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16 ottobre 2003

 

LA SESSUALITÀ FEMMINILE

 

Luciano Faioni

 

 

 

Quest’anno abbiamo deciso di dedicare gli incontri alla sessualità, il titolo è “La psicanalisi e la sessualità”, che è sempre un tema di qualche interesse. In particolare questa sera parleremo della sessualità femminile. È un argomento molto interessante perché complesso, la sessualità in generale è una questione che interessa i più da sempre, questo nonostante sia stata pensata di volta in volta in maniera differente. Per esempio, il modo in cui si poneva la questione sessuale per i Greci è totalmente differente da come si poneva nell’epoca vittoriana, molto diversa. In definitiva, risente del modo in cui si pensa, delle superstizioni, delle credenze dell’epoca e del momento. Ora, parlare della sessualità comporta anche il parlare dei luoghi comuni. Sono importanti i luoghi comuni, sono le cose che generalmente le persone credono per lo più, le credono senza porre nessuna questione, per esempio “è così”, “si fa così”, “è sempre stato così”, “è bene così”, ecc. Luoghi comuni sulla sessualità, come ciascuno di voi sa perfettamente, ce ne sono una quantità sterminata, però considereremo quelli che più ci interessano.

Che vi sia una differenza nel luogo comune tra la sessualità maschile e quella femminile come direbbe Dante dir non è mestieri, perché ciascuno lo sa, ma perché esattamente, questo è già più complicato. Che cosa sostiene, come funziona la sessualità femminile, cosa la muove? Altro luogo comune è quello per cui per ciascuno dei due sessi l’altro rappresenti una sorta di enigma, in altri casi un problema, a seconda dei momenti. La difficoltà ad intendere la posizione dell’altro sesso, rispetto alla sessualità, comporta una serie di fraintendimenti, nella migliore delle ipotesi. In effetti, ciò che sto per dirvi riprende in parte le cose che ho iniziato a dire un po’ di tempo fa, a proposito di una conferenza dal titolo “L’amore”.

Ma incominciamo subito dai luoghi comuni, e cioè da questa differenza fondamentale di pensare la sessualità. La sessualità femminile, come è noto, è fatta di parole, di scene, di immagini, di racconti, di storie. È come una sorta di romanzo e come tale per lo più viene vissuta. Quella maschile no, è diversa, tutto ciò non c’è. Da qui qualche problema nel senso che ciò che ci si aspetta è totalmente differente.

La questione del romanzo, del racconto, è fondamentale nella questione femminile, la possibilità di costruire una storia è la prima cosa che conta, se non c’è questa possibilità, per qualunque motivo, allora non c’è nemmeno il resto. Ciò che ci si aspetta è la possibilità che una certa vicenda dia la possibilità di sognare, togliete questo e non resta niente. Ma è ovvio che parlando di sessualità femminile è inevitabile fare qualche riferimento anche a quell’altra parte, la sessualità maschile, dove, vi dicevo, tutto ciò è per lo più assente, non ha nessuna esigenza di costruire una storia, un romanzo. Ecco perché, stiamo sempre rimanendo nell’ambito dei luoghi comuni, ecco perché generalmente si considera la sessualità maschile molto più semplice, meno complessa di quella femminile. Ciò che una donna si aspetta da una relazione è diverso da ciò che si aspetta un uomo, e allora se ciò che si aspetta una donna, come abbiamo visto, è tutta questa serie di elementi indispensabili, dall’altra parte invece non c’è… come dire che c’è un interesse totalmente differente. Adesso ve la dirò così come la dice il luogo comune più banale. Ciò che per lo più costituisce un interesse per un uomo è il corpo della donna, spesso nient’altro che questo, cosa che sorprende una donna perché per lei non è affatto così. Non è affatto così nel senso che tutto ciò che attiene al corpo, pur essendo fondamentale, segue alla possibilità, come dicevo prima, di costruire una storia, e cioè di parlare. Ora, che sia il corpo di una donna a interessare un uomo non è un mistero per nessuno né più che mai per le donne, le quali donne sanno benissimo ciò che interessa a un uomo, tant’è che se devono incontrarne uno che interessa particolarmente non cercheranno di imbruttirsi o diventare goffe ma il contrario. Come mai? È una banalità, ciò nondimeno si pone una questione, una sorta di sapere, di sapere bene di che cosa si tratta, tant’è che la cosa che viene curata in quel caso è il corpo, nient’altro che questo. Potrebbe non essere del tutto casuale. Mentre la questione si fa più complessa, per una serie di fantasie che riguardano le donne per lo più, e cioè pensare che cosa succederà, quali storie sarà possibile costruire, e a partire da questo avviene tutta una serie di operazioni. La stessa preparazione a un incontro importante è già di per sé l’occasione per incominciare una storia. Siamo sempre nell’ambito dei luoghi comuni, rammentate bene. Ciò che una donna sa perfettamente è qual è quell’elemento grazie al quale potrà sedurre un uomo, lo sa perfettamente né ha bisogno di qualcuno che glielo spieghi. Perché lo sa? Da dove arriva questo sapere? Altra questione, perché vuole sedurre un uomo? Potrebbe apparire una cosa scontata, però se la consideriamo con attenzione forse troviamo degli elementi che possono essere interessanti. Considerate che cosa avviene nel momento in cui una donna incomincia a interessare a un uomo, cosa succede? È una domanda che ha un certo interesse.

Si tratta per lo più di un esercizio di potere, come spesso accade, poi vedremo in quale accezione parliamo di potere. Una donna ha potere su un uomo? Se sì, come, a quali condizioni e perché cerca questo potere? Beh, il potere che ha o che suppone di avere procede lungo una fantasia, che è tra le più diffuse, proprio dal suo corpo che, come dicevamo, sa perfettamente essere oggetto di notevole attrazione e quindi in effetti potremmo considerare che è l’unico potere di cui dispone. Pertanto, lo usa. Ci si potrebbe domandare perché, cosa se ne fa di questo potere? Questo potere in ogni caso le consente di costruire una scena particolare. Ma vediamo questo potere, di che cosa si tratta soprattutto.

Che cos’è il potere? In linea di massima il potere è il potere di piegare altri alla propria ragione, nell’accezione più ampia del termine. Questo significa che se io ho potere allora riuscirò ad avere ragione su altri, imporre le mie ragioni in un modo o nell’altro, non ha importanza. Perché questo è importante? È una cosa che sfugge per lo più ma ciascuno cerca sempre di avere ragione quando parla con qualcuno, come si suole dire, sostiene le sue ragioni. Perché? Non è mica così automatico che faccia una cosa del genere. Potremmo dire che è perché non può non farlo, è preso in una struttura che lo costringe a questa operazione, cioè cercare di avere ragione e quindi di stabilire ciò che è vero e ciò che non lo è, in definitiva. Gli umani in generale cercano sempre di avere ragione, cioè di sapere come stanno le cose, cioè di sapere la verità, che è la stessa cosa. Ora, avere ragione dell’altro o sull’altro è qualcosa cui gli umani non possono rinunciare. Avere potere sull’altro è uno degli aspetti che caratterizza gli umani da sempre e la sessualità femminile non è esente, cerca il potere. Però, vedete, c’è una differenza, e qui torniamo al luogo comune; prendete un fanciullo, qual è il suo sogno di potere? Conquistare il mondo. Il sogno di una fanciulla no, non gli passa neanche per la mente una cosa del genere e non gliene importa assolutamente nulla. Semmai, il suo sogno è quello di conquistare colui che ha conquistato il mondo. Sì, perché il suo mondo è quello in effetti, è lì il suo mondo, cioè avere potere su qualcuno e su cui legiferare, ma questo qualcuno occorre che sia “qualcuno” non qualcosa, è diverso. Ora, questo potere ovviamente non è affatto fuori dalla sessualità femminile, la quale muove anche dalla possibilità di potere esercitare questo potere. Un potere su qualcuno, un uomo generalmente ma non necessariamente, può anche essere un bambino o una bambina, qualcuno in ogni caso nei cui confronti possa avere o sentire di avere un potere. Questo potere è quello di legiferare, cioè il potere dire a questa persona, qualunque essa sia, cosa è bene e cosa è male e soprattutto essere creduta, avere una certa considerazione. È ovvio che se non c’è considerazione non c’è potere. È inevitabile il fatto che, se io voglio avere potere su qualcuno, questo qualcuno in qualche modo me lo attribuisca. Da qui la necessità assoluta della considerazione e dell’importanza, tutti aspetti che rientrano nella sessualità femminile, alcuni più altri meno, ma in ogni caso costituiscono ciò di cui è fatta. Come sapete benissimo, da sempre la sessualità femminile ha costituito da sempre una sorta di enigma, enigma che in buona parte permane a tutt’oggi. Come vi dicevo prima, la sessualità maschile, sempre nel luogo comune, è piuttosto semplice, quella femminile no, ma ci sono degli ottimi motivi per cui avviene una cosa del genere. Per avere potere su qualcuno è necessario che gli strumenti che utilizzerò per mettere in atto questo potere non siano del tutto noti alla persona sulla quale voglio esercitare un potere. È come se qualcosa dovesse rimanere nascosto, sempre nel luogo comune intendiamoci bene, una sorta di non detto, un non detto del quale molti si sono lamentati.

Un aneddoto che valga per tutti. Tanti anni fa uno psicanalista francese, a nome Jacques Lacan, si interrogava proprio su questa questione, sulla sessualità femminile, e siccome alle riunioni erano presenti molte donne psicanaliste, allora Lacan chiese alle donne psicanaliste presenti di dire loro della sessualità femminile. Pare che non abbia ottenuto nessuna risposta, al punto che taluni hanno avuto il sospetto che la sessualità femminile costituisca un enigma non soltanto per gli uomini ma anche e spesso per le stesse donne, in che cosa consiste, di che cosa è fatta. Ora, ci potrebbe anche domandare perché questa questione è così importante, potrebbe anche non esserlo, e invece lo è. Ma vedete tutto ciò che riguarda il corpo è importante per gli umani e generalmente è considerato il bene più prezioso e tutto ciò che avviene al suddetto corpo ha una notevole importanza, al punto da costituire in molti casi qualcosa di assolutamente prioritario. Vi siete mai chiesti perché per una donna costituisce una priorità ancora maggiore rispetto a un uomo? Torniamo qui alla questione dell’enigma come se il suo stesso corpo in qualche modo rappresentasse un enigma, come funziona, perché funziona in un certo modo, perché certe volte funziona in un modo, perché altre volte funziona in un altro. Chi sa rispondere a tutte queste domande? Eppure, sarebbe possibile rispondere, così come è possibile rispondere perché c’è questa ricerca del potere su qualcuno. È perché non può non farlo, perché ciò di cui questa persona vive, ciò di cui è fatta, e cioè il linguaggio, la costringe a farlo, la costringe a cercare sempre non soltanto cose che siano vere ma di persuadere altri della loro verità e allora quello che penso è vero e quindi l’altra persona, per esempio, deve fare quello che dico, perché ciò che io dico è vero. È un potere che, come dicevo prima, viene esercitato e, anche se potrà apparire bizzarro, appare l’unico potere. E quindi è importante, è vitale, come se in assenza di una situazione del genere la propria vita non avesse più uno scopo né alcun interesse. È un po’ la domanda che ponevo prima, a che scopo per esempio una donna cerca un uomo? Certo, uno potrebbe rispondere, per avere rapporti sessuali, per esempio. Sì? Non è così sicuro, c’è in gioco anche qualcos’altro che in questo caso è molto più importante al punto da relegare questa attività in secondo piano rispetto a un’altra che invece è prioritaria. Quella prioritaria è il potere, nell’accezione che indicavo prima, una sorta di sicurezza, di sicurezza che comunque c’è qualcuno, generalmente si formula così, qualcuno per cui essere importanti, qualcuno da cui essere stimati. Ma essere importanti per qualcuno comporta che per questo qualcuno ciò che io dico e ciò che io penso è importante, cioè è vero. È questa la questione fondamentale, tutto il resto è secondario. Che la donna sappia benissimo del proprio potere, in che cosa consiste, come si utilizza, lo si rileva talvolta in alcuni vicende che occorrono tra madre e figlia, entrambi donne, ovviamente. Siccome l’obiettivo per entrambe è lo stesso, anche se una è più grande e l’altra è più piccolina, si crea qualche conflitto, una sorta di priorità, come se il potere deve averlo una sola persona e non due simultaneamente. E allora per lo più avvengono due cose, o una delle due si piega, con tutto ciò che questo comporta, oppure permane il conflitto. Altri luoghi comuni ma ce ne sono infiniti. Immaginate un gruppo di persone, sette uomini e una donna, che chiacchierano amabilmente tra loro. A un certo punto, si avvicina a questo gruppo un’altra donna, quella che era già lì incomincia a essere infastidita. Perché? Teoricamente, non avrebbe alcun motivo ma avviene così per lo più. Questa fanciulla sa perfettamente che cosa significhi l’arrivo di quell’altra, perderà potere, soprattutto non se l’altra è più intelligente di lei ma se è più bella. Potrà apparirvi bizzarro ma molto spesso funziona così.

La relazione che una donna ha con il proprio corpo è molto interessante perché è molto complessa. Da una parte, e da qui tutta una serie di contraddizioni in cui spesso si trova, l’assoluta consapevolezza del potere di cui può disporre, tant’è che con l’invecchiamento fisico la donna teme di perdere questo e non altro, la sua capacità di attrarre, di sedurre. Dicevo del potere che sa dipendere dal suo corpo e allo stesso tempo il fastidio che una cosa del genere provoca, una sorta di insopportabilità. Come dire, sa benissimo che così, almeno da quando ha compiuto i cinque anni, ma non lo tollera. È una posizione difficile ma con la quale generalmente convive per il resto della sua vita.

Ma torniamo alla questione del potere che è fondamentale. Ci sono alcuni casi in cui, questo riguarda una fantasia ovviamente, se non è raggiunto questo potere tutto il resto è piuttosto incerto. Ma cosa accade quando raggiunge questo potere, e lo raggiunge, certe volte anche con troppa facilità? Cosa accade? Accade che il gioco che ha messo in atto è compiuto. È come una partita, un gioco divertente, ma una volta che la partita è conclusa, sia che si vinca o che si perda, quella partita è finita. Si può incominciare un altro gioco ma quella partita è finita. Supponiamo, dunque, che sia riuscita nel suo intento. E adesso che succede? Un’altra prerogativa fondamentale, e questa appartiene agli umani in generale, è la necessità di continuare a giocare, in qualunque modo, e continuando a giocare alzare la posta in gioco. Per una donna, come ciascuno di voi sa, la seduzione è un gioco con infinite sfaccettature che va, come dicevo prima, dalla preparazione a infinite cose. È un gioco straordinariamente divertente, forse quello più divertente per il gentil sesso, quello che mette in gioco proprio ciò di cui ha bisogno, cioè i sogni, le storie, i romanzi, i racconti, tutto ciò di cui vive. Cosa accade, dunque, quando la partita è finita, quando cioè ha concluso la sua operazione? Beh, occorre continuare a giocare e questo non è sempre facile. C’è un modo ovviamente, anche semplice ma occorre farlo. Dicevo che la sessualità femminile è fatta di parole; bene, deve essere nutrita di parole, sempre, incessantemente, continuamente, perché sono queste parole a costituire la possibilità di continuare a costruire scene, immagini, romanzi. Ovviamente, non qualsiasi parola, provate a raccontare a una signora come funziona un motore diesel, non è che sia particolarmente attratta. Ciò di cui vuole sentire parlare è di sé e più particolarmente quelle cose di sé che non riesce o non vuole o non può dire. È questo che mantiene una relazione in gioco, letteralmente, cioè consente di continuare a giocare, cioè qualcosa che continui ad alzare la posta in gioco, sempre. Può non essere facile, certo, e molto impegnativo, però come tutti i giochi più è impegnativo e più è divertente. Un gioco semplicissimo e banalissimo non interessa a nessuno. Ciò che talvolta accade è un notevole equivoco proprio riguardo al gioco, perché proprio nel momento in cui per la donna si tratta di rilanciare la posta in gioco spesso per l’uomo il gioco è finito, supponendo che la donna abbia raggiunto il suo obiettivo, il che non è. Da qui qualche malinteso, qualche fraintendimento, qualche divorzio, cose che accadono comunemente. A questo punto è come se l’uomo si arrogasse il diritto di essere lui a dettare le regole del gioco, ma a questo punto una donna generalmente cessa di giocare, con tutto ciò che questo comporta, cioè non più interessata a fare quel gioco. Per un uomo questo generalmente costituisce una sorta di mistero poiché ingenuamente si trova talvolta a pensare che una donna ha fatto tanto per sedurlo, adesso lo ha sedotto, quindi la partita è chiusa, è stato raggiunto uno status quo. Ma non è così e questo non è che l’uomo non lo sappia ma non considera che stia funzionando in quel momento, ciascun uomo lo sa perfettamente. Un uomo che ha accumulato cinquecento miliardi di dollari facendo affari non è che per questo di ferma, continua il gioco, anzi, lo rilancia in modo che la posta in gioco sia sempre più alta. Molte volte non considera che per una donna è spesso la stessa cosa, il gioco deve essere sempre rilanciato, la posta in gioco deve essere sempre più alta. Questo se si vuole che la relazione. Però, ecco sapere che la sessualità femminile è fatta di tutte queste cose, un gioco complesso, molto articolato, che richiede molti pezzi sulla scacchiera per essere giocato, questa è cosa che può essere interessante sapere. In fondo, ponendo così la priorità del gioco, la sessualità femminile pone l’accento su una questione che è straordinariamente interessante e importante, e cioè la portata del gioco per ciascuno, nella sua vita, da quando si accorge di essere al mondo fino a quando cessa di essere un gioco. Un gioco che, come ciascun gioco, è fatto di regole che devono essere seguite per potere giocare, voi togliete le regole e togliete la possibilità di giocare qualunque cosa. Queste regole hanno quindi la funzione di limitare le mosse, le regole degli scacchi, per esempio, sono fatte in modo di vietare le regole del poker, sono giochi diversi. Limitando la possibilità di azione rendono il raggiungimento dell’obiettivo più complicato. I giochi sono così, l’obiettivo deve essere raggiunto ma non facilmente, perché sta nella ricerca dell’obiettivo tutto il godimento, tutto il piacere, in tutte quelle operazioni che concludono la fine della partita, in un modo o nell’altro. Se uno gioca è per cimentarsi con una difficoltà che, come si diceva, man a mano che si procede è sempre maggiore questa difficoltà. La sessualità femminile sa molto bene questo, dove la difficoltà è maggiore maggiore è il piacere, maggiore il godimento. Altro luogo comune: che cosa attrae di più una fanciulla di un amore che ritiene difficile, impossibile da realizzare? Poi magari si accontenta però l’idea è di una cosa difficilissima, quasi impossibile, dico quasi perché non deve essere totalmente impossibile perché se no non funziona. Però questa difficoltà estrema è ciò che la costringerà a darsi da fare, a pensare, a congetturare, a immaginare, a sognare. Per questo la persona che si dichiara a lei così immediatamente, facilmente e senza nessuna obiezione, il più delle volte viene scartata, perché è un gioco già finito ancor prima di incominciare, cioè non le consente di mettere in atto tutta quella serie infinita di cose che sono esattamente quelle che importano, l’obiettivo finale talvolta è marginale.

Il gioco è fondamentale, il gioco mostra quanto gli umani vivano continuamente giocando, più o meno consapevolmente. Certo, se uno si accorge che ciò che sta facendo è un gioco magari può esserne avvantaggiato, in ogni caso è molto più consapevole. Non sapere che si tratta di un gioco può comportare qualche problema, qualche tragedia anche, perché tutto diventa molto pesante, molto incombente, molto reale. Però, adesso non vorrei dire cose che gli amici diranno dopo di me in modo molto più preciso. Questa sera ho voluto intrattenervi su cose un po’ così, amene e divertenti, in modo da iniziare questa serie di incontri in modo piacevole.

Quand’è che si smette di giocare e si incominciano a fare quelle cose che sono ritenute importanti? Nel momento in cui queste cose ritenute importanti, cioè fuori da gioco, sono quelle cose che sono immaginate, credute, immaginate, fuori dal mio discorso che, in effetti, le costituisce, le costruisce, e cioè cose sulle quali io non posso fare nulla e che pertanto subisco. Tutto ciò che è fuori dal gioco è subìto. Come dicevo qualche tempo fa, proprio in questa sede, o si impara a giocare questo gioco formidabile, che è il linguaggio, o se ne è giocati, non ci sono alternative. La sessualità femminile, torno a dirvi, è una di quelle cose che più di altre sottolinea l’importanza del gioco, su qualunque altra cosa, è fatta di gioco. Essendo un gioco ha delle regole, ovviamente, alcune le abbiamo elencate. Perché non elencarle queste regole? È una questione. Si potrebbe fare una cosa del genere? Sì, in parte lo abbiamo fatto. Cosa accadrebbe se noi elencassimo tutte queste regole?

Le regole di un gioco innanzitutto sono ciò che consente di giocarlo, se uno non conosce le regole di un gioco non può giocarlo, ovviamente. Ecco perché un uomo non può giocare questo gioco della sessualità femminile perché non ne conosce le regole e viceversa, e questo, come dicevo all’inizio, comporta qualche fraintendimento. Sono giochi diversi con regole diverse e quindi l’obiettivo è diverso, le aspettative sono diverse, come avviene in giochi differenti, è normale. Ma ciascuno, invece, pensa di conoscere, pensa di giocare lo stesso gioco, il che non è, e questo comporta l’eventualità di andare avanti all’infinito o quello che è, senza sapere nulla l’uno dell’altro, con qualche conseguenza talvolta. Eppure, come vi dicevo, c’è la possibilità di continuare a giocare, di rendere questo gioco sempre più interessante, divertente, più complesso, più articolato, e perciò stesso più avvincente.

Nel frattempo mi piacerebbe sentire se ci sono delle questioni, delle considerazioni, delle aggiunte, delle obiezioni, che poi io riprendo molto volentieri. Considerando il tema della serata, potrebbe essere interessante ascoltare degli interventi a questo riguardo. Ritenete che abbia detto delle cose squinternate e strampalate, che non stanno né in cielo né in terra, e che le cose invece stanno in tutt’altro modo?

Intervento: Ritengo che la sessualità femminile sia anche potere ma non solo, è riduttivo.

Lei lo trova riduttivo, potrebbe anche dirci perché lo trova riduttivo?

Intervento: Nel rapporto madre-bambina non c’è solo una questione di potere ma c’è anche una teoria della cura, come la teoria dell’attaccamento, rapporto che non è basato sulla gestione del potere…

Io ho definito il potere come la possibilità in atto di legiferare su qualcuno e quindi, di conseguenza, di essere importanti per qualcuno. L’ho definito così, nel modo più semplice. Da qui ho mosso una serie di considerazioni, cioè sul fatto che l’essere importanti per qualcuno risulti fondamentale, soprattutto in una relazione affettiva, di qualunque genere. Se lei sapesse che per la persona, verso la quale nutre un certo sentimento, lei è totalmente indifferente, se ne avrebbe a male. Non ho inteso il potere nell’accezione più bieca del termine, come l’imporre la propria volontà sull’altro, può essere un effetto, però non necessariamente. Si tratta di potere considerarsi importante per qualcuno e se si è importanti per qualcuno si ha voce in capitolo per questo qualcuno. Lei provi a togliere questo da una qualunque relazione, cioè la possibilità di avere voce in capitolo, come si usa dire, che cosa rimane? Lei lo levi, così, d’un colpo solo, cosa resta? Lei parla di attaccamento, perché ci si attacca a qualcuno anziché no? O si riferisce a un’esperienza che si ha in alcuni casi. Se lei nutre un cane, come direbbe lei, questo cane le si attacca perché gli dà da mangiare, e questo cane sa che, se tornerà da lei, lei gli darà nuovamente da mangiare e quindi tornerà. È questo che intende con attaccamento? No?

Intervento: È un attaccamento come un prendersi cura di qualcuno…

Però è un prendersi cura particolare perché anche quando va alla posta e consegna il bollettino qualcuno si prende cura di lei in qualche modo, però non è questo che lei ovviamente intende, è un prendersi cura particolare. Sarebbe interessante sapere in che cosa consiste, di che cosa è fatto questo prendersi cura, questo gioco, quali sono le regole per cui possiamo dire che qualcuno si sta prendendo cura di qualcun altro. Ci sono infiniti modi per prendersi cura delle persone, uno di questo è ingannarle per esempio, tanto per dirne una, o eliminarle, un altro modo, ecc. Lei sa come gli inquisitori si prendevano cura delle streghe? Queste teorie muovono da questioni anche banali in molti casi, da dei luoghi comuni, un po’ come ho fatto io questa sera, non ho parlato di nessuna teoria, vi ho raccontato dei luoghi comuni. La teoria è un’altra cosa, muove da affermazioni certe e da quelle prosegue con altre altrettanto certe. Parlare di attaccamento in ambito teorico, per non dire teoretico, non significa assolutamente niente, a meno che non lo si definisca in modo molto preciso. Altrimenti è un’idea, in gergo si chiama un’opinione, io penso che sia così, va bene, un altro pensa che sia cosà. Però, fondare una teoria su una cosa del genere è azzardato. Comunque la ringrazio per il suo intervento.

Colgo l’occasione per ricordare che io questa sera ho elencato una serie di luoghi comuni. A che scopo? Beh, perché sono luoghi comuni che per lo più passano in secondo piano, non ci si accorge che sono luoghi comuni, cioè sono cose alle quali si crede per lo più, senza un motivo particolare, perché, come dicevo all’inizio, “si fa così”, “è bene così” o “si è sempre fatto così”. Ma in realtà non c’è nessun motivo. Ora, ciascuno può invece riflettere sul motivo e cioè su una sorta di responsabilità. Si fa così, sì, può darsi, ma sono io che in questo momento sto facendo così, e di questo occorre tenere conto. I luoghi comuni, i topòi, diceva Aristotele, sono utilissimi, costituiscono un accordo comune, perché tutti sappiamo di che cosa stiamo parlando, anche se non è così. Anzi, il più delle volte serve in queste circostanze, quando nessuno sa bene di che cosa si sta parlando. È un tacito accordo, più comunemente chiamato omertà.

Ecco, la signorina lì in fondo dice che non c’è solo potere. No, certo, ho detto che nella fantasia più ricorrente è prioritario, che è la condizione perché tutta una serie di altri elementi, di altri giochi, possano farsi. Può metterla così, acquisire quel potere sufficiente per sognare, un potere su qualcuno, quindi essere importante per qualcuno, per cui da quel momento in poi può incominciare a costruire un romanzo, per esempio. Ma senza questa condizione non c’è nessuna possibilità. Ovviamente, può supporre di avere questo potere o che potrebbe averlo se ci fossero queste condizioni, in ogni caso rientra sempre perché, se lei lo toglie, non rimane niente, niente di importante, rimane così, una conoscenza. Se una persona mi stima allora mi considera, allora ho voce in capitolo per questa persona, riterrà che ciò che io dico sia importante, quindi vero. E questo è il mattoncino su cui si costruisce tutto il resto. È ovvio che, essendo luoghi comuni, si prestano a uno sterminio di obiezioni ma per obiettare qualcosa occorre incominciare a riflettere, ad accorgersi di ciò che si fa, del gioco che si sta mettendo in atto e perché, dove conduce, qual è l’obiettivo, giusto per giocare meglio anziché essere giocati. Giocare meglio significa che il gioco è più divertente, solo questo.

Intervento:…

Questa è una questione, da dove vengono i luoghi comuni. Beh, in buona parte dalla tradizione, dal modo di pensare, poi ci sono delle modificazioni. Facevo l’esempio banalissimo all’inizio, il modo di pensare degli antichi Greci e quello dell’età vittoriana, sono due modi totalmente differenti. Però, a un certo punto vengono accreditati, cioè passano per cose vere, senza essere interrogate. Il luogo comune per definizione non è interrogato, altrimenti cessa di essere un luogo comune e diventa una questione, allora cambia proprio la situazione. Ora, che cosa ci dice il luogo comune a questo riguardo? In effetti, dire che la sessualità femminile è una questione di potere, è vero che è un luogo comune, ma è anche vero che questo luogo comune riguarda entrambi, non soltanto gli uni o le altre. Intendo dire che non è che credano gli uomini, ci credono le donne generalmente a questo potere. Per questo facevo l’esempio un po’ banale del gruppo di persone con un donna sola e a cui si avvicina un’altra fanciulla, immediatamente c’è una sorta di fastidio.

Intervento: E se invece fosse un gruppo di donne con un uomo solo a cui si avvicina un altro uomo? Cosa succederebbe? Ci sarebbe lo stesso fastidio?

No, anzi, crea nel primo una sorta di sollievo.

Ecco, io ho voluto sottolineare con questo quanto importanti siano i luoghi comuni nei pensieri di ciascuno e quanto accada ogni volta di non accorgersi perché la prerogativa del luogo comune è quella di non essere pensato come tale, anzi, è pensato come una genialata, perché se uno lo considera come luogo comune generalmente gli dà poca importanza. Oggi come oggi, il luogo comune ha una scarsa considerazione, mentre una volta era considerato uno dei luoghi retorici più importanti. Accorgersi di ciò che nel proprio discorso funziona come luogo comune, cioè come quell’elemento che è dato per acquisito e che non merita di essere interrogato o perché ritenuto assolutamente vero o perché non importa, perché comunque è così. Sono questi i luoghi comuni, cioè quelli che comunemente non sono ritenuti tali. Il loro funzionamento è quello, perché se uno può considerare che è un luogo comune difficilmente ci crederà in modo così ferreo; se non lo pensa, invece, allora ci crede davvero. Il luogo comune è quell’elemento che è creduto vero senza mai porsi in questione, senza mai essere interrogato: è vero perché sì.

Intervento:…

La sessualità femminile è un gioco, un gioco fra mille, e come dicevo mette in discussione moltissime cose, quindi va interrogato, merita di essere interrogato e di essere ascoltato. Se vuole la mia opinione, beh la mia opinione è che non ho nessuna opinione per cui non ce l’ho neanche in questo caso. Questo per il motivo che dicevo prima, l’opinione è qualcosa che si crede vero, che si vuole che sia vero ma che in realtà non lo è.

Intervento:…

Il mio pensiero è che è un gioco, un gioco che merita di essere giocato, di essere ascoltato. In ogni caso pensare la sessualità femminile pone la questione del gioco in prima istanza, di quanto per gli umani sia fondamentale giocare. La sessualità femminile è tecnicamente un gioco, interessante quanto infiniti altri.

Intervento:…

Sarebbe la situazione ideale il poterlo praticare come un gioco, senza drammaticità, senza la necessità per l’uno di dovere esibire qualcosa all’altro, senza la paura da una parte di essere sufficientemente gradevole e interessante e l’altra parte di non essere sufficientemente efficiente, a seconda dei casi.

Intervento:…

In effetti, possiamo considerarlo un gioco di potere, benissimo, uno si accorge che la fantasia che lo riguarda è di avere potere sull’altro. Benissimo, c’è l’occasione che cominci a chiedersi perché, e una volta che abbia potere sull’altro può chiedersi “cosa me ne faccio, che importanza ha, perché per me è così importante?”, se lo è, non è così automatico che lo sia. Ecco che possono partire una serie di interrogazioni notevoli a questo riguardo, proprio dal luogo comune, dalla sua messa in questione. A questo punto cessa di essere un luogo comune e diventa una domanda, una questione, una interrogazione e quindi aprire a tutta una serie di cose notevoli. Certo, lei dice bene, viverlo come un gioco fra infiniti altri e che merita di essere giocato, perché effettivamente mette in gioco una infinità di altri luoghi comuni e c’è l’occasione di accorgersi di infinite altre cose. È ovvio che se, invece, muovo dall’assoluto non sapere ciò che sto facendo, per esempio che la mia fantasia è quella di avere potere sull’altro, allora può costituire un problema, perché dovrò esercitare questo potere e l’altro non sa nulla, magari fa la stessa cosa e finisce malissimo.

Intervento:….

Il luogo comune non offre alternative, è così e basta. Ciò che una persona fa senza accorgersi di pensare è effettivamente una cosa che non ha alternative. È come un programma, ogni volta che si presenta una certa situazione si comporterà sempre ed esattamente in quel modo, non ci sono santi.

Intervento:…

Io non ho mai detto che l’uomo subisca le cose.

È ovvio che in moltissimi casi c’è questa componente di cui lei parla in modo molto evidente, che ha un risvolto che porta ad altri equivoci e li moltiplica ancora, cioè il fatto, che può accadere che l’uomo pensi, che si accorga di questa operazione e gli vada benissimo, perché il fatto di concedere alla donna di avere potere in realtà gli fa apparire di avere un potere ancora maggiore perché è lui che lo concede. Sono giochi strabiche si intersecano a un certo punto e che creano qualche problema. Ognuno dei due ritiene di avere il potere assoluto finché ci si accorge che l’altro non glielo concede per qualche motivo, o perché ne ha abusato o per qualunque altro motivo, e l’altro allora glielo sottrae. Ecco che allora c’è un contraccolpo violento. Però è vero quello che dice. Lì funziona il potere da parte dell’uomo, cioè l’idea, è l’idea sempre che opera, non è che abbia chissà quale potere, l’idea che sia lui a concedere questo potere e che per questo sia ancora più potente. È una sorta di escalation.

Intervento:…

Un equilibrio, certo, dove nessuno ha la necessità in effetti di prevaricare, è una situazione assolutamente auspicabile, purtroppo non così frequente.

Intervento:…

Il potere è quella fantasia prioritaria sulle altre, in linea di massima nell’amore, ma non è la condizione necessaria, come dice lei giustamente è possibile che non ci sia. A quali condizioni? Beh, che non sia più necessario l’esercizio del potere, allora sì, non c’è più in quel caso e in nessun altro.

Intervento:…

Di fisiologia mi occupo molto poco. La fisiologia dice un sacco di cose e non aggiungo altro. è un fatto, lei dice, culturale? Beh, sì certo, in buona parte, ovviamente, non soltanto, c’è sempre un tornaconto. Quando si vuole insegnare qualcosa a qualcuno o tramandare qualcosa a qualcuno, non è così automatico che questo avvenga. Tant’è che molti genitori vogliono insegnare moltissime, vogliono dare un sacco di bellissimi esempi, poi magari i figli vengono fuori in un altro modo da quello che avevano immaginato, nonostante tutti buoni esempi e le tradizioni familiari. Non è sufficiente la tradizione, è una direzione, certo, come dire “vai di lì che vai bene” ma non è così automatico, occorre una sorta di partecipazione della persona, cioè un tornaconto, e cioè accoglie una certa tradizione, un certo insegnamento, perché gli è utile, perché gli fa comodo. Comodo per qualunque cosa, non importa quale, e allora a quel punto diventa vero, cioè lui lo accoglie come vero, in caso contrario no, anzi, può addirittura osteggiarlo, porla come la cosa più falsa e ignobile di questo mondo. Si ricorda il ’68? Quello è stato un periodo in cui ci si scagliava contro tutte le tradizioni, tutto ciò che aveva aria di tradizione veniva bollato come infame. Questo per dire che non è così automatico, gli elementi che intervengono sono infiniti. Certo, una madre impartisce ai figli una certa educazione. Quale? Quella che ha subito lei o il suo contrario? A seconda dei casi, certe volte vuole fare come fece la mamma o la nonna, certe volte vuole fare il suo contrario. Quindi, questa posizione, questa fantasia, questa superstizione, questo luogo comune, dovrebbe interrompersi ma così non accade. C’è un tornaconto, c’è un vantaggio, ciascuno può riflettere su di sé, intorno a quale vantaggio trae una cosa del genere.

Sì, Sandro.

Intervento: Lei parlava di gioco, di regole. Mi viene alla mente Ovidio e la sua Arte di amare, è un testo in cui si elencano come delle istruzioni per giocare questo gioco. Il gioco a mio avviso può intendersi sotto due aspetti. Da una parte il gioco come struttura e dall’altra il gioco come quel qualcosa che deve produrre delle emozioni. In effetti, la questione del potere è intervenuta questa sera provocando un certo straniamento perché è stato inteso come se si fosse escluso l’aspetto emozionale, senza tenere conto che tutta la questione del potere di cui si è discusso è esattamente ciò che serve perché delle emozioni possano prodursi. Perché si producano delle emozioni occorre che avvengano determinate cose, che si creino certe situazioni, che si giochino determinati giochi, costruzioni fatte apposta per produrre emozioni. Quando, per esempio, un amore finisce? Quando non produce più emozioni, quando non c’è più gioco. È il gioco in quanto tale che si gioca per produrre delle emozioni e a consentire a una relazione di proseguire. Laddove non produce più emozioni allora, come diceva lei, la partita è finita. In effetti, se io fossi un bravo giocatore di scacchi e sapessi di avere di fronte a me un avversario che so più debole e che pertanto vincerò sempre, il gioco per me non sarebbe più divertente, non emoziona, manca il rischio. La stessa cosa accade in amore, se una persona non mi dà l’opportunità per un rilancio del gioco, quella persona non mi diverte più, non mi dà più emozioni, non mi dà più nulla e quindi la partita è finita.

Sì certo, ha detto bene.

Questa sera è stato un modo piacevole per iniziare e in particolare un omaggio alle signore presenti, come se avessi offerto a ciascuna delle signore presenti un mazzo di fiori. Pertanto, ringrazio tutti i presenti e vi do appuntamento a giovedì prossimo. Cosa avverrà giovedì prossimo? La conferenza di Beatrice Dall’Ara, psicanalista. Il tema è “Il corpo e il suo piacere” e pertanto proseguirà le cose che vi ho appena accennato questa sera ma in modo molto più preciso e interessante. Grazie a ciascuno di voi e buona serata.

 

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