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LA TELEVISIONE E LE NOVELLE

 

Come avete visto, l'argomento di questa sera è La televisione e le novelle, ho deciso un argomento ameno e leggiadro, giusto per riprendere il discorso in un modo più leggero. Sapete, magari molto meglio di me, del dibattito che esiste da tempo sul fatto che la televisione faccia bene o faccia male, sia educativa o diseducativa, l'ultimo di una serie di interventi, come ben sapete è stato quello di Popper, dove invocava la presenza di una sorta di controllo generale, perché altrimenti ciascuno potrebbe farne l'uso che ritiene più opportuno e questo non è bene, cioè può farne un uso sconsiderato. Una delle accuse che viene rivolta alla televisione è quella di essere qualitativamente scadente, e cioè di non fare cultura, ma il pericolo maggiore non è tanto questo, che non faccia cultura, di questo non importa niente a nessuno, quanto piuttosto che se ne faccia un uso corretto, l'uso corretto è quello per cui occorre che, se non si fa cultura, almeno non sia diseducativa, non inciti alla violenza, al massacro, allo stupro e a qualunque altra nefandezza. Quindi il cittadino va protetto e salvato da questa eventualità, ma al di là di tutte queste cose, tutto ciò è attraversato da una questione che invece può essere interessante e cioè che ciò che viene presentato, per esempio alla televisione, può indurre a credere che ciò che viene presentato sia degno, sia buono, sia in definitiva da imitare per un motivo o per l'altro. Uno può imitare anche uno sterminio se gli aggrada, e se ritiene questo dignitoso ma la questione è che, ecco, propone dei modelli che possono essere pericolosi, e facendo questo insinua e consolida un aspetto che è straordinario e cioè che da per acquisito che una persona che ascolta un discorso e vede delle immagini, sia necessariamente indotta a pensare che ciò che ascolta sia vero e che queste immagini siano importanti, necessariamente, perché in caso contrario la televisione sarebbe totalmente indifferente. Non è sufficiente che incontriate una persona per strada che vi suggerisce di andare in giro ad ammazzare le persone perché voi lo facciate, anche se può essere persuasiva, però non lo farete per questo, mentre la televisione si suppone che abbia questa virtù, cioè di essere fortemente persuasiva. Ho parlato in varie occasioni della persuasione e di come, almeno in parte funzioni, ora la televisione non è più persuasiva di qualunque altra cosa ma è curioso che proprio per cercare di controllare, di limitare eventuali ipotetici danni prodotti dalla televisione, si consolida il potere della televisione, nel senso che si da per acquisito che ciò che dice la televisione sia più che creduto, sia credibile e quindi si invita lo spettatore a credere che ciò che avviene lì, ciò che viene trasmesso dalla televisione, sia vero, sia reale o possa essere preso come tale. Perché mai? Tempo fa, ci fu una serie di articoli indignati contro una serie di spettacoli che venivano fatti da una delle reti Fininvest, mi sembra Italia Uno, forse, o qualunque altra non ha importanza, che pareva trasmettesse film particolarmente violenti, questo sembrava essere fonte di cose terribili, e cioè che la violenza che si sta producendo in Italia o forse nel mondo fosse causata da quegli spettacoli. Chiunque ci rifletta sa perfettamente che la violenza non è né causata, né facilitata, né prodotta dalla televisione, però se io per esempio riuscissi a fare pensare una cose del genere, allora avrei ottenuto un risultato straordinario, non tanto perché le persone penserebbero che la televisione induca alla violenza, non importa nulla, ma perché ho indotto la certezza, in un certo senso, che la televisione può fare questo, ed è questo che interessa, che importa. Importa a chi? Importa alle aziende che producono gli spettacoli evidentemente, perché il potere di questo strumento sta nel fatto che venga creduto, e più è creduto più funziona, nel senso che tutte le aziende che si occupano di pubblicità vivono su questo e quindi è importantissimo credere questo, credere cioè che la televisione possa fare questo. Che lo faccia oppure no tutto sommato è marginale, ma che possa farlo è importante, perché allora vuol dire che ciò che dice è creduto, che ciò che dice ha un peso, questo è importante ed è questo che conta, tutto il resto non importa assolutamente nulla. Che induca alla violenza è una fesseria, che gli stessi personaggi della televisione sanno benissimo, ma è importante fare credere che possa fare questo perché se può fare questo allora può fare molto altro. Un altro aspetto curioso è la sovrapposizione, qualcuno tempo fa diceva che la rapidità da cui si passa dalle immagini dei massacri in Cecenia a un film sul Vietnam, diceva costui che non si sa più bene qual è l'uno e qual è l'altro, ma quando mai? Quando mai uno non sa che quello che sta vedendo è un film e invece quelle altre sono...sono che cosa? Dovrebbero essere o sono, forse, immagini di quello che sta accadendo in Cecenia, forse, nessuno di voi può averne la certezza assoluta, comunque sia supponiamo che lo siano, c'è qualcuno di voi che si sbaglia in questo senso? Sembra piuttosto improbabile che non sappia distinguere, tuttavia se qualcuno riesce ad insinuare questo pensiero e cioè che possa sovrapporsi la cosiddetta finzione alla realtà allora che succede? Che è tutto falso? Che è tutto finzione? No, è tutta realtà, è tutto reale, perché il pericolo è che si prenda anche il cinegiornale intorno alla Cecenia per finzione, e quindi cosa succede in questo caso? Succede che non c'è più la possibilità, da parte del cittadino, di distinguere, sempre a causa della televisione, ciò che è reale da ciò che è immaginario e quindi in definitiva trovarsi, sempre il cittadino, in balia delle aziende che producono spettacoli televisivi. Da qui la disputa se fosse necessario eliminare le televisioni, limitare le televisioni private a vantaggio di quella di stato. Quelle di stato dovrebbero proteggere il cittadino, quelle private invece proteggono solo il loro reddito. Perché il cittadino evidentemente non sa distinguere tra il film sulla guerra in Vietnam da un cinegiornale sugli scontri in Bosnia, invece no, distingue benissimo, però torno a dirvi che insinuare l'eventualità che questo possa accadere, aumenta notevolmente il potere della televisione. Ora perché aumentare il potere di qualcuno, sia dello stato sia di un privato cambia poco, perché aumentare questo potere? Sono tanti i motivi, non ultimo quello economico. Intendo dire questo, la fantasia della persuasione totale ha sempre attratto gli umani, cioè l'idea del controllo totale sul pensiero dell'altro, questione antichissima ma che non funziona, nel senso che non è possibile stabilire nessun sistema di persuasione, con la televisione meno che mai, ma se riflettete bene tutti i discorsi che vengono fatti intorno alla pericolosità oppure alla bontà di questa macchina, sono straordinariamente efficaci per aumentarne il potere, perché se mi dicono che una certa cosa è pericolosa, da quel momento comincia, se non proprio a essere pericolosa, almeno a essere importante, e c'è un solo obiettivo che coloro che dirigono le aziende televisive hanno in animo e devono assolutamente perseguire, e cioè che lo strumento di cui si avvalgono sia sempre, e se va bene sempre di più, credibile e quindi più si parla intorno alla televisione, più si incrementa la credibilità, anche in negativo. La sola idea che la televisione possa essere pericolosa può fare sorridere, ma se invece non fa sorridere, allora effettivamente è pericolosa, come qualunque altra cosa naturalmente, non è che la televisione abbia un valore, un vantaggio superiore rispetto alle altre cose naturalmente, ma se ritengo che sia un pericolo allora si, allora si diventa importante, quindi se fossi mai a capo di un azienda televisiva farei di tutto perché la televisione sia considerata un pericolo mortale, aumenterei l'odience e avrei un sacco di potere. Ma questo può essere fatto nei confronti di una quantità di cose, non soltanto della televisione, la televisione ha in più un elemento che è importantissimo cioè quello che diverte, diverte non nel senso che fa spettacoli di straordinario interesse, di grande divertimento ma diverte letteralmente, cioè porta altrove e consiste propriamente nell'eliminare la possibilità che qualcuno possa pensare per esempio, o possa starsene da solo tranquillamente a pensare agli affari suoi. Questo è l'aspetto sociale della televisione e cioè accomunare tutti in questa attività, fatta di inattività in un certo senso, dove nulla accade, dove sono esonerato dal fare qualunque cosa, basta premere il pulsante e quello fa tutto da solo, non devo far niente, neanche alzarmi per spegnerlo, c'è anche un pulsante per spegnerlo. E questo è importante, che se già dovessi alzarmi ciascuna volta, cercare, sintonizzare...poi quello scompare...diventa problematico cioè cerco cerco e alla fine mi scoccio e mollo lì tutto e invece così no, la tecnologia favorisce tutto questo. Anche l'alta definizione tutto sommato ha una sua prerogativa, forse le persone meno giovani fra i presenti ricorderanno le prime televisioni, queste immagini tutte puntinate, tutte semoventi che erano molto differenti da quelle di adesso che sono di altissima definizione, quasi un cinematografo, non è che la veda molto, però quando mi capita constato che sono immagini molto belle, occorre dirlo, ma qualcuno si è soffermato su questo aspetto supponendo che l'alta definizione sia uno degli elementi che possano intervenire a creare questa confusione tra la realtà e la finzione. Non mi sembra un granché come pensata, in effetti le prime televisioni attiravano molto di più, anche se erano meno le persone che stavano a vedere, ma per la curiosità, che ha una portata notevolissima e che adesso in buona parte si è spenta, l'attrazione era notevole fino da allora, nonostante la bassissima definizione. Ciò che interessa adesso è questo, e lavorano moltissimo i pubblicitari che si occupano di comunicazione per sapere che cosa attrae l'attenzione, che cosa la ferma e come ciascuno sa, la cosa nuova o che mostra la cosa vecchia in modo nuovo è sempre quella che attrae di più. Uno degli artifici più noti dei film dell'orrore, è quello di prendere un elemento della vita quotidiana e trasformarlo in una cosa terribile, pericolosissima, è un artificio antichissimo. Dunque occorre trovare cose che sorprendano, che sorprendano sempre di più, ora può anche non esserci alcun limite a questo in effetti, ma non è certamente questa la pericolosità, non c'è nulla che la televisione possa mostrare che ciascuno non sappia già da sé perfettamente, poi preferirebbe non vederlo, ma questo sta a lui. Ma come dicevo, questi sono marginali, molto secondari, la televisione ha una portata straordinaria per un'altra questione e cioè quella che induce a credere che la persuasione sia possibile. Questo è il suo compito principale, e anche coloro che la fanno, molto spesso non si rendono conto di questo aspetto che pure è essenziale, il compito non è sicuramente né quello di educare, questo non importa niente a nessuno, né di divertire, importa poco, sconcertare, beh...quando ci si riesce, ma soprattutto inserire questo elemento, e cioè che è possibile persuadere. Popper non fa menzione di questo nel suo articolo, semplicemente si limita a dire che è pericolosa, cioè a confermare che la televisione persuade. Ma è proprio così sicuro che abbia questo potere? Parrebbe di no se no, non sarebbe necessario mettere in atto tutta questa operazione colossale di denuncia contro la televisione se già fosse pensata come una minaccia reale. Ora l'aspetto di cui occorre tenere conto e che per alcuni versi può essere curioso è che ciascuno è sempre attento al fatto che l'altro sia vittima di una persuasione che sia di altri anziché della sua, perché se una persona si persuade di ciò che dico io, allora è sicuramente nel giusto, se invece si persuade di cose che altri dicono, e magari vanno contro a quelle che dico, che penso io allora, allora vanno fermate. Si tratta in questo caso dei falsi profeti, i profeti sono falsi quando l'unico vero sono io evidentemente. Ma non meriterebbe sicuramente parlare della televisione in quanto tale, così come nessuno si occupa di parlare delle radioline o di aspirapolvere, se non fosse per questo aspetto che invece è importantissimo, uno degli strumenti oggi più quotati per consolidare l'idea che la persuasione sia possibile e (questo è il passo successivo) che comunque credere è necessario. Questo non lo si dice evidentemente, lo si da per assolutamente acquisito, assodato e consolidato nel modo più forte, più incrollabile e in un certo senso è così. Pensate ai cosiddetti talk show, cosa accade lì? Accade qualcosa di curioso, è una rassegna di opinioni, una passerella di opinioni, dove ciascuno dice la sua, come se l'opinione fosse una cosa importante e allora tutti vanno lì per sentire l'opinione di questi signori e anche all'occorrenza per dire la propria. Se qualcuno riesce a prendere il microfono non si lascia scappare l'occasione di dire la sua. Ma perché dovrebbe avere qualche interesse sentire l'opinione altrui, questa è una domanda legittima, se ci riflettete vi accorgete immediatamente che tutto questo ha una portata istituzionale, perché ciò che viene insinuato in tutto questo è che dalla somma di tutte le opinioni può trarsi l'opinione migliore, e l'opinione migliore è quella che più si avvicina al vero, quella che più di tutte le altre è degna di essere seguita. Il discorso di Popper andava in questo direzione effettivamente, e quindi non soltanto è importante che si raggiunga l'opinione migliore, ma è assolutamente necessario che ci sia, che ci sia il confronto per raggiungere l'opinione più adeguata, almeno così nella migliore delle ipotesi, questa è la risposta che vi verrebbe data se chiedete perché si fanno queste cose oltre, al fatto naturalmente che producono un sacco di quattrini, e questa è sempre una buona risposta. Ma talvolta si cerca una dignità nelle cose e tanto la si cerca che ad un certo punto la si trova, volendo si trova. Ora dunque le opinioni. In un talk show ciascuno dice la sua, racconta la sua storia, racconta cioè una novella tutto sommato, cioè un fatto reale esposto in modo che può apparire fantastico e, a seguire, tutta una serie di opinioni. Che portata ha tutto questo? Che cosa mette in gioco? Naturalmente è interessante, così viene detto, sentire, ascoltare vicende altrui proprio per potere formulare la propria opinione, come taluni dicono: per farsene un'idea, io avrei fatto così, quel tizio racconta tutta la sua storia, ecco questo tizio dunque ha fatto così, in quella circostanza ha agito a quella maniera e io magari avrei fatto così, quell'altro ha fatto cosà...e quindi è un'occasione per potere esprimere, dire la propria opinione e cioè in definitiva ciò che si crede, cioè io credo che in questa situazione sia bene fare questo. Ma perché mai dovrei dire una cosa del genere? A che pro? Perché ritengo che la mia opinione sia vera evidentemente, sarebbe più arduo sostenere qualcosa se sapessi che ciò che penso sia assolutamente falso, sarebbe difficile sostenerlo e quindi devo pensare e penso che sia vero, e dunque mostro agli altri che cosa? La verità? Difficile trovare oggi persone sufficientemente audaci a sostenere una cosa del genere. Adesso vi dico la verità, quella eterna, quella sub specie æternitate, non troverete nessuno che vi dirà una cosa del genere, anche se tutto sommato potrebbe farlo benissimo, direbbe una sciocchezza probabilmente, ma non minore di qualunque altra e dunque dicevo esprime la sua opinione, come dire che mostra che cosa lui crede, crede che sia così, l'opinione è questo: io credo che sia così, che una certa cosa sia in quel modo, dunque mostro ciò che credo. Per dirla in termini più precisi: questa è la religione in cui mi trovo. Ciò che credo è una credenza, un sistema organizzato di cose che ritengo vere e dipendenti l'una dall'altra, potremmo definirla così. Ma allora perché mi interessa che altri sappiano che io credo una certa cosa? Se la credo io intanto la credo vera, ma interviene anche immediatamente la persuasione, quasi una sorta di necessità di persuadere il prossimo, perché difficilmente, se la persona espone la sua opinione che è diametralmente opposta alla mia io la accolgo immediatamente dicendo: si, è vero, è così. No, difenderò la mia, strenuamente e con tutti gli strumenti che dispongo e di cui so fare buon uso, cioè difenderò la verità della mia opinione.

- Intervento...

Supponiamo che sia anche uno solo, uno piccolissimo, un solo elemento e tutto il resto si possa tralasciare, abbandonare al suo destino, ma quell'elemento no, può essere un elemento qualunque ma se non lo abbandono per nessun motivo deve avere una certa importanza, possiamo dire una cosa del genere, che se non lo abbandono sicuramente ho dei buoni motivi e quindi lo difenderò contro gli attacchi degli avversari, ma se riesco a persuadere il prossimo allora ne ho moltissimo, perché se riesco in qualche modo a persuadere il prossimo allora avviene questo, che le cose che io dico diventano vere, quelle che dicono gli altri false, Tant'è che gli altri accolgono a quel punto ciò che io dico, qual è allora la mia posizione nei confronti di queste persone? Sarà una posizione di vantaggio, una posizione notevole. Gli altri riconosceranno la mia ragione, le mie argomentazioni, cioè crederanno alle cose che io ho dette. Ed è questo il punto fondamentale. Supponete che io creda qualcosa e che riesca a persuadere anche voi a credere la stessa cosa, che vantaggio ne ho? Potreste dire apparentemente nessuno, che ci creda uno, che ci credano in mille, che differenza fa? E invece no, fa differenza, perché il fatto che altri giungano a credere le stesse cose, in prima istanza mi conforta nella giustezza di ciò che io credo, secondo consolida ciò che credo perché diventa la credenza dei più. E allora di nuovo che vantaggio ne ho, potrebbe importarmene assolutamente nulla, e invece ha una importanza notevolissima perché le cose che io credo hanno una funzione, fosse anche una, di dirmi che rispetto a quella certa cosa le cose stanno così e non in un altro modo. Come dire che c'è un elemento che interroga, che mette a disagio, ciò che Freud chiamava inquietudine, e allora la cosa che credo è, se volete dirla così in modo un po' rozzo se volete, il tappo che sta lì perché la questione cessi di interrogare, come dire che è qualcosa di cui non ne voglio sapere. Ora, se questa cosa che io credo e che mi serve a questo scopo viene consolidata dalla credenza di altri, allora sarò sempre più saldo nella mia posizione. Certo può sempre saltare su qualcuno e mettere in discussione il tutto, però se siamo in tanti lo eliminiamo, se sono da solo è più difficile. Allora in questo modo, se io riesco a compiere un'operazione che è ancora più complessa ma ancora più radicale, e cioè se riesco a fare in modo che anche l'inquietudine dei più sia messa a tacere dalla stessa credenza, allora non soltanto riuscirò nell'operazione, ma avrò dei credenti fortissimi, che per nessun motivo al mondo vorranno abbandonare le loro credenze. Avrò un esercito di fedeli, disposti anche a morire, perché no? Uno è disposto anche a morire per una cosa in cui crede. Allora dunque, in questo caso saremmo una serie di persone che si supportano a vicenda, così come avviene in tutte le religioni per esempio, persone che si intendono a vicenda, che sanno delle cose in comune, alle quali non rinunciano, perché rinunciare a queste cose varrebbe a rinunciare a ciò che consente, almeno provvisoriamente, di stare tranquilli. Ora, per tornare alla questione da cui siamo partiti e cioè alla televisione, che la televisione operi queste cose non produce tanto potere, tuttavia ciò che viene utilizzato, è la sua capacità di fare pensare a ciascuno che sta facendo ciò che fanno milioni di altre persone nello stesso istante, se ha voglia di pensarlo, se no può anche fare a meno di pensare questo, non è necessario, però si trova di fronte a qualche cosa che propone delle cose che devono essere credibili, che chiedono di essere credute in modo più o meno suadente a seconda di come ci si riesca, però chiedono questo ed è esattamente quello che chiede anche lui, che è lì seduto davanti alla televisione, che gli si offrano cose che siano credibili, nient'altro che questo. Che siano verosimili, credibili ma non tanto perché il divertimento consista in questo ma perché rafforza, consolida questo pensiero e cioè che ciascuno occorre che creda, se non altro che io stesso occorre che creda, io credo e siccome credo occorre che le cose che mi si danno da credere siano vere, perché se no credo cose sbagliate. L'ideale è che i cittadini siano incapaci di intendere e di volere, questa è la situazione ideale, dove effettivamente ciascuno crede qualunque cosa quindi deve essere protetto e allora lo stato, o chi per lui, si occupa soltanto di fornirgli le cose a cui deve credere e cioè quelle vere. Quelle che gli fa comodo che ritenga tali, ma non è, con questo, che sto dicendo che esista chissà quale potere occulto da qualche parte. Non c'è nessun potere occulto, ci sono si le multinazionali, le aziende ecc. che prosperano su questo, ma ciò che sto dicendo riguarda ciascuno, cioè il pensiero di ciascuno, quello che poteva sembrare che fosse l'operazione di un'azienda potentissima e attivissima non è altro che il pensiero di ciascuno. Vale a dire che tutto ciò funziona perché ciascuno pensa esattamente in questi termini, e cioè si aspetta di credere, se volete dirla in termini molto spicci, vuole credere. Ma in che senso diciamo questo ? Nel senso che cerca più o meno tenacemente, più o meno disperatamente, disperatamente perché in alcuni casi è anche disperato, cerca dunque delle cose che gli rinviino l'eventualità che esista qualche cosa su cui potere fare conto, qualcosa di fermo, di sicuro, di certo e di vero, e non è certamente una novità questa, da sempre la retorica utilizza questa per persuadere, cioè propone cose nel modo più credibile possibile, come è noto una "menzogna" è molto più credibile di una "verità", usiamo questi termini fra virgolette, perché la menzogna è costruita per essere credibile, la verità no, e quindi può risultare più verosimile la menzogna, che invece è costruita apposta per essere creduta, quindi ne ha tutti i requisiti. Ecco allora, se è importante che qualcosa consolidi la certezza e occorra credere che qualcosa esista, che sia credibile, quindi esista qualcosa su cui potermi fidare diciamolo pure così, qualcosa di fermo, di solido, di sicuro, questo non riguarda certo né le aziende televisive né le multinazionali, riguarda ciascuno che si trova preso in questo discorso se no, non funzionerebbe nulla. In effetti il crimine più grave, diceva Scalfaro, il vostro Presidente, è mettere in discussione la verità, mettere in crisi la verità, non la verità, ma il concetto stesso di verità e l'altro giorno c'è stato qui a Torino il prof. Odifreddi, che insegna informatica, e ha fatto un intervento sui paradossi, non l'ho sentito, cioè quelle formulazioni che mettono in discussione o in crisi la nozione o il concetto di verità, se la verità non può essere in nessun modo affermata, allora diventa difficile potere credere, ma non tanto la verità così come la vuole la metafisica o l'ontologia, quella che si insegna a scuola, la verità come l'utile per esempio o come il più adeguato o come il meno nocivo, stessa cosa, stessa cosa della verità metafisica, non cambia un granché. Allora questo deve essere creduto. Se i ragazzi vedono la televisione e vedono il tale che ammazza, allora ammazzano anche loro? mi sembra abbastanza ingenuo il modo di pensare le cose, è da tremila anni che i giovanotti vanno in giro cercando di mettere a repentaglio la loro vita e quella altrui, e hanno avuto sempre esempi degni e potenti, dagli eroi omerici a quelli televisivi, che differenza fa, nessuna. Certe volte ha molto più potere evocativo un discorso di ciò che vedete alla televisione, addirittura Mac Lhuan (adesso è stato ristampato, ho visto una copia qui in libreria, Gli strumenti del comunicare riflettendo su questo, si chiedeva se fosse mai stato possibile per esempio per Adolf Hitler arrivare al potere se avesse utilizzato, anziché la radio, la televisione e lui sostiene di no, che non ci sarebbe riuscito perché la televisione ha un valore persuasivo molto minore della radio, lui dice che è uno strumento freddo la televisione, uno strumento freddo perché non fa pensare, non persuade attivamente, uno rimane passivo, ho visto questo, va bene...

- Intervento......

Certo, però il discorso che fa Mac Lhuan punta a questo aspetto, la persuasione di cui parlavo è questa, che io persuado della bontà della mia argomentazione, se riesco a persuadere qualcuno in modo tale che questa persona sia sicura perché gli ho riprodotto tutto il discorso che occorre produrre, perché gli ho mostrato che non può essere altrimenti che così, ecco che questa persona troverà lei stessa degli elementi per persuadersi che è così, e questo avveniva, diceva Mac Lhuan, di fronte alla radio, cioè in definitiva di fronte al discorso, potremmo anche dire di fronte ad un oratore. Infatti gli antichi retori utilizzavano moltissimo Omero, infarcivano i loro discorsi di citazioni omeriche, non tanto perché fosse accreditato come uno dei migliori del momento, ma proprio per la potenza evocativa della sua parola, che utilizza questa figura retorica di cui abbiamo parlato tempo fa, l'ipotiposi, che ha una potenza grandissima...

- Intervento....

Per parlare di persuasione, adesso abbiamo soltanto giocato con la questione, ma non abbiamo affrontato per nulla la questione essenziale che è rimasta invece ancora da trattare. Come è avvenuto che ci siano, su sei miliardi almeno cinque miliardi di persone che credono in qualche dio? Per esempio, perché? Come è avvenuto che soltanto il cristianesimo sia a tutt'oggi, almeno nel mondo occidentale, una delle credenze più diffuse, altro che televisione! I padri della chiesa non erano sorretti da nessuno strumento tecnologico, avevano la parola, e guardate che cosa hanno combinato, senza la televisione, neanche la radio, nulla, neanche il giornale, e scrivere era una cosa complicatissima. Nessuno strumento, soltanto la parola, parola che tutto sommato è sempre più assente dai programmi televisivi, che originariamente trasmettevano molte commedie, forse non avendo nient'altro a disposizione, adesso invece punta molto all'immagine, supponendo che l'immagine abbia un potere persuasivo superiore alla parola, il che non è. Già gli antichi sofisti, antichi e saggi, avevano capito benissimo che non persuado qualcuno perché gli faccio vedere che è così, può anche vederlo, ma è la parola che lo persuade. Allora occorre parlare moltissimo della televisione proprio perché la televisione non parla, e parlando moltissimo della televisione allora si, riesce in qualche modo a fornirle questo potere persuasivo, che altrimenti non ne avrebbe neanche un po'. Con notevole sforzo si può riuscire a fare credere che ce l'abbia. Adesso mi fermo un momento, così magari le persone possono intervenire, se no chiacchiero solo io, si chi vuole aggiungere o togliere qualche cosa?

- Intervento: la pubblicità...

Stavo dicendo che ciascuna trasmissione televisiva è una pubblicità, dal telegiornale ai film, agli spot, è sempre pubblicità, ha questa portata, questa funzione

- Intervento: la televisione fornisce informazioni...

Si, certo, se Lei non sa di un certo prodotto non lo comprerà mai e invece serve moltissimo...(...) L'informazione è un aspetto importante, e su questo si basano tutti i mezzi di comunicazione, trasmettere informazioni, anche Internet fa questo, trasmette informazioni, ed è sempre stato così. Chi è più abile riesce a lasciare intendere che le sue sono più informazioni di quelle di altri, cioè sono più autentiche, sono più schiette, sono più complete, sono più precise, sono più utili, sono più importanti.

- Intervento.

Si certamente, non è così semplice. Dicevamo poco tempo fa di una questione che si era posta a proposito del cosiddetto villaggio globale, supponiamo che ciascuno sia in ciascun istante in condizioni di potere ricevere informazioni da tutto il pianeta, nello stesso istante, dicevamo che c'è l'eventualità che non cambi assolutamente nulla, dal momento che si tratta, di questa informazione, di farsene qualcosa. Ciascuno oggi può avere con relativa, anzi con notevole facilità, tutte le informazioni che gli servono per potere riflettere e pensare in termini molto differenti da quelli in cui pensa, oltre al fatto che l'informazione che viene fornita viene fornita sempre in un certo modo, e torniamo alla questione delle opinioni no? Cioè ci sono settantamila telegiornali, fatti da settantamila persone diverse, quindi sono settantamila opinioni, che me ne faccio?

- Intervento: proprio questa quantità di opinioni e sono io a decidere quale. No, non subisco

Lo si può pensare...

- Intervento

Si certamente ciò che...Provate a portare alle estreme conseguenze questo discorso, portare alle estreme conseguenze un discorso di questo tipo. Allora lei dispone non di una verità, ma di un numero infinito di verità.(....) Non tante, infinite. (...) C'è una differenza nel senso che se fossero tante, ma finite, allora potrebbero catalogarsi, se invece, forse proprio per la nozione stessa di verità, queste fossero infinite, allora la nozione di verità stessa verrebbe a cadere, diventerebbe nulla, cioè la verità diventerebbe qualunque cosa e il suo contrario, ed è a questo punto che...(...) Riesce a fare questo e anche altro, però questo pone di fronte a che cosa? A questo, che tutte le informazioni che Lei riceve sono tutte simultaneamente vere e false, tutte...

- Intervento

Lo si può pensare, però anche in questo caso, o crediamo alcune cose oppure, se non le crediamo, siamo costretti a mettere in discussione anche questo necessariamente, allora la questione è questa: che cosa decidiamo di credere? Ciò che ci conviene. Ed è ciò che generalmente anche il discorso del diritto, anche l'etica ultimamente propongono come ciò che è più adeguato, ciò che è maggiormente conveniente ai più. Questa è la democrazia. Democrazia potrebbe anche essere definita così: la tirannide dei più sui meno.

Si, come dicevo prima è una questione il credere, allora o io mi fermo e credo a qualche cosa oppure, se non credo, che io abbia questa quantità sterminata di informazioni, per quanto interessanti possano essere, non è che cambi un granché, oggi effettivamente esiste una quantità maggiore di informazioni di quante ce ne fossero moltissimi anni fa, ma non credo che questo maggior numero di informazioni trasmesse possano consentire una maggiore libertà...

- Intervento:

Questi strumenti sono utilissimi, tutti gli strumenti tecnologici. Parlando di televisione si parla si, di informazione, di persuasione, però la questione dell'informazione è sempre molto strettamente connessa con la persuasione, perché trasmetto informazioni? Già questa è una domanda legittima, perché do delle informazioni anziché no? Che vantaggio ho dando delle informazioni? Certamente l'altro, la persona a cui do delle informazioni sa delle cose in più, ma a me è utile che le sappia oppure no? Se si, gliele do se no, o gliele do in modo tale che comunque io ne abbia un vantaggio, ecco perché è molto difficile che le informazioni siano così...diciamo ingenue, così "pure" mettiamolo fra virgolette, è sempre un modo particolare di trasmettere un pensiero, un messaggio. Già la trasmissione del messaggio avviene attraverso canali che sono molto complessi, qualunque informazione venga data, viene recepita in modo differente da ciascuno a seconda del grado di altre informazioni che possiede, del tipo di informazioni, delle cose in cui crede, delle cose che conosce, cioè una quantità sterminata di elementi, comunque sia è sempre più interessante che ci siano tantissime informazioni anziché poche.

- Intervento:... l'informazione riguarda sempre l'uomo

Si è chiaro, questo è fuori di dubbio, qualunque cosa di cui parliamo, parliamo sempre del pensiero, del discorso e qualunque strumento di cui parliamo, di fatto parliamo di ciò che questo comporta nel discorso, ciò che comporta per gli umani. La televisione dicevamo che di per sé è senza alcun interesse, ha interesse tutto ciò che si è detto intorno alla televisione, ma per le questioni che pone, e cioè per le questioni che sottolinea e che accentua e una di queste a cui abbiamo appena accennato questa sera è proprio la persuasione, la necessità di persuadere, di persuadere e di essere persuaso, soprattutto, però la questione è vastissima, la questione televisiva, e infatti questo ci introduce all'argomento di venerdì prossimo, 2 febbraio, conferenza che abbiamo titolata: Alice, la religione, le meraviglie, a proposito di finzione e di persuasione

 

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