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Torino, 12 febbraio 2009

 

BIBLIOTECA CIVICA DIETRIC BONHOEFFER

 

APPUNTAMENTI CON LA PSICANALISI

La sovversione della psicanalisi: l'irrinunciabile sogno di Freud

 

EDGAR ALLAN POE, TRA REALTÀ E DELIRIO

Di che cosa è fatta la realtà di cui vivono gli umani

 

 

Due giovani allieve del Conservatorio di Torino suonano al violino alcuni brani di Mozart.

 

Presentazione da parte della Signora Forlin del nuovo ciclo di conferenze dell’Associazione Scienza della Parola.

 

Il modo in cui in Edgar Allan Poe pone la questione del delirio è interessante. Come sapete ha scritto molti racconti su questo argomento, e non soltanto intorno alle quattro donne e cioè oltre a Morella, Ligeia, Berenice e Eleonora. La capacità di Poe di descrivere il delirio è notevole, ce la mostra subito come un discorso assolutamente lucido, coerente, quasi perfetto e anche affascinante, e la cosa più bella per così dire è che utilizza per descriverlo la struttura stessa del delirio, vale a dire che descrive in modo sereno, tranquillo, piano, quasi naturale le cose più inverosimili e in alcuni casi raccapriccianti, ma sempre con un tono pacato e disteso, che è esattamente ciò che fa il delirio. “Delirare”, come forse molti sanno l’etimo latino indica l’uscire dal solco, la lira era il solco, uscire dal solco della ragione. Ma al di là di questo ciò che ci mostra Poe è l’assoluta coerenza e lucidità del delirio. Il delirio non è di per sé strampalato, le connessioni, le implicazioni che il delirio costruisce sono perfettamente logiche, coerenti, è solo la premessa da cui parte che non è riconosciuta da altri come vera e attendibile, ma il percorso che compie è perfettamente logico, direi quasi inattaccabile. In effetti è straordinariamente difficile persuadere una persona delirante che ciò in cui si sta trovando è un delirio, anziché come pensa lui la realtà delle cose, lo stato di fatto delle cose. La premessa da cui parte dicevamo non è condivisa da altri perché se lo fosse allora cesserebbe di essere un delirio. Vi faccio un esempio molto banale: alcuni ritengono che Adolf Hitler fosse delirante, e altrettanto lo fossero coloro che gli hanno dato seguito, ma se avessero vinto la seconda guerra mondiale sarebbe stato considerato ancora un delirio? Temo proprio di no. Quindi una delle caratteristiche principali del delirio è quella di essere una cosa tendenzialmente personale, non condivisa, un’idea che altri ritengono squinternata. Eppure come vi dicevo il delirio ha una sua coerenza assoluta. Supponiamo per esempio un caso di delirio paranoico, mania di persecuzione, e supponiamo per esempio che una persona venendo qua con la macchina dal centro di Torino e muovendo dall’idea fondamentale che tutto il mondo ce l’ha con lei e quindi la pedinano, la spiano, la tengono d’occhio tutti quanti, dica che venendo qui è stato seguito da moltissime macchine che lo pedinavano. Il traffico è intenso e ci sono continuamente macchine che seguono e altre che precedono, però lui è assolutamente convinto che molte di queste macchine lo stessero seguendo, naturalmente poi alcune svoltavano e altre prendevano il loro posto così come si fa in un pedinamento fatto a regola d’arte. Se una persona credesse una cosa del genere verrebbe considerata squinternata, eppure è possibile dimostrare che non è così? Dimostrargli che effettivamente ciò che lui pensa è falso? Come facciamo a dimostrare che tutte le macchine che lo hanno seguito non lo stessero pedinando? Non lo sappiamo naturalmente, non è possibile dimostrare neanche il contrario ovviamente però questo al delirio importa poco, è possibile quindi è vero: è possibile che stessero pedinando lui, non possiamo negarlo in modo assoluto né con certezza quindi è vero. Qualunque cosa è segno e conferma della sua idea principale, cioè nell’esempio che vi facevo del delirio paranoico, di essere al centro di un complotto internazionale, ogni cosa è segno di questo complotto. È un’idea che può apparire bizzarra ma in fondo anche altre persone pensano cose del genere, ci sono persone che suppongono che ogni cosa che ci circonda per esempio sia segno dell’esistenza di dio. Dunque di ciò che si crede essere vero una qualunque cosa non solo è segno ma una conferma, ogni volta lo conforta, qualunque cosa io veda o il suo contrario comunque sarà una prova di ciò che io penso e non c’è modo di persuadere il discorso delirante che ciò che sta pensando è falso, non lo si può fare perché non si può dimostrare che effettivamente queste cose che per lui sono segno della sua certezza non lo siano. come provarlo? Quindi se vuole continuare a crederlo può farlo, nessuno può contraddirlo con certezza. Di questo dunque è fatto il delirio, di una idea che a un certo punto si costituisce, si configura come una certezza assoluta incrollabile e indubitabile e tutto ciò che segue a questa idea è segno e conferma della verità di questa idea. Vi dicevo che la difficoltà con il discorso delirante è che non è possibile dimostrare che ciò che crede è falso, così come accade ed è accaduto anche nel discorso occidentale da 3000 anni a questa parte. Uno dei problemi più grossi è stato quello di trovare una prova, una dimostrazione che qualcosa sia effettivamente irrinunciabilmente e irrimediabilmente vera, ma sorge sempre qualche cosa che mette in dubbio, e in assenza di una possibilità di stabilire con certezza qualcosa ecco che ciascuno si costruisce secondo le proprie esigenze una verità, una verità che diventa assoluta, incrollabile, indubitabile e alla quale si attiene, la quale verità finirà per pilotare la sua esistenza. Ogni cosa che farà, che deciderà che sognerà, che desidererà comunque sarà vincolata a questa certezza, questa idea può essere in realtà qualunque cosa, questa certezza iniziale, ciò che conta è che sia indiscutibile, inappellabile, come dire che le cose sono così. Come vi dicevo il discorso delirante per tantissimi aspetti non è differente da un infinità di discorsi che non sono affatto considerati deliranti, ciò che lo rende tale è il non essere condiviso da un numero sufficiente di persone, d’altra parte perché l’idea da cui parte per quanto ad alcuni possa apparire strampalata dovrebbe essere falsa se tale non si riesce a dimostrare che sia, è così allo stesso modo una persona di destra molto difficilmente riuscirà a persuadere una persona di sinistra che le cose che lui crede sono quelle vere, e viceversa, non avviene, non avviene perché la premessa da cui si parte cioè questa idea generale è ritenuta assolutamente vera. Nessuno delle due idee è provabile in nessun modo e da qui naturalmente le liti continue. Ma ciascuno dei due ha assolutamente ragione, dei due litiganti quasi sempre entrambi hanno assolutamente ragione, per questo molte volte è difficile comporre una contesa, perché nessuno rinuncerà mai alla sua idea, e perché dovrebbe? È vera! Qualcuno provi a dimostrare che è falsa. Naturalmente quello che pensa il contrario farà lo stesso ragionamento. C’è in tutto ciò una considerazione che è interessante e che riguarda proprio la struttura del delirio: che cosa lo supporta. Anche nella scienza che pura talvolta si picca di essere precisa, esatta, avviene esattamente la stessa cosa: si muove da un principio che si suppone, si crede essere vero fino a prova contraria. Ma anche il delirante pensa esattamente la stessa cosa, ciò che lui pensa è assolutamente vero fino a prova contraria, ma non c’è la prova contraria e neanche per la scienza in fondo c’è al prova contraria e lo sanno molto bene i filosofi della scienza. Feyerabend per esempio: fra tutte le possibilità che il discorso scientifico propone e ha proposto quale viene accolta e diviene ufficiale, diventa una credenza, diventa una superstizione comune? Quella che è più persuasiva, perché sanno benissimo i filosofi della scienza, almeno quelli più avvertiti, che in realtà provare l’assoluta verità o addirittura necessità di una teoria scientifica è straordinariamente arduo, è sempre possibile costruire altre prove, altre dimostrazioni e allora ci si trova in una condizione che è simile a ciò di cui parlavamo prima, e cioè un discorso che è fondato su una certezza e che basa su questa certezza tutte le conseguenze, tutte le implicazioni, tutto il suo agire, la realtà. Di fatto una persona si muove in base alle cose che crede, se crede vera una certa cosa si muoverà di conseguenza e cioè farà certe cose, se non la crede vera non le farà per esempio. Ciò che si è rilevato in relazione al cosiddetto discorso delirante è che la premessa da cui muove non è fondata, anche se ciò che ne segue come dicevo prima è assolutamente coerente: è coerente il fatto che se io sono perseguitato da agenti segreti, è perfettamente coerente, logico e normale che io sia pedinato da delle macchine mentre vado in giro, che le persone mi seguano, che mi controllino, che mi spiino. Se fossi un pericolo per una nazione per esempio questa certezza originaria che il discorso delirante esibisce con assoluta sicurezza, senza poterla provare, sarebbe perfettamente comprensibile. D’altra parte facendosi forza del fatto che nessuno può provare il contrario rappresenta anche l’intoppo da sempre del discorso occidentale, del discorso filosofico per esempio, che non trova una definizione dell’essere che risulti definitiva, certa, necessaria assoluta: che cos’è l’essere dell’ente? Oppure della scienza, trovare quelle leggi universali definitive, necessarie. Tutto ciò ha costituito un intoppo perché ciò che manca da sempre agli umani è un fondamento, un fondamento che risulti tale, in definitiva che non menta, come si è rilevato mentitore qualunque fondamento gli umani abbiano incontrato dalle origini fino a oggi. Quasi che gli umani avessero cercato in questi tremila anni di evitare con tutti i loro sforzi il delirio, cercando di costruire discorsi teorie che non fossero deliranti cioè costruiti su certezze assolutamente gratuite, indimostrabili, e talvolta anche improbabili. Uno sforzo immenso, tremila anni di pensiero proprio per evitare questo: per evitare il delirio. A che scopo qualcuno potrebbe chiedersi? Certo in fondo la persona delirante sta bene, non ha grossi problemi se non il fatto che ci sono agenti segreti che lo seguono e che gli rendono ogni tanto la vita difficile ma a parte questo dettaglio non c’è nessun problema, perché dunque evitare il delirio? Delirio che poi di fatto non è altro che un inganno, perché una certezza ritenuta incrollabile che poi si dimostra assolutamente falsa o gratuita o arbitraria viene considerata un inganno. È vero che gli umani tendenzialmente o generalmente non si pongono domande del genere perché trovano una sorta di escamotage, una via di uscita ed è sempre la stessa da tremila anni a questa parte: si elegge qualcuno deputato a stabilire che cosa è vero e che cosa non lo è, dopodiché gli si crede e bell’e fatto. Naturalmente guardandosi bene dal chiedergli conto del perché dice quello che dice, perché non sa rispondere ovviamente, però finché non glielo si chiede va tutto bene, e così accade, e c’è anche un ulteriore vantaggio: se a un certo punto si cambia idea allora gli si chiede semplicemente ragione di quello che dice, di quello che afferma, della sua verità, ma non la può dimostrare e quindi mente e quindi si va da un’altra parte e il problema è risolto con estrema facilità. Tuttavia alcuni non si sono accontentati di una cosa del genere e hanno continuato a interrogare il delirio sotto varie forme anzi, sotto tutte le forme in cui si manifesta, che non è solo individuale, di quello che si crede perseguitato dai servizi segreti ma si tratta di un discorso molto più generale, si tratta di teorie sulle quali si fonda la convivenza sociale addirittura e quindi dovrebbe avere un fondamento solido, non strutturarsi come un delirio qualunque, eppure cosa è accaduto? In realtà non è accaduto niente, tutto è esattamente come tre mila anni fa, con qualche escamotage in più ma di fatto questo fondamento continua a sfuggire agli umani. Non per tutti è un problema, per alcuni può diventarlo, un problema anche notevole, al punto da produrre, come è avvenuto all’inizio del secolo scorso, una crisi dei fondamenti. Come se ci si fosse accorti in qualche modo che gli umani sono condannati a vagare per l’eternità nel nulla, a muoversi come turaccioli in balia di un oceano. Senza nessun riferimento. Questo naturalmente comporta la necessità di molti di aggrapparsi a qualunque cosa, a qualunque idea, superstizione passi per la mente in quel momento, e allora è creduta vera con forza e con certezza, ma il fatto che venga creduta vera non la rende tale e infatti non potendo nonostante tutto crederla vera, stabilirla una volta per tutte, si modifica, si altera e insieme con lei gli umani che sono sempre alterati. Ecco perché la questione del delirio, che Poe descrive in modo così bello. Per altro vi suggerisco anche un altro scritto “Filosofia della composizione” dove descrive il modo in cui lui stesso costruisce i suoi racconti, la sua tecnica di composizione per sortire degli effetti. Una di queste tecniche è stata descritta anche da Freud nel saggio sullo Straniante, tradotto spesso con Perturbante, e questa tecnica consiste nel mostrare una cosa, una persona che è assolutamente familiare, domestica, assolutamente innocua, mostrarla all’improvviso invece minacciosa, pericolosa, sinistra. Questo è l’effetto di straniamento: ciò che si riteneva essere la cosa più bella più innocua più serena, più tranquilla del mondo invece ci si accorge che è una minaccia, che è inquietante, che è raccapricciante. Un esempio banalissimo: una bella bimbetta gioca a pallone in giardino, quale immagine più serena, più tranquilla più accattivante. È una bella immagine, ma non lo è più se si viene a sapere che la bimbetta è morta quattrocento anni fa. Diventa raccapricciante, diventa qualcosa che fa paura. Questa tecnica si chiama appunto di straniamento e Poe la utilizza, come dicevo all’inizio descrive le cose più terribili in modo piano, sereno quasi per confondere il lettore e condurlo per mano in un ambiente apparentemente tranquillo, piacevole, sereno familiare che poi tale invece non si rivela affatto. Allora dunque il delirio, oltre a divertire negli scritti di Poe pone anche degli interrogativi robusti, e robuste menti si sono confrontate con questo risultato: nessuno. Naturalmente per risolvere il problema occorre reperire il fondamento, è l’unica condizione, solo allora c’è la possibilità di costruire qualcosa su un terreno solido anziché sull’acqua o sulle sabbie mobili, e cioè costruire discorsi che non abbiamo necessariamente la struttura di un discorso delirante, sostenuto da qualche cosa creduto con assoluta certezza e che certo non è affatto. Trovare questo fondamento è ciò che gli umani stanno cercando da sempre e pare la ricerca più importante, più decisiva, più determinante, quella che decide del loro stesso futuro, della loro stessa esistenza anche perché finché non si trova il fondamento questa esistenza appare lei stessa fondata su niente. Gli umani amano chiedersi a che cosa servono le cose, per esempio, a che cosa serve un discorso del genere senza però proseguire questa interrogazione e cioè a che cosa serve domandarselo per esempio, a che cosa servono le cose in generale, a cosa serve qualunque cosa e poi risparmiandovi tutti i passaggi arrivare alla domanda fatale “ A che cosa serve vivere?” “A che cosa serve esistere?” Serve a qualcuno, a qualcosa? Se sì, perché? E a questa domanda può essere piuttosto difficile rispondere, potremmo anche porre la questione in termini più precisi ricordando come Freud abbia iniziato a indicare quale fosse un possibile fondamento, mancandolo tuttavia, però ha mostrato una direzione quanto meno. Freud era uno di quelli che cercava di fornire agli umani un fondamento, si era accorto che in caso contrario gli umani come dicevo prima vagano nel nulla, credendo qualunque cosa e il suo contrario indifferentemente, basta che trovino qualcuno sufficientemente abile a persuaderli. Persuadere è facile e difficile al tempo stesso, ma questo è un altro discorso, però a questo punto sarebbe molto interessante oltreché piacevole se qualcuno volesse incominciare a riflettere sulla questione ad alta voce, insieme con me e con gli altri per vedere se è possibile trovare una via di uscita oppure se non c’è. Qualcuno vuole provare ad argomentare in questa direzione? Quale potrebbe essere il fondamento? Giusto per non accettare questa condanna, adesso ne ho soltanto esposto le premesse …

 

Intervento: io vorrei fare una domanda. Il problema del fondamento. Il fondamento da quanto ho capito parrebbe necessario … noi potremmo ipotizzare una possibilità e cioè che il fondamento lo stabiliamo noi arbitrariamente sulla base di una considerazione che ognuno di noi è libero di fare ma non può che essere arbitrario questo punto e se questa arbitrarietà diventa in qualche modo collettiva cioè il più condivisa possibile tanto meglio … non so se lei condivide mettiamo partendo da una filosofia che parte dalla teoria di Darwin e altri il fondamento più importante è la democrazia … l’uomo decide arbitrariamente di darsi una regola, darsi una norma e piano, piano si distacca dall’idea che questa norma derivi dall’alto e afferma che si tratta di una norma scelta autonomamente … accettando tutte le conseguenze e assumendosi tutta la responsabilità a seconda di come scegli di vivere …

 

Ciò che lei propone di fatto è già in atto, nel senso che le persone si forniscono, si danno arbitrariamente una legge alla quale si attengono. Lei diceva porre a fondamento la democrazia, può essere un’idea nobile ma quale? Come lei sa anche nella Germania c’era l’idea della democrazia ma non era la stessa idea che per esempio avevano gli inglesi o gli americani. L’idea che hanno per esempio gli americani di democrazia è differente da quella che hanno gli afgani. Il problema sorge quando c’è un conflitto di interessi: la mia democrazia è più vera della tua. Allora bisogna persuadere l’altro. Questo è il problema che gli umani incontrano da sempre e cioè il fatto che non si limitano a credere vero qualcosa per proprio conto, ma ciò che credono vero devono in qualche modo imporlo sugli altri perché soltanto se universalmente creduto vero allora ha un valore, se c’è qualcuno che ne dubita è un problema. Tant’è che si tenta continuamente di persuadere l’altro in qualunque cosa, ma non soltanto nell’ambito delle potenze internazionali, anche nell’ambito del quotidiano ciascuno cerca di imporre, magari con bel garbo, il proprio modo di vedere sull’altro perché ritiene il suo vero e quell’altro falso, anche se riconosce all’altro la legittimità di avere un’idea differente dalla sua, ma non può riconoscerla vera, se è differente dalla sua e la sua la ritiene vera. È un po’ come avviene nelle lotte di religione, se qualcuno crede in un dio ovviamente lo crede vero e quindi qualunque altro non sarà vero, non essendo vero sarà falso e quindi gli altri errano, sbagliano. Il problema è che spesso vanno ricondotti sulla diritta via in un modo o nell’altro. Ciò che lei dice è ciò che è già praticato da sempre dagli umani ed è anche in buona parte ciò che è responsabile per esempio delle guerre, dei conflitti, ciascuno crede una cosa assolutamente vera, ma urta contro una verità differente, proprio come in una guerra di religione, e naturalmente c’è il conflitto tant’è che una volta si pensava che dei due contendenti armati entrambi di spadone quello che fosse riuscito in qualche modo ad ammazzare l’altro aveva ragione perché dio era con lui. Lo pensavano ancora recentemente le SS, portavano scritto sulla fibbia god mit uns, dio è con noi, dio è sempre con noi. C’è sempre una giustificazione. In realtà si tratta di imporre la propria ragione ma come dicevo prima anche nel quotidiano, in una discussione fra amici. La questione che interessa maggiormente è sapere perché avviene una cosa del genere, perché per esempio una delle cose più fastidiose, più insopportabili per gli umani al punto di scatenare talvolta la loro furia è dimostrare che hanno torto, è una delle cose più difficili da mandar giù, perché? Perché invece una persona non accoglie tranquillamente e serenamente sorridendo il fatto di avere assolutamente torto su tutto? Perché invece si scatena l’ira di dio quando glielo si fa notare? Perché? Questo ci ricollega in qualche modo a ciò che dicevamo prima: ciascuno deve difendere a tutti i costi la propria verità perché questa verità non è in condizioni di difendersi da sé, e quindi va difesa in tutti i modi fino alle armi se occorre. Se invece fosse assoluta come talvolta appare che sia, assoluta, inattaccabile, indubitabile e irreversibile e ineluttabile non ci sarebbe bisogno di difenderla ché si difenderebbe da sé, sarebbe autoevidente, quella verità che gli antichi chiamavano apodittica, immediatamente evidente, che si mostra da sé, è questo che occorre reperire, è questo che toglierebbe immediatamente la possibilità stessa del conflitto, perché non c’è più niente da difendere. Ciascuno ha sempre qualcosa da difendere ma se andate a scavare in fondo in fondo ciò che deve difendere è la sua verità, che si manifesti e si configuri nei modi più disparati, ma è sempre la propria verità, cioè quella che a tutti i costi si vuole imporre sull’altro. La retorica è nata per questo, l’arte di persuadere, e perché mai persuadere qualcuno se non perché si vuole che faccia ciò che vogliamo noi, e perché vogliamo che faccia ciò che vogliamo noi? Anche questa è un’altra bella domanda, perché ci è utile? Questo sposta solo la questione sull’utile e così via fino ad arrivare alla domanda fatale di cui si diceva prima e questa via è stata praticata, battuta da tremila anni e ha prodotto la società in cui viviamo oggi, e non ci interessa sapere se è buona o se è cattiva, né naturalmente ci interessa salvare il mondo, da che? Interessa intendere, domandare. Freud ha indicato la via sì certo, attraverso il domandare, una delle cose più interessanti che Freud ha fatto è stato incominciare ad ascoltare, ascoltare un discorso, cosa che nessuno aveva fatto prima di lui, ascoltare un discorso significa interrogarlo, chiedere conto del perché pensa ciò che pensa, non partendo più dal fatto che se una persona pensa in un certo modo è perché è fatta così o perché le cose stanno così no, non è fatta così e le cose non stanno così. Dunque perché pensa quello che pensa? Anche se appare la cosa più ovvia, più naturale, esattamente come al discorso delirante, la sua premessa appare ovvia, naturale, indubitabile, incrollabile, il discorso delirante pensa di sé esattamente la stessa cosa, perché dovrebbe ascoltarsi? Ascoltare che cosa se le cose stanno così? Cosa interrogo? Non interrogo assolutamente nulla e di fatto non lo fa. Invece Freud è stato il primo a compiere questa operazione incredibile, inverosimile: ascoltare. Il gesto che ha fatto Freud può andare oltre a ciò che lui stesso ha immaginato: così come si ascolta una persona e cioè si interrogano i suoi pensieri e si chiede a questi pensieri stessi di rendere conto di sé, allo stesso modo è possibile farlo con una teoria, anche con la stessa teoria di Freud, cosa che Freud non ha fatto, applicare a ciò stesso che stava costruendo questo ascolto, a ciò stesso che stava mano a mano scrivendo e cioè interrogare queste stesso cose che andava elaborando anziché, come spesso ha fatto, fermarsi sulla prima cosa che gli pareva basandosi sull’osservazione che è uno dei criteri più incerti, oppure su cose che credeva lui, su sue fantasie. Come sapete Freud non ha mai fatto un’analisi in realtà e quindi il primo psicanalista del pianeta in realtà non era uno psicanalista, perché per essere psicanalisti occorre avere fatta l’analisi e lui non ha fatto l’analisi, e quindi non era psicanalista. Ma aldilà di queste amenità rimane il fatto che il suo gesto è quello più importante e che occorre riprendere, e cioè l’esigenza, una sorta di impeto quasi a interrogare qualunque cosa, senza perdere tempo a chiedersi a cosa serve fare una cosa del genere, si potrebbe anche domandare a cosa serve una persona che fa una domanda del genere, per esempio, qualunque cosa è legittima, con queste interrogazioni, lì c’è la direzione per uscire da quell’intoppo, da quella catastrofe che prima avevo annunciata e cioè l’eventualità che gli umani siano condannati, lo dico per le nostre amiche che sono arrivate adesso, che gli umani siano condannati per l’eternità a vagare nel nulla più o meno allegramente a seconda dei casi. Però a quest’ora, che sono le sette passate, sarebbe interessante se alcuni tra voi volessero dire qualcosa, porre delle domande come è stato fatto prima o delle questioni, delle perplessità o avanzare delle ipotesi, cosa ancora più interessante …

 

Intervento: dico ancora una cosa … la domanda che mi pongo è che se è vero quello che ci ha insegnato Darwin …

 

Ha detto bene, e se non lo fosse?

 

Intervento: credo che la domanda sia affermativa e che anche secondo lei suppongo … comunque

 

Non è così semplice, ma dopo riprendiamo …

 

Intervento: secondo lui sappiamo il tutto … noi siamo delle scimmie modificate … perché all’origine di questa mutazione … e l’evoluzione è fatta anche di mutazione … allora se crediamo questo e molti filosofi ci dicono che è vero credo che la nostra spiegazione vada incrociata qui … cioè noi ci “arrabbiamo” come delle belve quando ci colgono in errore noi ci arrabbiamo proprio perché siamo delle scimmie modificate e il nostro destino evulozionisticamente sarà quello dell’uomo migliore ma sarà credo un’utopia ecco questo per abbozzare a una risposta …

 

È vero quello che lei dice, c’è una disputa da qualche tempo fra il darwinismo e quell’altra teoria che le si oppone, il creazionismo: gli umani sono frutto della creazione o procedono da antichi organismi, frammenti di DNA sparsi sul pianeta? Naturalmente in questa disputa ciascuno dei due cerca di dimostrare la propria tesi e il problema è che è possibile dare ragione a entrambi volendo, in fondo la teoria di Darwin può essere suggestiva, può essere interessante, affascinante ma rimane un ipotesi, vale a dire che è possibile che sia così ma non c’è la certezza assoluta che sia avvenuto proprio così, mancano i testimoni dell’epoca, mancano documenti, i reperti vengono interpretati si, ma sa benissimo come ciascuno interpreta a modo suo qualunque cosa e il suo contrario. Non c’è nulla in realtà che costringa effettivamente a dire che non può essere altrimenti che così, se no non esisterebbe più nessun dibattito, sarebbe una certezza, come una certezza logica di questo tipo: “se A è uguale a B e B è uguale a C, allora A è uguale a C” nessuno potrebbe mettere in discussione una cosa del genere in nessun modo e in nessun luogo, mentre altre cose si configurano come ipotesi cioè è una possibilità. Si può escludere? Si certo, perché è una possibilità ha questo vantaggio ma anche dei problemi, il vantaggio è quello certo di indicare, di mostrare una direzione possibile ma anche uno svantaggio, ché se non viene verificata in modo assoluto non significa niente, rimane un’idea al pari di qualunque altra. Come dimostrare una cosa del genere? Che gli umani provengono dalle scimmie? È possibile, è possibile ma se fosse una certezza non ci sarebbe più nessun dibattito sarebbe così e basta. Rimane un’ipotesi, certo seguita da molti in fondo se pensa bene anche il creazionismo è un’ipotesi. Ritorniamo alla questione da cui siamo partiti, al discorso delirante e cioè una certezza che non può essere provata. Facevo l’esempio del delirio paranoico: se io affermassi che tutte le macchine che mi hanno seguito fino a qui seguivano me nessuno di voi potrebbe negare che sia vero o falso, non lo potete fare, lo stesso credere in dio, lo stabilire un dio è un’ipotesi nel senso che è possibile provare che dio esiste? No. È possibile provare che non esiste? No. E allora ciascuno è libero di “credere” perché a questo punto si tratta di credere ovviamente qualunque cosa gli passi per la mente in quel momento, è libero di farlo perché in ogni caso non c’è una prova assoluta e questo è noto da sempre in fondo la chiesa ci ha giocato parecchio su questo. Provate a dimostrare che io non sono dio! Potete farlo? No, non in termini definitori, ultimi, precisi e con assoluta certezza, non esiste una dimostrazione non si può fare, e allora torniamo all’ipotesi. Certo un’ipotesi che diventa condivisa da un maggior numero di persone può anche diventare una verità scientifica, come avviene per altro, però rimane un’ipotesi e cioè qualcosa che ha la dignità di una credenza, per non chiamarla superstizione perché sembra brutto, però ha la stessa struttura. La retorica utilizza questo sistema, per esempio nei proverbi costruisce un sillogismo che non è naturalmente scientifico come avrebbe voluto Aristotele ma dove manca la premessa maggiore ci sono soltanto il medio e la conclusione, la premessa maggiore non c’è, la si dà per implicita, come dire che c’è da qualche parte ma adesso non c’è. Ma non c’è perché non la si può provare naturalmente, è un inganno, una figura retorica si chiama entimema, appunto un sillogismo dove manca la premessa maggiore. È utilizzato dalla retorica perché implicitamente, surrettiziamente fa credere che ci sia la premessa maggiore e quindi il discorso sia fondato, ma non lo è affatto, è costruito su niente, come buona parte delle affermazioni scientifiche. Feyerabend di cui dicevo prima, che è appunto un filosofo della scienza lo sapeva perfettamente, ma con lui moltissimi altri: la scelta di una teoria, di una dottrina in alcuni casi sarebbe il caso di chiamarla così è puramente estetica, piace di più pensare così, piace pensare che gli uomini discendano dalla scimmia? Va bene, può farlo. Piace pensare invece che un dio bellissimo e meraviglioso li abbia creati? Va bene, può fare anche questo, che problema c’è?

 

Intervento: nessuno può avere nessuna sicurezza, nessuna certezza su niente. Né sull’astronomia, né sulla scienza … tutto quello che ci circonda è tutta una cosa …

 

Esattamente, a questa conclusione giungono molti filosofi della scienza. Prima ci si poneva questo quesito: “gli umani sono condannati a vagare nel nulla per l’eternità? O c’è un’alternativa?” Siamo qui per dirvi che c’è un’alternativa naturalmente, se no non saremmo venuti qui. Questa alternativa mano a mano verrà esposta lungo gli incontri successivi, e alla fine di questi incontri quando sarete all’ultimo, saprete esattamente qual è la via di uscita, con precisione, rigore logico assolutamente inattaccabile da chiunque, con qualunque arma. Qualcuno che vuole porre qualche altra questione intanto abbiamo ancora qualche minuto prima di dovere interrompere …

 

Intervento: posso? Mi sembra che lei ritenga essenziale trovare i fondamenti … per quale motivo si vive lo stesso anche senza fondamenti?

 

Assolutamente sì, certo …

 

Intervento: e allora? Per quale motivo cerca i fondamenti?

 

L’ho posta prima questa questione, dicevo gli umani vivono tranquillamente senza porsi la questione, generalmente non si trovano di fronte a cose del genere salvo rari casi in cui devono prendere particolari decisioni se no …

 

Intervento: cioè prima mi sembra che avesse affermato che le persone si muovono perché credono … mi pare che le persone si muovano anche senza credere niente come gli animali …

 

Ah sì? Lei non ha una grande stima dei suoi simili. Ogni persona che va in una certa direzione ha delle intenzioni, o quelle cose che si chiamano dei desideri. Le persone pensano, si trovano a pensare a costruire sequenze, a costruire immagini, sogni, scene e film di ogni sorta, naturalmente alcuni di questi pensieri vengono accolti e altri vengono scartati, non tutto ciò che si ascolta per esempio viene accolto come vero, c’è un processo che si chiama giudizio, valutazione, una persona valuta in base alle proprie conoscenze, alle cose che ha imparate e che gli hanno insegnate se ciò che sta incontrando, sta vedendo, sta ascoltando è vero oppure no, se non è vero lo abbandona, se invece è vero lo accoglie, lo accoglie e da quel momento partecipa del bagaglio delle sue conoscenze, in fondo si educano così i bambini …

 

Intervento: potrebbe essere in una fase di delirio quando crede che è vero … lei dice che con il giudizio arriva a considerare alcune realtà … mi pare che abbia detto ad un certo punto che se la ritiene vera … allora la domanda è siccome il delirante è fondato sul pensiero …

 

Tutto ciò che abbiamo detto questa sera in realtà muoveva da questo, dal fatto che in moltissimi casi la struttura del delirio non è così lontana dal modo in cui comunemente si pensa, anche se in alcuni casi si allontana al punto tale da muovere altre persone a intervenire. Se una persona ritiene che le cose che ha apprese, che gli sono state insegnate siano delle verità assolute e su queste conforma la propria esistenza tecnicamente sì, potremmo parlare di delirio, però fatto questo non è che andiamo molto lontani, e a questo punto, stabilito che è un delirio occorre intendere come funziona e soprattutto perché accade che una persona si trovi a credere così fermamente a una certa cosa o più semplicemente perché gli umani credono qualunque cosa. Ciò che a noi interessa è intendere il funzionamento di tutto ciò

 

Intervento: è una debolezza …

 

Sì e no, in alcuni casi sì, però si tratta di stabilire che cosa sia la debolezza, anche questa è un concetto abbastanza vago ed elastico in cui si può far rientrare un po’ tutto e il suo contrario, come molti concetti, come dicevamo prima della democrazia, sotto la parola democrazia come ciascuno sa è possibile fare rientrare qualsiasi cosa e il suo contrario …

 

Intervento: il problema è che quando non si definiscono i termini ci si espone a tutte le possibili varianti ma se avessimo la possibilità e l’accortezza, la voglia e la capacità di approfondire anche sul concetto di democrazia … è il regime meno attaccabile e meno responsabile di tutta una serie di tragedie … è chiaro che la democrazia deve essere concepita in modo corretto, limpido, in modo controllabile …

 

Ma se qualcuno non volesse accogliere questa definizione? Che gli facciamo?

 

Intervento: beh lo mettiamo in galera … democraticamente parlando … con le procedure e le regole lo appiccichiamo …

 

E gli altri faranno la stessa cosa nei nostri confronti naturalmente, e a questo punto avviene quel fenomeno noto come guerra …

 

Intervento: sì certo l’uomo è secondo me esposto continuamente ai rischi della vita di qui non si scappa … non ci sarà nessuna teoria, nessun regime che ci salverà dai rischi … è la vita che è fatta di rischi ed io devo accettare quali sono …

 

Intervento: l’apprensione della signora che è in contrapposizione con il signore che ha parlato più volte … la risposta si fonda sul fatto che ad esempio la nascita delle religioni viene dalla paura che l’uomo ha della morte … la debolezza umana è quella, non tutti sono forti …

 

In parte sì, ma si può ancora andare oltre e chiedersi perché gli umani hanno paura della morte, perché? Anziché non temerla minimamente. Perché temere la cessazione della propria esistenza? Potrebbe non esserci motivo in teoria invece non è così, come se gli umani come dice lei fossero saldamente aggrappati alla loro esistenza, alle cose che pensano in realtà …

 

Intervento: io prima mi stavo chiedendo quando lei parlava del delirio di colui che ha bisogno di essere perseguitato e questo in qualche modo può risultare un delirio … ma come mai non avviene che si riconosca il delirio di chi è apprensivo nei confronti di qualcuno? che per esempio teme continuamente la morte della persona cara, perché in questo caso non si parla di delirio? non viene riconosciuto come delirio questa apprensione, questo rendersi presente continuamente la morte della persona amata, per esempio, nel discorso occidentale si dice che questo avviene perché si vuole particolarmente bene alla persona e questo non si coglie come delirio anzi direi che nei confronti di un modo di pensare così fatto si parla del bene estremo che si vuole a quella persona, è una possibilità poi tutto sommato che alla persona amata possa succedere qualcosa e invece lì è presente continuamente il fatto che alla persona succeda qualcosa di molto spiacevole e questo è un delirio ma non viene riconosciuto …

 

Questo verrà esposto in modo più preciso e dettagliato quando ci parlerà di Lady Macbeth giovedì prossimo, alle diciotto in questa sede. Grazie a tutti e buona serata.