HOME  INDICE

Torino, 15 dicembre 2009

 

 

FORMAZIONE DELLO PSICANALISTA E METODO PSICANALITICO

 

Libreria Legolibri

 

 

Elisa Menchini

IL TEATRO DELL’ISTERIA

 

La vita come un grande spettacolo, infinito; il mondo come un grande palcoscenico. Da qui partirei descrivendo l’importanza della parola teatro, fondamentale per descrivere e comprendere il discorso isterico che qui verrà affrontato.

In questo tipo di discorso la scena madre vive costantemente nella fantasia della persona isterica e si trasferisce nell’atto, soprattutto nel corpo.

In quale altro contesto, se non il teatro la persona può portare in scena parti di se stessa, esagerandole, portare le proprie sensazioni all’esasperazione, però senza doverle mostrare in prima persona, ma mascherandosi sempre dietro un personaggio, dietro una maschera inventata da altri.

In queste rappresentazioni tutto è concesso, pur di far divertire, di farsi adorare dal pubblico.

Sul palcoscenico si è liberi da ogni critica riguardo il nostro essere più intimo e si recita proprio affinché qualcun altro possa ammirare, piangere, ridere, arrabbiarsi; ma sempre in relazione all’agire di una determinata persona che cerca di far nascere nell’altro che guarda questa emozioni così che rimanga un segno del proprio passaggio e si venga nel male o nel bene ricordati.

L’immagine diventa luogo intermedio tra il visibile e l’invisibile.

L’immagine è proprio lo strumento ideale del discorso isterico, che converte tutto il suo mondo interiore nel proprio corpo.

Da qui Freud inizia a creare la sua teoria dell’inconscio e a lui va il merito d’aver capito che l’isteria non ha cause neurologiche.

I sintomi più diffusi erano epilessia, tachicardia, paralisi, dolori nella zona ovarica, cecità momentanea, perdita della coscienza e della parola.

Un tempo pensando appunto che questi disturbi avessero base neurologica, venivano curati con elettroshock. Freud però capì che questi problemi fisici nascono dalla scissione tra due desideri che la persona isterica porta con se, scissione tra ciò che si vorrebbe e ciò che si deve fare.

Infatti le zone del corpo che manifestano il disagio hanno anch’esse un determinato e specifico significato, legato al trauma subito o ad una situazione vissuta, talmente insostenibile dall’isterica da non poter essere espressa altrimenti che attraverso il corpo. Per il discorso isterico è più facile usare il corpo che la parola, poiché con essa si dovrebbe apertamente dire ciò che non si accetta della realtà circostante e quindi mettere in evidenza le proprie eventuali fragilità, invece il disagio fisico esprime si un malessere, ma da codificare, però più facilmente accettato all’esterno.

L’isterica trasferisce nel corpo ciò che non riesce a dire con la parola, questo è il suo modo di comunicare il dolore ma anche la felicità. Un modo netto, e ben determinato in ogni caso a far vedere all’altro che c’e’ un dolore, c’e’ bisogno d’attenzione, anche a questo serve la conversione nel disagio corporeo, ad attrarre l’altro verso di se, a tenerlo accanto, a sentire il suo affetto e che non ci siano dubbi nell’altro a starle accanto, il dolore fisico e’ chiaro, c’e’, esiste non può essere messo in discussione, non può passare inosservato, in questo modo fa leva sui sentimenti dell’altro, per agganciarlo e renderlo suo o allo stesso modo per allontanarlo se è questo che desidera, il discorso isterico utilizza un modo di comunicare comunque chiaro e facile da notare soprattutto dall’esperto occhio clinico.

Freud, appunto riuscì a decifrare questo linguaggio corporeo, riuscì a capire che diversi disturbi fisici nascono proprio dal trasferire il trauma subito su una zona del corpo che rimanda sempre al trauma non elaborato. Riuscì a capirlo vedendo che nel far raccontare più e più volte alla persona in analisi il proprio pensiero, le proprie fantasie, nel momento in cui venivano espresse, comprese, elaborate, confrontate con altri modi di vedere lo stesso avvenimento, cominciava a scemare il problema fisico, come se il nodo psichico si stesse allentando e così lasciasse libero un corpo posseduto.

Nell’analisi si cerca di far collaborare istinto e coscienza dell’isterica.

Adesso vorrei riportare un caso trattato da Freud: Il caso di Dora.

Dora è figlia, di un uomo intelligente e benestante e di una madre casalinga e poco colta. Il padre di Dora si ammala di tubercolosi e lei già in età pre-adolescenziale si prende cura di lui, ciò fa aumentare il loro legame e il disaccordo con la madre. La sua famiglia fa amicizia con la famiglia k e Dora si lega alla signora k, legame dato da una mancata identificazione femminile, in quanto la madre veniva vista da Dora come inutile e la signora k bella intelligente, diviene sia oggetto d’identificazione sia oggetto sul quale riversare un certo desiderio sessuale.

Il signor K, invece, accentando la relazione clandestina tra sua moglie e il padre di Dora, tenta di sedurre la quattordicenne Dora.

La quale dopo un abbraccio, non desiderato, troppo sensuale del signor k inizia ad accusare una nausea cronica; questo sintomo nasconde il piacere sessuale che Dora ha provato da quel contatto, ma essendo una sensazione sconveniente da accettare o da far accettare, lo sostituisce con una sensazione più facilmente comprensibile.

Dora confessa l’accaduto, il signor k si dice innocente, così la ragazza viene accusata di fantasticare troppo. Suo padre la manda da Freud chiedendogli di farla ragionare. Ma Dora sa che il padre fa questo per continuare a nascondere la storia con la signora k. Un'altra figura femminile che delude Dora è l’istitutrice la quale di fronte al padre assume un comportamento amorevole con la ragazza e nel momento in cui il padre non c’è diventa astiosa, come se desiderasse anch’essa l’uomo.

Dora durante l’analisi ammette l’amore verso il signor k, capendo la strumentalizzazione della malattia, poiché vedeva che il padre stava male quando la signora k tornava, affinché lo accudisse e notava che quando il signor k tornava anche la signora k accusava malessere e la stessa Dora soffriva di afasia di fronte al signor k.

Per questo aspetto si contraddistingue il discorso isterico.

Il sintomo compare nella vita mentale del paziente come un “ospite indesiderato”, assume una funzione secondaria che si radica e difficilmente viene abbandonata; per esempio della bambina che da piccola impara ad ottenere le attenzioni solo quando sta male, da adulta continuerà ad utilizzare in buona fede, questo stesso mezzo all’interno del matrimonio. Naturalmente ciò è inconsapevole e solo attraverso la psicanalisi si può far comprendere al paziente che c’è un’ intenzione dietro al sintomo. Per eliminare i sintomi, infatti, bisogna portare al cosciente ciò che non riesce ad esprimere. Dora si comporta come se si identificasse con entrambe le donne di suo padre e in certi aspetti vorrebbe essere al loro posto.

Quindi Dora ammette di essere innamorata del signor k e quando racconta alla famiglia che lui le aveva confessato il suo amore, il signor k nega tutto, lei si sente rifiutata. Così nella mente di Dora si creano delle catene associative come, gli uomini sono tutti bugiardi, i malati pericolosi.

La ragazza torna da Freud trattandolo con sufficienza e avvisandolo che quella sarebbe stata l’ultima seduta. Evidentemente Dora assume un comportamento di rivincita che sarebbe diretto verso il padre e il signor k.

Da questo Freud arriverà a comprendere il transfert. L’abbandono dell’analisi da parte di Dora, ha due chiavi di lettura:da un lato Dora abbandona perché ferita dal rifiuto e del mancato ascolto del padre in un momento di necessità; dall’altro perché desidera vendicarsi di colui che percepisce come alleato del padre stesso.

Dora, come qualsiasi altra persona che si trovi nel discorso isterico, si sente come immersa in una boccetta di profumo che inebria fortemente che ne è bagnato tanto da far vedere la realtà solo attraverso questa forte sensazione, allo stesso tempo attraendo gli altri, però alle volte diventando tanto forte da rapirli o da farli scapparle.

Questo profumo di cui è inebriata la persona isterica, non è altro che la fantasia che sta alla base a questo tipo di discorso,che lo pilota, lo muove in ogni tipo di circostanza.

L’isterica fantastica, si crea delle immagini, si crogiola nel proprio desiderio immaginando, sperando che ciò che avverrà sarà proprio ciò che lei pensa, idealizza, si crea una propria storia nella mente parallela a quella che accade fuori da sé.

Facciamo l’esempio del ragazzo che chiama al telefono la propria fidanzata, ella al momento non risponde, il ragazzo che generalmente è diffidente, applicherà questo tipo di pensiero anche in questa situazione, così comincerà ad innervosirsi, continuando a chiamare più e più volte la ragazza.

Questa probabilmente risponderà al telefono con tranquillità rassicurando il fidanzato, il quale dopo un sfuriata istintiva, si renderà conto d’avere reagito senza riflettere, e se il ragazzo fosse anche parecchio introspettivo arriverebbe a comprendere d’aver agito proprio in quel modo poiché è stato pilotato da una propria fantasia che non si realizzata come da lui immaginato, e quindi per poco ha perso il controllo della situazione.

Infatti nell’isteria il concetto di controllo è costante, in questo esempio non è che la fidanzata abbia fatto qualcosa, bensì è il ragazzo che si è creato tutta una concatenazione d’immagini, nate dal fatto che le cose non sono andate come lui prevedeva,così sentendosi quasi subito deluso dalla ragazza.

L’isterico con difficoltà accetta che i propri piani vengano modificati o che qualcuno interferisca in questi e con difficoltà riesce a contenere l’istinto del dire ciò che pensa.

Perciò nel discorso isterico è un po’ difficoltoso mettersi nel punto di vista altrui, poi il proprio impeto riduce un poco la lucidità della riflessione.

Questa forte sicurezza che rende difficile il capire l’altro è data dal fatto che il discorso isterico si sente portatore di una grande, forte, speciale verità,della quale l’isterico non ne è responsabile, ne è solo portatore.

Di fatti l’enunciato tipico di questo discorso è “io non so che tu sai che io so”.

Sentendosi, quindi portatrice di una grande e assoluta verità si sente onnipotente, utilizzando il controllo, la seduzione, la debolezza altrui.

Le reazioni alla perdita di questo controllo generalmente è esagerata, l’isterica è dominata da una sensazione che spesso dice più forte di lei, lo si può notare negli scatti d’ira nati da cause non così forti e dolorose come la persona invece sente.

Queste sensazione rimbombano all’interno della persona isterica, rendendone difficile il non esprimerlo, il non riversarlo all’esterno quasi per liberarsene e cederlo all’altro.

Per questo i gesti sono forti, per riuscire a far sentire all’altro ciò che la persona che si trova nel discorso isterico sta provando, come per esempio il piangere in momenti di dolore, è un mezzo di comunicazione, non una strumentalizzazione, può essere visto semmai come mezzo per esprimere ciò che con un altro tipo di linguaggio sarebbe più difficile per l’isterico.

Esprimendosi in modo forte e istintivo potrebbe trasmettere all’altro un messaggio netto e forte, ma che in realtà vuole portare con se un significato ben più lieve, solo il tono e le parole possono essere forti ma la sensazione che ha spinto a questo atto è solo un dolore sentito in modo amplificato, quindi colui che ascolta dovrebbe accogliere il tutto diminuendolo d’intensità.

Adesso facciamo l’esempio della fidanzata che infastidita, da una cosa minima fatta dal fidanzato, gli dice che non vuole più stare con lui, in realtà, la fidanzata non vuole stare con lui in quel momento perché egli la mette di fronte ai propri limiti, qualsiasi essi siano.

La ragazza penserà così che stando con questo ragazzo dovrà affrontare i propri limiti e così la sua frase irosa andrà a ferire proprio colui che la “costringe” a vivere determinate situazioni,che altrimenti eviterebbe, così la ragazza dovrebbe riuscire a spiegare al ragazzo e a se stessa che in realtà non è con lui che non vuole stare in quel momento, ma in quelle determinate circostanze che la portano a fare i conti con ciò che, come dicevo prima, cerca di nascondere dietro la forte verità-maschera. Il fatto ovviamente non si modificherebbe cambiando fidanzato.

Così anche in questo esempio la ragazza è pilotata dalle proprie fantasie più o meno inconsce.

Ciò porta spesso la persona con discorso isterico ad un forte conflitto con le persone dello stesso sesso, come abbiamo visto anche nel caso di Dora, una sorta di invidia e odio allo stesso tempo.

In questa opposizione verso l’altro fastidioso il discorso isterico solitamente direbbe ciò che penso è così, quindi tu sei libero di seguire la mia verità o no, ma in ogni caso io non cedo.

Invece, per esempio nel discorso paranoico la frase tipo sarebbe, tu devi fare così perché lo dico io.

Quindi l’isterico con difficoltà riesce a lasciare dei discorsi o delle situazioni in sospeso, in modo instabile, non controllate, non immerse nella propria verità. Se si trovasse tra due ostacoli pur di soddisfare la propria inquietudine li eliminerebbe andando verso una terza strada. È facile dedurre che questo tipo di discorso ospita in sé molta istintività, desiderio d’agire, risolvere in fretta il contrasto eventuale tra i propri pensieri, il rimanere immobile sarebbe insopportabile, così nell’atto c’è quella risoluzione veloce che libera la persona isterica dall’aspettare che l’altro proponga anche un alternativa migliore, ma pur sempre contrastante con la verità fondate dell’isteria.

Il desiderio, proprio questa parola da vita, fa respirare l’isterica, poiché nelle sue fantasie se non ci fosse sempre un estrema ricerca, inseguimento verso la soddisfazione di un bisogno, non ci sarebbe la delusione, che porti di nuovo a quella tensione di ricerca, di far vedere che si va avanti, comunque, ad ogni costo e che qualsiasi cosa possa accadere sarà sempre la più forte, speciale di tutti. Qui introdurrei il concetto del SENTIRSI SPECIALI. L’isterica è convinta di essere speciale, di essere superiore, però nel momento in cui le verrà chiesto di spiegare perché esiste questa convinzione, ci verrà risposto in modo poco esaustivo.

Poiché nel momento in cui si ferma a riflettere e analizza ciò che la fa sentire così speciale, noterà che questa sensazione è dovuta solo al susseguirsi delle proprie fantasie, idealizzazioni su se stessa, e su gli altri, convincendosi di essere cosi rara, rispetto agli altri.

Con ciò non voglio dire che il discorso isterico si convince di essere quello che non è, denotando una certa insicurezza, affatto l’isterico è molto sicuro di sé, però tende ad esagerare ciò che sente o che vede, insomma filtra poco la realtà.

Però seguendo queste fantasie dell’essere speciale considera gli altri come nullità, non cercando di comprendere spesso il punto di vista altrui.

L’isterico pur essendo messaggero di una certa verità, ha sempre molte domande, molte richieste quindi, vivendo con una frenesia sottopelle che lo spinge a chiedere, a non essere mai soddisfatto, poiché quando ha delle risposte, da qualcuno o qualcosa, nel momento stesso in cui capisce che questo qualcuno non può dargli di più, passa oltre.

Non cerca l’arricchimento nella medesima circostanza, ma se ne stanca cercano altrove ciò che pensa che gli manchi, quando in realtà potrebbe benissimo avere delle risposte e soddisfarsi anche costruendo qualcosa di costante lavorando al suo interno anzi che trovare altro respiro all’esterno.

Il non essere mai soddisfatti porta ad un continuo lamento, ad una continua critica verso l’esterno, a vari litigi che creano continue delusioni, che creano continue critiche così che spesso il discorso isterico si auto costringe all’isolamento, un po’ perché gli altri vengono visti come nullità e quindi non serve a molto frequentarli e dall’altro perché un po’ viene poco accettato per le continue critiche, che mettono gli altri anche nella complessa situazione di dover sempre pensare a come comportarsi.

Isolamento, dicevo, ma relativo poiché nel discorso isterico esiste una mirata selettività, in quanto ricercano qualcuno, uomo o donna che sia sul quale riversare questa verità, idealizzando questo soggetto o meglio oggetto scelto con cura per vederlo poi come al di sopra degli altri.

In realtà coloro che vengono scelti non è che abbiamo qualcosa di così speciale, è l’isterica che decide di vederlo così, seguendo una sua fantasia d’idealizzazione, per potere affermare il proprio potere che consiste nel pensare “tu sei così speciale perché io sto con te, perché ho deciso si darti il mio amore, avendoti donato tanto di così speciale, essendo io portatrice di una grande verità, allora anche tu hai queste grandi qualità ma stai attento, poiché nel momento in cui non sarò con te o non soddisferai le mie richieste deludendomi, tu tornerai ad essere una nullità come tutti gli altri”.

Dicendo questo, non è che la persona amata dall’isterica non abbia nulla, qualcosa ha, ma questo qualcosa viene esasperato.

La delusione da cui viene soffocata l’isterica, nasce dal non accettare l’altro al di fuori della propria idealizzazione, non sopportando d’aver sbagliato nella sua scelta, preferisce allontanarsi e iniziare una nuova ricerca.

In ogni viaggio verso la perfezione che l’isterico compie, porta con se una parte della ricerca passata, arricchendosi volta per volta delle parti belle di chi incontra, proprio questo portare con sé il bello del passato, rende astioso l’isterico verso il diverso che si incontra nel presente, confrontando continuamente ciò che si ha con ciò che si aveva, nutrendo così l’infinita catena di delusioni e critiche. Perciò tenderà ad ogni nuovo incontro a voler modificare ciò che già è presente, perché sentendosi così importante desidera, crede di dover apportare qualche cambiamento, miglioramento, come se volesse creare un habitat che garantisca la proprio supremazia o per lasciare un segno del proprio passaggio, un po’ come i faraoni nel volere costruire ad ogni costo un monumento auto celebrativo ancora più grandioso del regnante precedente.

Magari c’è un vero miglioramento, ma ciò che è importante osservare è il discorso che muove l’isterica ad agire così.

Questo voler apportare un miglioramento all’altro, può essere letto come tendenza altruistica, poiché sentendosi cosi pieno e appagato da questa grande verità, desidera quasi deve andare dagli altri e aiutarli, anche se spesso gli altri non chiedono neanche l’aiuto di questa persona,ma in ogni caso questo altruismo nasconde un forte egocentrismo, come nell’idealizzazione dell’amato.

Infatti lui o lei si danno completamente, difendendo il loro “territorio”, però per tutta questa devozione c’è un prezzo da pagare, che sarebbe, non essere messi in discussione e non avere rivali, cioè l’amato non deve desiderare altro che colei che lo idealizza.

Altrimenti l’ego nel discorso isterico si sentirebbe ferito, non sarebbe più unico, dovrebbe mettersi in discussione, in questo caso però è molto più facile pensare che l’altro non sia più soddisfacente, squarciando il “velo di maya” posto inizialmente sul prescelto, affinché la propria fantasia di onnipotenza e controllo non venga lesa.

Tutto questo avviene contornato da forti sensazioni, drammatiche o comiche, tutto accentuato, tutto forte, affinché ciò che pensa l’isterico si possa affermare, perché è questo è questo che succede affermare.

Il processo dell’isterica continua nel cercare sempre di capire cosa desidera l’altro avendo come discorso interno il “io sono come tu mi vuoi”, così tu non puoi non volermi e quindi non puoi abbandonarmi.

Questa citazione si potrebbe affiancare a “tu mi hai voluto proprio perché hai visto in me questo essere così speciale e quindi se hai scelto il meglio che io porto con me, non devi più permetterti di lasciarlo”.

In questa affermazione si può ben notare la paura dell’abbandono, non tanto perché si rimane soli, bensì poiché l’isterica si sente così speciale da non capacitarsi del fatto d’essere stata lasciata, del non essere più apprezzata, non essere più al centro dell’attenzione e infine criticata. Per l’isterica, non molto introspettiva, è un fortissimo affronto, che sfocia in una grande voglia di vendetta, anzi che in una più tranquilla riflessione interiore.

Da qui nasce il pensiero “nessuno mi capisce”, pensiero che difende la persona dal riflettere, dal riuscire ad osservarsi dall’esterno.

Senza l’altro l’isterica non riesce a sentirsi importante, speciale, senza l’altro, senza giudizio, l’essere apprezzati dagli altri.

Riuscire a sentire, piuttosto che capire, che si può essere amati dagli altri e amarli anche se non si è perfette, riuscendo ad amare l’altro nella sua interezza che comprende difetti, contraddizioni, accettare il tutto, senza inseguire perennemente un ideale di perfezione.

Il concetto di perfezione è fondamentale per il pensiero isterico, poiché l’isterica cessa di essere, per cercare di diventare come si immagina che l’altro vorrebbe che ella fosse.

Se non c’è un altro lei non esiste, da questo modo di pensare scaturiscono depressioni che portano molte persone ad avvicinarsi all’analisi, sentendo che la loro vita non ha più senso se non potendo inseguire un ideale, un dio; ancor peggio se il dio creato non desidera più la persona che lo ha fatto tale. L’inganno è un altro pensiero costante dell’isterica, deludendosi facilmente degli altri, ne soffre, sentendo questo dolore pensa che derivi unicamente dall’esterno, sicché tutto viene visto come possibile portatore di sofferenza, da qui nasce la diffidenza che l’isterico sente costantemente verso il mondo esterno. È una diffidenza latente, sempre presente che scatta alla prima potenziale minaccia, come se l’isterico pensi in quel momento “ecco lo sapevo, che sarebbe successo così, vedi?” sentendosi legittimato ad agire.

Il pensiero diventa ancora più complesso poi il discorso isterico pensa che l’altro faccia quello che fa lui, per esempio tradisse o pensasse di farlo, immagina che anche l’altro lo faccia.

Come in una sorta di proiezione, data dal fatto che non riuscendo a mettersi al posto altrui, non riesce bene a comprendere che esista anche un modo differente d’agire, di pensare.

A volte il pensiero “anche l’altro lo fa” si potrebbe tradurre come, io agisco prima dell’altro in questo modo così mi difendo dalla futura sofferenza che l’altro mi farà provare, facendo proprio ciò che gli anticipo. Quindi l’isterico si sente quasi autorizzato a compiere ciò che crede, poiché pensando in questo modo annulla il senso di colpa dell’agire secondo una propria fantasia, senza apparentemente alcun fondamento evidente, infatti molte volte compiuto l’atto, l’isterico s’accorge che l’altro in realtà non aveva alcuna intenzione di compiere l’atto anticipatamente immaginato.

Così qualsiasi cosa faccia avrà sempre presente questo discorso e se pensa che gli altri la vogliano ingannare o abbandonare farà in modo che questo accada o noterà solo ciò che porta a questa conclusione. Tutto ciò si muove da una verità che possiede, così è e così deve essere.

L’incontro con l’altro, per l’isterico si trasforma in un fantastico gioco, fatto di sguardi, seduzione, gesti quasi impercettibili, desideri non detti ma fortemente trasmessi, quasi palpabili. L’osservazione della persona che si trova davanti è completa, per arrivare a carpirne ogni particolare da poter utilizzare nell’atto della seduzione, strumento utilizzato dall’isterica per il controllo del gioco con il mondo esterno.

In questo modo riesce ad ottenere attenzione dall’altro, a tenerlo con se attraverso l’aspetto sessuale, che è molto forte nella natura umana.

Generalmente questo modo di relazionarsi con l’altro viene visto come ingannevole, piuttosto direi artistico, utilizzo questa parola poiché se troviamo la seduzione in un discorso isterico dotato di una spiccata e vivace intelligenza, la seduzione non diventa inganno, bensì arte.

Un arte complessa, raffinata, che diventa mezzo di comunicazione come la parola, ma che non esisterebbe senza la definizione donatagli da essa.

Tanto più si è belle, tanto più si è apprezzate, amate, desiderate. La bambina scopre molto presto l’ammirazione e i privilegi che le derivano dal possedere o amministrare la sua bellezza, ma è solo nella misura in cui la sua spontaneità di bambina andrà scemando, che ella avrà coscienza del potere che detiene come “futura bella donna”.

Sicché la donna isterica si avvicinerà all’ideale e si sentirà valorizzata solo dall’incontro con l’uomo che le garantisca il successo come donna in quanto genere.

Più si avvicina a questo ideale, più la sua autostima aumenta, poiché si avvicina a ciò che le hanno insegnato ad essere per essere apprezzata.

Se questo insegnamento è stato ben radicato nella mente della bambina, quando diventerà donna, cercherà la figura maschile che le hanno detto fondamentale per sentirsi quello che deve essere, cioè donna; da qui nasce facilmente il pensiero “devo essere vista” e devo essere vista dall’uomo per esistere, come se fosse la figura maschile a dar vita al pensiero della donna, ancor più se isterica.

Da qui spesso nasce il desiderio di completare questo essere donna con il desiderio d’avere figli.

Non esiste altra circostanza capace di esaltare allo stesso modo il narcisismo della donna isterica, come la nascita del proprio figlio, che per lei è l’aver compiuto l’atto supremo; la creazione della vita, quindi l’aver confermato la propria onnipotenza. Inoltre essendo qualcosa da lei creata non potrà essere altro che perfetta.

Però la soddisfazione del aver avuto un figlio non dura in eterno, spesso la donna isterica mette al mondo dei figli per cercare di colmare quel senso di mancanza che le appartiene, diventando magari solo un modo per dimostrare al mondo quanto si è potenti, ma se alla base di tutto c’è un ricerca infinita di soddisfazione, ciò che si è creato non viene visto come perfetto.

Questo pensiero diventa pericoloso, in quanto se si è convinti d’essere onnipotenti e ciò che si crea non è come ce lo si aspettava, non si soddisfano le aspettative altrui e infine si viene anche criticati per come ci si relaziona con la creazione che ci conferma la nostra onnipotenza di donna, allora cominciano i problemi con la realtà, poiché se quello che si è o si desidera essere si distanzia molto da ciò che si dovrebbe essere, si può cadere in un forte stato depressivo, caratterizzato appunto dal senso di vuoto dato dell’estenuante ricerca verso un illusoria soddisfazione.

L’isteria viene anche equiparata ad una situazione infantile, nella quale si esprimono questi atteggiamenti: egoismo, vanità, esibizionismo, drammatizzazione, bugia, esagerazione, manifestazione incontrollata di affetti, labilità affettiva, inconsistenza delle reazioni, superficialità emozionale, pretenziosità, arroganza e dipendenza.

L’isterica non si prende mai sul serio, vive in un gioco, tutto è risibile, proprio nell’analisi dovrebbe iniziare a prendersi più sul serio, a comprendere che ciò che pensa non è assoluto e sempre condivisibile dall’altro. Infatti sentendosi iper coinvolta tende a fraintendere le motivazioni degli altri anche se in apparenza l’adattamento al mondo esterno è buono, quando si trova coinvolta in relazioni durature e impegnate, il suo atteggiamento è esigente, regredito, infantile, oral – aggressivo, contrastando con lo spiccato altruismo.

Va da sé che se l’isterica spesso si sente iper coinvolta, gestisce con più fatica situazioni in cui lo stress è maggiore.

Facciamo adesso l’esempio della ragazza che viene lasciata dal fidanzato, in un discorso ossessivo la ragazza direbbe “hai fatto bene a lasciarmi tanto sono una nullità”, nel discorso isterico invece la ragazza direbbe “hai osato lasciarmi, adesso la pagherai cara”, immaginate questa frase detta in una situazione di forte litigio.

 Inoltre, essendo fortemente edipico, il discorso isterico è molto competitivo con i soggetti dello stesso sesso, per mantenere la propria fantasia di superiorità, per paura di perder proprio quest’ultima, per il fastidio che nasce nell’avere, anche solo in veste d’amica una terza persona che possa renderla meno al centro dell’attenzione.

Tutto ciò accade anche nella relazione analitica, spesso accade che i pazienti siano molti complimentosi, idealizzino l’analista, facciano tutto quello che pensano che piacerebbe all’analista.

Non dobbiamo cedere a tutto questo, non dobbiamo, dal punto di vista analitico cedere al nostro narcisismo, ma leggere il tutto a distanza e cercare sempre di far riflettere l’analizzando e di fare in modo che si ascolti. Poiché spesso l’isterico interrompe la relazione con la coscienza, quindi trasferisce il tutto a livello fisico.

Tutta ciò può essere visto come qualcosa di negativo, invece dovrebbe essere osservato come una caratteristica di personalità o meglio ancora come una struttura di pensiero e perciò dotata di sfumature più o meno accentuate;non vorrei che venga etichettato come un discorso etichettante, in quanto sarebbe troppo semplicistico suddividere la personalità in tipi di discorso ossessivo, isterico, paranoico e schizofrenico.

In una persona può predominare un tipo di discorso, in modo più o meno evidente, ma non si limita a questo, perché sarà ricco di molte sfaccettature più o meno intense, che verranno messe in atto nelle più varie circostanze della vita in cui ci si può trovare.

In ogni tipo di discorso, ogni persona può capire, analizzare, perché certi aspetti gli piacciono e altri no, in quali situazioni emergono, in quali dovrebbero emergere, non esiste in tutto ciò una distinzione tra il bello e il brutto, tra il buono e il cattivo.

Nell’ analisi non si danno giudizi, si cerca di accompagnare durante il percorso di sviluppo intellettuale l’analizzando, osservandolo come un mondo nuovo, un mondo a se, e ogni seduta sarà a se stante, come le situazioni nella realtà cambiano, ogni volta l’analizzando si mostrerà a noi con aspetti nuovi, modificazioni impercettibili, portando con se aspetti del passato,modificati nel presente e proiettati verso il futuro.

Per questo l’analisi è un percorso intenso e lungo, poiché l’analizzare insieme ad un'altra persona gli aspetti più profondi del proprio se, aspetti messi in atto in una mutevole realtà, diventa un processo di riflessione attiva, ma costante, di modo che possa portare all’interno dell’analizzando una conoscenza di se nuova, ma duratura nel tempo.

Di solito un analisi nasce dalla curiosità della persona, oltre che da disagi esistenziali, ma soprattutto nasce dal porsi delle domande, che nel caso del discorso isterico potrebbero essere:

“perché è così importante per lei sentirsi speciale?”, “perché se non si sente desiderato, sente il nulla?”

Qualunque sia la risposta che otteniamo, sappiamo che nasce da un insieme di proposizioni, stringhe di linguaggio che il soggetto si crea ne tempo, certezze del tutto arbitrarie che facilmente possono essere smontate durante un’analisi, facendo pian piano notare, all’analizzando, che non è sempre così, che ci sono anche altri modi per vedere l’intorno senza rimanere radicati nel proprio discorso, arrivando a vederlo solo come una serie di parole, le quali poste in un’altra struttura avrebbero un significato diverso, come se leggessimo un libro, prima nella nostra lingua, poi in un'altra, si noterà che alcune parole apparentemente simili in un contesto significano una cosa, in un altro un’altra cosa ancora. Continuando la conversazione analitica si riesce a leggere il proprio pensiero con più distacco. Questo pensiero comincia a essere considerato come arbitrario, seppur importantissimo in quel momento per l’analizzando, però cominciando a vederlo come arbitrario, diventerà non necessario, a questo punto può essere abbandonato.

Nel discorso isterico, in analisi, bisognerebbe accompagnare l’analizzando nel processo che lo porti ad intendere che può abbandonare questa verità, farlo parlare sempre e sempre di più, non accontentarsi mai della risposta che ci viene data, come accade poi in modo similare nel discorso isterico, il non essere mai soddisfatti.

Anche l’analista quindi, non deve essere mai soddisfatto, poiché in questo consiste l’analisi non giungere ad una verità netta che semplicemente sostituisca quella della persona in analisi, bensì l’analista deve cercare di mantenere il discorso sempre aperto, affinché continuando a parlarne si noterà che non è poi così utile la verità che si porta più e più volte, perché è così che accade in un percorso analitico, le persone parlano anche in toni e di tematiche varie, ma riproponendo sempre una verità di fondo che man mano va sgretolandosi ponendovi affianco altre verità che annullano la verità proposta di modo che non ci sia più bisogno di aggrapparci ad una verità illuminante, poiché l’unica cosa necessaria da capire è che tutto il nostro discorso è solo una serie di parole, proposizioni che possono essere interscambiabili come in un gioco, quindi anche i pensieri, le idee possono cambiare o dissolversi.

Questo atto d’analisi diventa poi costante, si arriva ad analizzare ogni pensiero che nasce durante il giorno e in determinate circostanze, diventa un procedimento automatico, che porta la persona a non perdere più tante energie per il non capire cosa sta accadendo intorno ad essa e dentro di essa, ma ne avrà sempre una forte consapevolezza, non venendo più soprafatti da emozioni che ostacolano le relazioni quotidiane, ma pensando velocemente se ci che ci sta accadendo è utile o meno.

Le stesse emozioni sono nate, definite da una sequenza di parole, cariche del loro significato all’interno di un processo chiamato linguaggio.

Da questa consapevolezza, conoscenza si arriverà a capire che molte cose che ci bloccano sono solo dei pensieri, creati da parole, create dal linguaggio; arrivando a comprendere ciò, si troverà inutile seguire dei credo o delle verità che sentiamo più forti di noi.

L’accettazione di se stessi e la consapevolezza del proprio discorso, quindi del proprio modo di lettura della realtà, è fondamentale ed è un buon seppur complesso obiettivo da raggiungere nel percorso psicanalitico.