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Torino, 7 giugno 2007

 

Libreria LegoLibri

 

Divenire psicanalista

 

Cesare Miorin

 

Vorrei parlare di due figure dello psicanalista così come è inteso nel luogo comune, tra la psicanalisi di Freud, e quella che è venuta subito dopo, e lo psicanalista della Scienza della Parola. La psicanalisi è un percorso di parola, ha a che fare con tutto ciò che le parole producono, fanno e ovviamente lo psicanalista del luogo comune ritiene che il linguaggio sia quel mezzo che permette di reperire una realtà, i vari elementi di questa realtà, di mettere in relazione il proprio discorso in funzione della realtà per descriverla questa realtà che esiste di per sé. Nel luogo comune la realtà è ciò che funziona da criterio di verità che il discorso occidentale pone in atto, ecco che essendo il linguaggio qualcosa che descrive ma non l’artefice di ciò che pone in atto ossia è la realtà che dà senso alle cose che uno dice per cui la psicanalisi è stata molto utile per un certo verso perché ha mostrato diverse cose, a intendere diverse cose, però se prendiamo il discorso del luogo comune non può fondare nulla e le psicanalisi hanno a loro fondamento qualche cosa che non è linguaggio sono delle realtà, degli atti psichici di fatti Freud ha posto l’inconscio…

 

Interventi di Luciano Faioni: lei dice che la psicanalisi non ha fondamenti?

 

Non ha fondamento perché non può mostrare gli assiomi che lui pone nella sua teoria

 

Intervento: li mostra invece…

 

Li mostra ma non in modo soddisfacente

 

Intervento: a quali condizioni sono soddisfacenti?

 

Quando è necessario che sia così la questione…

 

Intervento: ma deve soddisfare chi esattamente?

 

Deve essere soddisfatto il linguaggio…

 

Intervento: perché il linguaggio è soddisfatto?

 

Perché prosegue perché se si pone in atto qualche cosa di falso ovviamente il linguaggio si blocca perché non è soddisfatto, è chiaro che al linguaggio non importa che ciò che si conclude di volta in volta nel proprio dire, nel proprio parlare sia necessario e vero in assoluto, importa che sia vero all’interno di un certo gioco che sta giocando e così riesce a proseguire e la conclusione diventerà la premessa per un altro gioco e così all’infinito però il problema è l’inganno cioè gli umani pensando che il linguaggio funzioni a questa maniera che ci sia la realtà, che ci sia un sacco di cose perché il linguaggio è ritenuto un mezzo…

 

Intervento: però lei ha detto che occorre che il linguaggio sia soddisfatto per proseguire ora chiunque parla da quando nasce a quando muore ora questo ci autorizza a dire che il linguaggio è sempre soddisfatto e allora perché la psicanalisi non ha soddisfatto?

 

Dicevo il linguaggio è importante che sia vero all’interno del gioco che sto facendo ma non è che sia fondato o meno quel gioco… mi piace… sono queste le questioni che io trovo nel mio discorso… direi questo: sono 2500 anni che gli umani fanno e dicono, fanno un valanga di cose e in questa accezione il linguaggio è soddisfatto perché produce delle proposizioni per cui prosegue. Il criterio è per provare se qualche cosa è vera, però indipendentemente da qualsiasi criterio io ponga se uno pensa che il linguaggio è un mezzo funziona comunque a meno che una persona non sia soddisfatta da questo criterio per provare la verità delle mie questioni ecco che a questo punto c’è una ricerca teorica sopra a questo aspetto del linguaggio appunto subentra una curiosità non tanto un utilizzo per far funzionare il linguaggio perché come detto funziona benissimo ma per chiedersi perché le persone pensano le cose che pensano perché…

 

Intervento: ma Freud ha dato una risposta…

 

Questa non è una risposta adeguata alla domanda, il linguaggio funziona comunque ma tramite atti di fede viene creduto di volta in volta o anche per tutta la vita un atto di fede e traina il proprio discorso e la persona sta benissimo anche in un certo qual modo perché questo è un credente fervente e può vivere in un certo qual modo sufficientemente felice, tranquillo… a questo punto è la curiosità che muove intorno a questo sistema linguaggio, è la curiosità che muove le cose che da parecchio tempo si sono stabilizzate… cioè tutti questi limiti che gli umani si sono posti, cioè gli umani non possono sapere tutto non possono intendere le questioni… l’atto di fede funziona… l’atto di fede è una verità però a qualcuno non è bastato e qui è la scommessa della Scienza della Parola a questo punto…possibile che non ci sia un punto di partenza di tutti questi significati, di questi sensi che hanno fondato il linguaggio? Direi che è solo una curiosità non una necessità che in un certo qual modo… non sarebbe necessario indagare il linguaggio perché funziona… è una curiosità intellettuale… gli individui di fronte a certe problematiche possono giungere a conclusioni diverse… ecco direi che è una curiosità che ha mosso tutta questa ricerca così che muove il linguaggio siccome non produrrà nulla di vero perché non è dimostrabile però è vero all’interno del gioco arrivando già al gioco linguistico direi che è già un primo passaggio) (a cosa serve a uno psicanalista sapere questo?) (serve allo psicanalista di avere a fondamento qualche cosa di sicuro che le cose sono in quella maniera e non ci possono essere interpretazioni ma le cose sono così una costrizione logica, qualcosa di necessario che non possa non esserci di qui lo psicanalista può muoversi con una certa sicurezza perché ha inteso l’origine di ciò che gli umani vanno ponendo in atto… a questo punto si può dedurre che qualsiasi cosa dica faccia è solo, sono solo proposizioni)

 

Intervento: però c’è un’altra questione riguardo alla domanda posta da Beatrice “a cosa serve a uno psicanalista sapere come funziona il linguaggio” (sì serve a intendere perché le persone pensano ciò che pensano) siccome la psicanalisi non ha mai saputo dire perché qualche cosa funziona, perché ad un certo punto come accade di fatto, una persona supera certi sintomi, accade in qualunque psicanalisi però non sa dire perché ne sa riprodurre una cosa del genere necessariamente mentre lo scopo del lavoro che stiamo facendo è il risultato ma anche reperire una struttura tale per cui sia possibile riprodurre lo stesso effetto sempre comunque e questo è possibile attraverso il reperimento della struttura del linguaggio cioè come funziona di fatto quella struttura non è che quella persona funziona in quel modo e altri in un altro il linguaggio è identico per ciascuno e quindi potere costruire chiamiamola tecnica psicanalitica assolutamente perfetta anche per questo serve allo psicanalista cioè sapere riprodurre gli effetti che desidera ottenere sempre quelli che magari anche in altre occasioni possono accadere però in modo sporadico e comunque incontrollabile e invece occorre che sia controllabile e riproducibile (questi disagi che questi umani manifestano, dicono, direi che è l’unico modo… a questo punto verrebbe da dire che se uno crede in dio a questo punto potrebbe anche sbarazzarsi di una valanga di malanni )

 

Intervento: sì ma per crearsene uno peggiore (se uno crede in dio sì, sì certo però deve fare quella cosina che dio gli dice e sarà assolutamente felice) (sì certo invece ciò che noi poniamo in atto partendo da questa struttura cioè da questa costrizione logica che permette di poter qualsiasi problematica uno si trovi a dire per riportarla alla sua origine ossia …non si sono altre questioni che siano fuori dal discorso di parola cioè altri referenti deve mostrarli e per mostrarli come si è detto parecchie volte occorre un criterio…. nessuno può mostrare perché se non lo psicanalista della Scienza della Parola perché a questo punto lui ha gli strumenti…)

 

Intervento: esatto sa come funziona il linguaggio allora certo una persona parla per potere concludere con qualcosa di vero e se ha dei problemi non riesce a concludere con una affermazione vera perché se lo facesse il problema non ci sarebbe, il linguaggio non avrebbe nessun intoppo oppure conclude con un’affermazione vera che è in contrasto con un’altra altrettanto vera allora a questo punto il lavoro che fa l’analista cioè la tecnica che mette in atto è quella di reperire la premessa di quella certa conclusione poi con tutte le varie sfumature, per esempio, il fatto di giungere a una conclusione che ritiene vera ma se è vera allora questa gli impedisce di fare una certa cosa oppure la costringe a fare una certa cosa che non vuole fare, perché non la vuole fare? di nuovo ci sono due giochi distinti, contraddittori incompossibili e questo, comunque questo problema procede dal fatto che le premesse di questi giochi sono ritenute essere vere, reali, naturali se queste premesse possono essere spostate da questa posizione e ricondotte a quello che sono cioè arbitrarie allora anche la conclusione non sarà necessariamente vera ma arbitraria e allora inesorabilmente a questo punto non c’è più la considerazione che devo fare così ma faccio così perché voglio fare così perché mi piace a questo punto incomincia l’analisi propriamente (lo psicanalista della Scienza della Parola ha gli strumenti non si troverà ogni volta a chiedersi sarà vero o sarà falso?) (non soltanto questo perché non è così evidente che qualcosa che viene da chiedersi sia vera o falsa perché elaborando la questione man mano entrano altre domande che prima non erano possibili… man mano le domande funzionano attivate da questo sistema, costruzione di un modo di pensare assolutamente differente, perché non è tanto chiedersi di fronte a una domanda sarà vero o sarà falso ma che ci siano delle domande perché proseguendo l’analisi prosegue la domanda…) (perché a volte non essendoci la questione uno funziona in una certa maniera benissimo, e può chiedersi perché sto funzionando in questa maniera, cos’è che credo vero)

 

Intervento: una delle prerogative dell’analista è di non essere più in condizione di credere a quello che pensa o dice (sì mantenere il proprio discorso pur sapendo di questa costrizione logica equivale a non aver elaborato qualcosa del proprio agire del proprio muoversi perché funzionano benissimo, un sacco di cose che possono benissimo non dare disagio però non intende il proprio discorso ci sono delle verità in questo percorso perché sono talmente acquisite…) perché non c’è nessun motivo per farlo (per questo mi chiedevo… si parlava prima della questione della curiosità cioè questa curiosità occorre che ci sia un passaggio perché se il linguaggio funziona, se in un certo senso deve svolgere tutte le questioni che deve svolgere nel senso che la persona si trova a pensare le cose che pensa prosegue questo, com’è che ad un certo punto deve o può scattare questa curiosità? Uno potrebbe dire quando la verità mostra la corda appunto impone delle domande però come può intervenire questa curiosità diversamente visto che bene o male nessuno ha necessità di mettere in questione nulla perché poi tutto sommato tutto funziona?) (a questo punto deve nascere il problema …scatenante questa ricerca il discorso non riesce a concludere in base a ciò che crede vero per via di un gioco altrettanto vero… può nascere l’esigenza di saperne qualcosa di più, che cos’è che sta succedendo perché non si riesce più a muoversi, ad agire…) (sì per quanto io possa parlare della mia esperienza personale, ciò che mi ha mosso in questo discorso apparentemente nessun disagio ero stato sufficientemente felice pur non ponendomi delle problematiche sono sempre stato molto curioso nelle cose non sono mai stato fondamentalista su una cosa) (davvero?) (…per cui mi ha incuriosito all’Araba Fenice… c’era una conferenza “Credere e Sapere” mi ricordo sempre di questo e visto come ha posto le argomentazioni Faioni un linguaggio completamente nuovo, un modo che nella mia vita non avevo mai inseguito, mai sentito parlare in questa maniera e mi ha incuriosito la cosa, la libertà estrema proprio questa libertà che ho trovato nella parole di Faioni, una leggerezza “come è possibile la gente è piena di…” si parla di credere e sapere come nulla fosse mi ha incuriosito mi ha portato a questo percorso che per quanto mi riguarda è la cosa più importante della mia vita però facendo l’analisi io ho scoperto tante cose che non sapevo come dire il mio discorso era un discorso che funzionava bene, senza traumi, senza problematiche però mi sono accorto di quanto era circoscritto, di quanto era piccolo di quante cose io davo per scontato che non potevo fare senza pormi il problema quale per esempio parlare in pubblico…era uno dei timori più grossi direi mi sono accorto in analisi di quante cose ho dovuto evitare …mi ha fatto intendere tutti i limiti che mi ero posto per vivere alla meglio, prima non li avevo considerati ecco andare contro i propri limiti è la cosa più affascinante anche perché tutto sommato non puoi più per quanto mi riguarda non andare oltre non c’è più nessuna teoria c’è la mia scelta, la mia responsabilità se non volessi andare in una certa direzione perché ho paura di una certa cosa certo ci sono questioni che funzionano in una certa maniera l’intento è quello di superarli perché sono atti di parola… però sono questioni che prima o poi li risolvo)

 

Intervento: ci sono sempre questioni il linguaggio le costruisce ininterrottamente solo che mano a mano che si procede la più parte delle questioni perde di rilievo, di importanza e rimangono solo le questioni che effettivamente mettono in gioco il funzionamento del linguaggio per cui si procede con l’elaborazione teorica perché tutto il resto mano a mano si assottiglia perde consistenza, si mostra per quello che è (questo discorso porta a una libertà… proprio questo, questo fatto riflettere sulle questioni anche se a volte fa provare un certo disagio una libertà ad analizzare questa cosa anche cioè non è che lo scacci oppure lo metti da parte perché… libertà è proprio affrontare le proprie problematiche le proprie questioni…

 

Intervento: nell’impossibilità di credere qualsiasi cosa ci si trova anche nell’impossibilità di credere in alcunché e quindi non ha limiti se non quelli che decide di avere, per esempio, non passa con il rosso quando c’è il semaforo rosso ché sa quello che potrebbe accadere e non ha nessun interesse (…queste imposizioni che ci vengono dal vivere civile ) sempre presente quello che fa e perché lo fa nel senso che non può non saperlo non perché si ingegni perché non può non sapere è un automatismo (ero giunto a considerare questo elaborando la questione di questa conferenza lo psicanalista della Scienza della Parola conosce molto bene il funzionamento del linguaggio …la necessarietà del linguaggio e una volta inteso questo a questo punto è costretto …se non viene praticata questa costrizione logica il proprio discorso diventa falso….cioè se uno sa e non può non sapere come funziona il linguaggio, fa finta di non sapere e perciò facendo finta il nostro discorso diventa falso perché …) è un’ipotesi per assurdo in realtà non lo può fare (di più come slogan ..) ho detto mille volte che non posso credere falso quello che si sa essere vero… (come ci si pone nei confronti anche di un pubblico quando ci si chiama psicanalisti? Psicanalista è un termine che ha inventato Freud lasciamo a lui ….qui facciamo piazza pulita di queste cose come inconscio, rimozione …non ci interessano più …..qualsiasi cosa è linguaggio ) sofisti sarebbe molto più appropriato ( analista della parola bisogna arrivare al sofista) già il sofista bisogna andare a scartabellare (però anche analista della parola i giornali parlano dell’analista) (parlano anche dell’analista informatico…) non l’abbiamo già fatto “lo statuto dell’analista della Parola” feci anche una conferenza (…) (il problema è di portare gente il più possibile questa è una cosa fondamentale certo alle conferenze ovviamente e poi da un certo risvolto ai corsi cioè l’interesse per quello che diciamo cioè rompere questo….) le persone non sanno assolutamente che differenza ci sia tra lo psicanalista, lo psichiatra, il neurologo, il sociologo si confondono le cose non sanno niente se vanno da qualcuno è perché un parente un amico glielo ha consigliato…la differenza tra la psicanalisi di Freud, di Jung hanno sentito questi nomi ma… (peccato perché è così meraviglioso, peccato che le persone non possano usufruirne) non avrei saputo fare di meglio però ci sto provando ….poi mano a mano affiniamo anche la tecnica della psicanalisi in fondo l’accenno che ho fatto prima già è una direzione come produrre una tecnica della psicanalisi che sia efficace tanti hanno scritto sulla tecnica hanno riportato il caso “fatto così ed è successo colà” va bene ma è un caso particolare non significa affatto che in un’altra occasione funzioni a quel modo (ancora una cosa ho parlato con due persone che sono entrate sul nostro sito, io non lo conosco bene perché ho solo visto delle cose …dice che è nebuloso è difficile andare …) (…) (si è trovata un po’ smarrita) perché c’è una quantità sterminata di materiale negli altri ci sono due o tre richiami e basta quindi uno sterminio di materiale (diceva: non sapevo come muovermi) (…) anch’io ho sentito persone mi hanno detto anzi che è facilmente (…) è una cosa che non ho mai sentito prima (…) quindi come si fa Cesare a divenire analista? (prego?) volerlo fare questo è essenziale (passo passo intendere come funziona il proprio discorso in prima istanza ) (cosa vuol dire intendere come funziona il proprio discorso?) (a chi lo chiedi? al proprio discorso? o risulta dal percorso che si compie nell’analisi?) (lo chiedo al mio discorso, autoanalisi) (che senso ha una cosa del genere?) ( Posso chiedermi) (puoi chiederti quello che vuoi ma è funzionale al discorso che andiamo facendo? Cosa vuol dire autoanalisi in un percorso dove ciò che si crede viene esposto alla parola? Se no rimane un discorso fra sé e se, quasi un segreto… di fronte alle questioni che ci si pone e che producono altre proposizioni …) (se uno decide di fare analisi prima mi sarò chiesto di intendere di più come funziona, cosa intendo con verità, sarò incuriosito almeno dopo di che non mi do le risposte ) (le costruzioni che avvengono in analisi tali per cui risulti la modifica del proprio pensiero presuppongono al momento in cui è un atto di parola che abbiano la dignità dell’atto di parola e quindi la responsabilità di esporre ciò che credo) (certamente non sto dicendo che uno da solo diventa psicanalista voglio dire questo può succedere che uno abbia dei problemi ….con l’analista c’è questo discorso che funziona gli mostrerà le cose cui è giunto: sono venuto qui perché, perché, perché… mi sono trovato in una certa situazione nella mia vita in cui le cose non funzionavano più e questo punto è chiaro che comincia un’analisi… autoanalisi: è possibile quella verità che ho perso la posso riacquistare? Per esempio, sono domande molto banali ma molto funzionali, perché ho perso questa convinzione prima ero talmente convinto era la cosa più importante del mondo ad un certo punto non me ne importa più nulla… tutte queste questioni) non avete ascoltata Eleonora giovedì scorso, se l’aveste ascoltata sapreste, occorre l’analisi la condizione per giungere ad assumersi la responsabilità di ciò che si sta pensando (sì ma dopo, durante l’analisi questo subentra ma non sto dicendo) divenire analista… non iniziare l’analisi, divenire analista ché è diverso (prego?) voglio dire che una persona che è in preda al panico si rivolge all’analisi (…) davanti a una persona che ha questo preciso obiettivo divenire analista viene una persona da noi “voglio divenire analista, mi piace, cosa devo fare?” (a questo punto c’è bisogno dell’autoanalisi, questa maniera perché è una decisione che lui prende, perché vuole fare quella cosa indipendentemente dai propri disagi, da ciò che lo muove anche lì c’è qualcosa che lo muove se vuol fare l’analista è perché è attratto da questa professione diciamo) però che cosa deve fare, che cosa succede a questo punto? L’analisi e seguire i corsi, due strumenti indispensabili, e la lettura sterminata, nel primo caso come diceva lei “a intendere” il proprio discorso vale a dire accorgersi di ciò che parlando funziona, di ciò che attrae parlando e perché qualcosa attrae? Sappiamo che sono degli elementi che vengono a costituirsi come veri all’interno della combinatoria che attraggono, la verità è una calamita, attira sempre per cui si sarà sempre mossi in quella direzione, intendere è accorgersi di questo in atto, che ciò che sto dicendo non serve a nient’altro che a costruire proposizioni… (perché uno è mosso a cercare i fondamenti del proprio discorso) per costruire proposizioni (però sono mossi dalla verità) sì perché c’è stato dio per cui garantiva tutto (gli umani non perderebbero più il tempo a cercare queste verità arrivare a ciò che noi poniamo, gli umani sono fatti di linguaggio elementi linguistici cercano questa verità) certo però arrivare già a intendere questo comporta già un percorso notevole detto d’acchito, sai cos’è l’acchito? Giocando a biliardo il primo colpo (anche nelle conferenze fare tanti, tanti passaggi in più in modo di accompagnare) l’abbiamo anche fatto va benissimo ma non basta…