venga riconosciuto dal sistema operativo e una volta entrato produca degli effetti irreversibili e cioè l’impossibilità di non tenere più conto del sistema operativo cioè di cosa lo fa esistere l’impossibilità di non tenere più conto che è fatto di linguaggio, questo è possibile.

 

Intervento: Esiste una realtà al di fuori del linguaggio?

 

Se dovessimo attenerci rigorosamente a ciò che dicevamo prima io e quel ragazzo laggiù, secondo anno di filosofia, allora potremmo rispondere in questo modo quello più appropriato dipende da che cosa intendiamo con realtà se intendiamo una certa cosa la risposta è si se ne intendiamo un’altra la risposta è no.Dipende dalle regole del gioco che decidiamo di fare e questo è applicabile a qualunque cosa a qualunque discorso, in qualunque circostanza, salvo uno che è quello a cui accennavo prima e cioè quello che è riferito alle condizioni per poter costruire qualsiasi discorso in questo caso non è modificabile non è modificabile perché se lo modifico cesso di parlare se cesso di parlare cesso di pensare e così a quel punto non c’è più nessun problema.

 

Intervento: È un gioco linguistico?

 

Si è uno dei giochi linguistici certo uno dei più cari agli umani l’unica cosa che possiamo dire, poi ciascuno può pensare che sia quello che ritiene più opportuno ovviamente può anche pensare che la realtà è un’altra che è determinata da dei marziani che in questo momento ci stanno manovrando né migliore né peggiore di qualunque altro, è un’idea.

 

Intervento: La difficoltà sta nel dimostrarlo?

 

Esatto, dimostrare e con cosa si dimostra? Con una struttura, questa struttura sarà fatta da linguaggio. Ecco perché se poniamo come la base della costruzione di qualunque criterio anzi come l’unico criterio la struttura stessa del linguaggio avremmo un criterio che in nessun modo sarà né falsificabile né negabile, in nessun modo, perché per negarlo si deve utilizzare ciò stesso che si suppone di dovere negare consequentia mirabilis ricorda?

Va bene, grazie a tutti, la volta prossima ci sarà Sandro Degasperi per la terza lezione e proseguiremo queste connessioni tra Freud e Wittgenstein e poi per ciascuno che sia interessato a proseguire in modo più approfondito queste conversazioni il mercoledì sera alle 21 in via Grassi 10 teniamo un corso gratuito, chiunque voglia partecipare può farlo.