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Torino, 1 dicembre 2009

 

 

FORMAZIONE DELLO PSICANALISTA E METODO PSICANALITICO

 

Libreria Legolibri

 

Antonella Di Michele

 

PRENDERSI CURA DI SÉ CON LA PSICANALISI

 

 

È certo che le condizioni di vita dell’uomo oggi siano migliorate, è più lunga la vita media, lo stile di vita meno faticoso, poiché ricco di comfort e comodità. Il progresso, la scienza, la tecnologia, hanno dato un notevole contributo a tutto ciò. L’educazione ricevuta, la provenienza culturale, la società e i mass media hanno cooperato nel sensibilizzare ed educare l’individuo al rispetto delle banali regole del vivere comune e alla cura di sé: dall’igiene personale, alla cura del proprio look, dal seguire un regime alimentare sano a svolgere un regolare esercizio fisico.

Senza dimenticare poi la raccomandazione, da parte dei medici, di compiere la prevenzione sanitaria che ci costringe ad esami e controlli di ogni sorta. E ancora, per riempire i pochi giorni liberi accumulati tra festività e weekend, ecco il contributo di agenzie turistiche e associazioni culturali che ci segnalano le località più comode ed economiche per rubare last minute (!) l’ultimo raggio di sole in montagna o al mare.

I mass media regalano una possibilità di esistenza facile, bella; e per chi di noi coltiva problemi di accettazione della propria immagine ecco moda e tecniche varie pronte a donarci un aspetto migliore, (almeno così ci fanno credere e noi vogliamo credere). E intanto i miti come giovinezza, successo e potere imperano.

E allora ... provare a andare oltre? Provare ad aggiungere a tutto questo altrettanta cura ed attenzione per i nostri pensieri? È vero che siamo provvisti di una folta schiera di psicologi, psicoterapeuti, psichiatri infantili che sono a disposizione nelle scuole, negli ospedali e che dilagano sulle varie emittenti tv regalando in pillole ricette lampo per figli problematici o per le coppie in crisi.

E poi c’è tutta una macchina economica e tutto un mercato che si mette in moto per creare ed amplificare le problematiche odierne: sì perché, (attenzione!), spesso i problemi si inventano!... Una vera pacchia per nuove industrie e nuove tecnologie pronte ad offrire qualsiasi tipo di risoluzione (e a lucrarci sopra!...).

In realtà, i giovani difficili ci sono sempre stati e le coppie in crisi anche, e nonostante la società oggi offra sul mercato referenti e addetti ai lavori, anzi queste figure tendono a moltiplicarsi, docenti ed operatori sociali lamentano un aumento costante del disagio e delle problematiche giovanili. Patologie come panico, ansia, depressione, sono diventate come altrettante parole d’ordine (o di battaglia!...) per far spazio a farmaci e vademecum di ogni sorta per combatterle.

E ancora, come smettere di subire il fascino miracolistico e come non cedere a sedute che in pacchetti da dieci risolvono e migliorano l’autostima e il desiderio sessuale in crisi?

Le promesse certo ci rassicurano, ma quelle si fanno ai bambini. Noi siamo avvezzi ad avere certezze, garanzie, questo ci tranquillizzi, ma se consideriamo cosa ci circonda sembra proprio che tutto ciò non ci porti lontano.

Tutti siamo grati ad un medico per la sua prestazione, nonché al contributo delle "goccine "che all’occorrenza per brevi periodi ci vengono in aiuto, ma avere cura di sé attraverso la psicanalisi è un’altra cosa, significa fare appello ad un percorso che interroga il pensiero.

Avere cura del proprio pensiero, nel senso più bello del termine, vuol dire tenerne conto, vuol dire ascoltarlo senza paura: sì perché noi abbiamo paura dei nostri pensieri, non sappiamo (non vogliamo) ascoltarli, li vogliamo solo belli, condizionati dalla nostra educazione, dalla religione, dai pregiudizi e dai retaggi culturali, dai miti, quelli di ieri e quelli di oggi.

Non è cosi facile accogliere i propri pensieri, non è facile interrogarli, scoprire da dove vengono e sapere perché si pensa quello che si pensa. Non lo sappiamo fare, non ci hanno allenato ed educato a tutto ciò. Ma se nutriamo dei pensieri, serviranno pur a qualcosa? Siamo in grado di sapere perché e come si crea una paura e a cosa serve? Non ce lo hanno insegnato e se ne guardano bene dal farlo, considerato che le paure bloccano, paralizzano e portano alle dipendenze dai farmaci. E le paure e le relative dipendenze (fisiche, mentali, ecc.) ci rendono fragili e la fragilità, dove trova l’illusione e la speranza di migliorare, là si insinua. Paure, fragilità, dipendenza dai miti sono tutte cose che alimentano macchine potenti come lotterie e gratta e vinci per sogni da milionario e cosmesi e chirurghi estetici per inseguire il miraggio della giovinezza.

Perché non interroghiamo i nostri pensieri? Non sappiamo farlo, non abbiamo gli strumenti: la psicanalisi ci offre gli strumenti poiché è di questo che si occupa.

Cosa significa pensare? Specifico, non pensare bene o pensare male, ma pensare, ossia essere in grado di ascoltarsi, di chiedersi da dove viene e dove conduce il pensiero, di seguirne la nascita e lo sviluppo, di rilanciarlo e di spingerlo oltre.

Dove può condurre e perché può servire compiere questo percorso? Innanzitutto, dove ci porta? Per esempio ascoltare i pensieri di un depresso induce a non partire dalla sua depressione, dal problema creato, ma dall’interrogare i perché del depresso, così come di una persona ansiosa o di un fobico: è necessario fermare l’attenzione sul pensiero per giungere alle cause, alle ragioni profonde che conducono alla malattia. Se ne era accorto già Freud: le persone in analisi portano il proprio discorso, i propri pensieri: si lavora con quelli e il fine è quello di prendersene cura per stare meglio, per migliorarsi come individui.

Ecco allora che la depressione, l’ansia, la fobia emergono come effetto, risultato di pensieri non curati, o meglio «tras-curati», non presi in considerazione: ecco il disturbo quindi come conseguenza di mancata attenzione verso il proprio discorso, poiché molte sofferenze e malesseri nascono anche da idee, spesso confuse con le fantasie.

I nostri pensieri sono importanti poiché essi permettono la nascita dei nostri  affanni e dei nostri desideri, delle paure e delle ansie, e li pilotano, diventano i registi delle nostra esistenza .

È per questo che il saper pensare può portare al benessere e a prendersi cura di sé. Saper pensare significa non subire un pensiero, ma chiedersi il perché di un pensiero: ho paura di essere abbandonata, quindi non mi innamoro.

Comprendere la causa originaria di un pensiero significa non subirlo, significa non essere paralizzato, condizionato, significa non avere limiti, non avere necessità di credere, di sperare, di sognare; significa non avere dipendenze, non subire il fascino di carriere o inseguire sogni e miti insperati, non sentirsi vincolati da necessità esterne, quindi non subire condizionamenti di alcun tipo.

Non subire un pensiero, non significa rinunciare ai sogni, alle carriere o ai grandi amori, ma scegliere di vivere ogni cosa sapendo che è un gioco. E ciò vuol dire realizzare la propria esistenza come si crede, liberi da paure e condizionamenti del passato.

Poter scegliere conduce inevitabilmente ad una condizione di benessere: si può scegliere quando non ci sono limiti, quando si è sciolti da situazioni di dipendenza e necessità.

Pensare è un lusso, dice un mio caro amico: vero, a pochi è dato di pensare in libertà, scevri da condizionamenti e situazioni opprimenti. A una tale libertà oggi spesso preferiamo la conquista di un benessere economico, di una brillante carriera, il tutto condito dal mito di felicità ed amore materno. Pensare senza il bisogno di credere è un lusso. Pensare e aver voglia di credere sapendo che è un gioco è altra cosa. Scegliere di aver cura di sé attraverso la psicanalisi, significa procurarsi gli strumenti per essere (come dicevamo prima) registi della propria esistenza.

Perché perdere tempo rimanendo imbrigliati nei conflitti famigliari che sono sempre i soliti?... La suocera invadente e gelosa, la madre in competizione con la figlia, il partner invidioso della carriera del compagno, la figura ingombrante del genitore di cui liberarsi e, che altro ancora? Perché di questo si tratta, di perdere tempo per situazioni di cui siamo vittime, quando invece si avrebbe la possibilità di capire la genesi di tutto questo, e come e da chi è stato costruito, per potersene, volendo, liberare.

Il lamento, la sofferenza, la malattia e il disagio, capire perché ci sono, come si sono creati e che funzione hanno dal momento che sono presenti tanto vale prenderli in considerazione.

Come una persona si reca dal dietologo per eliminare i cibi dannosi, così la psicanalisi offre strumenti opportuni per comprendere perché una persona produce certi pensieri e di conseguenza tali discorsi. Prendersi cura di sé, e, una volta accolti i propri pensieri, poter decidere quali tenere e sviluppare, quali fermare; ciò ammesso che ci si possa spingere a comprendere di cosa sono fatti, in modo da non subirli, ma esserne responsabili. Questo può accadere nel momento in cui prendiamo coscienza dell’origine di un pensiero, perché e da chi è stato costruito, a cosa serve: solo cosi possiamo riconoscere la genesi e la costruzione e quindi accoglierne la responsabilità.

Il pensiero lo costruiamo noi e solo noi possiamo, volendo, modificarlo.

In un percorso psicanalitico, l’analista accoglie i discorsi, ascolta senza giudicare, segue e cura il pensiero di colui che parla, fa in modo che il discorso non si arresti, ma proceda sempre avanti.

Il percorso psicanalitico non è rivolto a tutti: in genere ci si accosta ad esso dopo aver battuto altre strade senza successo o solo dopo un momento di forte disturbo o disagio psichico. O anche è rivolto alle persone che hanno il desiderio di migliorare la propria esistenza o sono animate da curiosità intellettuale.

Qual è l’esistenza migliore? Qualsiasi, quella che ognuno decide di avere: se il mio sogno è quello di essere un campione di calcio e regalare emozioni al mondo, va bene, purché tale sogno si leghi ad una scelta consapevole e non sia solo frutto delle mie fantasie. E questo perché? Perché a volte le fantasie cadono e ci si può far male.

Una scelta si può cambiare, non si subisce come una fantasia: la scelta è frutto di pensieri ritenuti necessari e valutati in condizioni di lucidità e realtà. La fantasia può essere piacevole, genera quello che vuole, è forte e fa sognare ma non è mai necessaria.

Avere cura di sé significa anche questo: essere in grado di distinguere un pensiero da una fantasia, vista l’importanza che i pensieri hanno nel dettare la condotta della nostra vita. Siamo tutti pieni di fantasia, chi più chi meno, e ciò non è affatto negativo; occorre saperlo però, per non restarne vittime, per non esserne giocati.

Si può credere di essere innamorati di qualcuno e scegliere di voler sapere quando e perché ci si innamora e cos’è un innamoramento o si può scegliere, al contrario, di vivere tutto ciò e subirlo senza un perché, e aspettare che forse finisca, oppure no.

Cosa ci farà stare meglio ? Cosa aiuta la nostra serenità, giocare o essere giocati?

Sapere, comprendere le cose che stiamo vivendo e i meccanismi celati per vivere bene, oppure non venirne a conoscenza? Le obiezioni sono spesso le stesse: "ma perché conoscere? perché non credere a niente? ma allora i sogni, le speranze..." Purtroppo, le obiezioni giungono quando vengono a mancare i punti di riferimento, le certezze, quando non si danno garanzie. Ma allora perché sapere? Per non farsi male.

Passare tutta la vita a sussurrare agli altri che è possibile farcela, è una cosa bella se apre a un sapere diverso, se è alimentata da un impulso che non cade quando alla fine si comprende da dove esso scaturisce, cosa porta avanti questo motore. E soprattutto non verrà mai a mancare, poiché non sorge da una fantasia di aiutare gli altri per buonismo, ma dalla via della scoperta, che è l’unica strada percorribile una volta che si è fuori da tutti i giochi che agli altri tanto piacciono. Giochi di lamento, di sofferenza che imbrigliano tanti nel gioco della paura che procura solo paralisi nelle loro esistenze. L’unica strada possibile, una volta compreso il perché e la genesi di un pensiero come prodotto della propria responsabilità, è condurre il gioco e non subirlo, e visto che la vita è una, vale la pena prendersene cura.

È un percorso indicato solo a chi desidera migliorare la propria esistenza: un percorso duro, faticoso, emotivamente impegnativo. Non ci sono pacchetti, offerte o sconti, soprattutto non ci sono promesse. Le persone all’inizio di un percorso psicanalitico chiedono certezze, garanzie, si chiedono se funzionerà.

Ma dobbiamo considerare che non si tratta di una dieta,dove si corregge un regime alimentare scorretto, ma di una presa di coscienza, si tratta di un gioco per gli adulti.

E gli adulti sono quelli che si assumono le proprie responsabilità, che non se la prendono con il mondo, il fato, il destino, con lo stato e con il Signor Iddio.

È un percorso che parte solo dalla volontà responsabile di un individuo di migliorare la propria vita: occorre per questo mettersi in gioco ed essere attori, protagonisti, occorre crescere.

E crescere non significa non credere alle favole, almeno non più a quelle della nonna, ma semplicemente non avere più bisogno di credere, di avere rapporti di dipendenza: così si può costruire e progettare un’esistenza da favola.

La psicoanalisi è parola , non c’è posto per gli psicofarmaci.

Solo con le parole si plasma il pensiero e il mondo umano e capire cosa accade quando si parla è il punto da cui partire.

Da lì sono partita anch’io e quando questo progetto mi è riuscito, presentarlo, offrirlo, metterlo a disposizione per farlo praticare ad altri, mi è sembrata la cosa più sensata da fare.