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Torino, 18 novembre 2008

 

Libreria LegoLibri

 

LA PSICANALISI COME SOLUZIONE

 

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Intervento di Luciano Faioni

 

La psicanalisi come soluzione, soluzione a che cosa? Soluzione a qualche problema che sia stato costruito dai pensieri, la psicanalisi ha questa prerogativa, risolvere questi problemi. Per la più parte delle persone i problemi costruiti dai propri pensieri costituiscono una minima parte, tutti gli altri sono problemi reali, concreti, che non dipendono dai pensieri, per questo motivo la psicanalisi è poco praticata, perché si considera, come ho detto, che la più parte dei problemi vengano dalle cose, dagli eventi, da altre persone. In base a questo criterio naturalmente non si considera che invece la una notevole parte di questi cosiddetti problemi reali in realtà sono costruiti dal pensiero, intendo dire che una persona in base agli elementi di cui dispone in moltissimi casi si costruisce una difficoltà al solo fine di poterla risolvere e non mi riferisco soltanto alle cose che si fanno per passatempo, come i rebus o le parole crociate, ma si costruisce delle difficoltà alle quali è chiamata a un certo punto a rispondere, a risolvere appunto. Nel discorso isterico questo avviene con notevole frequenza, l’isteria fa delle cose, dopodiché si dà da fare per riparare a questi danni. Quando una persona non è impegnata in operazioni urgenti e impellenti i pensieri vanno a cose brutte, a cose drammatiche o ricordi nefasti, tutte queste cose occupano naturalmente il pensiero, ora la persona non si chiede perché i suoi pensieri sono andati a riprendere per esempio delle cose nefaste, semplicemente si ferma sul fatto che queste cose sono avvenute ed essendo avvenute creano dei problemi, per esempio tristezza, malinconia o qualunque altra cosa, è un modo molto frequente di porsi di fronte alle questioni anche se molto ingenuo perché questa domanda dovrebbe essere prioritaria su qualunque altra cosa, cioè perché penso, vado a cercare con la mia memoria le cose più sgradevoli, più pesanti anziché per esempio quelle piacevoli e leggiadre? Queste è una delle domande o dei problemi che la psicanalisi risolve in un certo senso, già Freud aveva avviata la questione e cioè perché la persona il più delle volte insegue pensieri tristi o tragici apparentemente al solo scopo di ricostruire una scena che la persona stessa considera brutta o sgradevole, perché una persona dovrebbe andare a cercare cose brutte? Difficilmente una persona si pone una domanda del genere ma dovrebbe farlo perché le risposte che può trovare talvolta sono molto interessanti, eppure è una domanda che nessuno fa. Magicamente questi pensieri sono andati verso cose brutte e quindi di conseguenza è triste oppure arrabbiato oppure qualunque cosa a seconda dei casi, naturalmente posta in questi termini la questione, cioè nei termini più comuni come una reazione a degli eventi, una reazione quasi automatica a degli eventi, posta in questi termini tutto ciò non ha nessuna soluzione cioè la persona continuerà per tutta la sua esistenza qualunque essa sia a ripetere all’infinito che sono accadute delle cose e queste cose la fanno stare male e continuerà a stare male. Questa è la questione che la psicanalisi da Freud in poi ha “risolto” tra virgolette, risolto nel senso che semplicemente ha spostato la questione non tanto sull’evento o sulla sua tragicità, ciascun evento di per sé in quanto tale non significa assolutamente niente, significa dal momento in cui qualcuno dà a questo evento un significato bello o brutto a seconda delle cose che ha acquisite lungo la sua vita o dell’umore del momento. Non c’è soluzione a meno che non si capovolga la questione e cioè la persona non incominci a domandarsi perché i suoi pensieri sono così fortemente in alcuni casi irresistibilmente attratti verso cose nefaste, allora quando incomincia a porsi le questioni in questi termini incomincia ad affrontare la questione e avvicinarsi alla soluzione, la soluzione che interverrà inesorabilmente nel momento in cui si accorgerà che è lui che ha costruito tali pensieri e se lo ha fatto ci sono dei buoni motivi e questi buoni motivi riguardano il fatto che queste cose che va pensando, “queste tragedie” in realtà è esattamente ciò che desidera, se non lo desiderasse i suoi pensieri non le produrrebbero. È questo l’apporto di Freud, notevole apporto di Freud, mostrare che esiste in ciascun atto psichico, come lo chiamava lui, ma in realtà si potrebbe parlare in modo più preciso e anche più rigoroso di atto linguistico, che non avviene se non c’è un utilizzo, se non ha una funzione. Ha mostrato questo, e cioè che ogni atto psichico, atto linguistico diremmo ovviamente adesso, ha un tornaconto, ha una funzione, ha un utilità. È attraverso questo percorso, questo procedere che la psicanalisi trova la soluzione, è la soluzione che la persona trova da sé a un problema che ha creato da sé ed è questo come dicevo prima uno degli apporti fondamentali del lavoro di Freud, senza di lui forse non se ne sarebbe mai accorto nessuno e invece a questo punto abbiamo gli strumenti per affrontare questo tipo di problemi che rappresentano la stragrande maggioranza dei problemi che affliggono gli umani, non sono tanto le guerre in Medio Oriente o le crisi politiche o economiche o militari, ma sono i problemi che la persona incontra nei propri pensieri, nel quotidiano, continuamente, fatti di paure, angosce, timori. Volendo questi problemi hanno una soluzione, una soluzione che è alla portata di ciascuno che abbia voglia di interrogare i suoi pensieri ma, dicevo all’inizio, è difficile che una persona faccia una cosa del genere, è molto difficile perché ritiene che la causa dei suoi problemi sia al di fuori di lui, questa idea antica e infausta che rilevava prima Cesare è quella che conduce inesorabilmente alla violenza: se qualche cosa o qualcuno è la causa dei miei problemi è sufficiente che io elimini quella cosa o qualcuno e i problemi cessano. Hitler pensava così rispetto agli Ebrei, una volta eliminati gli Ebrei il problema è risolto, il problema non si è risolto naturalmente, anche se ci ha provato. Ma sia come sia, continuando a pensare in questi termini non c’è nessuna soluzione, le persone continueranno all’infinito a essere angosciate e spaventate e quindi pericolose, la persona spaventata è pericolosa, fa danni a sé e al prossimo soprattutto e quindi ecco la soluzione che Freud ha posta su un piatto d’argento, basta incominciare a interrogare i propri pensieri e lasciare che i propri pensieri dicano, parlino per accorgersi che sono loro stessi a creare questi problemi e loro stessi possono eliminarli con relativa facilità. Ecco la soluzione che propone la psicanalisi: incominciare a dare retta ai propri pensieri o come abbiamo detto in altre occasioni praticare l’intelligenza, ché è possibile, non è facile ma è possibile, anche questo Freud lo ha indicato. In fondo tutto ciò che lui ha fatto non è stato che questo: praticare l’intelligenza e cioè muovere verso le cose interrogandole anziché subendole, ha incominciato ad agire i pensieri anziché subirli, come è stato fatto da sempre senza nessun risultato.