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Torino, 4 novembre 2008

 

Libreria LegoLibri

 

MALATI D’AMORE

 

Intervento di Daniela Filippini

 

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Intervento di Luciano Faioni

 

Appare da quanto Daniela ci ha detto questa sera che sarebbe impossibile amare qualcuno se non ci fosse il linguaggio, cioè se non ci fossero le parole, i pensieri, non si potrebbe amare nessuno né si potrebbe mai neanche porre la questione, e ha detto anche che gli umani sono fatti di parole. È una cosa che ciascuno in cuor suo sa da sempre, solo che raramente ne tiene conto, lo sa perché ciascuno sa che con le parole si può rallegrare, si può rattristare, spingere qualcuno alla guerra o muoverlo verso la pace, o fargli fare un sacco di cose oppure impedirgli di farle, insomma è possibile con le parole fare una quantità sterminata di cose nei confronti del proprio prossimo. Questo lo sapevano già gli antichi, però come dicevo non se ne tiene conto il più delle volte e allora accadono i problemi, uno di questi problemi è immaginare che qualcosa che succede alla persona sia frutto della malasorte o degli eventi anziché essere qualcosa che le mie parole, i miei pensieri hanno costruito, preparato ad hoc. Naturalmente se immagino che queste cose non dipendano da me allora non sono responsabile, il problema è che se non ne sono responsabile non posso fare niente, e non mi rimane che la rassegnazione, che come sappiamo non porta da nessuna parte. Che gli umani siano fatti di parole in fondo è la loro fortuna, la loro occasione, se togliete le parole quindi il pensiero, il linguaggio, che cosa rimane esattamente? Non rimane nulla di ciò che caratterizza gli umani, nulla, e cioè il fatto di provare emozioni per esempio, per provare emozioni occorre che qualche cosa per la persona significhi qualcosa, se non significasse niente non proverebbe niente e perché significhi qualche cosa occorrono delle parole, occorre un pensiero, occorre una valutazione, una decisione, una scelta, tutte cose senza le quali non c’è niente. per questo dicevo che spesso gli umani pur sapendo la portata direi illimitata delle parole tuttavia non ne tengono conto. Una psicanalisi fa in modo che la persona ne tenga conto, tenga conto di quello che fa, di quello che dice quindi, e del perché dice quello che dice e di conseguenza del perché pensa le cose che pensa e le cose a quel punto cambiano, cambiando il modo in cui si pensano le cose cambia tutto ma anche questo ciascuno in cuor suo lo sa, basta che si alzi male la mattina e allora anche le persone più simpatiche diventano insopportabili, degli oggetti qualunque pensati responsabili del proprio disagio vengono rotti, per esempio, cose che generalmente non costituiscono nessun problema diventano intollerabili, perché? Cosa vuole dire che la persona si è alzata male la mattina, che è soltanto un modo di dire, che nei suoi pensieri è accaduto qualcosa, è intervenuto qualcosa, sono intervenute delle parole più o meno inconsapevolmente, parole che hanno condotto a una certa conclusione, una di queste per esempio afferma che tutto è uno schifo, di per sé questo “tutto” non è assolutamente niente è ovvio e la persona lo sa, è questa la questione, però in quel momento è come se non potesse tenerne conto e dunque si comporta come se effettivamente le cose, il mondo esterno, il bicchiere, la caffettiera fossero dei nemici e come tali li tratta, rompendoli generalmente. Eppure come vi dicevo sa benissimo che dipende dal suo pensiero, dalle cose che intervengono nelle sue parole, nei suoi pensieri, perché sono queste che decidono non soltanto dell’andamento della sua giornata ma dell’andamento della sua vita che è più impegnativo, eppure torno a dirvi le persone non ne tengono conto, pur sapendolo non ne tengono conto ecco perché come diceva giustamente Daniela la psicanalisi è un’occasione, perché la psicanalisi fa esattamente questo “costringe” tra virgolette la persona a tenere conto del suo pensiero e delle sue parole, a prendersi cura di sé quindi del suo pensiero, delle sue parole e già soltanto questo prendersi cura delle sue parole inserisce, introduce dei mutamenti, delle modificazioni, è esattamente la stessa cosa che avviene quando la persona teme fortemente un qualche cosa e poi si accorge che questo qualche cosa non è affatto così temibile e si tranquillizza, si rasserena, e vede quella cosa in tutt’altro modo. Accade esattamente questo, cosa che la persona potrebbe teoricamente fare, qualche volta lo fa ma ci sono alcune occasioni e soprattutto alcune questioni rispetto alle quali è come se non potesse farlo e allora ecco che occorre l’intervento di qualcun altro che glielo mostra e fa in modo che la persona abbia l’occasione di considerarle e di valutarle per quello che sono, e cioè che sono esattamente così come le vedo, né più né meno. Il fatto che le veda in un certo modo oppure in un altro dipende dal suo pensiero, dalle sue parole e non soltanto quelle che dice e pensa in quel momento ma che ha pensate. Gli umani sono fatti di parole e questa è la loro chance, la loro fortuna, se no sarebbero animali con tutto ciò che questo comporta, in prima istanza il non sapere di essere animali per esempio, mentre gli umani sanno di essere umani e lo sanno perché lo possono dire, perché lo hanno deciso e insieme con questo tutta una serie infinita di cose naturalmente, pensate a tutti gli affanni, i problemi, le tragedie che si costruiscono, che gli umani hanno messo in piedi da quando esistono, da quando c’è traccia di loro, tutto questo senza il linguaggio non sarebbe mai avvenuto né sarebbe mai potuto accadere, il linguaggio fa anche danni certo ma fa danni se e soltanto se non ci si accorge della sua portata, non si tiene conto di tutto ciò che può fare e del modo in cui lo fa, in altri termini se lo si subisce, se lo si agisce no, allora non fa nessun danno. È un accenno appena per dare un eco alle cose che ha dette Daniela, a questo punto direi che possiamo lasciare la parola a chiunque abbia qualche questione da porre, qualche domanda, riflessione, considerazione, obiezione, dubbio, perplessità …

 

Intervento: se è possibile uscire dallo schema …

 

Quale schema? Prima occorre costruirne uno dopo potremmo uscirne, quale schema propone lei?

 

Intervento: diciamo che in assenza di uno schema si può mettere in discussione gli schemi che così in fondo quotidianamente ci vengono sottoposti o che accettiamo, rifiutiamo, in una forma così incerta anche il discorso sulla verità assoluta è un po’ così …cioè io personalmente sto vivendo senza verità e vivo abbastanza bene ….mi adeguo naturalmente il rispetto verso gli altri però non devo respirare la verità come tradizionalmente ci viene così trasmesso …

 

Daniela è stata molto veloce sulla questione della verità, l’ha soltanto accennata però ha data già qualche indicazione. La nozione di verità si presenta agli umani sotto varie fogge cioè quella assoluta, quella che per esempio cercano i filosofi, i logici, qualche volta i matematici, i religiosi, cioè quella verità che è assolutamente indubitabile e necessaria e poi c’è la verità che appartiene al gioco linguistico in cui ciascuno si trova in ciascun momento “è vero che ci troviamo qui adesso?” sì/no. Se sì, va bene, se no dove ci troviamo? Perché? Ecco, questo è un altro esempio di verità, una verità che procede sicuramente da alcune regole, per esempio per stabilire se è vero che ci troviamo qui in questo momento dobbiamo avere già stabilito una serie di cose che dobbiamo avere accolte, che per esempio se vedo un certo numero di persone so che sono arrivato in questo luogo, so che sono al piano superiore, so tutta una serie di altre cose e se accolgo queste cose come regole per stabilire se mi trovo qui oppure no allora se le accolgo decido che mi trovo qui e quindi l’affermazione che dice che mi trovo qui è vera. È un’affermazione che si riduce semplicemente all’utilizzo di regole stabilite che potrei anche non accettare volendo, nessuno mi obbliga a farlo, certo sono regole che sono utili per la convivenza comune però non sono così costrittive, ce n’è un’altra che invece è più costrittiva cui accennava prima Daniela e cioè il fatto che per costruire qualunque regola, qualunque discorso, qualunque pensiero devo attenermi a una struttura che comunemente è nota come linguaggio, questa struttura è quella che consente la costruzione non solo di qualunque proposizione, quindi di qualunque forma di pensiero, ma è quella che consente anche di dubitare di qualunque cosa oltre che di affermarla o di negarla, e cioè senza questa struttura non c’è la possibilità né di affermare né di negare alcunché quindi non c’è possibilità di pensare, ma soprattutto qualunque criterio io voglia stabilire per accertare la verità, questo criterio sarà stato costruito dal linguaggio e di conseguenza sarà debitore del linguaggio per la sua esistenza, qualunque criterio di verità, perché per potere stabilire una verità occorre accogliere un criterio se no con che cosa lo stabiliamo? E il linguaggio è proprio quella struttura che consente la costruzione di qualunque criterio. Adesso ho detto molto rapidamente poi lei parlava di schemi, gli schemi di per sé non hanno un grande interesse sono soltanto degli strumenti che si utilizzano a vari scopi, entrare o uscire dagli schemi non significa niente, la cosa interessante è invece sapere quello che si sta facendo quindi posso decidere di entrare, di uscire, di fare quello che mi pare, in definitiva sta sempre al mio discorso quindi alle mie parole, al mio pensiero la decisione, qualunque decisione compresa quella di continuare a vivere è una mia decisione che io pongo in atto e alla quale mi attengo se continuo a mantenere questa decisione se no, no, e a cascata qualunque altra decisione io prenda, di conseguenza ne sono responsabile. Era per accennare la questione, una questione complessa ovviamente però nel frattempo se qualcun altro vuole aggiungere qualcosa …

 

Intervento: io vorrei riprendere la questione della portata straordinaria del linguaggio perché se solo si prova considerare che non si può uscire da questa struttura che costruisce qualsiasi cosa immediatamente ci si rende conto che qualsiasi cosa ciascun pensiero si trovi a gestire dalla paura alla felicità estrema è una costruzione di quel pensiero, ma questo pensiero può costruire la paura o la felicità solo perché la condizione di questo pensiero è il linguaggio se non ci fosse il linguaggio non ci sarebbe né paura né felicità né qualsiasi altra cosa noi possiamo trovarci qui ad inventare perché l’invenzione avviene attraverso e solo perché c’è questa struttura ora intendere la condizione di qualsiasi cosa dovuta a una struttura ciò che chiamiamo linguaggio non è usuale nel discorso occidentale perché il discorso occidentale immagina che il linguaggio sì, almeno i grandi da Platone, Aristotele e a tutti anche le moderne correnti di pensiero, gli analisti sanno della portata del linguaggio però nessuno è mai riuscito a porre come ha posto la psicanalisi, come noi abbiamo posto in vent’anni e più di lavoro il linguaggio come condizione perché qualsiasi cosa possa esistere, ora se ci si sofferma un attimo su questa verità assoluta perché nessuno la può negare se non dicendo “non è vero niente” e quindi credendo di affermare qualche verità ecco se solo ci si può soffermare un attimo su questa questione forse ecco che possono aprirsi delle direzioni direi interessanti proprio per ciascuno ….

 

Certo, è la scommessa della psicanalisi reinstaurare la parola, il pensiero, metterlo al suo posto là dove in fondo è sempre stato, è sempre stato un po’ bistrattato dagli umani con tutte le conseguenze che questo comporta naturalmente perché appunto come dicevo prima lo si subisce anziché agirlo.  

 

Intervento: in fondo anche Freud che è stato l’inventore della psicanalisi s’era accorto della responsabilità degli umani in tutte le tragedie che costruiscono però non era riuscito a compiere quel passo che noi proprio ascoltando e potendo accorgerci di qual era la condizione abbiamo potuto fare…

 

Intervento: io volevo aggiungere qualcosa … chiedere qualcosa sul discorso della responsabilità che normalmente può apparire come conclusione di un percorso psicanalitico cioè sostanzialmente sembra che senza di questo cioè arrivare alla conclusione della responsabilità del proprio pensiero sembra molto difficile mentre l’occasione di un percorso psicanalitico … a quali condizioni questa responsabilità può ad un certo punto far veramente cambiare il corso di certi pensieri … una volta acquisita questa responsabilità comunque la percezione che noi siamo responsabili di quello che siamo … come possono avvenire certi cambiamenti?

 

Come avviene che ad un certo punto la persona diventa responsabile, si accorge di una responsabilità che appartiene al suo discorso? Quando la persona è responsabile? Quando cessa di attribuire alla malignità e alla malvagità del mondo intero il suo disagio ma a quel punto si accorge che qualche cosa nel suo discorso ha costruito quei pensieri, quelle situazioni tali per cui sta male. Vi faccio un esempio molto semplice: può accadere che lungo un’analisi una persona ce l’abbia a morte con qualcuno oppure una fanciulla riscontra che ogni volta che inizia una storia finisce subito malissimo, e allora cosa fa la fanciulla? Attribuisce al fatto che tutti i fanciulli che incontra sono dei disgraziati, il che potrebbe anche essere, ma c’è qualcosa in più e cioè può incominciare a considerare che la sua condotta per esempio, nei confronti di questi fanciulli non è sempre quella più adatta per trattenerli, per esempio, e allora considerata questa eventualità può incominciare a considerare perché pone in atto questa condotta che è quella migliore per farli allontanare, come se da una parte volesse trattenerli ma dall’altra volesse liberarsene e allora questo desiderio che c’è in ciò che sta dicendo è quello che ogni volta fa in modo che le cose vadano a catafascio perché la relazione sarà pilotata da lei per finire in quel modo, nel momento in cui si accorge che è responsabile di quello che fa, cioè che non è soltanto il fatto che i fanciullini siano degli scellerati, allora può incominciare a domandarsi perché vuole che la relazione vada a catafascio e in quel momento incomincia a porsi effettivamente la questione della responsabilità, cioè non è più vero che tutto il mondo congiura contro di me ma c’è qualche cosa in ciò che io penso che pilota le vicende in modo tale che vadano a finire esattamente sempre come io temo che vadano a finire, qui si innesta la responsabilità e a questo punto ovviamente ha l’occasione per incominciare a chiedersi perché la sue relazioni vuole che vadano sempre male e a quel punto può scoprirne delle belle …

 

Intervento: le verità vengono sempre equiparate alle leggi ma non sempre son giuste …

 

Le leggi sono sempre giuste? Questo è abbastanza discutibile, se qualcuno ha la forza sufficiente per farle accettare si accettano certo, l’esercito, la polizia con la forza è sufficiente …

 

Intervento: ho trovato interessante e appunto avevo dei pensieri in circolo perché in effetti varie dimostrazioni di come appunto siano forti le nostre convinzioni che tramite il linguaggio modellano proprio la nostra esistenza stavo riflettendo di alcune situazioni …

 

Sì in certi casi sono straordinariamente forti al punto da fare in modo che qualcuno si metta una cintura di esplosivo e si faccia saltare per aria, è abbastanza forte come convinzione e anche molto incrollabile

 

Intervento di Daniela Filippini

 

Sì la differenza fondamentale rispetto alla responsabilità diventa poi quella di avere l’opportunità di agire la propria vita piuttosto che subirla si può continuare a fare quello che si faceva prima ma perché ci piace, perché è una scelta perché mi piace fare così e nessuno mi vieta di farlo ma non sono più costretto da forze sconosciute perché alle volte sembra proprio così forze sconosciute che pilotano la vita delle persone ma diventa veramente una scelta a quel punto va bene, non c’è una regola morale che mi vieta di fare delle cose e ad altri le altre tutto è concesso nella misura in cui sia una scelta e questa è una grande differenza.

Sì ciò che rende padroni della propria esistenza (la libertà) sì ecco la libertà dalle proprie superstizioni ovviamente, dalle proprie credenze, dalle proprie fantasie, dai propri fantasmi, dalle proprie paure che sono le cose che più di qualunque altra condizionano il modo di pensare di una persona più è spaventata una persona meno è libera, infatti per regnare sul popolo occorre che il popolo abbia paura, più ha paura e più e facile governarlo questo è noto da sempre non è una novità, occorre spaventarlo così come si spaventano i bambini l’uomo nero, la strega cattiva e altre amenità.

 

Intervento: il fatto di essere comunque … subire questa prepotenza …

 

Di chi? Trova che io sia prepotente?

 

Intervento: qualche volta … il fatto di subire questa cosa dovrebbe ... cioè una volta acquisita questa libertà si perde interesse comunque per tutti questi timori e queste cose che ci hanno attanagliato prima …

 

Non si perde l’interesse per queste cose, ciò che si perde è il travolgimento, ma non l’interesse perché l’interesse si trasforma in un interesse clinico, nella curiosità di sapere perché si era così spaventati da una cosa così risibile per esempio, quindi può continuare a interessare qualunque cosa sicuramente, il tipo di interesse è differente, non interessa più per fuggirla perché non rappresenta più nessun pericolo ma interessa per interrogarla, per sapere cosa ha da dire una certa paura …

 

Intervento: magari stavo pensando che la cattiveria esiste cioè a volte ci si ritrova in realtà proprio di fronte a situazioni di prevaricazione …

 

Gli umani sono spaventati da qualunque cosa, essendo spaventati da tutto e da tutti reagiscono malissimo di fronte a qualunque cosa, come un’animale spaventato è pericoloso, può aggredire chiunque senza apparentemente nessun motivo, è chiaro che se l’aggredisce lei si difende …

 

Intervento: sì volevo arrivare a dire c’è un percorso … come dire? non si lascia più travolgere da tutto questo non lo accetta più in modo passivo ma con la consapevolezza di cosa sta vivendo … beh non sempre però questa è una grande libertà che ti fa … esistono veramente magari fa cambiare aria nel senso che non credo che sia così …

 

Diciamo che mette nelle condizioni di operare la scelta migliore in quel momento, una delle scelte può anche essere quella di andarsene …

 

Intervento: mi dava l’idea come dire? si dipana tutto dopo un percorso … esistono anche situazioni non tutti siamo aperti a questa ricerca e questa comprensione di sé …

 

Occorre tenere conto che si vive fra persone la più parte delle quali vivono spaventate, terrorizzate e quindi reagiscono male, devono imporre la loro autorità ininterrottamente per cui di questo occorre tenerne conto, esattamente così come se dovesse entrare in un luogo dove sa che ci sono delle tigri, lei terrebbe conto di questo fatto e cercherebbe o di evitare di andarci o se proprio ci deve andare cerca di evitarle, se proprio non può evitarle cerca di essere armata …

 

Intervento di Daniela Filippini

 

anche se la maggior parte delle paure che angustiano non sono portate da minacce concrete normalmente non ci sono pericoli oggettivi in questo momento per l’incolumità delle persone la maggior parte delle paure sono del tutto gratuite nel senso che sono quelle che a scelta sua si costruisce, si trova a vivere ma che non sono giustificate apparentemente da situazioni di pericolo oggettivo sono quelle che paralizzano e che spesso impediscono di compiere delle scelte o portano le persone a isolarsi per esempio sono paure costruite …

 

Intervento: un conto è pensare che sono tutte quante tigri e un conto che se vedi una tigre non ci vai addosso …

 

Sì esatto, se dovesse vedere un camion che sta per investirla lei si sposti comunque …

 

Intervento: la curiosità era capire se dopo un percorso psicanalitico si andava incontro al camion che non ci faceva niente …

 

Non so perché abbia immaginata una cosa del genere …

 

Intervento: sì tornerei un attimo sul linguaggio e sul pensiero …il pensiero si forma indipendentemente dal linguaggio…prima avete detto se non c’è linguaggio non c’è pensiero allora nel bambino prima della formazione e quindi dell’acquisizione della padronanza del linguaggio cosa si ha una reazione ma forse neanche quella?

 

Non lo sapremo mai perché non può dirne nulla, possiamo soltanto fare delle congetture …

 

Intervento: non si riesce a recuperarlo?

 

No, non più di quanto si recuperi il pensiero di un gatto, possiamo fare delle congetture, tutte quelle che vogliamo e cioè attribuirgli qualunque tipo di pensiero “adesso vuole questo”, “adesso vuole quell’altro”, ovviamente sono sempre io che lo dico, lui non lo dice, però occorre anche dire che il linguaggio si struttura abbastanza presto per cui abbastanza rapidamente incomincia a essere in condizioni di costruire proposizioni e da quel momento incominciano tutta una serie di cose, per esempio la paura, per esempio il desiderio di qualche cosa incomincia a configurarsi in quel modo tale per cui sarà così poi per tutta al vita nel senso che non c’è più uscita una volta che è entrato nel linguaggio, non può più uscirne per cui le cose che vede, che osserva, che sente sono sempre comunque “attraversate” mettiamola così in modo provvisorio, dal linguaggio, il bambino di per sé prima che si avvii il linguaggio non ha nessun modo né di comunicare né di pensare. Percepisce delle cose certo, il suo sistema nervoso centrale glielo consente ma aldilà di questo non possiamo dire un granché di sensato, possiamo fare come dicevo prima tutte le congetture che vogliamo anche valutando lo stimolo risposta, sappiamo che a un certo stimolo c’è una risposta, va bene, però questo non è che ci porta molto lontani, un’infinità di cose rispondono a degli stimoli, anche un termometro risponde a degli stimoli, se messo al caldo si dilata, se messo al freddo si riduce, però questo non ci autorizza a supporre che il termometro pensi qualche cosa, che abbia freddo o caldo, ed è ovvio che il bambino piccolo, essendo un piccolo di umano si presuppone che da lì a poco incomincerà a pensare quindi si è indotti già ad attribuirgli quei pensieri che in realtà sono nostri, però ci andrei molto cauto prima di attribuire al bambino il pensiero, non abbiamo nessun modo per valutarlo né probabilmente c’è la possibilità di ricordare alcunché prima che il linguaggio incominci a strutturarsi, però anche questo non lo possiamo sapere …

 

Daniela:

al momento in cui c’è un ricordo c’è già l’utilizzo del linguaggio si è già all’interno comunque. È solo questo che l’ha incuriosita?

 

Intervento: sì mi interessava questo e anche la vita intrauterina chi ha fatto supposizioni in tal senso …

 

Sì, poi si può andare ancora oltre prima ancora e cioè agli spermatozoi, e poi le cellule di cui sono fatte e poi gli elettroni e i neutroni di cui sono composte e così via. I neuroni sono fatti di cellule e quindi è dentro le cellule? E le cellule sono fatte di elettroni, di neutroni, quindi è lì che si deve cercare l’intelligenza? È ovvio che proseguendo in quella direzione non si va da nessuna, parte c’è un salto ad un certo punto che nessuno è più disposto a compiere cioè che l’intelligenza stia nel girare vorticosamente degli elettroni. Possiamo anche spingerci fino al Big Bang e poi ancora di più, nessuno ce lo vieta, certo si rischia di dire cose che non significano niente. Abbiamo posto l’accento sul linguaggio perché come ho detto all’inizio pur considerando il fatto che ciascuno in cuor suo sa dell’importanza del linguaggio però non presta attenzione, non se ne cura, non si accorge di tutto ciò che i suoi pensieri fanno, mettono in atto, disfano continuamente, prendete per esempio quella cosa che si chiama realtà, la realtà esterna, le cose che si vedono, che si toccano etc. è raro che qualcuno ponga in discussione l’esistenza della realtà aldilà di pochi ambiti ristretti, qualche filosofo, soprattutto filosofo del linguaggio, logici, ma è raro, per ciascuno la realtà è quella che vede lui naturalmente e che esiste di per sé incondizionatamente, sicuramente, inappellabilmente, naturalmente non viene mai in mente di chiedersi in base a quale criterio stabilisce che le cose che lo circondano debbano essere la realtà e cioè perché ha stabilito che per esempio il criterio da utilizzare sia quello della percezione, come dire che tutto ciò che cade sotto i sensi questo lo chiamo realtà, va bene, è un criterio al pari di qualunque altro ma è necessario questo criterio? Se sì perché? L’esistenza della realtà così come è definita dal luogo comune è probabilmente una delle più grosse superstizioni, dei più grossi inganni mai perpetrati dagli umani nei confronti degli umani perché è costrittiva, è terroristica, la realtà è quello che è …

 

Intervento: è la prima volta che io vengo a me interessa e ho sperimentato su di me la psicanalisi, mi è piaciuto molto il passo dell’intervento di Daniela quanto ha detto la teoria sostanzialmente dell’innamoramento come soggettiva quindi come dipendente da una nostra elaborazione di fantasie e trovo che sia straordinariamente vero, che spiega perché per esempio nella vita di una persona ci siano tante quelle che comunemente si chiamano … perché non si è fatto quel passaggio ma si è arrivati a quella consapevolezza a cambiare il proprio pensiero e quindi il proprio linguaggio sembra una cosa … ma è una riflessione molto così sottile molto importante …

 

Se avete voglia di proseguire questa conversazione potete venire a trovarci domani sera in via Grassi 10, invece giovedì ci sarà un’altra conferenza nella Biblioteca Civica Bonhoeffer. Qui tra quindici giorni avremo l’occasione di ascoltare Cesare Miorin che parlerà della Psicanalisi come soluzione, soluzione potremmo dire a qualunque problema si presenti, conoscendo di che cosa è fatto qualunque problema, c’è la possibilità di trovare qualunque soluzione.

Vi do appuntamento domani sera in via Grassi 10.